Monthly Archive for Ottobre 2010

“Dear Wynton Marsalis” di Ebo Del Bianco

Sono un seguace di Miles, con spirito puramente bopper. Nel luglio 1993 a Perugia ero tra quelli che ti accompagnavano con vigore, con le mani, per le vie africane che tu ci stavi facendo scoprire. Però, Wynton, devo brevemente raccontarti la storia di un ragazzo diciottenne di colore scuro come tutti i cittadini negro-americani.
Siamo nel 1944, a St. Louis, al Riviera locale per soli negri. Quel ragazzo era Miles Davis che ebbe la fortuna di ascoltare lì, insieme, Dizzy e Bird, con Sarah Vaughan, che con la sua voce sembrava un altro ottone. Quella sera improvvisamente Miles con la tromba sottobraccio venne chiamato da Dizzy per sostituire il trombettista malato. Miles riconobbe Dizzy solo nel momento in cui cominciò a suonare e l’emozione si trasformò in un quasi orgasmo. Bird suonava gli assolo su otto misure, ma ciò che riusciva a fare in quelle otto battute era davvero qualche cosa di diverso. Quando poi toccava a Dizzy succedeva la stessa cosa. Era duro per tutti star dietro a quei due mostri. Caro Wynton, era un nuovo stile di suonare, di esaltare il blues come musica artisticamente popolare, era il be-bop. Quella band cambiò la vita di Miles che era legatissimo a Dizzy ed entusiasta di Bird.
Tutto è nato negli scantinati del Minton’s Play House nel 1942 artefici Dizzy e Bird ed altri, tra cui Monk, straordinario pianista nel fare le sue follie con pause ed accordi progressivi. Miles ricevette il battesimo dai bopper nel momento in cui si trasferì a New York a cercare per Harlem Dizzy e Bird, i suoi idoli. Girò in lungo ed in largo la 52a strada coi locali Spotlife, Three Deuces, Kelly’s Stable e l’Onix ecc…
Quando trovò Dizzy vicino alla 7a Avenue, Dizzy non lo mollò più un secondo.
Dizzy, il bopper maestro, con occhiali a spizzo, barbetta, beretta africana, in giro per New York a mostrare la lingua alle bianche, a fare cavolate su e giù per gli ascensori, a far impazzire uno scimpanzè fuori da una vetrata dove all’interno i bianchi tenevano uno show.
Miles, l’allievo, sempre con lui, folgorato dal be-bop.
Tu, Wynton, molto prima del 1993 hai offerto jazz classico, pulito, con grande tecnica, piacevole specie a coloro che però non hanno l’Africa, sofferente e povera, nel loro DNA come i bopper.
Ecco perché Miles a Vancouver non ti fece salire sul palco a fare jam.
Caro Wynton, potevi riflettere luce bopper nelle tue atmosfere, proprio simili a quelle di quel luglio 1993, invece hai optato per la raffinatezza di un suono jazz tipico, ad esempio, in Stardust, bellissimo ma lontano da harlem e dal blues.
So che hai molti allievi in Europa, in Italia, validissimi trombettisti, virtuosissimi, ma permettimi in questa circostanza di preferire chi non si dimentica mai del blues. Tu sai bene che il blues non è solo una questione di note, ma un aspetto profondamente legato alle vicende del popolo negro-americano.
Ora che ci sono le premesse, torno a fare un salto ad Harlem con i miei amici, e provo a scovare li spirito di Dizzy Gillespie, quel mattacchione nel vestire, quel mostro ineguagliabile nel suonare la tromba.

Ebo Del Bianco
Autunno bop 2010
http: //ebodelbianco.blog.tiscali.it/

“Tema di alzheimer” di Ebo Del Bianco

Ispirazione musicale: Halleluja (Leonard Cohen) interpretata da Yaron Herman – piano, Matt Brewer – bass, Gerard Cleaver – drums.
Ispirazione live: esperienza quotidiana personale in struttura, illuminata dallo sguardo di chi chiede di esserci per dare e ricevere affetto.

Le carrozzine sono al completo, tutti di fronte, di fianco, vicini. Nessuno di dietro, mentre fuori di qui, girovaghi contemplatori d’illusioni vanno su e giù. Siamo qui per mandare in esilio la parola fine dai vostri corpi minati, dalle vostre sensazioni intellettuali, sempre in fermento come il mosto d’uva stagionale.
Non c’è nessuna lei, nessun tu, ci sono i vostri occhi che finalmente occupano ogni spazio riservato a sua “Maestà” la parola, dando colore e vivacità a questa grande stanza. Alzheimer, proprio come il nome sgradevole di un qualcosa che violentemente è arrivato dal nulla per mettersi capotavola qui come un corpo estraneo indesiderato.
Vattene via, questi occhi interrottamente accesi, ti devono far desistere. Non riuscirai a rendere ingiusta la vita, qui ci sono riflettori dappertutto, che danno luce a tante storie, tante vite legate tra loro da un vincolo indissolubile. Sei penetrato dalle finestre contaminate di questo mondo ormai prive di filtri e protezioni, ed hai voluto colpire per recar male alla vita. Le carrozzine, i loro occupanti, e tutto ciò che apparentemente non si muove, sono invece la prova certa che la vita è sacra come incitavano Julian e Judith in tempi sempre attuali. Stringiamoci attorno alla sacralità, i contemplatori arriveranno in ritardo, ma arriveranno. Intanto ci farà compagnia questa musica di Halleluja, suonata quasi sottovoce al piano da Yaron Herman sulla scia commovente della voce del suo autore Leonard Cohen. E’ come la colonna sonora delle vostre passioni, di tutto ciò che avete seminato e raccolto, dei sogni che mai vi lasciano soli. Attorno a voi, delicatamente con sensibilità, si soffermano gli angeli custodi dell’assistenza, semplicemente custodi di impeccabili della vostra vita.
Papà Cervi, come la signora ultracentenaria, diceva: “Dopo un raccolto ne viene un altro”. Per tutti noi, a quest’ora, quando i cuori si presentano alla sera come il mare in bassa marea, non può che voler dire che dopo oggi ci sarà domani.
Certifica tutto ciò anche l’energia ed il sorriso di Anna, la sua agilità. Vi accompagna ogni giorno lontano da tristezza e monotonia, ed il traffico, le ruote delle vostre carrozzine da lei condotte, si trasformano in un quotidiano balletto privo di rumori. Guardiamoci sempre con intensità e sentiamoci presenti come a scuola nei registri di classe. Mentre Yaron continua a girovagare su e giù per la tastiera del piano, ci regala anche una lacrima liberatoria di felicità. Rita e Caterina all’ora giusta dalla cucina profumano l’aria coi loro odori. “E’ giunta l’ora che volge al desio e navigante intenerisce il cuore”, scriveva Dante Alighieri. Buon appetito e logicamente, come al solito, arrivederci a domani.

Ebo Del Bianco
Autunno 2010
http: //ebodelbianco.blog.tiscali.it/

“Identificazione di donna” di Ebo Del Bianco

Ipotesi di dialogo a distanza tra due esseri, ispirato dal profondo commento musicale della tromba di Kenny Wheeler e del piano di Brian Dickinson nel brano The Forks.

Testimoni inconsapevoli alle 7 di un mattino d’autunno Luna, Stella, Cometa, 4 mesi di gioia, di speranze, di giochi, di dolci miao al femminile.

Sembra tutto in ordine sulla cima di questo colle. A quest’ora la vecchia panchina di campagna offre ospitalità alla polvere del tempo trascorso, all’umidità che scende puntuale come l’orologio della vecchia stazione. Luna, Stella e Cometa danno vivacità a questo mattino in cui la nebbia tiene il sole a fari spenti come la vecchia punto che dorme. Proviamo ad accennare a qualche passo d’inizio, proviamo a liberare l’istinto accanto alle rincorse di Luna, agli agguati di Cometa, alle dolcezze di Stella.
Il cammino sarà lungo, senza itinerario, ed allora già ti vedo, già ascolto persino il silenzio, già tutto diviene eco alla tua comparsa. Ti cedo il passo, temo di non reggere all’imprevedibilità di questa strada senza tracce di vita eppure vado avanti, seguo questa ipotesi di dialogo che mantiene in attività difforme il cuore e la mente. Il tuo cuore, la tua mente si presentano sincronizzati alla mia sorprendente impreparazione.
La maglietta a strisce orizzontali, i blue jeans con la scritta Rifle transitano velocissimi come un fotogramma sui miei occhi, come i primi sedici anni della vita ed il primo bacio di Sandra. Come un copione scritto, il giorno tarda ad impossessarsi della notte, così il cammino continua come un’ipotesi di dialogo o chissà un’ipotesi di vita senza più parabole. Lo spirito si eleva al di sopra di qualsiasi ipotesi nonostante la deprimente presenza fisica che mai dà il segnale di cessato allarme. Ti vedo così leggera, così sicura, così concreta, così donna in pieno possesso della sua identità, del suo diritto ad esserlo fino in fondo. Luna, Stella, Cometa, sono state indicate con l’indice puntato “colpevoli” della loro femminilità dal costume infame di una società ormai pronta a varcare la soglia dell’inceneritore.
Concediamoci una sosta per giocare con la loro inconsapevolezza di essere un qualcosa. Concediamoci un fugace ricordo di quello che eravamo ieri per dare spazio a ciò che ora siamo. Parla col tono che più ti è gradito, non ti ascolto mai per caso ed in lontananza. Anche la voce segue gli andamenti e gli umori. Il mio pesante bagaglio contiene anche urla e contestazioni, sogni e delusioni, ed un vietato morire inciso nel cuore. Credo proprio di non aver nascosto ciò che è troppo trasparente come la voce.
Non riesco a mettere la sordina come la delicatezza di Kenny alla sua tromba. Invece sostiene tutta questa ipotesi di dialogo la tua tranquillità, la tua voce priva di qualsiasi banalità, come le dita di Brian che sorvolano toccando i tasti del pianoforte.
Non vi è scampo, il cammino va ripreso, sta per arrivare il primo segnale da Luna, Stella e Cometa che escono allo scoperto a caccia del primo calore del giorno.
Non è difficile seguire le tue tracce, i tuoi segnali di vita, senza infrangere quello spazio di autonomia in cui emerge la tua identità.
E’ lo spazio che spetta ad ognuno per celebrare la propria esistenza e dissacrare la morte come un atto sublime. Mi sento di dire grazie anche e specie a coloro che puntano l’indice con infamia abbandonando Luna, Stella e Cometa sul ciglio della strada. Anche loro hanno una vita che li penalizza atrocemente con l’ignorare di essere umani.

Ebo Del Bianco
http: //ebodelbianco.blog.tiscali.it/

Passeggiando per Harlem: Charlie Parker Bird Introduzione: per diradare nebbia attorno al be-bop, massima espressione artistica della musica afro/americana, è opportuno tornare brevemente alle conseguenze della condizione di schiavo.

Il popolo afro/americano sicuramente si forma nella trasformazione dei negri da schiavi importati dall’Africa a cittadini americani. Questo processo durò secoli anche attraverso la musica a cui questo popolo, così maltrattato, era legato: il blues prima, di seguito il jazz. Dopo le grosse importazioni di schiavi del XVIII sec. dall’Africa, importazioni forzate e violente, questa nuova realtà di colore fu destinata ai campi di lavoro.
Immaginiamo un povero negro strappato dalle proprie radici e gettato in un campo in America a coltivare cotone. Tra queste immense campagne nacquero i canti di lavoro sotto l’occhio e l’orecchio vigile del censore padrone bianco. Per uniformarsi al Nuovo Mondo, il canto di lavoro piano piano perdeva ogni traccia dei vecchi riti africani. Questo cambiamento non fu immediato: fu prima di tutto necessario che questi africani assumessero la schiavitù come dimensione reale ed esclusiva della loro esistenza. Quando lo schiavo s’impadronì dei vocaboli strettamente necessari e più tardi della grammatica e degli idiotismi, trasformò la musica africana in musica afro/americana, senza alternarne le radici. Un esempio è la tecnica del canto antifonale: una prima voce canta un tema, il coro le risponde. Queste risposte commentano il tema della prima voce, o le risposte medesime, in versi improvvisati, che possono continuare a piacimento del coro.
La stessa struttura del jazz consiste in una frase melodica seguita da un numero indefinito di risposte o commenti improvvisati al tema iniziale.
Ecco perché il blues imita la voce umana come nessun altra. La scala musicale africana e del blues si basa su questo concetto di musica vocale, capace di produrre valori di nota non riproducibili sulla scala temperata occidentale. Dalla musica tipicamente eseguita dalla voce umana, voce rauca e stridula dei cantanti africani e dei cantanti di blues, a Charlie Parker, il passo è breve. Quando i musicisti negri americani impararono l’uso degli strumenti a fiato portati dagli europei, iniziò la grande epoca del vero jazz. Parker, o meglio Bird, nato a Kansan City nel 1920, è stato il più grande in assoluto strumentista di sax alto. A 14 anni lasciò la scuola per il jazz. Il suo musicista di riferimento fu Lester Young The President il più grande tenor sassofonista degli anni ’30, coi suoi assolo innovatori. Bird, il suo sax alto l’ha sempre considerato parte integrale del proprio corpo, della propria condizione di cittadino afro/americano. Ecco perché cercava di imitare il più possibile la voce umana con le sue grida, i suoi improvvisati toni bassi, le sue asprezze ed i suoi toni strisciati. I musicisti ed i critici bianchi legati al culto del caramelloso e del suono dolce, pulito ed arrotondato come il prodotto finito “swing”, bollavano Bird come musicista dal suono roco ed incolto. La down beat però col tempo dovette ufficialmente ricredersi.
Attorno al 1942 dopo che il jazz classico aveva raccolto i suoi frutti, un piccolo gruppo era solito riunirsi ogni notte nei sotterranei di un night club di Harlem, chiamato Minton’s Play House. Erano ragazzi di colore che non riuscivano a ritrovarsi nell’atmosfera della musica swing. Il jazz aveva bisogno di aria fresca e nuova. Erano Charlie Parker, Dizzie Gillespie, Thelonious Monk, Charlie Christian (morto prematuramente), Kenny Clarke.
Stava per nascere il be-bop che differisce dallo swing perché dà più enfasi ai poliritmi, crea una tensione emotiva maggiore e contribuisce a riproporre il blues, e la melodia in un certo senso è semplice estensione delle parti ritmiche. Monk eccitava i suoi compagni con l’audacia delle sue armonie, Clarke, che creava un nuovo stile di batteria, Gillespie e Bird attaccavano dei chorus che sbalordivano. Bird in special modo, con una tecnica strabiliante, con agilità supersonica, si esprimeva col suo sax alto su linee melodiche torrenziali riuscendo con tranquillità a controllare note velocissime. Col trombettista Dizzy Gillespie naviga in tutti i locali della 52a, dal Three Deuces, all’Apollo Theatre ed insieme realizzano la rivoluzione bop e registrano il loro primo disco.
Come i bianchi della Beat Generation, come il poeta scomparso Gregory Corso (da me conosciuto tramite Judith Malina del Living), i negri del be-bop venivano considerati anticonformisti dalla cultura ufficiale anche per il loro stravagante abbigliamento e costume di vita. Quindi per loro discriminazione a volontà e censura. Nel 1945 Parker incide da leader. Con lui più avanti troviamo musicisti di grande livello come Bud Powell (piano), Fats Navarro (tromba), Kenny Dorham (tromba), Miles Davis (tromba), J. J. Jonhson (trombone), Dexter Gordon (sax tenore) il Bohèmien, Charles Mingus (contrabbasso), Max Roach (batteria) e tanti altri. Alla fine del 1945 si trasferisce con Gillespie in California per 6 mesi in tourneè con loro ci sono Milt Jackson al vibrofono, Ray Brown al contrabbasso, Al Haig al piano e Stan Levey alla batteria.
Nel 1946 dopo eccessi di droga e alcool ha un forte esaurimento nervoso e viene ricoverato per 6 mesi al Camarillo, manicomio famoso. Questa sua esperienza la descrive in un suo famoso brano Relaxin’at Camarillo.
Nella primavera del ’47 ritorna a New York –Harlem- e forma un gruppo con Miles alla tromba e Max Roach alla batteria ed è il suo grandissimo e clamoroso successo. I suoi brani entrano nel repertorio di ogni musicista jazz che si rispetti. Venne anche in tourneè in Europa, a Parigi, con l’accompagnamento di un’orchestra con violini che lui non gradiva. Tra i brani, Laura, da lui eseguito, incantò il pubblico, come si rileva nel film Bird.
La droga intanto lo attanagliava sempre di più anche perché associata all’alcool. Per questo motivo gli viene ritirata nel 1951 la licenza di musicista e bandito da New York. Piomba in uno stato depressivo perché senza musica non riesce a vivere.
Al Birdland, un famoso locale a lui intitolato quando ancora era in vita, gli fu proibito l’ingresso: una autentica vigliaccata. Ma nel 1953 prende parte ad una storica registrazione alla Massey Hall con Dizzy Gillespie, Bud Powell, Charles Mingus e Max Roach: è la massima espressione del be-bop progetto Harlem. Nel ’54 tenta due volte il suicidio, nel 1955 muore davanti al televisore a casa di una famosa nobile che amava Bird e il bop.
Ho tralasciato date, titoli da quiz televisivi, perché ad un bopper come il sottoscritto, come l’amico maestro scomparso Rino Casula, come il pianista erede di quella cultura be-bop Mark Kapedani, come tanti amici anticonformisti e giovani non per l’età, non interessa. Noi dentro siamo neri, abbiamo il blues, abbiamo l’Africa nel cuore come Francesco Bearzatti, come Giovanni Falzone, Claudio Cojaniz che l’Africa l’ha toccata con mano per due anni in Togo con grande spirito di solidarietà verso gli oppressi del 2° millennio. Il film Bird diretto da un bianco come Clint Eastwood, è un buon prodotto, ma le atmosfere del be-bop, la sua espressività sono di ben altro livello.
Una notte degli anni ’80, mentre Rino ed il sottoscritto uscivano dalla radio dopo una diretta su Bird, ci siamo domandati: “Ma che cavolo ci stiamo a fare qui se la testa è ad Harlem?”.
Come lo schiavo negro, scaraventato nelle piantagioni, si sarà posto questo interrogativo: “Cosa sto a fare qui se la mia terra è l’Africa?”.
La differenza sta proprio nel fatto che lui in Africa non vi è più tornato se non attraverso le emozioni della sua musica, della sua cultura.
Spero che la parola be-bop venga interpretata con chiarezza senza nebbia e che sia percorso obbligatorio per tutti i giovani musicisti. Chi salta quell’epoca si avventura in un tentativo di evoluzione destinato a fallire. E’ solo l’inizio di questo viaggio notturno per le vie di Harlem. Chi ha un sax sottomano può passare da Ornithology a Parker’s Mood, e capirà la grandezza evolutiva e strumentale di Bird.
Chi ha una sezione ritmica, provi ad accompagnarlo: è un’impresa non facile ma intrigante.
Harlem oggi: un’amica di New York si trova non per caso davanti ad una abitazione di Harlem. Suona il campanello e le si presenta un’anziana di colore che ad una precisa domanda risponde: “Sì, ha abitato qui, le mura di questa casa sono state impregnate dal suono del suo sax”.
Alla prossima tappa: Dizzy Gillespie.

Autunno Bop 2010
Ebo Del Bianco