Monthly Archive for Ottobre 2011

“Improvvisamente, senza volerlo, senza saperlo” di Ebo Del Bianco

MARINIELLO_Notturno

Musica (mai come in questo caso) ispiratrice e protagonista:
“Lately” in versione pop live da Stevie Wonder
“Lately” in versione jazz live da Geoge Benson.
Essendo un racconto a sfondo cinematografico e musicale, ogni riferimento a persone e’ puramente casuale.

Il locale sta chiudendo, è l’ora che, da un momento l’altro, ti ritrovi tuo malgrado la luce del giorno dietro l’angolo. Il jazz non riposa mai, il suo dinamismo mi ha trasmesso un moto perpetuo che rinvia all’eternità il sonno perenne. Ed allora con cuffia e stereo portatile, eccomi a caccia di nottambuli di qualità come il gatto Oscar che di solito si accontenta di seguire le mie tracce. La via tortuosa ci porta al piazzale degli equivoci, sulle cui scalinate orfane di pubblico, potrei recitare la parte dell’insoddisfatto solitario. Ma ecco poco distante, sotto un lampione, come un musicista di blues dopo il concerto, un altro profugo della notte: viene verso me ed Oscar. “Mi chiamo Eva, come il frutto proibito di Adamo”, dice a capo chino. Un angelo caduto direttamente dai sogni, capelli neri mai esageratamente lunghi, occhi di fata nascosti a mala pena. Che fare…….ora? Io non fumo, non bevo, ascolto jazz e scrivo: sono le prime scontate e stupide parole che sto per dire. Invece il rintocco del vecchio orologio della torre ci costringe a guardare verso l’alto ed incrociare gli sguardi. “Tu non sei Eva, tu sei oltre il proibito, sei il sogno che mai nascerà”, mi lascio sfuggire questa frase. Come inizio il voto è sufficiente, anche se Oscar coi suoi sbadigli dà segnali di impazienza. Non riusciamo a parlare di più per timore di rovinare tutto. In lontananza, il bar delle colazioni è appena aperto: ci sono due computer collegati ad internet. Ci precipitiamo di corsa senza dimenticare fuori la ciotola di latte per Oscar. Occupiamo a dovuta distanza i due computer.
Dal mio salta fuori da you tube la versione jazz live di “Lately” eseguita in modo superlativo da George Benson. Dal suo, invece, improvvisamente da you tube si ascolta la versione pop live originale di “Lately” interpretata magistralmente dal suo autore, Stevie Wonder. Forse è stata una reciproca attrazione musicale. Improvvisamente, senza volerlo, senza saperlo, queste intuizioni ci hanno fatto avvicinare. Ma sono certo che da qui a breve non ci vedremo più. Non è importante quello che verrà, è straordinario quello che ora sta avvenendo. Proviamo alla fine a camminare verso la strada del ritorno. Oscar ci precede e si avvia verso il piazzale ora delle inquietudini dove insieme con un “by by” torneremo a recitare entrambi nella società.
Ho sposato il jazz perché mi da tutto e sempre, mi allontana da inutili tentazioni, mi fa persino tenerezza quando va a perlustrare il pop, la musica classica ed etnica. Il jazz mi ha certificato di pura razza bastarda (come mi piace questo aggettivo!!) facendomi ingoiare anticorpi musicali di ogni tipo che mi proteggono e mi rendono immune da “stronzate” quotidiane.
“Eva” è il frutto proibito o forse no. Di certo dipende tutto da lei. Ad una certa ora delle 24 a disposizione, queste sono le coincidenze, le intuizioni che ci rendono meno schiavi delle paranoiche abitudini.
Grazie Stevie, grazie George, con voi è sin troppo facile……………………………

“Spirituality” di Ebo Del Bianco

spiritualità-dharma

Ispirazione musicale: brano “A Lotus on Irish streams”- The Mahavishnu Orchestra with:
John Mc Laughlin – guitar
Jerry Goodman – violin
Jan Hammer – piano
Rick Laird – bass
Billy Cobhan – drums.
Dedicato alla spiritualita’, unico punto di riferimento un incontro, mai banale, coi colori della natura.

Pensiero istintivamente rivolto a John Mc Laughlin, al suo mitico e spirituale modo di essere al servizio della musica, per un’intera vita.

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Il vento accarezza, percuote, insegue, minaccia. Il mare, localizzato sempre la’, ingoia le varie provocazioni dell’atmosfera per presentarsi coi suoi atteggiamenti: da lontano, immobile, da vicino in moto perpetuo. Non potranno mai essere posseduti, governati, usati, trasformati.Sono inconsapevoli nel far desistere chi osa ostacolarli. Il vento, il mare e tutti gli elementi della natura non sanno di essere, di possedere un età, un percorso di vita. La loro realtà ha un fascino misterioso, ma non va calpestata. Gli animali, in possesso del solo istinto, si confondono, si addentrano con facilità tra i colori e gli umori della natura. Invece, all’interno dell’anima, chi possiede ragione, troppo spesso impatta con le diverse difficoltà a cui e’ soggetto chi si è autoproclamato governatore della terra, magari con lo scopo di recarle danno. Quando l’aria di tempesta porta tutto in stato di agitazione, la natura si presenta misteriosamente compatta, uniforme nel mostrare lo stato di allerta. Il “re” allora spiritualmente si trova senza trono, nudo senza regno. Tutto puo’ sfuggire di mano, la sciagura lo ossessiona specie quando mancano vie d’uscita. Quando torna il sereno, torna il beffardo sorriso del “re. Sul trono della governabilità pero’ nasce il dubbio di non aver piu’ tutto a disposizione. L’anormalità del “re” sta nella sua spiritualità quando, sofferente d’instabilità, rivela precario stato di coesione e viene attratto e catturato da un ingannevole materialismo. Lo spirito è onnipotente come la forza della natura; non puo’ avere catene, non potrà mai essere al servizio di nessun materialismo. Lo spirito va oltre, è sempre al di là, mai al di qua. Come il vento, come il mare, come tutta la natura, i suoi aspetti sono privi di qualsiasi codice d’identificazione. Come ultima possibilità, il “re” cerca di trafiggere il vuoto che lo assedia ma affoga ormai nella sua fisicità come su uno strato di sabbie mobili. Il suo regno non verrà mai, la sua volontà non sarà mai fatta, semplicemente perché non e’ Dio. Dio crea, il “re” distrugge: un’antica storia che ancor oggi si racconta, mentre fuori tutto continua serenamente a fasi alterne come ogni giorno.

Ottobre 2011 Ebo Del Bianco

“Ultim’ora – news” di Ebo Del Bianco

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Penso che ognuno di noi si debba appropriare del proprio spazio autonomo per affrontare direttamente i gravissimi problemi sociali che sorgono quotidianamente e che nessuno, politica compresa, sono in grado di risolverli. L’indignazione sta esondando, l’indice é puntato verso le banche e la grande finanza. I palazzi della politica sono illuminati giorno e notte, non per agire subito per conto della gente, ma per emettere i soliti disgustosi e paranoici proclami, ormai considerati paradossali digestivi dei pranzi di lavoro o dopo cena.
Federico Fellini alcuni decenni trascorsi, con 3 films aveva magari involontariamente profetizzato l’evoluzione negativa di questi ultimi 20 anni di tormenti, tragiche commedie, di ingiustizie sociali e di grandi rischi. Si possono, anzi si devono quanto prima visionare:

“E la nave va”
“Ginger & Fred”
“Prova d’orchestra”.

Nel frattempo che si prende visione di questi capolavori felliniani, si comunica che “Narciso” si e’ avvicinato allo specchio d’acqua………………….
Mentre tra le mani mi ritrovo l’articolo 1 della Costituzione italiana, “ L’Italia é una repubblica democratica fondata sul lavoro”, rinvengo nelle sua fondamenta pericolosi interrogativi legati a verità mai emerse. Questi interrogativi da porsi, sono mine vaganti e dannose alla salute di tutta la Costituzione. Gli”innominabili” assassini e mandanti di tutti gli omicidi politici dal dopoguerra a oggi, vanno smascherati e cio’ non e’ una persecuzione, ma un atto di giustizia. Andrebbe sicuramente riscritta tutta la storia, ed il livello di credibilità del nostro popolo salirebbe al massimo. Gli ultimi fatti di Roma, gli indignati, gli indici puntati, le rivendicazioni sono una conseguenza di mancanza di verità, mancata trasparenza, che gli “innominabili” sanno coltivare con abilità. Pensare ai giovani senza presente, senza futuro dovrebbe ispirare i potenti di osservare la gente, il prossimo non coi propri occhi, ma con quelli degli altri, come predicava Martin Luther King. A proposito in questi giorni, Barack Obama, ha inaugurato un memoriale dedicato al grande Martin mettendo in risalto questa sua filosofia sull’unità del popolo americano. La devastazione di Roma crea rabbia, dolore, dubbi, sospetti, ma i problemi sono insoluti. L’indignazione resta.

Ottobre 2011 Ebo Del Bianco

“Charlie Christian: the genius of the electric guitar” di Ebo Del Bianco

Tra i miti del jazz e’ d’obbligo ricordare i pionieri, quelli che hanno tracciato un percorso per il futuro e che spesso vengono dimenticati.

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Di origini texane (era nato a Dallas nel 1916), Charlie Christian con la sua chitarra elettrica ha creato uno stile, con una tecnica sopraffina e moderna. Suonava la chitarra con la fluidità e ritmo del sassofono. Ha preceduto il Be-Bop ed ha costretto i jazzisti coevi a studiare la sua armonia. Ha vissuto solo 26 anni, ma ha prodotto note cosi’ rivoluzionarie nel jazz che ad altri non sarebbe bastata una vita intera per fare lo stesso. Incomincio’ col pianoforte, ma presto passo’ alla chitarra.
Nel 1937 studio’ con Eddie Durham, l’inventore della chitarra amplificata. Si esibiva spesso a Oklahoma City, la città dove risiedeva. Lo scoprì il telent scout John Hammond rimanendo molto impressionato dalle sue performances. Lo presento’ a Benny Goodman che rimase sbalordito dalla tecnica del giovane texano. Goodman per metterlo alla prova gli propose l’esecuzione di “Rose Room” un brano sconosciuto a Charlie. Il risultato fu un’improvvisazione fluviale di 3 quarti d’ora, lasciando tutti a bocca aperta. Benny Goodman lo ingaggio’ nella sua orchestra bianca (unico negro) come astro nascente. Ma le migliori esecuzioni si rilevano in sestetto con Goodman. Gli assoli di Charlie Christian, in quell’ambito, passeranno alla storia. Nel 1939, a soli 23 anni, gli viene offerta la grande opportunità di suonare al Minton’s Playhouse di Harlem, il tempio del Be-Bop. Ogni lunedì, quando l’orchestra di Goodman riposava, Charlie suonava al Minton’s. Non solo, ma alla fine di ogni concerto col clarinettista, Charlie si catapultava al Minton’s ad iprovvisare fino l’alba. Sono le mitiche jam session come “Live Sessions at Minton’s Playhouse” in cui Christian dialogava nientemeno con Thelonious Monk. Nel 1940 si ammalo’ di tubercolosi. Due anni di frenetiche cure, ma anche di esibizioni nonostante la malattia.. Nel 1942 a 26 anni morì. Fino agli anni 60′ nessun chirarrista supero’ il genio di Charlie Christian. Avrebbe meritato di essere vissuto in pieno Be-Bop, con tutti i grandi, perché anche lui lo era. Tutti i grandi bopper tessevano elogi a dismisura per quel mostro di bravura alla chitarra elettrica. Da ricordare che al Minton’s entravano dolo i grandi innovatori del jazz: I bianchi si rifugiavano nelle grandi orchestre dove non si respirava l’aria di Harlem. Ogni bianco, nell’anima e nel suono abbonda di dolcezza. Ad Harlem da sempre nell’anima c’e’ angoscia, sofferenza, mai gioia. Il segreto di certo storico jazz e’ tutto qui.

Ottobre 2011 Ebo Del Bianco

Comunicazione ai lettori e lettrici

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Per principio e vocazione, ogni mia riflessione, ogni mio brano, sono supportati da una musica specifica che ha ispirato e suggerito lo scritto. Per comprendere, per andare a navigare al di la’ del senso delle parole, e’ fondamentale durante la lettura ascoltare la musica. Ad esempio, se desiderate trasportare la vostra immaginazione verso sud/est, le musiche da me scelte sono quelle di Markelian Kapedani del cd “Balkan Bop” e quelle del pianista turco Fahir Atakoglu “Istambul in blue e Faces & Places”. Tra i grandi musicisti italiani, compositori arrangiatori ed esecutori, essendo molto legato al cinema, l’attenzione cade per forza su Nicola Piovani ed il suo nuovo cd “In quintetto”. Tutti i brani di questo progetto contengono sottolineature che mettono in agitazione la mia creatività visiva e l’amore per il cinema. Ecco perche’ spesso la metafora e’ il mio rifugio preferito, la mia residenza psicologica per dare maggiore efficacia agli argomenti, ai personaggi, molto spesso scomodi. Non cercate messaggi o consigli in cio’ che scrivo. Cerco solo di affiancare le vostre aspettative, i vostri sogni e qualche volta, senza presunzione, di illuminarli. Non sono un politico, anche se nei miei flash qualche lampo e’ visibile. La politica ha già troppi riflettori, il mio, invece, consiste in una pila per illuminare chi sta di fronte alla politica, cioe’ la gente. Gli umori della gente, i toni della gente, sono gia’ sufficienti per fotografare la politica. Alcuni anni fà ho scritto un libro-riflessione, “Per quel sogno”, usando il linguaggio piu’ vicino alla gente, cioe’ dal basso verso l’alto. Mi era giunto tra l’altro un segnale di incoraggiamento dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In questa situazione piena di incognite, questo libro difficilmente sarà pubblicato. Le case editrici che l’hanno avuto in visione, preferiscono il silenzio, perche’ usando il linguaggio popolare in questo libro non ci sono filtri o censure. Ci sono verità intraviste dalla gente, come, ad esempio, il caso Mattei, troppo frettolosamente liquidato e conservato in archivio. Eppure in quella tragica vicenda, in parte sono deceduti oltre all’ing. Mattei, anche i sogni di una futura grande Italia. Ora potrete capire il percorso tortuoso che dovra’ sostenere questo mio progetto privo di ambizioni, se non quella di aiutare la città dell’Aquila. Comunque grazie per l’attenzione che mi dedicate e spero sempre di servirvi e di sorprendervi in perfetta sintonia con l’articolo 21 della Costituzione italiana che io adoro.

Ottobre 2011 Ebo Del Bianco

“Women for peace” di Ebo Del Bianco

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Alle tre donne africane premio Nobel per la pace 2011:
Tawakol Karman, jemenita -
Leyman Gbowee, liberiana -
Ellen Johnson-Sirleaf, liberiana -

Una dedica musicale per loro: dal progetto “Howl”di Claudio Cojaniz & N.I.O.N. Orchestra il brano “African Market”

Solisti:
Cladio Cojaniz – piano
Francesco Bearzatti – sax tenore
Cuong-Vu – tromba
Giancarlo Schiaffini – trombone
Zeno De Rossi Batteria
Danilo Gallo – contrabbasso
Maria Vicentini – violino
Luca Grizzo – percussioni
Romano Tedesco – contrabbasso

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Il pacifismo, l’antimilitarismo predicato dal Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, da Gandi, oggi ha degni rappresentanti riconosciuti col premio Nobel per la pace. Sono tre donne africane, un’economista, un’attivista ed una passionaria. Leyman Gbowee, liberiana, e’ la leader del movimento pacifista ”Women of Liberia Mass Act For Peace”, non violento. Si e’ battuta per la fine della guerra civile in liberia, invitando tutte le donne del paese a vestirsi di bianco ed a cantare e pregare per la pace, lottando per l’abolizione dei bambini soldato. Ha favorito l’ascesa di Ellen Johnson-Sirleaf alla presidenza della repubblica. Quest’ultima, anch’essa premiata, e’ un economista molto preparata, coraggiosa e determinata nella guida della Liberia. La piu’ giovane delle tre, Tawakol Karman di 32 anni, e’ una giornalista reporter jemenita, militante in un partito islamico conservatore. Guida con un blog la rivolta non violenta per il cambiamento ed ha sfidato il presidente Saleh togliendosi nel 2004 il velo mentre partecipava ad un meeting sui diritti umani. Da quel giorno non lo ha piu’ rimesso. Le donne di tutto il mondo prendano stimoli e tanto coraggio da
questi tre simboli del progresso civile contemporaneo per avanzare e far avanzare verso una reale democrazia tutti i popoli della terra, che oggi si trovano a dover affrontare sfide per garantirsi un presente ed un futuro con meno incognite possibili. Una volta scovata la causa del declino sociale, politico ed economico, solo l’azione puo’ portare al cambiamento ed al progresso. Giungono fresche notizie dallo Jemen che il presidente Saleh tra pochi giorni lascera’ e non per motivi di salute. Tawakol Karman, madre di tre figlie ha combattuto il potere dittatoriale e feroce di Saleh col suo blog, e tra poco sara’ vincente per il suo popolo. Anche in questa delicata situazione, un grazie va a Steve Jobs, al suo genio eterno che ha dato e sta dando una mano a tutti i popoli oppressi. “Siate affamati, siate folli” ha sempre sottolineato Steve.

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Ma ci vuole anche lucidità, coraggio, spirito di solidarietà per uomini e donne che amano il loro popolo fino all’estremo sacrificio. Mentre il diritto all’informazione ormai e’ “underground”, saranno i blogs a sostituirsi alle chiacchiere istituzionali dei giornali schierati. Un popolo che non riesce a cambiare, che non trova forza, passione e coraggio prenda esempio da queste tre donne determinate d’Africa, autentiche perle preziose della intera umanità. La non violenza abbatte qualsiasi muro specie quando s’imbatte nella piu’ grande stonatura
umana: la guerra. Le donne, non qualsiasi, portatrici di pace, sono un grandissimo esempio che va oltre il premio Nobel. Auguri a chi ha coraggio, fame ed un pizzico di lucida follia, come piaceva a Steve Jobs.

Oggi cinema – una metafora – Gli analogici immortali di Ebo Del Bianco

Un omaggio, un ringraziamento alle autorità di Miami che il 29 settembre hanno voluto celebrare la figura maestosa di Federico Fellini, con alcune sue opere. Nella terra dove il Maestro e’ nato, nonostante fondazioni, associazioni, si registra solo silenzio, quasi di stato. Il perche’? E’ troppo attuale la visione artistica di Federico nei riguardi di questa società.
Prendendo ispirazione dal suo film “La voce della luna” e dalla straordinaria colonna sonora del maestro Nicola Piovani, cerchero’ umilmente e paradossalmente di rivitalizzare le “gesta” di due personaggi che si aggirano tra noi a nostra insaputa.

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La vecchia radio dall’occhio magico, la vecchia Singer, compagna storica e fedele: un telo ricopre le loro storie, le loro vicende. Accanto a loro, su un vecchio comodino e’ appoggiata una antica copia della “Domenica del Corriere” col disegno di Walter Molino. Poco distante, appoggiati su un divano risorgimentale, l’occhio fissa due personaggi d’altri tempi, in silenzio. Sono scampati al caos delle suggestioni, delle troppe confusioni ed hanno travato rifugio qui. Hanno aspetto mite ed ingenuo, come coloro che vanno e vengono con la mente tra le nuvole. Sono trasparenti, in assoluta buona fede, distanti da ingannevoli tentazioni, percio’ risaltano piu’ della loro inutile identità anagrafica.Il piu’ giovane, dotato di occhiali da vista, confessa di aver rinunciato da tempo alla qualifica di “intellettuale” dopo aver vissuto per decenni in una mansarda biblioteca, ricoperta ormai piu’ da polvere che libri.”Fuori di qui, la società non e’ piu’ quella dei libri”, esclama questo signore “ex intellettuale” di nome Salvini. L’altro, invece, con bombetta, pantaloni alla zuava e scarpe da tennis gli risponde:” Cosa facciamo qui a braccia conserte? Noi siamo viaggiatori in cerca dei colpevoli di tutti questi eccessi, di tutte queste confusioni sociali. Andiamo fuori a catturare i loro simboli. Don Chisciotte per noi e’ solo una favola finita in malo modo. Il mio nome e’ Gunnella”. Entrambi sono “scappati” dal mondo in celluloide per infiltrarsi nella società che, a quanto pare, li tollera al punto di desiderare la loro presenza. Questa società apparentemente caotica, in realtà e’ stata abbandonata a se’ stessa, ad una solitudine collettiva. E’ stata saccheggiata, denudata anche nei suoi valori intimi. L’arte, allora,coi suoi personaggi, non puo’ che reagire con amore, asciugandole le ferite, colmando vuoti, offrendo gratuitamente la sua assistenza per aiutarci a sopravvivere, come un vero e proprio valore aggiunto.Quindi, eccoli entrambi in azione, la’, Salvini e Gunnella a caccia di verita’ e falsi miti. Giunti al cospetto del mostro televisivo, della piovra che cattura consenso in cambio di poco o nulla,con l’articolo 21 ormai in prepensionamento, Salvini ha staccato la corrente. Gunnella, invece, tenta di togliere il microfono allo speaker. La televisione, e’ troppo potente per loro, per le loro ingenue crociate. Gunnella, da ex funzionario istituzionale, ha il compito di rilevare mancanze ed eccessi di caos, ed assieme al “cenerentolo” Salvini, deve porvi rimedio. Sono talmente convinti di centrare gli obiettivi che avanzano impavidi ed incoscienti. Purtroppo, nessuno li teme, perche’ piu’ che addentrati nella realta’, sembrano interpreti di una favola dove, da un momento l’altro, puo’ sbucar fuori “Cenerentola” con la magica scarpetta per offrirsi come donna ideale. Gunnella e Salvini sanno che non tutto sta scritto nei libri; la loro verifica porta a questo risultato. Ma anche loro sono tra gli analogici immortali, ormai sommersi da codici e vocabolari per orientare la loro mente con maggiore chiarezza. Il telecomando non e’ l’oggetto dei loro desideri.L’obiettivo e’ chi sta dietro le quinte del pannello televisivo. Cambiando canale, la vita non cambia……solo qualche piccolo abbaglio.Il mondo in celluloide che vi ospita, e’ la vostra sede naturale. Questa societa’ ormai vi ha cancellato dalla sua quotidianeita’. Saltuariamente, pero’, potete rifugiarvi qui, sfogliare la “Domenica del Corriere, chiedere alla donna di casa, e non a “quella ideale”, di ricucirvi con la vecchia Singer uno strappo alla camicia.
Siate eternasmente vivi, analogici e qualche volta presenti.

p.s.:all’amico felliniano Rino Guidi Ottobre 2011 Ebo Del Bianco

“Oltre i sogni, oltre il tempo” di Ebo Del Bianco

Ispirato dall’ascolto di “overjoyed” di Stevie Wonder: un attacco di nostalgia respinto con semplicità assoluta.
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Sovraccarica di bagagli, di valigie, ti sei allontanata per sempre scomparendo tra una pioggia battente. Qui, tutto e’ rimasto intatto, da quel pomeriggio di ottobre. Ora il posto macchina vuoto manda un forte richiamo oltre il tempo, già inesorabilmente trascorso. Non viaggiare mai attorno a te stessa: il rischio di occupare quel posto vuoto e’ sempre molto alto. Viaggia continuamente oltre i sogni, oltre il tempo che ti costringe alla realta’. Non ci sono, non ci saro’ piu’ ad attendere l’arrivo dei giorni fatidici. Sono già in viaggio al di la’ della ritualità, sospinto da un’energia “atomica”: l’imprevedibilità. All’apparenza, tutto sembra intatto, persino le foglie del primo autunno, sembrano le stesse. Sono proprio io a non essere piu’ in sosta, in attesa, dinamicamente proiettato verso il fascino di tutto cio’ che e’ incognito. Ora, che intravedo in lontananza una grande soglia, che potro’ oltrepassare sovraccarico di speranze, accetto quella via “non maestra”, accetto le sue insidie, accetto i suoi tentacoli, ma anche le sue atmosfere, i suoi profumi mai evanescenti. Oltre i sogni, oltre il tempo, oltre ipocrite nostalgie: mi troverai seduto su una vecchia pietra a contemplare tutto cio’ che ancora e’ permesso all’umana sensibilità. Eccolo la’, il tempo sopraggiunto cosi’ rapidamente, che scompare in compagnia della nostalgia.
Ed il viaggio, il mio viaggio prosegue senza soste.

Ebo Del Bianco
Ottobre 2011

Pesaro jazz village 2011 di Ebo Del Bianco

Cronaca di una “maratona” jazz di 16 sere a palazzo Ricci, a Pesaro, dal 27 agosto al 11 settembre.
Supporto musicale in compagnia di Markelian Kapedani trio col suo “Balkan Bop”.

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All’interno della festa nazionale dei democratici a Pesaro 27 agosto/11 settembre, il jazz village nel giardino di palazzo Ricci, ha avuto un ruolo di protagonista assoluto, per organizzazione, direzione, pubblico e ben 67 musicisti jazz di ottimo livello. Nonostante l’”editto” di Venezia e qualche smemorato sanremese, Adriano Pedini, Andrea Biancani, il Fano Jazz Network ed il Pesaro jazz Club, sono riusciti nell’impresa di battere ogni record di pubblico.si inizia il 27 agosto con 4 big dell’italian jazz ed europeo che riescono a fondere insieme due arti a loro famigliari: il jazz e la pittura. Sono Giovanni Falzone, tromba e flicorno, Valerio Scrignoli, chitarra elettrica, Paolino Dalla Porta, contrabbasso, Manu Roche, batteria. Concerto azzeccato come le opere, su piatti in gre’s, riprodotte con la genialità di ogni singolo musicista. Domenica 28 agosto tocca ad Antonio Farao’ trio ormai affermato anche a livello europeo. Farao’, per quello che sa fare al piano, potrebbe tranquillamente cimentarsi in piano solo. Lunedi’ 29 agosto prima gradita sorpresa: gli Havona con special guest l’amico Gianni Giudici. Sono 5 giovani che assieme a Giudici all’hammond e piano, si producono in una performance dal groove che eccita il pubblico. Nel loro sound c’e’ tutto di quanto piu’ fedele alle passate atmosfere fusion ed anche una proiezione verso il futuro del jazz.Ottimi Paolo Sorci alla chitarra(ama Jimi Hendrix) ed Eduardo Javier Maffei al sax tenore e all’amato Ewi Akai elettronico. Maffei sta preparando un progetto, top secret, dedicato a Michael Brecker. A Gianni Giudici un grazie per aver suonato, improvvisato quella melodia che gli ho “scovato” in un suo sound check. Martedi’ 3o agosto tocca ad un quartetto che ha lasciato il segno. Max Ionata al sax tenore e soprano, Luca Mannutza al piano, Nicola Muresu al contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria. Grandissimo e cresciutissimo Max, ex FIOM come il sottoscritto, con tanta potenza espressiva. Mannutza e Muresu, poi, oltreche’ ottimi accopagnatori (come Angelucci), sono anche sardi, quindi creatività, genialità, versatilità e simpatia a dismisura.E’ stato uno dei migliori concerti al Village. Mercoledi’ 31 agosto tocca a 8 jazzisti , MP’s Bunch, un gruppo di esperti jazzman esperti e facenti parte del nocciolo della Colours Jazz Orchestra. Il concerto evidenzia grande affiatamento tra i singoli, grande tecnica innovativa ed un lavoro di ricerca collettivo profondo. Giovedi’ 1 Settembre in evidenza un altro quartetto con Daniele Di Gregorio alla marimba, Massimo Manzi alla batteria, Maurizio Mazzarri al piano, Giacomo Dominici al contrabbasso. Concerto molto ritmico assai vicino al latin jazz. Venerdi’ 2 settembre sul palco del village sale Danilo Rea al piano col suo smisurato talento ed una mano sinistra a livelli mondiali. Una fusione di stili lazz, con punto di riferimento l’omaggio a De Andre’. Pubblico in delirio, bis a ripetizione: Danilo Rea e’ stato grandissimo. Sabato 3 settembre e’ la volta di 2 concerti assai diversi tra loro, ma molto interessanti. Il primo, il trio Salvatori, Spinaci e Consolmagno, propone un suono particolarmente originale e piacevole con l’emotivita’ percussionistica di Consolmagno, le invenzioni vocali del chitarrista Spinaci che ricordano l’estremo oriente, ed il timbro al sax di Salvatori. Segue il quartetto di Vittorio Gennari, ormai affermato beniamino di casa, strappa cuore e lacrime col suo sax alto, specie nelle ballads. Non e’ jazz d’altri tempi, e’ il jazz senza tempo che si puo’ sempre suonare. Domenica 4 settebre tocca ad un gruppo internazionale: Markelian Kapedani trio. Alla batteria, l’israeliano Asaf Sirkis, al contrabbasso, il moscovita Yuri Goloubev, al piano l’amico prediletto albanese Markelian Kapedani. Presentano al sempre piu’ numeroso pubblico, il CD Balkan Bop, uscito da qualche mese etichette Red Record. Su questo trio, su questo progetto, ho già scritto recensione che già conoscete on line. Il concerto live e’ stato straordinario, promosso dal pubblico competente con scroscianti applausi. Una trio di professionisti che ha offerto i motivi popolari dei balcani con impronta Bop. Per il pubblico una rivelazione, per il sottoscritto una conferma di grandissima qualità innovativa del jazz. Lunedi’ 5 settembre sul palco sale Fabrizio Bosso col suo trio alle prese con “Spiritual”. Bosso alla tromba e flicorno e’ un mostro di bravura, ma anche Marsico all’Hammond non e’ da meno e con lui Minetto alla batteria. Il sogno sarebbe vedere Bosso ed ascoltarlo con un suo progetto innovativo, magari con piu’ liricità e meno sovracuti. Martedi’ 6 settembre sale sul palco del jazz Village il trio di Roberto Gatto alla batteria, con Gaetano Partipilo al sax alto(un fenomeno!) e Giuseppe Bassi al contrabbasso. Siamo di fronte ad un linguaggio e fraseggio piacevolmente essenziali e sintetici, lontano da suoni ripetitivi e ritmi paranoici. Questo trio lascia un segnale profondo: tutti e tre commossi a fine concerto per il consenso del pubblico. Mercoledi’ 7 settembre e’ la volta di Maurizio Giammarco Jazz Four, quartetto raffinato e coeso nei diversi brani proposti , alcuni composti da Giammarco, altri classici ripescati con maestria ed originalità. Maurizio Giammarco ai sassofooni, Luca Mannutza al piano, Francesco Puglisi al contrabbasso, Marcello Di Leonardo alla batteria, incantano il pubblico con la loro performance. Giovedi’ 8 settebre tocca al quartetto di Marco Pacassoni, vibrafonista di Fano, con un progetto italo tedesco molto intelligente. Pacassoni ama Mike Mainieri, bravissimo, ma la sorpresa e’ il batterista tedesco Arno Haselsteiner che con 3 uscite mostra grandissimo talento e disinvoltura nel supporto ritmico molto forte. Il concerto e’ stato molto gradito dal pubblico numeroso. Venerdi’ 9 settembre tocca ad un altro trio di gran classe con Lorenzo Tucci alla batteria, la rivelazione Filippini al piano, il super Bulgarelli al contrabbasso. Affrontano Coltrane con maestria, spirito innovativo senza usare alcun fiato. Consenso elevato dei critici perche’ il jazz italiano e’ cosi’ degnamente rappresentato. Sabato 1o settembre tocca ai LOG 2, un gruppo di musicisti pesaresi dai
capelli grigi che rimette in circolazione il “progressive” jazz, R&B di Brian Auger con forte nostalgia. Pubblico applaude se non altro perche’ il concerto evoca un periodo esplosivo della musica. Domenica 11 settembre, si termina con ABC Quartet, col sassofonista tenore canadese Bonisolo, il formidabile Paolo Birro al piano, Marc Abrams americano al contrabbasso ed Enzo Carpentieri alla batteria: Quattro talenti del jazz moderno che concludono in bellezza questa maratona jazz. Il pubblico e’ stato il protagonista di grande qualità, dando forti ed incoraggianti segnali ai musicisti ed anche allo staff organizzativo diretto da Adriano Pedini che si avvale sempre di ottimi collaboratori. Ai politici del PD Andrea Biancani, ormai da tutti simpaticamente “battezzato” assessore al jazz, Matteo Ricci presidente provincia Pesaro/Urbino, Sindaco di Pesaro e tutte autoritaà nazionali PD, un grazie di cuore. Avremmo voluto sul palco di cortile Ricci anche Nicola Piovani col suo quintetto perche’ anche tutti noi, come la musica che compone e propone, ci fa sentire amorevolmente e piacevolmente solidali e “bastardi”(come piace al maestro) nell’ascoltarla.

Ebo Del Bianco
ottobre 2011