Monthly Archive for Novembre 2011

Oggi al cinema – una metafora – “Il sipario” di Ebo Del Bianco

Omaggio al Maestro Federico Fellini a 18 anni dalla sua scomparsa.
Musiche di sostegno: “Il pianino delle meraviglie” ed “Ed ecco a voi” autore ed esecutore Nicola Piovani in quintetto.

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Sul palcoscenico accade sempre qualcosa quando si alza il sipario. Sta per andare in onda ciò che sta scritto nel copione. Gli interpreti sono sempre in attesa di un segnale sia quando entrano che quando escono di scena. Solo il Grande Protagonista si presenta da solo, alza il sipario con impeto, si dirige in cima al palcoscenico, chiede subito che gli applausi si trasformino in consensi. E’ lui il solo interprete di una parabola che neanche l’energia atomica la rende ascendente. I miti crollano come castelli di sabbia, uno dopo l’altro con un effetto domino. Il Grande Protagonista fatica a crederlo perchè in lui è incorporato il concetto dell’indistruttibilità. Chiama a sé tutto il contorno, i personaggi che lui ha plasmato e tenta di riesumarli. Ad uno ad uno cerca di dar loro una reinterpretazione, ma ormai sono burattini. Gli applausi non arrivano semplicemente perchè il pubblico ha tolto gli ormeggi e salpa verso casa ad intenerire il cuore col senso della realtà. Al Grande Interprete non resta che l’ultima chance: a sipario aperto si arrossisce la punta del naso, si spalma cerone e cipria sulle guance, si disegna un neo sulla fronte, si arruffa i capelli ed eccolo clown per pochi spiccioli. Purtroppo per anni ha fatto seriamente sorridere interpretando parti tragiche. Ora, solo sul palco, volendo interpretare una parte comica, riesce solo a non far ridere ed aggravare la sua uscita di scena. Ora, non fa più ridere: ha fatto troppo sorridere nelle sue interpretazioni anche quando il copione non lo richiedeva. Amareggiato si siede su una sedia al centro del palco ed osserva ad uno ad uno tutti i suoi personaggi seduti in platea a capo chino. Loro non sono in cerca di autore o di nuove interpretazioni. La società li sta abbandonando perchè ha scoperto con qualche ritardo il trucco del burattinaio. I personaggi di Federico non sono mai stati sul palco a dominare la scena. Sono sempre apparsi fugacemente ma veri, lungo la via del paradosso e dell’esagerazione. Ecco perchè a tutt’oggi, circolano per le strade, per le piazza, nelle case, dappertutto, perchè non sono finti.
Vattene, Grande Protagonista, il sipario lo chiudiamo noi,benestanti nello spirito, con le tasche ormai vuote. Persino il cane a 6 zampe sta finendo il carburante, mentre l’ing. Enrico lassù rivendica il suo progetto. Il popolo odia le maschere, sa tutto e non verrà più in platea ad applaudire. Per uscire di scena ed abbassare il sipario non è sufficiente un passo indietro, “Grande Protagonista” ora tra virgolette. E’ tutta la tua figura che va messa tra virgolette, perchè anche Federico l’ha sempre sostenuto senza mai averlo pronunciato. Sei stato tu stesso, nel momento che sei entrato in scena(ed hai tu stesso alzato il sipario), che ti sei trasformato in macchietta. Porta tutto la tua firma d’autore, perciò da solo lascerai il palcoscenico. La tua macchietta è scomparsa nel nulla. Nel frattempo torno tra i personaggi di Federico, un’ora col “pataca”, un’ora con “l’avvocato”, un’ora o forse più con Gradisca, un’ora col “fisarmonicista cieco”, un’ora con ciascuno tra tutti gli altri. Così l’arte mi accoglie spalancando le sue braccia. In nome dell’intelligenza dischiaro che mai sarà complotto o persecuzione verso la tua uscita dal palcoscenico. Certamente però il sipario non si è chiuso da solo……………………..

http://ebodelbianco.blog.tiscali.it/ Autore ebo del bianco Novembre 2011

“Vecchia America” di Ebo del Bianco

Ricordo di Lelio Luttazzi, il grandissimo showman, pianista jazz, cantante swing, conduttore televisivo, che ha portato il jazz nella musica leggera italiana.

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Era nato nel 1923 a Trieste. E’ sempre stato antifascista sin dai tempi dei balilla. Il suo talento musicale fu immediatamente evidente perchè quando ascoltava un brano americano, assimilava subito il linguaggio e trasportava tutto sul pianoforte. La sua ironia, disinvoltura, leggerezza sul piano, nascondeva grande tecnica swing, varietà di accordi; anche nei testi gli piaceva “americaneggiare”. Una volta presa confidenza col brano, ci giocava sopra con grande humor.Era legatissimo a Trieste, la sua città, come del resto il grande pugile Tiberio Mitri. Questa fantastica città fa da sottofondo a molte sue canzoni swing. La televisione del sabato sera, quella in bianco e nero, la televisione del sano divertimento di studio uno, lo hanno visto grande protagonista. I duetti mozzafiato con Mina, fanno parte della storia di un popolo televisivo che aveva degli ottimi punti di riferimento anche col jazz.Lelio appariva sempre ironico, galante, elegantissimo con Mina. I due fuoriclasse suonavano con la voce e le mani dando a questo incontro un atteggiamento in duo di alta
classe. In quei momenti, con un’iniezione di swing, Lelio dava un tono americano alle fin troppo passionali canzoni italiane. Il Be-bop gli è stato sempre indigesto. Lui amava l’espressione ritmica dei bianchi, lo swing, amava le grandi orchestre, Ginger Rogers e Fred Astaire coi loro balletti.Lelio seduto al piano ti trascinava a schioccare il tempo con le dita, a ballare e cantare spensieratamente. Era anche autore di canzoni straordinarie come “Vecchia America”, “Il giovanotto matto”, autore anche di musiche per rivista con i famosi autori Scarnicci e Tarabusi. Le intromissioni jazzistiche di Lelio nelle canzoni hanno aperto un varco, uno spiraglio ad un ascolto di maggiore qualità meno banale. Lelio ha persino lavorato nel cinema nel film di Antonioni “l’Avventura”dimostrando di saperci fare. La sua grande passione è sempre stata Trieste. Di fatti dopo i 50 anni, Luttazzi torna da Roma verso la sua città e si ritira a vita privata pur essendo acclamato da tutti i musicisti e fans televisivi. Forse avrà voluto fare come Mina, apparendo rare volte in pubblico. Memorabile in TV un duetto a 4 mani sul piano con Lionel Hampton il più grande vibrafonista che sia mai esistito. Hampton curava la melodia coi toni alti con poche dita per mano. Lelio curava l’accompagnamento dindolandosi e mandando in eccitazione Lionel. Alla batteria Gil Cuppini una leggenda drummer italiana. All’ultimo festival del cinema di Roma, è stato presentato un film inedito intervista”L’illazione” su Lelio Luttazzi, intervistato e sollecitato da Pupi Avati. A 87 anni, lo scorso anno, anche Lelio ha spiccato il volo in silenzio. Lo swing italiano sarà sempre orfano di lui. La televisione di oggi è in mano a “raccontatori” di virtualità ed ai “tranquilizzatori” di stato. Tutto il resto quiz ed omicidi irrisolti, opinionisti in offerta speciale, prendi 4 paghi 2. Lo spettacolo leggero con una sola telecamera, le regie di Antonello Falqui, sono solo un vago ricordo. Il sabato sera non si ride più, tutto furbescamente serio ed impegnato. Il jazz, lo swing ? O si catturano al mattino alle 5 o dopo l’una di notte. Questo è il regresso culturale musicale di questo nuovo millennio. Bollani, pur essendo un grande, non sarai mai versatile e semplice come Lelio Luttazzi.

Novembre 2011 Ebo Del Bianco

“Recentemente” (Lately) di Ebo Del Bianco

Supporto musicale “Lately” Autore ed interprete Stevie Wonder – “Oggi sono io” Autore Alex Britti, interprete Mina.
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“Dai Oscar, vai avanti te, andiamo dove sai, sulle scalinate. L’autunno tarda ad arrivare: meglio così. Certo che vedere le foglie dei platani cadere inesorabilmente con questo caldo senza una goccia di rugiada o di nebbia, è desolante! L’autunno è sempre stato un preludio al letargo invernale, evidentemente qualcosa è cambiato, del resto come noi. Oscar, caro amico felino di passaggio, non fare scherzi. Non posso affezionarmi a te, Lyla in cielo s’incazza da “bestia”. Solo amici occasionali siamo, con la passione di sederci di notte sulle scalinate dell’anfiteatro naturale. Il latte con uovo è pronto nella ciotola: è tutto tuo. Oscar non siamo soli, siamo pedinati dalla noia che va a braccetto col silenzio, unico sintomo autunnale. Finalmente eccoci, fammi recitare la parte che più ci soddisfa, la parte dell’orso scorbutico che però non riesce a stare nella tana. C’è qualcuno qui? Siamo soli, ma ci possiamo fidare? Ed allora, cantami o diva, ascoltami, guardami, donna di tante incognite, di tante delusioni, di tante resurrezioni, di troppe emozioni. Eccomi ai tuoi piedi, ti sarò accanto, ma solo per disintossicare l’ultima parte che mi resta da vivere. Non sò se ci sei, se arriverai dal nulla, dall’imprevisto. Sò solo che le meteore transitano in cielo senza fermarsi. Sono scie luminose che per un attimo t’illuminano come se la vita fosse eterna”. “ Sono qui, non sono sola. Stringo le mie mani a lui, perchè oltre l’amicizia c’è qualcosa che tu non osi mai pronunciare”. Mi sento improvvisamente destinatario di queste lapidarie parole che provengono da due ombre visibili per due sigarette accese. E’ proprio “Eva”e con lei colui che mai potrà sostituirmi: non sono mai entrato in questo gioco. Oscar la riconosce, la cerca strofinandola con la coda, mentre l’intruso osserva tutto come se fosse un film che non lo riguardasse. “ Resto nel mio alveo, composto, libero, col mio cuore anarchico. Vai pure, oppure resta, il computer mi darà energia se tra breve su You Tube cavalcherò le note di “Oggi sono io” interpretata con vigore unico da Mina. Di me non ricordare nulla, perchè di notte è Oscar che guida le mie fughe di mezzanotte. Di te ricorderò i capelli folti come un tempo lo era la foresta amazzonica. Di te ricorderò gli occhi puntati come un riflettore, mai occhi di sfuggita che trafiggono anche i cuori di pietra”. Il faro del porto è in attesa di spegnersi all’alba, e la nebbia finalmente ci fa dileguare. Il non vederci è naturale, non è un aspetto opaco della vita, è la realtà che entra in vigore al mattino. Dopo l’ultima pagina si chiude il libro, prima di poter leggere e scrivere la parola fine. La vita è fatta di continue aperture perchè tutto possa sempre accadere.

Novembre 2011 Ebo Del Bianco

“Night’s power”- Immagini della notte in riviera -

1) Miles Davis group -
2) Al Jarreau & George Benson group.

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La luce ad intermittenza segnala pericolo in fondo alla via oscura. Via deserta, orfana di tutto, un colpo all’accensione e la macchina, alle 3 di mattina, parte di slancio. Dalla collina si distendono in lontananza tutte le luci della riviera, da Cattolica a Rimini. Chi sono gli abitanti della notte frequentatori del parco divertimenti? La macchina si avvicina a Portoverde di Misano, il porto dei grattacieli sul mare, una mini Miami se fosse più promossa, più aperta a tutti e non solo “riservata” ai suoi residenti estivi. Negli anni 80′ Radio Portoverde col sottoscritto trasmetteva Jazz 2 volte la settimana. Ora la Radio non c’è più ed in questo autunno a quest’ora un pesante silenzio ti dà la senzazione che al night dove non c’è live music, che la notte sia tutta legata all’avvenenza del corpo umano femminile. La macchina è già diretta a Misano Adriatico, la città del verde, la città dei miei antenati, la città che in estate offre ospitalità a tante famiglie italiane che con qualche spicciolo in tasca qui trovano ambiente ideale per ferie al mare. Misano dorme, come la grande madre di famiglia in città, in attesa di poter programmare qualche altro giorno di riposo al mare. La macchina ha già oltrepassato il cartello segnaletico di Riccione lungo la via del mare, e già il traffico giovanile si fa più intenso. Sono giovani che vanno e vengono, che hanno stampato sul petto “Notte non stop”, ed è giusto che sia così. Il loro desiderio è di non stare mai fermi, di parlare a voce alta (perchè nei fatti pochi li ascoltano), di autodeterminarsi nei loro approcci, di avere la notte come spazio, di sognare e di avvicinarsi alla speranza che un domani anche di giorno sia così. Riccione, nella sua ormai notissima via Ceccarini, mi dà lo stimolo di scendere, parcheggiare, passeggiare, e notere giovani pacifici, immediati, diretti e molto teneri. Sembra un’ altra società, vederli sorseggiare cappuccini, ridere e scherzare. Osservarli è un piacere, garantire loro un futuro è un dovere! Come è lontano “Montecitorio” dalla loro semplicità e goliardia. A “Montecitorio” come svago preferiscono il mattino tardi ed il pomeriggio tardi. Di notte , si mormora da più parti, devono sempre lavorare per farci uscire dalla melma. Questi giovani danno loro un consiglio: dormire di notte, alzarsi presto al mattino e lavorare con la elle maiuscola specie nei momenti in cui vanno a vendere spots e proclami in televisione.
Via di corsa, si va verso Rimini, verso la città più borgatara della riviera, cioè la città che non tiene all’abito da sera ma, alla divisa da lavoro, alla tuta, a tutto ciò che la rende particolarmente e piacevolmente rumorosa. C’è gente che torna dal divertimento, ma tra loro ben mimetizzati, spiccano anche coloro che usano mercificare il loro corpo dietro qualche siepe di fortuna. E’ un antico mestiere, poco edificante, che accontenta solo coloro che in un momento di solitudine cedono ad un istintiva esigenza sessuale.La legge punisce il pubblico approccio, per il comune senso del pudore, però le escort che viaggiano in pulman scortate da occhi indiscreti………………………………
Tiriamo diritto sul lungomare di Rimini, in direzione porto, Grand Hotel. Il porto era il luogo che Federico Fellini frequentava coi suoi amici più cari. Ricordate “I vitelloni” i non aspiranti lavoratori? Il 31 ottobre ha segnato il diciottesimo anniversario della morte del maestro Fellini, ma Rimini lo sa? Molte strutture pubbliche sono a lui intestate, ma allora perchè non ci sono rassegne a lui dedicate? Ciao Rimini, preferisco il tuo mercato mattutino del sabato, la caciara dialettale degli ambulanti che montano le bancherelle, ma via in autostrada con prossima meta Cattolica. Dieci minuti, non di più, e Cattolica mi accoglie come in ogni momento. La sua gente è un gioiello per l’ospitalità, per l’educazione, la bontà d’animo ed il rispetto. I cattolichini sono allenati al turismo, versatili, un po’ dormiglioni al mattino, ma ti offrono tranquillità scacciando l’ansia. Quest’isola felice della riviera romagnola sia di esempio a tanta gente che pensa poco a migliorare rapporti interpersonali tra le persone. Ora, come un musicista che torna dal lavoro, spengo la macchina, mi avvio verso la mia tana, ed in attesa di raccontarvi tutto e di più si va a riposare. Il potere della notte è immenso ed intrigante pieno di fascino.

Novembre 2011 Ebo Del Bianco

“Strettamente confidenziale” Di Ebo Del Bianco

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Sul Mediterraneo spira un’aria nordafricana tutta salutare e preciso che non e’ l’anticiclone delle Azzorre portatore di caldo. Sono crollate tre dittature, in Tunisia, in Egitto, in Libia, ed ora gli occhi e non i fucili sono puntati su Siria e Yemen. Ma sia Assad, che Saleh,non hanno scampo: il popolo vince sempre specie contro chi lo opprime. Sulla fine di Gheddafi, su tutte le ultime sequanze del “linciaggio” fino alla morte del rais, qualche distanza va presa. Senza entrare nel merito delle vicende politiche della Libia, si chiede solo ai soliti noti a cosa e a chi serve l’accanimento spettacolare su una drammatica vicenda? Sulla Nato, ovvero l’esercito della cosidetta “salvezza”, l’esercito “arrivano i nostri” pesano 8 mesi di alterne vicende contradditorie tra il dire e il fare. 8 mesi di bombardamenti “intelligenti” per proteggere il popolo libico oppresso (giustissimo), ma siamo sicuri che sia andata così nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione Italiana, dato che anche noi eravamo presenti? Si ha l’impressione da quelle immagini di Gheddafi ferito, ma vivo, che nulla si è potuto per arrestarlo e processarlo. Si comprendono le reazioni del popolo dopo 40 anni di dittatura, ma quella caccia all’immagine funebre e’ da Medio Evo, cari operatori di cellulari, di televisioni. Secondo argomento, lo scambio di occhiate ironiche tra la Merkel e Sarkozy con il conseguente mormorio del pubblico. Purtroppo è accaduto, volenti o nolenti, e ciò, non dà inizio ad una sfida (caro Tg 1 di fine ottobre) tra Italia contro Francia. Chi finge di non capire e’ un ipocrita laureato. Si spera che siano ben pochi, comunque la vita italiana non e’ fatta solo di barzellette e slogan. Quello specchio d’acqua fa gola a troppi “Narciso” che tessono lodi alla propria immagine nonostante il disgusto di chi non li sopporta più. Con un bel tuffo collettivo si salva l’onore e si evitano risatine ironiche tra gli osservatori. Giuliano Ferrara, da piazza Farnese di Roma, ha invitato i supporters a sorridere beffardemente all’ambasciata francese: qui allora c’è da piangere e si dà ragione al silenzio di Scalfari quando gli si chiede un parere su Ferrara. Questo è un paese dove il governo non cade perchè l’opposizione non dà sufficienti garanzie. E’ il paese dei campanelli questo? Tutti danno l’allarme e nessuno spegne l’incendio. Come fanno a non (per ora) sorridere gli osservatori?
Ultimo argomento , la competizione sportiva che si evidenzia molto nelle gare di velocità. Per 5 anni ho lavorato otto ore e passa al giorno all’Autodromo Santamonica di Misano Adriatico con specifiche mansioni di addetto stampa e pubbliche relazioni. All’inizio tanto entusiasmo, tanta energia, ma anche tanti spots e pubblicità, tanti amici piloti: un mondo che ho voluto abbandonare a metà anni 70 non solo come dipendente, ma anche come appassionato. Oltre la delusione per il mancato festival “Santamonica Rock Jazz” che mi ha trafitto il cuore, in pista più si va forte , più si ha probabilità di vincere, ma il rischio per i piloti e’ altissimo. I piloti sono esseri umani, diventano amici e quando ne perdi diversi in poco tempo, inizi a riflettere. Quando si e’ in gara si è concentrati a non commettere errori, si ragiona a 300 all’ora, e non si pensa al resto. I Piloti non sono tutti folli ad andare così forte. I “matti” sono quelli che sulle strade normali vanno a palla scambiando una curva di 300 metri per un rettilineo e si ritrovano a sinistra perché non conoscendo i raggi di curvatura non sanno dosare la velocità. Tra i diversi amici delle due ruote annoveravo tra gli altri Paolo Tordi, Otello Buscherini, Renzo Pasolini, Giuseppe “Kociss” Elementi, Kim Newcombe. Nel giro di poco tempo se ne sono andati in cielo come se dovessero andare ad un appuntamento. Si resta malissimo, il cuore distrutto, la mente no. Allora ho pensato al resto della vita, alle tante competizioni a cui si e’ soggetti e me ne sono andato. Ho rivissuto quei drammi nello sguardo dei genitori di Marco Simoncelli, di sua sorella, della sua fidanzata, dei suoi amici e compagni in pista. Domenica 23 ottobre 2011 alle 10 di mattina ho assistito tutto in diretta Tv subito ho intuito la tragedia con la stessa angoscia di quella domenica di maggio quando Renzo e Jarno insieme se ne sono andati per sempre mentre la domenica prima scherzavo con loro ai box. Quando in un mattino di autunno al santamonica ho stretto la mano all’ing. Enzo Ferrari, mi sono detto:” Ho stretto la mano ad un grande italiano che ha sempre amato chi usava più il gas del freno per vincere”. Ora mi perdoni, ing. Ferrari, se spesso uso più il freno del gas.Il coraggio, l’amore per il rischio di competere l’ho deviato verso altri aspetti della società, anche se il cuore, il rombo di un motore………………………

Autore Ebo Del Bianco http://ebodelbianco.blog.tiscali.it/

Autunno 2011

Ricordi di Jazz Anni 80′: Woody Shaw – di Ebo Del Bianco

E’ Doveroso ricordare che negli anni 80′ a Riccione, città di turismo, esisteva l’Arci Blue Note Jazz Club, del quale ho fatto parte come socio sostenitore. Questo gruppo di amici, amanti del jazz, ed anche musicisti dilettanti, hanno il merito di aver organizzato una lunga rassegna jazz dedicata al Be-Bop, ma anche con accenni al free e all’hard bop. Uno dei tanti concerti di grande successo di quegli anni che limpidamente viene alla mente, fu quello di un trombettista fenomenale americano di colore, Woody Shaw. Dalla rivista “Down Beat” 1978 testuali parole di Miles Davis:”Ora c’è un grande trombettista. Suona diversamente da tutti gli altri”. Quando pochi anni dopo lo vidi ed ascoltai sul palco a Riccione, dal suono della sua tromba ho ricevuto un richiamo straziante, disperato, ma carico di forza e di speranza.In poche parole, nelle note di Woody, sgorgò un blues straripante che tutt’ora evidenzia i disagi metropolitani della gente di colore. E’ il terreno fertilizzato da Dizzy e Clifford, poi seminato da Lee Morgan e Freddy Hubbard. Lee Morgan, tra l’altro, grandioso trobettista, fu ucciso a soli 34 anni con un colpo di pistola da una gelosa fidanzata in un Jazz Club di New York. Sul palco di Riccione, con Woody c’era il funanbolico e vulcanico trombonista/percussionista Steve Turre, il pianista Mulgrew Miller, il batterista Tony Reedus ed il contrabbassista Stafford James. Questo gruppo si affermò con una miscela geniale, variopinta e originale di note Blues. Ha dato veramente l’impressione di essere ai vertici della improvvisazione affrontando temi Bop con un accanimento devastante e preciso. La raffinatezza di Woody Shaw, è dovuta agli innesti di avanguardia con Eric Dolphy e John Coltrane. Ha suonato di tutto ma il segno
profondo nel suo talento glielo ha trasmesso Eric Dolphy uno dei più grandi inventori di jazz (morto a soli 38 anni nel 1964). Nel 1964 Woody si trasferisce a Parigi e lì suona con Bud Powell, Johnny Griffine Kenny Klarke. Nel 1965 torna in USA ed entra nel gruppo del pianista Hard Horace Silver. Quindi va con Chick Corea, Jackie Mc Lean, Mc Coy Tynwer, Andrew Hill e spesso con Max Roach. Dal 1970, le sue prestigiose collaborazioni continuano con Joe Henderson, Art Blakey, Bobby Hutcherson. Nel 1974 torna a New York con Louis Hayes e due anni dopo con Dexter Gordon. Negli anni ottanta forma una serie di quintetti super, tra i quali quello con cui si presentò a Riccione, e così fino alla sua morte avvenuta a New York a soli 45 anni. Anche Woody , si legge in alcune note autobiografiche di Miles, andava sul pesante e non di certo con vitamine o ricostituienti. Oltre Woody e gli altri, nel concerto di Riccione spiccò il talento stravagante di un giovane trombonista, Steve Turre, dal fisico statuario. Steve indossava una giacca che, al posto dei bottoni, aveva coperchietti che al minimo movimento mirato di Turre emettevano suoni perfetti. Qualche decennio più tardi , Steve Turre, col suo gruppo, si presentò come solista jazz a Fano suonando oltre il trombone, un serie infinita di enormi conchiglie oceaniche(!!). Ho ricordato Woody Shaw per le emozioni che dà il blues, il suo blues, dotato di una carica esplosiva unica.

Novembre 2011 Ebo Del Bianco