Monthly Archive for Gennaio 2012

“ Anni ’70, anni ’80: anni di misteri” di Ebo del Bianco

Supporto musicale:colonna sonora “Il camorrista” scritto ed eseguito per il film opera prima di Giuseppe Tornatore, da Nicola Piovani in quintetto.
Musicisti:
Andrea Avena – contrabbasso
Marina Cesari – sax e clarinetto
Pasquale Filastò – cello e chitarra
Cristian Marini – batteria e fisarmonica
Nicola Piovani – pianoforte.

In ricordo di Roberto Morrione e Giorgio Bocca.

E’ appena terminata la visione del film “IL padrino parte terza”. Epilogo sconcertante, cambiano i nomi di alcuni illustri protagonisti, i riferimenti alla realtà no, sono troppo evidenti e chiari. Sono alcune tristissime vicende degli anni 1970, 1980. Non vi è dubbio che il destino dell’Italia, sia stato inesorabilmente segnato da quegli anni in poi. Troppi misteri, troppe coincidenze, troppi omicidi di stampo politico/finanziario/mafioso hanno evidenziato la situazione precaria di uno stato in balia della disinformazione e dei poteri occulti. Iniziamo subito con lo IOR, Istituto Opere Religiose, la Banca vaticana, il cui capo, Mons. Paul Marcinkus, è stato chiacchierato in numerose vicende economico/finanziarie italiane tipo il crak del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, i rapporti col faccendiere Michele Sindona ed il capo della P2 Licio Gelli. Nella parte finale del film “Il padrino IIIa parte”, si fa esplicitamente riferimento a papa Giovanni Paolo Primo, Albino Luciani. Marcinkus non vedeva di buon occhio l’elezione a Papa di Luciani legato alle tradizioni religiose del cattolicesimo e non al potere economico della chiesa. Marcinkus diceva che questo papa non era come il precedente. Con questo Papa la Chiesa non avrebbe più l’uso del denaro alla stregua di una qualsiasi banca. Albino Luciani fu eletto Papa il 26 agosto 1978. Non vedeva di buon occhio sia Calvi che Sindona. Con la sua elezione venne pubblicato elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buone parte dei quali erano del Vaticano. La lista era stata diffusa dal piccolo periodico “OP”, Osservatore Politico, di quel Mino Pecorelli ucciso un anno dopo l’elezione di Luciani, in circostanze ignote tutt’ora.”OP” era uno strumento dei servizi segreti per comunicare ai politici anche possibili eventi futuri. Pecorelli era legato a Gelli, Sindona e Calvi. La lista ecclesiastica massonica comprendeva tra gli altri Jean Villot (segretario di Stato), Agostino Casaroli (ministro esteri Vaticano), Paul Marcinkus (capo Banca Vaticana), Don Virgilio Levi (vice direttore Banca Vaticana), Roberto Tucci (direttore radio Vaticana). Papa Lucioni morì il 28/9/1978. Molti sono i dubbi sulle ultime ore di vita del papa. Lo scrittore inglese David Yallop, nel suo libro, sostiene la morte violenta del Papa. Qualche mese prima della morte del papa, venne rapito ed ucciso Aldo Moro. Nella vettura su cui viaggiava l’On. Moro in via Fani, c’era anche una borsa che sicuramente conteneva elenco iscritti alla P2: la borsa non fu mai ritrovata. E’ possibile immaginare un intreccio magari non concordato tra Brigate Rosse e P2?? Ci sono troppi misteri sulla vicenda Moro, e guarda caso con la scomparsa di Papa Luciani ha in comune gli elenchi degli affiliati alla P2: che strana coincidenza!! Tutti o quasi i protagonisti di quegli anni tenebrosi ed indecifrabili, perirono di morte violenta esclusi Licio Gelli e Paul Marcinkus. Su Papa Luciani, da parte della chiesa sarebbe stata più opportuna una autopsia per confermare la morte naturale del Papa. Il 20 marzo 1979 venne assassinato Mino Pecorelli, stesso anno e stessa sorte a Giorgio Ambrosoli esperto in liquidazioni coatte amministrative, magari tipo quella del Banco Ambrosiano. Nel 1982 venne trovato a Londra al Black friars bridge impiccato Roberto Calvi. Nel 1986 in carcere a Voghera venne avvelenato col caffè corretto alla stricnina, Michele Sindona. Mentre nel 2006, in Arizona, dopo essersi ritirato da ogni carica ecclesiastica vaticana, moriva da semplice sacerdote, Paul Marcinkus. Collegando le vicende di questi nomi illustri da parte della magistratura, potrà mai arrivare un domani vicino alla chiarezza? Cos’è successo in quegli anni? All’inizio degli anni ’90 spedii all’allora magistrato Antonio Di Pietro l’originale di una curiosa copertina datata giugno 1976 di un settimanale “Il Tempo” su cui era riprodotto in disegno Aldo Moro incatenato dietro le sbarre di un carcere. La copertina risale a 2 anni prima del rapimento e quel giornale era contrario al compromesso storico: di questo sono sicuro. Alcuni giornalisti di quel settimanale erano chiacchierati iscritti alla P2. Che profetici i giornalisti di quel settimanale………..!!
Altra stranezza recente, l’ultima intervista di Paolo Borsellino in mano alla magistratura, ancora non è prova per perseguire penalmente chi viene nominato da Borsellino stesso 7 giorni prima si saltare in aria. L’intervista l’ho ascoltata per intero, e secondo me, ci sono e come gli elementi per spiccare ordine cautelare. I cittadini chiedono verità, giustizia e legalità. Chiedono di sapere con esattezza come siamo giunti ad una situazione attuale insostenibile. In questo paese qual’è il peso specifico della parola democrazia? C’é ancora il diritto ad una vera informazione, oppure, come sosteneva il compianto Giorgio Bocca, la verità non interessa più a nessuno. Se così fosse si può pensare ad un decesso etico dell’Italia, altroché 150 anni di compleanno. Verità, sempre verità.

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

“Quo vadis Roma?” di Ebo del Bianco

Supporto musicale: The great gig in the sky – Pink Floyd -

Roma oggi come il lamento prolungato ed angosciante di una donna identico al brano musiacale dei Pink Floyd.

La Roma dei Cesari, la Roma dei consoli patrizi e plebei, la Roma delle grandi conquiste, la Roma dei grandi monumenti, la Roma dalla storia infinita, la Roma delle grandi illusioni di un intero popolo, la Roma oggi confinata in cronaca nera.
La Roma del potere centrale, la Roma dei Papi, la Roma del grande cinema, la Roma dello studio 5 di Cinecittà, la Roma dei sogni e del successo a disposizione di chi vi transita da cielo e terra, la Roma del grande traffico, la Roma della sterminata periferia, la Roma delle necropoli sotterranee, la Roma dei vecchi tram, da Portonaccio alla Garbatella, la Roma dei grandi palazzi, la Roma dei teatri, una Roma oggi in esondazione come un fiume che coloran di sangue il suo tragitto.
Quo vadis, Roma? La tua grandezza non si discute, si ama, ma resta in prognosi riservata. Le tue convivenze, le tue tolleranze, non sono condizionate dal colore della pelle, dal colore dell’anima. Tutto è alimentato da un’energia propulsiva e distruttiva: il colore dei soldi.
Scappa via Roma se sai dove andare. Metti a fuoco il marciume che che ti da un’immagine errata esalta il fascino della tua bellezza notturna dal Gianicolo, c’è ancora che si ricorda di te di ciò che aspiravi a diventare nel corso dei secoli: una città eterna.
Come il lamento di una donna che ha subito troppo, come l’angoscia che emette dalla sua voce, tutto fa pensare che anche tu Roma, hai motivo di additare chi non merita di vivere in te rendendo l’aria molto pesante. Sono in tanti, sono troppi, a far indossare a Roma l’abito nero del lutto e della vergogna.
Ma Roma li cancellerà dalle sue gloriose pagine con l’affetto di chi pur lontano non la dimenticherà un solo istante.

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

“You’re my every need” di Ebo Del Bianco

Protagonisti: Mister x – Oscar, gatto nottambulo – Lady blue, la sua voce, il suo sorriso, i suoi occhi
splendidamente seminascosti.
Ispirazione musicale: Brano omonimo del celebre chitarrista jazz John Tropea per anni con Eumir Deodato. Tratto dall’album “To touch again”.
Musicians:
John Tropea – guitar
Steve Gadd – left drum
Rik Marotta right drum
Richard Tee – acustic piano
Leon Pendarvis – Fender Rhodes
Will Lee – bass
Rubens Bassini – percussion.

“Svegliati e corri, Oscar, è tardi, è ora di partire, destinazione bar all’angolo, obiettivo caffè d’orzo macchiato soia, varie ed eventuali…………….magre. Oscar, aspettami sul sedile posteriore, hai più spazio e puoi osservare tutto il pellegrinaggio a – 2 di temperatura.” Eccola, pronto e servito, come se nulla fosse successo…..all’apparenza. Quella voce fa tornare alla mente “La ragazza di Bube”, Claudia Cardinale. Ma anche i suoi occhi, sorvolati da una frizzante frangetta, sono simili a quelli di Claudia. La tana dell’orso ora è lontana, vicino c’è solo Oscar che attende sonnecchiando. Caffè splendido, tutto d’un fiato, con l’occhio rivolto per qualche secondo a chi sta di fronte. Senza nome, senza storia, senza passato, senza futuro: ora solo presente inteso per vivere senza curiosità ed appartenenze. Il cuore, come al solito, mette serio imbarazzo: batte come una cassa di un drummer. Sei libero cuore, lo sei sempre stato, come la fantasia che ora inizia l’improvvisazione, inventa una possibile storia racchiusa in 15 minuti. Sei libero, cuore, come tra poco lo sarà Oscar accanto alla sua compagna di sventura che tra poco gli regalerà eredi senza iscrizioni anagrafiche. Sono già trascorsi 10 minuti, fuori siamo a – 3, al tavolo dei sogni proibiti a + 20. “ Oscar, pazienta un attimo, sto arrivando. Hai capito che in questo momento non c’è nulla da capire”. Mi stanno punzecchiando ipotesi, perché: è bastato un sorriso micidiale di primo mattino per far saltare in aria la tana di orsobruno. Che pena, povero animale! Girovago pellegrino a caccia di tempo utile per riempirlo con l’immagine di quegli occhi, col suono di quella voce, con tutto quello che senza preavviso ti rende vulnerabile senza volerlo. Per carità, resti tutto indefinibile, indefinito, fuori dai codici come semplici eventi quotidiani. L’orsobruno da una parte alla ricerca della tana, Oscar impaziente al freddo ed ai primi raggi di sole, “Lady Blue”, pronta a servirti un caffè macchiato e mandarti in tilt come un vecchio flipper. “ Dai Oscar, è ora, andiamo, ti stanno aspettando e tra breve senza cerimonie sarai padre, anche se tu stesso non sai di essere. Cerchiamo di non perderci nel freddo di questo mattino, andiamo ad interpretare il ruolo che ci riporterà tra 24 ore ancora qui ad attendere l’attimo per un nuovo caffè macchiato da “Lady Blue”.

Nel ricordo di Charles Bukowsky

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

News: congratulations. Di Ebo del Bianco

L’Academie du Jazz Francais ha eletto migliore musicista europeo del 2011, il sassofonista Francesco Bearzatti. La consegna del premio avverrà l’11 gennaio 2012 a Parigi nella place du Chatelet. Dopo il top jazz 2009, ecco che arriva un riconoscimento di livello mondiale. Francesco è un artista, senza confini, perchè lui ignora i confini che hanno sempre minato l’arte di comporre, l’arte di vivere, di stare insieme e progettare di tutto col suo Tinissima Quartet.
Ultimamente in ottobre, ha portato il suo ultimo capolavoro la Suite For Malcom X in Africa, ed era giusto e sacro che così fosse. E sono certo che già sta pensando ad un altro strepitoso progetto. Vorrei dire congratulazioni in tutte le lingue del mondo che partono dall’Africa fino ai posti più lontani.

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

“Confessione di un intellettuale ex metalmeccanico” di Ebo Del Bianco

Messaggio rivolto alla FIOM, a Emma Marcegaglia, a Sergio Marchionne, alle Istituzioni .


In questi ultimi tempi, da pensionato ex tuta blu ma acuto osservatore sociale, ritengo opportuno dover intervenire con chiarezza e con grande lucidità per dare il giusto risalto e dignità alla parola operaio che sento spesso pronunciare nei toni sbagliati. Voglio intervenire, cari illustri interlocutori raccontandovi il mondo della fabbrica visto da dentro, dalle 8 di mattina alle 18 di sera. Non vi racconterò banalità, vi racconterò verità sacrosante. Al mattino si arriva sempre 10 minuti prima. Si prende un caffè mentre s’infila la tuta, si parla dell’Italia (vista da dentro), una battuta sul calcio, una timbrata al cartellino e via ai posti di lavoro e non di combattimento. A noi ex tute blu risulta che in ambienti pubblici più di un lavoratore, dopo aver timbrato il cartellino, se ne esce fuori dal posto di lavoro in tutt’ altre faccende affacendato. Gli operai no, non lo faranno mai, perchè bisogna produrre ricchezza per vivere e non chiacchiere. In alcune parti d’Italia si riscontra anche qualche atteggiamento molto discutibile di qualche operaio abbonato alla mutua o a Sky per fare i propri comodi. Dura poco in fabbrica quel tizio: nel ciclo produttivo i lavativi non possono mai entrare.Quindi si escludono da soli. Quando inizia il lavoro si cerca, usando la parola organizzazione mentale nel compito da svolgere, di fare presto, di non fare fatica, di non sbagliare.
Quando consegnavo al mio capo officina, il mio compianto fratello di vita , il lavoro prima del tempo previsto e senza errori, il sudore, la fatica, erano per me un vanto averli addosso. Tutto l’ambiente della fabbrica dal titolare all’ultimo degli addetti ai lavori mi hanno insegnato questo, mi hanno ragalato tanto acciaio nello spirito,mi hanno insegnato a respirare quell’aria pura che fuori dalla fabbrica(grande verità!!) non si respira più. Fuori si respira aria di profonda delusione, si tocca con mano situazioni a dir poco vergognose, che danno un grande fastidio a chi in fabbrica è stato educato alla filosofia dell’intervento immediato e non del rinvio. Non ho mai visto in 28 anni di fabbrica un mio collega lavorare col freno a mano tirato, perchè cari amici in quelle 8 ore il lavoro è la nostra vita. Si vergogni chi pensa al contrario, chi pensa che il lavoro non dia modo di dare il meglio di sé stessi. Questa Repubblica, volenti o nolenti, è fondata sul lavoro e non l’ho scritto io, io l’ho vissuto come tanti ed ancora non è finita nonostante il tentativo di gettare nella spazzatura la parola pensionato. Si può ancora dare a questa società, se non altro l’esempio e l’incoraggiamento ai giovani. In certi ambienti fuori dalla fabbrica per non respirare l’aria malsana ci vorrebbe quella maschera antigas che usavo in fabbrica per tagliare bachilite. Il pomeriggio in fabbrica trascorre come il mattino: rumore di macchine, di attrezzature, di camion, rumori del lavoro. Quando si arriva sorridenti all’ora di tornare a casa, si scherza dopo aver timbrato il cartellino, ci si dà qualche innocente battuta e via a casa con le proprie famiglie.
Può succedere anche di ammalarsi seriamente come è successo al sottoscritto per una profonda ferita psicologica non dovuta al lavoro, non facile da curare. Ma i 27 anni più tosti, più intensi della mia vita, li ho passati in fabbrica: la mia vera segreta famiglia è lì. Non ho dubbi. Il messaggio che lancio alle istituzioni è di esaltare, incoraggiare, educare le nuove leve operaie, non con atteggiamenti punitivi, ma concedere loro dopo averli instradati al lavoro uno spazio di autonomia per potersi organizzare al meglio nella massima produttività. Se manca il rispetto, si sfascia tutto, e non si arriva al massimo traguardo: l’autoresponsabilità. Non è utopia, è buon esempio a chi timbra il cartellino e va a far spesa, e vive alle nostre spalle.E per cortesia nei salotti televisivi parlate dei problemi veri, quelli che ci attanagliano fuori dalle mura della fabbrica. Il lavoro di fabbrica si può organizzare in modo responsabile e democratico a patto che l’esempio parta da fuori quelle sacre mura, e qui c’è molto da obiettare. Da ex tuta blu chiedo maggior rispetto nei fatti verso chi opera in fabbrica, dall’imprenditore all’ultimo operaio. La classe operaia se non andrà in Paradiso, andrà poco distante da esso perchè rappresenta il motore di una macchina chiamata Italia. Se si spegne il motore si va tutti a piedi.
Ebo Del Bianco Buon inizio d’anno 2012

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

“Cera una volta mr.ciuf ciuf” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Tema musicale dal film “C’era una volta il west”, autore ed esecutore Ennio Morricone, regista del vfilm Sergio Leone.

In ogni parte del mondo il treno ha rappresentato un punto di riferimento nevralgico per congiungere posti diversi, luoghi diversi, città diverse, regioni diverse, nazioni diverse. Il treno ha sempre avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo storico, sociale, economico del nostro paese.
Immaginiamo insieme, anzi rivediamo insieme alcune sequenze iniziali del film di Sergio Leone ”C’era una volta il west”. La mitica ferrovia in costruzione che doveva congiungere l’est con l’ovest degli Stati Uniti d’America, le controverse vicende per ottenere i terreni su cui poggiare le ruotaie e varie infrastrutture legate al passaggio o fermata del treno: in quelle immagini viene sottolineata l’importanza fondamentale, il ruolo primario del treno nella storia di quel paese. Come in ogni situazione non solo cinematografica, spuntano all’orizzonte personaggi assai discutibili che hanno solo in mente la parola business, altri invece più vicini ai bisogni ed alle necessità della gente che intravedono nel treno un mezzo di importanza sociale strategica. Improvvisamente da quelle immagini del film proviamo a catapultarci nella realtà che oggi vive il treno. Quando ogni anno dopo l’estate partivo per Roma per frequentare le medie superiori, prendevo il diretto delle 23.45 da Cattolica ultimo vagone seconda classe, per risvegliarmi alle 7 di mattina a stazione Termini di Roma. Temo che quel tipo di treno non ci sia più, sostituito magari da una “Freccia Rossa” o giù di lì. Lo scorso anno a Novembre a metà mattinata sono tornato a Roma dopo 30 anni. Ho preso il treno, ho fatto un cambio di treno a Falconara ed ho viaggiato per Roma con un treno veloce. Ma io non avevo fretta, volevo viaggiare ed osservare le Marche, l’Umbria ed il Lazio finalmente di giorno dopo aver viaggiato per tanti anni di notte. Si viaggiava di notte perchè il sonno diluiva la tristezza nell’aver dovuto lasciare il posto dal quale si partiva. Di giorno si parte per andare in ferie, in gita, ad un appuntamento distensivo. Invece quell’ultimo viaggio a Roma mi ha dato l’impressione di dover interpretare il ruolo di un uomo di affari che si reca a Roma per impegni urgenti. Da sottolineare che tutto il mio vagone era vuoto e mi dava maggiore ansia non poter parlare con nessuno se non col personale che trasportava vitto. Se questi sono i treni che oggi viaggiano a palla, non possono trasportare gente comune come me, ma uomini d’affari, persone “importanti”, che hanno l’ansia di non arrivare in tempo. In treno non si parla più……..non c’è tempo per parlare……………a cosa serve parlare? Viaggiare, correre veloci, arrivare primi agli appuntamenti. State un po’ a vedere che a forza di arrivare in anticipo, si arriva in anticipo anche di là dove tutto ha fine. Mi chiedo allora quando e con che treno un FRATELLO emigrato dal Sud, trovandosi a Nord per lavoro può tornare a casa sua a riabbracciare i suoi famigliari? Molti treni, nell’orario invernale sono stati soppressi, compresi quelli che dal Nord vanno verso Sud e viceversa. Quelli che restano poi hanno un costo del biglietto assai elevato al punto che in certi casi conviene rinviare il viaggio.
Caro Mister Ciuf Ciuf, non quello del film di Leone, ma quello vero: tutto questo rumore per le grandi velocità con tanto di inaugurazione linee con rappresentanti del governo col berretto di capotreno, quali sono i treni accessibili alla povera gente, alla gente comune, alla gente usa il treno per tornare a casa. Il treno, in questo paese, svolge un servizio pubblico sociale oppure no ? Cosa le costa Mr. Ciuf Ciuf sedersi ad un tavolo con le parti interessate, col presidente del Consiglio esperto bancario, col ministro dei trasporti, guardarvi tutti negli occhi e combinare meno errori? Quel mister ciuf ciuf del film, col suo socio “Frank” ne hanno combinate di tutti i colori, ma lei è una persona sensibile che capisce al volo cos’era e cos’è il treno per gli Italiani che desiderano una grande rappacificazione nazionale, fare qualche chiacchierata in più sul treno, offrire solidarietà ai fratelli africani sedendo sul treno tra loro. A noi il razzismo, la discriminazione non risulta, siamo abbonati ormai a chiedere il giusto ed equo. C’è qualcuno che afferma che il nostro popolo dagli anni 60′ ad oggi ha vissuto al di sopra delle sue possibilità. Non è certo il popolo degli accelerati e diretti di seconda classe sempre stracolmi. Il treno dà anche una certa idea delle abitudini, del costume di un popolo. Speriamo tutti di trovare presto nel treno quell’atmosfera famigliare, a volte improvvisata, ma che è servita a renderci conto che non tutti gli italiani stanno bene.

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco

“Arturo & Chuco: the best of latin jazz” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: “I Remember Clifford Brown – autore ed esecutore Arturo Sandoval tromba
“Lacumi” – autore ed esecutore Jesus “Chuco”Valdes pianoforte.

La musica afrocubana, la musica afroamericana, hanno in comune la parola Africa, e non è una cosa da poco. Se poi facciamo una miscela delle due musiche, è inevitabile che saltino fuori due fuoriclasse musicisti cubani, il trombettista Arturo Sandoval ed il pianista Jesus “Chuco” Valdes, con il loro amico sassofonista Paquito D’Rivera. Al termine degli anni 60′ fondano a Cuba l’Orquesta Cubana De Mùsica Moderna, un primo colorito e ritmico atteggiamento verso il moderno, verso la fusione di diversi stili. Nel 1973 i due grandi musicisti fondano la mitica “Irakere” gruppo di musica afrocubana multicolore che è proprio la fusione di classica, jazz, folk cubano e rock. Sandoval con la tromba, con la sua stratosferica tecnica che a tutt’oggi lo pone ai vertici mondiali, riesce a suonare con indifferenza e disinvoltura classica e jazz. Ma la sua espressività lo pone vicino al Bop della 52a di Harlem, ma con un suono esplosivo. “Irakere”, questo gruppo di All Stars di jazz cubano ha in Chuco Valdes il suo direttore artistico, il suo grande comunicatore. Chuco , col suo talento pianistico, è portatore di un profondo sound ritmico/melodico
del latin jazz. Mentre Arturo Sandoval nel 1981 lascia “Irakere” e fonda un proprio gruppo e raccoglie strepitosi successi in Sud America ed in Europa. Poi all’inizio anni ’80 Dizzy Gillespie va a Cuba, conosce ed ascolta il suo degno erede Arturo Sandoval e subito la fa entrare nell’orchestra delle Nazioni Unite e per tre anni questi due mostri della tromba tengono formidabili performance. Su You tube c’è un filmato dove i due simpaticamente si sfidano con le trombe con sovracuti spaventosi e logicamente perfetti ed appropriati. Nel filmato, tra i vari percussiopnisti di questo scatenatissimo latin, si riconosce Steve Turre, il grande trombonista, che “sbarattola” con vari e strani aggeggi. Impossibile non percuotere mente ed il primo tamburo che capita tra le mani!! Se poi si ascolta “A night in Tunisia” dal gruppo Sandoval in un live, ci si accorge che nel brano Arturo aggiunge accenti ritmici fortemente latini. Chuco Valdes nel 1988 incide “Lacumi” il suo lavoro più importante. E’ un progetto dove i colori e la ricchezza melodica della tradizione musicale cubana, si mescolano con la tecnica e la profonda sensibilità artistica di Chuco Valdes. Oggi c’è un pianista europeo, albanese, musicalmente cosmopolita, che in un recentissimo festival jazz a Padova, in alcuni momenti, con molto impeto, mi ha fatto ricordare Valdes. E’ Markelian Kapedani, che col suo magico trio ormai sa navigare per tutto il mondo con sicurezza, sospinto da un vento afroamericano, afrocubano, afrolatino, ispirato dal suo grande amore per la sua terra balcanica. Mark adora il latin jazz e certamente il suo avvicinamento darà grandi frutti e successi. Nel latin jazz dei Caraibi, ci sono tanti nuovi musicisti alla ribalta, tra cui un altro grande pianista Michel Camilo che anni addietro abbiamo potuto ammirare alla Corte Malatestiana a Fano Jazz by the sea, con un trio composto da Chuco Valdes Hernandez alla batteria, Antony Jakson al basso elettrico. Qui addirittura alla compostezza teatrale a cui è soggetto il pubblico, è subentrato il rischio di ballare con tutti quei ritmi coloriti e quelle atmosfere latine.
Per finire una nota di colore socio-musicale, carica di speranza. Da 45 anni l’isola di Cuba subisce un pesante embargo, ma egualmente riesce ad esportare la vena artistica creativa musicale di tanti suoi protagonisti in tutto il mondo. La musica, il jazz, deve disarmare i contendenti, deve armare il loro intelletto , la loro anima, di tanta reciproca solidarietà, comprensione e sopratutto amore. Non vi è più spazio per discriminazioni, il jazz, inteso come voce di tutti i popoli, lecancellerà: questione di poco tempo.

Genneio 2012 Ebo Del Bianco