Monthly Archive for Agosto 2011

Night Club’s Memories, di Ebo Del Bianco

Ispirato dai brani musicali:
Just the way you are – autore interprete Billy Joel
Pazzo non amore mio – Filipponio autore ed interprete
Per chi vuol capire – Filipponio autore ed interprete
Alle splendide musiche da ballo tra gli anni ’70 e ’80 che caratterizzavano le atmosfere dei Night Clubs della costa adriatica.

A volte per accedere nei locali nel momento del quarto d’ora blue dei “lenti”, ci voleva la pila. Luci sempre basse, tavoli disposti strategicamente in modo riservato. Se incrociavi due occhi e lo sguardo durava un minuto, il ballo lento era assicurato. Se poi avevi la fortuna di ballare un lento come Pazzo non amore mio, non era necessario parlare, bastava l’affascinante voce rauca di Filipponio, (conosciuto da pochi) ad aprire il varco oltre la diffidenza. Se riuscivi a guardarla negli occhi, intuivi che le parole, in quei casi, erano inutili ricami. Se poi dopo Filipponio, facevi il bis con Just the way you are di Billy Joel, la mattonella t’inchiodava ed un brivido ti perforava dentro.
Oggi quei locali, quelle atmosfere sono scomparsi.
E’ scomparso forse il gusto di ballare dell’ottima musica non lontana dallo spirito del jazz.
Ballare con la voce di Nat King Kole era come la ciliegina sulla torta.
Oggi, su Youtube, si rintracciano quei brani con molta facilità, come l’altro giorno, in un pubblico locale, dotato di una serie di computer, tutti occupati da giovani, tranne uno, è l’occasione adatta per far conoscere i brani di Joel e Filipponio.
Mi siedo ed ecco Just the way you are live con Billy Joel al piano e voce.
Un brano micidiale per fascino e classe che pochissimi musicisti anche jazzisti, prendono in considerazione. Mentre ascoltavo in contemplazione senza cuffia, una giovane spegne il suo computer e con la testa tra le mani, si ferma per tutto il brano di Joel.
Nessuna parola, nessun commento, nessuna ipotesi: è il linguaggio dei giovani, basato sulla sintesi e sulla immaginazione.
Per questo li ammiro, per l’essenza.
Ho voluto regalarmi anche Filipponio, questo cantautore scomparso a metà degli anni ’90, metà italiano, metà greco.
Sono rimasto felicemente solo al computer, immaginando una pista da ballo, un tavolo, una bottiglia di spumante, il contrabassista che abbassa le luci ed il mitico ballerini Randai che coglie al volo la musica e voce di Filipponio con Pazzo non amore mio.
Agli amici jazzisti chiedo, almeno come una divagazione, quando fanno jam-session, una rielaborazione improvvisata di quei brani che nessun gruppo affronta.
L’importante che oltre alla sezione ritmica, al piano, si aggreghi qualche sax (magari alto alla David Sandborn) ed in filicorno in sostituzione della voce.
La migliore voce per quelle session sarebbe Al Jarreau, perché in circolazione solo lui è in grado di strumentare con la voce quei brani.
Forse Malyka Ayane, tra le giovani star, ha la timbrica profonda per quei brani. E’ solo un suggerimento che però va oltre il pop ed il rock tanto per intenderci.
Porto l’esempio pratico dell’interpretazione di Tutu di Davis ad opera di Al Jarreau. Altrimenti restano Solo canzonette, senza offesa alcuna per nessuno. Un tocco di genialità non guasta mai, specie ora che non si balla più guancia a guancia, nel ricordare in modo evoluto le musiche, le atmosfere mitiche di qualche decennio trascorso.
Quei giovani seduti al computer sanno cogliere l’evoluzione, ed una “cover” ben proposta, a loro non sfugge.
Cosa si fa ora? Risposta semplice: si prende la macchina e si và verso l’Eden Rock il locale di Gabicce Monte che ha fatto la storia. Oggi è rimasto solo il nome: peccato davvero il suo silenzio di mezzanotte senza musica.

Ebo Del Bianco
Una sera d’estate 2011

Edizione originale

Mathilde e Bernard, Love Story di Ebo Del Bianco
Riflessione ispirata al film La signora della porta accanto del 1981, interpretato da Fanny Ardant e Gerard Depardieu, regista François Truffaut.
Supporto musicale: brano Europa, interprete Gato Barbieri, live.

Anche dopo trenta anni da quel primo angoscioso contatto con quella storia, con quel drammatico epilogo cinematografico, con quella scritta: «Né con me, né contro di me», si rinnova l’emozione.
E’ pomeriggio caldissimo, in uno schermo gigante sono tornati in scena Mathilde e Bernard. Una storia d’amore che si snoda con un crescendo impressionante, fino a sfiorare un amaro stupore. L’amore impossibile tra due esseri non esiste, l’amore è sempre possibile se non intervengono fattori estranei adesso.
Contemplare l’amore con leggi e proclami, è a dir poco folle e disumano. Chi ha vissuto in prima persona una storia simile ai due protagonisti del film, non resterà mai indifferente a quell’ultimo tragico ma significativo atto di Mathilde.
Quando ci si accorge che tutto crolla attorno nonostante la volontà di amarsi veramente, qual è la via d’uscita per far sopravvivere il sentimento?
Ai signori censori che hanno distrutto moltissime storie d’amore, impedendone, a volte, la nascita, uno scorretto applauso e un sms brevissimo: bastardi idioti.
Il fascino di una storia tra vicini di casa in gran parte è dovuto al fatto di come nasce e piano piano si evolve. Ci si impara a conoscere, a sapere tutto dell’uno e dell’altro, abitudini, orari, profumi di cucina, magari senza parlare per due anni.
Poi magari un giorno, illogicamente di sfuggita, uno sguardo, un ciao e la frittata è pronta da servire. Arrivano i controlli dietro la finestra, le prima diffidenze, le prime strategie assurde, tutte legate a quel ciao pesantissimo.
Si arriverà persino a non credere a ciò che sta per nascere, inventandosi incertezze comportamentali. Ma quando il cuore batte fortissimo, il cervello viene spedito in ferie il più lontano possibile.
Cos’è già questo per un cuore arrugginito per caso, non sarà mica amore? Dove si acquista l’antiruggine? E se tutto fosse un bluff? Tra dubbi e incertezze il tempo vola, l’appartamento accanto si vuota ed in quella maledetta mente ti si pianta come un chiodo ossessionante una parola: «Perché?». L’amore di Mathilde e Bernard è un atto vissuto con coraggio, con grande passione. Ma se l’amore si relega ad un episodio o ad un ipotesi di vita, non si è degni di viverlo. C’è chi non torna più, chi se ne va via amaramente, perché l’amore si costruisce in due con concretezza e senza ispirarsi ad alcuno.
I dubbi mortificano il sentimento nella sua purezza, nel suo DNA. Un cuore arrugginito può anche andare in rottamazione.
Mathilde e Bernard anche nel loro ultimo rapporto di amore hanno esaltato la straordinaria forza di questo sentimento.

Ebo Del Bianco
Estate 2011
A Fanny Ardant, al suo musicale micidiale fascino.
A Gerard Depardieu, alla sua semplicità.

Gato Barbieri and Francesco Bearzatti: sound & passion, di Ebo Del Bianco

Il sassofono tenore suonato da Gato Barbieri, jazzista argentino di Rosario sin dalla prima nota trasmetteva unavoce calda, dolce, lirica, passionale, inconfondibile.
Nel 1972 vince il Grammy Award con la colonna sonora, capolavoro, di Ultimo tango a Parigi.
Questa musica ha un valore immenso e rivoluzionario nel jazz. Adora Charlie Parker, tanto è vero che giovanissimo, Gato iniziò a suonare il sax alto, ma a 20 anni passò al tenore. Nel 1963 a Roma incontra Don Cherry, trombettista americano free. Nasce un feeling immediato tra i due, con due album Complete Communion e Symphony for improviser.
Emergono le doti di libero improvvisatore slegato da ogni schema e col suo sax tenore, Gato, si produce a fianco di Don Cherry, in rare autentiche perle.
Ma Gato ha la pampa nel cuore e torna poco dopo alle radici, alle atmosfere folk, variopinte, pirotecniche, da “fiesta” popolare, che tanto caratterizzano il sud America.
Forma una super Big Band con musicisti locali e di alto spessore come Ron Carter, per approfondire la ricerca sulle radici della musica latina e del jazz.Nascono quattro capitoli tra cui, il più significativo è senza dubbio Chapter three: viva Emiliano Zapata.
I numerosi concerti di Gato Barbieri, caratterizzati da quel suo modo di trascinare il pubblico anche geograficamente, risultano strepitosi. La melodia di un brano interpretata da Gato col suo sax, sale subito di tono, sconfina al di là delle ovvie sottolineature con il brano Europa di Carlos Santana, ad esempio, lo riscrive con un live di eccezionale classe.
Anche in alcuni live di Venditti e Pino Daniele c’è il timbro di Gato.
In Argentina, ci sono moltissimi “oriundi” italiani, provenienti per la maggior parte da Veneto e Friuli. Partendo da questo punto di casuale coincidenza, l’attenzione si volge verso un musicista, straordinario jazzista italiano, nato a Pordenone in epoca non remota.
Il suo nome è Francesco Bearzatti, e guarda caso suona il sax tenore divinamente, con grande energia e passione, ma anche il clarinetto.
Bearzatti interpreta le sue profonde composizioni penetrando nel cuore della gravità di situazioni sociali con note che trafiggono l’attenzione per lo spirito di ricerca di Francesco.
E’ questo il virtuosismo, anche di una sola sua nota, ma da lui sottolineata con forza e genialità. Le sue suite For Tina Modotti del 2008, e la sua ultima Suite for Malcom X, di cui sono stato attento spettatore alla prima di Roma, sono capolavori di Francesco non solo nel campo artistico/musicale e aggiungo teatrale, ma anche nel sociale.
Dal clarino, dal sax tenore di Francesco Bearzatti, escono suoni e voci dell’anima, un’anima carica di passione e desiderio di raccontare in note figure e strutture sociali di elevato spessore.
Non è un parallelo tra Gato e Francesco, il solito ipocrita confronto, è solo una rilevazione che dai loro strumenti, a tratti, si ascolta un suono o meglio uno stato d’animo, un temperamento, la voce umana, nelle sue straordinarie forme. Riuscire a fare questo con uno strumento, significa spaziare al di là degli spartiti. Non a caso, ascoltando Gato Barbieri e Francesco Bearzatti si comprende al volo cosa traspare al di là delle loro note. Per il linguaggio di altri, purtroppo, temo che ciò, nonostante il rispetto, la grande ammirazione, si riduca ad un fatto di tecnica che limita il suono del sax tenore.
Francesco Bearzatti, Gato Barbieri non passano inosservati.
Un abbraccio ad entrambi, ed ai loro sax tenori.

Ebo Del Bianco
Estate 2011

Culture Rapsody di Ebo Del Bianco

Supporto musicale:
Ouverture Tänhauser: R. Wagner
Rhapsody in blue: G. Gerswin

I tranquilizzatori, sono prodotti simbolici di una cultura sociale caramellosa, decadente, senza precedenti storici. La televisione ormai è il supporto di una società salottiera, terribile antagonista di una maggioranza priva del dinamismo essenziale per imporsi in nome e per conto della democrazia.
L’aggettivo bugiardo non viene più usato in senso dispregiativo, anzi si tende ad esaltare le doti di un falso.
Meno male che il giovane rapper Fabri Fibra riporta tutto alle origini sputtanando (non vi è altro verbo adatto) le “doti” del bugiardo.
Fabri, come Celentano, porta aria pura usando magari parole forti ma incisive. Ed allora, vai con svalutation, assasination, sputtanation, parole improprie ma molto chiare.
Viene a mente la cultura americana dolcificata anni ’60 che la beat Generation combatteva col pacifismo e l’antimilitarismo. Ci manca un “Greenwich Village”, dove si confrontino varie idee, vari progetti, dove l’arte non venga discriminata ed emarginata, ma esaltata.
Non è l’ambiente che i “salottieri” bollano come Bohemien o Radical-chic.
E’ l’ambiente dove tutto si rapporta alla società, come il teatro, la musica, l’arte figurativa, l’arte letteraria, tutta l’arte in genere. Ed allora, ecco, alle 4 di mattina davanti agli occhi assonnati l’apparizione di una New York stanca, dimenticata, che neanche Barack Obama può rivitalizzare.
Non c’è più Dizzy a girovagare per Harlem con la sua tromba periscopica, non c’è più Miles con le sue note africane. Resta Woody Allen col suo clarino a raccontarci di Manhattan alle 5 di mattino con l’aiuto di Rhapsody in Blue di Gerswin.
Non è neanche più l’ora di andare a letto perché tanto anche il sonno è artificioso. Quel tipo di “America” che tanto piaceva a Gregory Corso, Judith Malina, Julian Beck, ma anche a Malcom X e Martin Luther King, è scomparsa dai cieli di New York.
Nella nostra società non è mai comparsa perché di riflesso non si può vivere, ma solo sopravvivere.
Signori della cultura ufficiale, fate un passo avanti e mostrateci un progetto originale e non il fac-simile.
L’originalità ripaga sempre in termini di credibilità. Questa società ha necessità di credere al vero, anzi di viverlo intensamente.
Lo sfogo rap di Fabri Fibra è utile come una cintura di salvataggio a cui aggrapparsi un attimo prima del naufragio.
Il silenzio di Celentano equivale al silenzio di un popolo incredulo anche nel momento del crollo di fondamentali riferimenti culturali.
La cultura pretende rispetto, evoluzione, originalità, tutela: logicamente a gran voce. Non è un capriccio spargere il seme e raccogliere il frutto al momento opportuno: è uno stato di assoluta necessità.

Ebo Del Bianco
Estate 2006

Caro Caparezza… di Ebo Del Bianco

Miles Davis ha rivolto, ai suoi tempi, uno sguardo d’interesse al fenomeno rap, al suo linguaggio, al suo modo di apparire.
Lunedì 8 agosto, a Riccione, sulla costa romagnola, alle 21 era di scena Caparezza.
Giusto andarci, osservare l’ambiente, il mondo giovanile del rapper pugliese, ma caro Caparezza, l’atmosfera jazz che respiro da mezzo secolo, è ben altra cosa.
Dopo 45 minuti di inutile attesa, è giusto anche andare via, senza alcuna maglietta. Non è da rapper farsi desiderare, anche se (dicono) va di moda.
I giovani e non, che ti seguono, hanno anche il diritto alla puntualità.
Barbara Streisand, a New York, alle 21 doveva iniziare il concerto, ed alle 20.55 l’orchestra la introduceva.
Il compianto Joe Zawinul, ai suoi concerti ci teneva sin dalla puntualità dell’ora d’inizio.
Sappiamo che il rap rappresenta la più forte sottolineatura del disagio giovanile, ma per cortesia sii puntuale con gli orari, perché c’è anche chi, giovane e non, non prende il cappuccino alle 12.30 in viale Ceccarini.
Buona fortuna Caparezza, ma io preferisco Fabri Fibra.

Ebo Del Bianco
Estate 2011

Quartetto Jazz Marche Doc nuove proposte, di Ebo Del Bianco

Il quartetto è composto da:
Ananda Gari – batteria
Govinda Gari – Piano
Giacomo Dominici – Contrabbasso
Massimo Morganti – Trombone
Si è esibito per la prima volta a Pesaro a palazzo Ricci il 10 agosto 2011.

Parlare di gente già affermata e arcinota nel jazz è doveroso, specie se presentano nuovi progetti. Altrimenti meglio passare avanti. Cosa si scopre, ad esempio, dal concerto debutto di un gruppo giovane non solo di età, ma anche nell’inventiva e creatività jazzistica?
Concerto annunciato ai buongustai dell’evolution jazz in modo quasi passaparola.
Si scopre un nuovo modo di progettare jazz, un atteggiamento nuovo sullo specifico strumento, un ensamble a quattro formidabile perché su temi originali c’è un fraseggio di accompagnamento sempre coi giusti toni ma con tecnica sopraffina.
Tutto ruota attorno al trombonista Massimo Morganti, solista, direttore ed arrangiatore della Colour Jazz Orchestra Marchigiana.
Ananda Gari alla batteria, giovane di origine pugliese, pesarese di adozione, che per il modo di suonare la batteria con quei toni piacevoli, mi ricorda Magnus Öström il batterista del leggendario Trio Svedese Est.
Govinda Gari al piano, una creatività vulcanica ma pacata senza esagerazioni, compositore come il fratello Ananda, ha già ricevuto la consacrazione suonando in un soundcheck con Joey Calderazzo a 4 mani.
Giacomo “Jack” Dominici, il silenzioso e riservato bassista pesarese, è un tecnico sempre all’avanguardia nell’accompagnamento col basso. Da un po’ di tempo a questo quartetto, si scopre anche compositore fine e con grande tecnica inventiva.
Con un supporto simile, Massimo Morganti col suo trombone va ben oltre l’ovvio ed il prevedibile. Massimo, oltretutto, è un grandissimo esperto aggiornato di jazz, dirige un’orchestra ormai a livelli oltre confine. Ha ospitato jazzisti mondiali, tra cui Kenny Wheeler, Giovanni Falzone, due trombettisti diversi nel suonare ma con Massimo Morganti ed i suoi jazzisti tutto quadra alla perfezione.
Questo quartetto si è presentato a Pesaro con umiltà, con spirito di amicizia e con una giusta versatilità.
E’ stato un grande concerto perché il progetto ed i suoi esecutori sono stati grandi.
Ananda Gari, Govinda Gari stazionano sovente a New York per suonare ed assimilare i linguaggi attuali degli americani. Anche Morganti e Dominici sono viaggiatori che sostano, osservano, ascoltano e tornano per farci sorprese.
Questo non è il jazz dei meno noti, questo è l’attualità del jazz, è il jazz o una parte di esso che trova riscontro nell’evolution.
Questi quattro giovani meritano ampie platee dove però anche l’ascolto deve avere un livello tecnico alto.
Ogni improvvisazione è calibrata a dovere e ciò non significa assoli preparati, ma il contrario. Gli assoli confezionati con suggestione ed abilità, non colpiscono né l’udito ed il cuore, senza fare nomi. L’importante è che quando sul palco salgono questi 4 giovani marchigiani il consenso aumenti sempre di più.
Le jam vengono dopo.

Ebo Del Bianco
Estate 2011

“Mathilde and Bernard love story” di Ebo Del Bianco

Riflessione ispirata al film “La signora della porta accanto” del 1981, interpretato da Fanny Ardant e Gérard Depardieu, regista François Truffaut.

Anche dopo trent’anni da quel primo angoscioso contatto con quella storia, con quel drammatico epilogo cinematografico, con quella scritta: “né con te, né contro di te” si rinnova l’emozione.
E’ un pomeriggio caldissimo, in uno schermo gigante tornano in scena Mathilde e Bernard.
Una storia d’amore che si snoda con un crescendo impressionante, fino a sfiorare un amaro stupore.
L’amore impossibile tra due esseri non esiste, l’amore è sempre possibile se non intervengono fattori estranei ad esso.
Contemplare l’amore con leggi e proclami, è a dir poco folle e disumano.
Chi ha vissuto in prima persona una storia simile ai due protagonisti del film, non resterà mai indifferente a quell’ultimo tragico ma significativo atto di Mathilde.
Quando ci si accorge che tutto crolla attorno nonostante la volontà di amarsi veramente, qual è la via d’uscita per far sopravvivere il sentimento?
Ai signori censori che hanno distrutto moltissime storie d’amore, impedendone, a volte, la nascita, uno scorretto applauso e un sms brevissimo: bastardi idioti.
Il fascino di una storia tra vicini di casa se ne va via amaramente, perché l’amore si costruisce in due con concretezza e senza ispirarsi ad alcuno.
I dubbi mortificano il sentimento nella sua purezza, nel suo dna.
Un cuore arrugginito può anche andare in rottamazione.
Mathilde e Bernard anche nel loro ultimo rapporto d’amore hanno esaltato la straordinaria forza di questo sentimento.
Ebo Del Bianco
Estate 2011
A Fanny Ardant, al suo micidiale fascino.
A Gérard Depardieu, alla sua semplicità.

“Domani” di Ebo Del Bianco

Ispirato al brano musicale di Mauro Pagani.

“Oggi” spalanca i suoi orizzonti, apre i suoi tentacoli, consacra il giorno alla realtà: ma, spietatamente, lentamente, se ne va.
Ora sono i sentieri della immaginazione che incidono lo spirito senza SMS o SOS, lasciando nelle sue fragili pareti il “domani” come nuova ipotesi di vita, finchè prevale il desiderio di viverla.
Domani non trascorre mai, ha nel suo preludio l’attesa, il desiderio di oltrepassare il confine per consegnare delusioni del presente all’eco di tutto ciò che è passato.
Sia sempre domani a giusta misura di vita, senza interrompere il ciclo tra ciò che viene e se ne va.

Estate 2011
Ebo Del Bianco

P.S. : dedicato a tutti i miei lettori e lettrici