Monthly Archive for Giugno 2011

“L’impatto” di Ebo Del Bianco

Ispirazione musicale: Progetto “Street Dreams” di Lyle Mays

Strade testimoni di ciò che accade, di presente, custodi del passato, immagini di un futuro mai troppo lontano.
Strade ospiti di un concerto ininterrotto di suoni, di rumori, di silenzi atrocemente improvvisi, di quel via-vai che dà l’esatta dimensione dell’impatto quotidiano con la realtà.
Laggiù, in fondo al viale, seduta su una vecchia panchina, la solitudine, tutta di viola vestita, è ingenuamente in attesa della sua ora: da nessuna parte è segnalato il suo transito.
Ora X, celeberrima, invocata spesso senza senso, solo ed esclusivamente per abbandonare quella panchina per infiltrarsi in un percorso qualsiasi, purchè conduca alla dinamicità e trafigga la staticità.
Strade di questo mondo, meravigliosamente in concerto come tante voci lontane, dalle immagini sfuocate, che però esaltano l’impatto con tutto ciò che nel preciso istante si è.
Adios, ma con affetto, a tutto ciò che fino a ieri si era.
Sulle strade non vi è mai traccia, ivi compreso quel decantato domani che deve però sempre arrivare.
Giugno 2011
Ebo Del Bianco

“Operazione verità: preludio” di Ebo Del Bianco

Ispirazione musicale: brano “Il mondo in Mi7a”
Autore ed esecutore: Adriano Celentano ed i Ribelli

Non ieri, ma qualche decennio trascorso, s’impugnava una chitarra, si fissavano le dita sull’accordo Mi7a, ed in sincronia con la voce di Adriano Celentano si cantava pressappoco così: “Apro il giornale e leggo che, di giusti al mondo non ce n’è. Come mai? Il mondo è così brutto, sì, siamo stati noi a rovinare, questo capolavoro sospeso nel cielo”.
Poi di seguito: “Ogni atomica è una boccia, ed i birilli sono l’umanità, il capriccio di un capoccia, ed il mondo in aria salterà” e via di seguito.
Questo brano, rarissime volte è stato promosso dai media, e sapete perché? Perché dice la verità, quella che mette paura e qualcuno cerca di affossare con le solite tecniche discriminatorie.
“Comm. Lombardoni”, Adriano Celentano non si tocca perché dice ciò che pensa interpretando anche la reale volontà della gente comune, senza schierarsi e “tifare” per nessuno.
Quello che dice, Adriano, lo va ripetendo da sempre.
Magari potremmo correggere una frase: “Là dove c’era l’erba, ora c’è una megacittà” con tanta disoccupazione, precarietà e una crescente povertà.
Sempre strimpellando, su quell’accordo, ad un certo punto…”Qui si premiano quei films dove c’è un morto in più, si divorano i romanzi con il vizio a rate, c’è persino corruzione dove c’è lo sport”. La corruzione oggi sta distruggendo lo sport. Tutto business, quel maledetto denaro che sta avvelenando anche i principi di lealtà sportiva, partecipazione e merito. “Comm. Lombardoni”, si riparte proprio da Anno Zero per mettersi in viaggio ed in gioco alla ricerca della verità attraverso le testimonianze della gente che non si rassegna mai al peggio, ma che ha diritto di sognare il meglio.
Lei è un personaggio chiave di Federico Fellini nel capolavoro “Ginger & Fred”.
Per cortesia, resti solo un personaggio in possesso di un permesso speciale di breve durata avuto provvisoriamente e rientri quanto prima nel mondo dei fotogrammi e della celluloide.
La realtà è un’altra, non è sullo schermo cinematografico o televisivo.
La realtà è fuori le mura, all’aria aperta, tra la gente semplice che s’incrocia per strada, come magari Adriano Celentano nei pressi della Via Gluck.
Quando con l’amico Rino, Felliniano DOC, tanti anni fa, vedemmo il film “Ginger & Fred” a fine spettacolo, solo con un semplice sguardo, ci scambiammo la seguente opinione: “è solo un film”.
Invece col proseguo degli anni abbiamo constatato che quel film era solo un preludio ad eventi realmente accaduti. Più si strimpella su quell’accordo, di Mi7a e più ci si accorge che da allora, poco è cambiato se non una cosa: la gente che transita per le strade sta assaporando un’aria nuova e benefica. Adriano, come tutti, penso, sostiene che l’intelligenza è un dono a portata di mano di ogni essere umano, ivi compresi coloro a cui non è stato riconosciuto il titolo di dotti.
Ed è questo il motivo per cui dal mondo finto di cartapesta, dal virtuale, è iniziato il percorso alla ricerca di una verità che ci porti tutti verso una realtà condivisa.
Grazie Adriano.
Giugno 2011
Ebo Del Bianco
P.S. Nel nome di Roberto Morrione

“Passeggiando con Markelian Kapedani Trio” di Ebo Del Bianco

Impressioni, emozioni all’ascolto del nuovo CD “Balkan Bop” del pianista albanese Markelian Kapedani coadiuvato con forte sollecitazioni dal bassista russo Yuri Goloubev e dal batterista israeliano Asaf Sirkis.

Una breve premessa è d’obbligo per dare maggiore visibilità ai concetti che andrò ad esprimere.
Il Jazz è una musica popolare, che affonda le sue radici dove non vi è ricchezza e quel poco che esiste viene sempre spartito in modo diseguale.
Il Jazz è New Orleans, Harlem, e via di seguito, secondo i canoni tradizionali sacri ed inviolabili.
Il Jazz “goffamente” presentato nei ristoranti, bar, fast-food, pubs per i furbetti di quartiere che fanno gli “americani” coi soldi altrui, non viene rispettato nella sua accessibilità, nelle sue origini popolari.
Il Jazz non è in vendita per un drink o piatto prelibato della casa.
Ho il dovere di dirlo e ad alta voce.
Nei lontani anni ’90 in una rassegna di Jazz europeo ad Umbria Jazz, mi trovai ad assistere alle tre di pomeriggio con trenta gradi all’ombra, al Teatro Turreno a Perugia, al concerto Jazz di un trio classico di Budapest.
Bop da cinquantaduesima strada a fiumi, riproposizioni perfette in armonie e ritmi delle atmosfere di Harlem.
Un concerto afro-americano eseguito da tre ungheresi: incredibile ma vero!
Mi sono chiesto: cosa sta succedendo?
La musica varca i confini senza l’alt dello sdoganamento burocratico e politico.
Vent’anni dopo, trovandomi con grande soddisfazione ad ascoltare questo “Balkan Bop” di Markelian Kapedani Trio affermo che nel frattempo dopo Perugia è cambiata in meglio l’evoluzione Jazz dai Balcani.
Mark ha dato visibilità alle armonie, ai ritmi della Mittel Europa, dell’Oriente, della un tempo chiamata Asia Minore, trasportando il tutto con grosse valigie culturali fino ad Harlem, per coniarsi, plasmarsi col Bop.
Sono certo che se fosse in vita, lo stesso viaggio simbolico/culturale lo avrebbe promosso John Coltrane, ma al contrario, lui che amava e studiava le atmosfere musicali arabe.
“Balkan Bop” per Markelian Kapedani e per il Jazz segna una tappa fondamentale evolutiva nel futuro universale della comunicazione musicale.
Dieci brani di Jazz di matrice popolare rigorosamente legati al Bop, ma provenienti da aree diverse sia nei ritmi che nelle armonie.
Albania, Grecia, Turchia, Yemen, Egitto, Macedonia, Russia, ma anche sprazzi evidenti di vigorosi riferimenti afro/cubani, mettono in risalto il complesso, ma straordinario lavoro di assemblaggio di Markelian Kapedani, compositore pianista Jazz di grandissimo spessore e di notevole coraggio per quelle “grosse valigie culturali” provenienti dai Balcani ed atterrate nella cinquantaduesima di Harlem.
In diversi brani, come in “I remember my dad”, una ballad, la mano destra di Mark è semplicemente delicata e malinconica nel tocco e ciò lo rilevo dalle mie coronarie che si muovono in sincronia con la classe straordinaria di Mark.
Da quelle note di “I remember my dad”, che ha dedicato a suo padre Gjon, dal modo di toccare quei tasti bianco e neri del piano, da quel finale malinconico, ho compreso cosa sia per lui il vuoto lasciato dalla scomparsa del padre, grande musicista albanese.
“Balkan Bop”, che dà il titolo al CD, inizia con un ritmo di origine egiziano/yemenita, con melodie dell’area balcanica, per passare disinvoltamente allo swing ed al contrario.
La ritmica di Yuri ed Asaf nel brano come del resto in tutti, è potentissima e dà notevole respiro alla mano sinistra di Mark.
Un particolare importante sta nel fatto che Mark vocalizza sulle sue improvvisazioni sui vari temi dei brani dando maggiore energia all’ascolto ed all’esecuzione.
I brani vanno ascoltati in sequenza con molta attenzione e curiosità geografico/culturale.
Cito inoltre “One for Bud” dedicato a Bud Powell, il pianista che “volava troppo in alto” per Bird per la sua velocità.
Kapedani in questo brano lo immagino sul palco del “Cafè Bohemia”, di New York col pubblico americano stupito per l’esecuzione pulitissima.
“Oriental traveller” è un po’ il sogno immaginario e misterioso nell’Oriente di tutti.
Mark ed il suo Trio con ritmo e melodia mediorientale ci trasportano a bere un caffè turco nei quartieri popolari di una qualsiasi cittadina mediorientale.
Ma, ripeto, tutti i brani, all’ascolto, danno forti segnali di genialità di questo Trio affiatatissimo nell’affrontare temi e ritmi provenienti da lontano, come l’ultimo, “Davaj”, dove si assapora addirittura il gusto della musica popolare russa.
A tutti i grandi ascoltatori di Jazz, consiglio questo progetto di Markelian Kapedani Trio “Balkan Bop”, ed in particolare un ascolto a mente molto aperta e con tanto affetto verso chi porta il Jazz nelle strade, nei quartieri, nei locali accessibili a tutti rispettando i canoni ed il rigore della musica popolare. Quello che sto affermando sta solo a significare che il Jazz di Mark Kapedani è puro, incontaminato dai mille sapori di cucine fast-food, ristoranti, bar.
Per questo motivo, quest’aria disinfettante di “Balkan Bop” è salutare per tutti.
CD promosso con lode di merito, con esecutori non americani, ma che tengono ampiamente testa ai bopper con la loro originalità melodico/ritmica.
Il CD è prodotto dalla Red Records, una garanzia assoluta nel campo jazzistico.
Una citazione particolare al bassista russo Yuri Goloubev ed al batterista israeliano Asaf Sirkis impegnati in un supporto ritmico molto particolare e diverso perché proveniente da diverse aree del sud-est europeo fino a lambire il Nord Africa: straordinari.
Il Trio ha debuttato il 20 Maggio scorso ad Aspettando Estival di Lugano: un trionfo!
Grazie Mark, per quelle note struggenti di “I remember my dad”: il tuo Jazz emoziona di brutto.

Giugno 2011
Ebo Del Bianco

“Omaggio a Roberto Morrione” di Ebo Del Bianco Giornalista Rai deceduto recentemente, ma solo fisicamente.

Se ad un certo punto del mio tragitto, ho scelto la strada della libera informazione in Internet, lo devo ad un giornalista che mai ho potuto conoscere, ma che ho sempre ritenuto fosse un valore aggiunto alla ricerca della verità del vero giornalismo d’inchiesta dai profondi valori sociali.
È stato segretamente il mio punto di riferimento sin dai tempi dell’ultima intervista a Paolo Borsellino che la Rai farebbe bene a trasmettere integralmente (io l’ho ascoltata) per un dovere di libera informazione.
Quell’intervista è fondamentale perché chiara e limpida come l’acqua di sorgente!
Da quell’intervista in poi, non ho mai perso d’occhio Roberto Morrione ed il suo giornalismo d’inchiesta, fortemente legato all’art. 21 della Costituzione Italiana.
Quando anni fa, in occasione della consegna del premio “Ilaria Alpi” a Riccione, Morrione era seduto in seconda fila accanto a Italo Moretti e con a fianco i genitori di Ilaria, ero seduto in quarta fila accanto ad una giovane precaria Rai.
Feci un intervento applaudito a favore di Michele Santoro per difenderlo dalle accuse di parzialità.
Inoltre, in modo ironico chiesi agli interlocutori sul palco in quale ristorante si sarebbe riunita la Commissione Parlamentare di inchiesta sull’omicidio Alpi.
La Commissione di inchiesta, presieduta dall’avvocato Taormina, non ha fatto luce, ma solo ulteriori ombre.
Quel poco di chiarezza che intravediamo sui tragici eventi che ancora non sono stati risolti, in parte lo dobbiamo a Roberto Morrione ed alla sua squadra di ricercatori di verità come Ennio Remondino e tanti giovani.
La libera informazione indipendente è al servizio vostro, è a vostra disposizione fino all’ultimo respiro.
Tutto il resto è pseudo-informazione, macabramente spettacolare e cabarettistica.
Uno, dieci, cento, mille, tanti come Roberto Morrione, il grande combattente per la verità.
Pochi giorni fa se ne è andato, ma state certi che ha lasciato testimoni in Rai, sul satellite, nei blogs.
La Rai, quando si ricorderà che il giornalismo televisivo è al servizio dei cittadini, diventerà più libera e più vicina agli obiettivi di Roberto e dei suoi collaboratori.
Per il momento solo Rai News 24 (da lui fondata) è l’immagine del giornalismo libero dai condizionamenti: guardatela!

Grazie Yama Jsmael,
grande musicista jazz e amica che ha creduto sempre nella mia onestà intellettuale, incoraggiandomi a proseguire sulla via della libera informazione.

Grazie Roberto.
Più è dura, più è bella la ricerca della verità…a qualsiasi prezzo.

Maggio 2011
Ebo Del Bianco