Monthly Archive for Giugno 2010

“ Guitar my love” di Ebo Del Bianco

Una lode allo strumento che, specie nei sottovalutati anni ’70 e ’80, ha determinato una svolta musicale e sociale profonda.

Onore tra i tanti magnifici delle 6 corde a Jimi Hendrix, John Mc Laughlin, Pat Metheny, ai quali aggiungo Franco Mussida della PFM.
Il rock, specie dopo Woodstock, ha letteralmente invaso, contaminato la musica, la vita di ogni giorno, il modo di essere e gli atteggiamenti nella quotidianità. Non era un fatto di moda, ma di costume. Chi non comprende ciò, pur avendo vissuto negli anni caldi dal 1967 in poi, non può che aggrapparsi alla superficialità di stupide censure specie in ambito jazzistico.

Meno male che ci ha pensato il grande Miles Davis, l’uomo che ha attraversato tutti gli stili jazz, ad avvicinarsi alla grande onda provocata dal rock, ad abbracciare il simbolo del rock, Jimi Hendrix. Era inevitabile la contaminazione rock nel jazz, un vero e proprio fertilizzante di ritmi, sensazioni, provocazioni, comportamenti. Miles aveva capito in anticipo, che il jazz aveva bisogno di aria fresca e nuova e le contaminazioni del rock erano il toccasana. Per il famoso brano In a silent way, nato in modo rivoluzionario in studio a New York, Miles chiamò un giovane chitarrista inglese John Mc Laughlin. I critici che da sempre temono le evoluzioni, impallidirono. Ma aveva ragione Miles come sempre. Ancora oggi, anzi anche ora che lo sto ascoltando, John Mc Laughlin, il fondatore della leggendaria Mahavisnu Orchestra, è un mostro di bravura, di originalità, di creatività, sulle 6 corde.

Lo racconta anche Jerry Goodman, il violinista elettrico di Byrd of fire, primo lavoro Mahavisnu, in un suo recente libro Power passion an Beauty – The story of the legendary Mahavisnu Orchestra. Sto ascoltando, in ambiente pastorale, tra il verde, l’ultimo lavoro di John, To the one. Con Mc Laughlin alla chitarra, ci sono Gary Ausband alle tastiere, Mark Mondesir alla batteria ed Etianne Mbappe al basso. Dopo le esperienze in acustico, specie con gli Shakti, qui John Mc Laughlin torna all’elettrico, con grande impeto e raffinatezza specie nei brani Special beings, Recovery, e To the one. E’ uno dei padri del rock jazz, un autentico fuoriclasse che dal vivo fa impazzire per la sua imprevedibilità, tecnica ed originalità. Ai giovani d’oggi un consiglio di approfondire maggiormente tutto ciò che questa musica ha rappresentato sin dalle sue origini. I percorsi tracciati da John Mc Laughlin sono molto chiari, ma non facili da intraprendere. Qui siamo a livelli stratosferici, e l’ascolto diventa un piacere solo se di alta qualità e concentrazione. Un altro monumento delle 6 corde, un innovatore straordinario, uno molto tosto è Pat Metheny col suo gruppo.

Proprio ora sto iniziando l’ascolto di uno dei suoi capolavori The way up fiancheggiato al basso da Steve Rodby, Antonio “Terremoto” Sanchez alla batteria, Cuong Vu alla tromba e voce, Gregoire Maret all’armonica, Richard Bona alla voce e percussioni, Dave Samuel alle percussioni. E’ tutto nuovo, piacevole, incantevole, frizzante, come il tocco del suo leggendario pianista Lyle Mays, il suo braccio destro, specie nelle fasi di arrangiamento ed esecuzione dei brani.

Pat Metheny, coi suoi sette stratosferici musicisti, fa comprendere nell’ascolto, che c’è sempre da scoprire, c’è sempre da scavare in nome della evoluzione, che oggi più che mai è sostenuta dall’etnia dei vari musicisti. Ascoltando The way up mi lascio trasportare come una foglia al dolce vento di queste note eccelse. Pat Metheny è un americano dolcissimamente delicato nei fraseggi con la sua chitarra; Lyle Mays non è da meno sul pianoforte.

Con Mc Laughlin e Metheny, il jazz va al di sopra dell’Everest, nonostante le voci cornacchiose di alcuni critici. Sono 4 ore che sto godendo ad inseguire sensazioni di assoluta serenità e veramente si ha l’impressione che l’aria aperta ti riempia di dolcezza. Indosso, per provocazione e per amore, una maglietta con la foto di Jimi Hendrix.

Prima di morire a Londra, Jimi doveva incontrare Gil Evans e Miles Davis per un comune progetto musicale. Vado anche a riposare con questa maglietta, ora più che mai.

Ed in Italia, cosa succede negli spartiti per chitarra? In lontananza intravedo Franco Mussida della PFM con la sua criniera di capelli bianchi a rielaborare, con Farnz di Cioccio, Lucio Fabbri, Patrick Djivas, un vecchio lavoro di Faber: La buona novella.

Franco sulla chitarra non scherza, specie nei brani L’infanzia di Maria, ed Il testamento di Tito.

Da questo gruppo ci si attende un vero e proprio approfondimento strumentale sul rock progressivo, magari con produzione inedita. Il batterista jazz Roberto Gatto di recente ha fatto un omaggio al progressivo; ora potrebbe farlo anche la PFM, vista la grande qualità dei suoi componenti.

Tutta la PFM, la generazione dei sessantenni come John e Pat, come il sottoscritto, che li ha sostenuti, sono uno tra gli esempi di quanto sia accaduto negli anni ’70 e ’80 tra le note musicali. Basta ascoltarli con Open mind come suona Jean Luc Ponty in uno dei suoi assoli al violino elettrico. Mentre aperta, sempre di più per quella chitarra portata al petto ed al cuore di una società che ogni tanto ha necessità di aria nuova e fresca.

Giovani di ogni tempo, di ogni epoca, andate in profondità a scoprire ciò che vi farà un bene immenso.

Estate 2010

Ebo Del Bianco