Monthly Archive for Marzo 2012

“Viaggi di Ulisse – concerto mitologico” autore Nicola Piovani – commento di Ebo Del Bianco.

Musica di riferimento: da “Viaggi di Ulisse”, l’Isola delle Sirene autore ed esecutore in sestetto strumentale con l’aggiunta di 9 voci registrate, Nicola Piovani.

Il maestro Nicola Piovani sta presentando in tutta l’Italia la sua ultima opera contemporanea”Viaggi di Ulisse”. E’ senza alcun dubbio il più acclamato autore di colonne sonore per il cinema d’autore dei f.lli Taviani, Fellini, Nanni Moretti, Tornatore, Benigni, Thompson, Pasolini. Ma è anche noto per essere autore della sigla televisiva di “Annozero” di Michele Santoro e di”Servizio Pubblico” oggi, sempre di Santoro. Da mesi ha presentato la sua ultima fatica “Viaggi di Ulisse”, un vero e proprio capolavoro. Al suo storico quintetto si aggiunge il pesarese Ivan Gambini alle percussioni ed un coro di voci registrato. Quest’opera materializza in musica la commozione che quei fatti, quei viaggi avventurosi di Ulisse, ancor oggi sono capaci di trasmettere non solo attraverso la lettura di “Odissea”, ma anche ascoltando le note di un gruppo di musicisti e voci registrate, diretti da Piovani. Gli strumenti usati sono il pianoforte, il sax, il contrabbasso, il violoncello, le percussioni, la tastiera elettronica. Le voci registrate recitano versi di poeti – James Joyce, Konstantinos Kovafis, Omero, Umberto Saba, Torquato Tasso, e sono inserite nella partitura ed hanno un ruolo fondamentalmente sonoro. Piovani ha fatto di tutto per mettere a suo agio con vicende storico/musicali incantevoli. La musica di Piovani è formidabile, scorrevole perchè incatalogabile.
Lui la chiama con dolcezza “musica bastarda”.
Quando ascolto quelle note esplodono gli stimoli a vedere, ad osservare, ad immaginare vicende, a raccontarle, ed è molto semplice per me seguire anche irrazionalmente quell’ispirazione musicale. Ecco perchè in diversi brani metafora, di atmosfere felliniane, per dare maggiore visibilità a ciò che essi contengono, ho scelto come supporto e stimolo la musica di Piovani. E’ il più grande ed estroso compositore di musica in circolazione, sempre imprevedibile ed originale come nei “Viaggi di Ulisse”. Piovani è da sempre stato attratto dalle favole della mitologia greca, tanto è vero che nel suo ultimo progetto “in quintetto” ben tre miti sono stati messi in musica ed esattamente i “Dioscuri”, “Il volo di Icaro”, “Narciso ed Eco”. I Dioscuri sono i due gemelli Castore e Polluce, inseparabili anche in opposti destini. Icaro, figlio di Dedalo, volando in alto sfida il sole ma perde drammaticamente questa sfida. Il mito di Narciso è di una attualità agghiacciasnte. Ama fugacemente Eco perchè lei non fa altro che ripetere il suo verso. L’autocontemplazione finale porta giustamente all’autodistruzione. Il principe dei narcisisti in circolazione, in questi momenti ha abbassato per opportunismo i toni, ma è sempre pronto a rientrare in scena per il suo ormai paranoico monologo.
Concludo citando gli arrangiamenti attuali di Piovani alla sigla televisiva di “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. Come al solito sono di un efficacia mostruosa, come quello sul disagio dei No-Tav
del 1 marzo. Nicola Piovani parla, sottolinea sempre al servizio del disagio popolare, con le note.
L’importante che ogni giovedì sera, anche se non in Rai, sia il pubblico ad assimilare questo linguaggio.

Marzo 2012 autore Ebo Del Bianco

“Passerella di teatro” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano “Perputuum mobile” autore ed esecutore Jerry Goodman.

Musicians:
Jerry Goodman – electric violin
Jim Hines – drums
Bob Lizik -bass
Kraig Mc Cleary – guitar
Fred Simon – Keyboards
Jeffery Vanston – Keyboards
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L’anfiteatro è aperto, vuoto. Dalle scalinate spicca la luce solare sul palco, dalla platea solamente lo stato di abbandono di un pubblico assente. Eccola, la prima a sfilare mostra il suo passato, con un passo cadenzato, tra misteri, supposizioni ed occasioni mancate. Un velo viola le ricopre il viso, gli occhiali scuri le danno sufficiente visibilità. E’ colei che non scopre le sue carte, sicura di sé e delle sue certezze, è colei che emette sentenze anche senza pronunciarle, senza sapere che i colpevoli a volte non sono gli altri. E’ la signora che sfilando occupa tutto lo spazio dell’oblio.
Ma a piedi scalzi, saltellando con la sua dinamica e stravagante adolescenza, sopraggiunge la ragazzina del quartiere con sottobraccio gli incontri su facebook e libri di scuola. Veste una maglietta e gonna capricciose, scarpette leggere, senza vincoli di passato ed in questa sfilata occupa tutto lo spazio incontaminato del suo futuro. In lontananza, da dietro le quinte, appare lei che non sfilerà mai, ma si siede in una platea deserta. E’ l’immagine del presente, di ora, ed inizio a decifrare. Lei parla con leggerezza e precisione in profondità e torna in superficie tranquillamente guardandoti negli occhi. Lei parla come se la vita in questo istante non sia un ipotesi, non una messa in scena di sfilate e passerelle, ma la vita sia verità. Ma allora non è un fac-simile ascoltare quella voce mai udita, quella genuinità letteraria. Sei proprio tu, caro presente non recitato, caro momento di reciproche intuizioni. L’arte è da sempre nascosta nel feeling della comprensione e non nel mutismo dell’incomprensione. Ora so che la platea non è più vuota, mentre sul palcoscenico si avvicendano le sfilate del protagonismo. Passano in tanti, alla ricerca di qualcuno che li identifichi, li sottoponga e li guidi all’ennesima ovazione, all’osanna popolare. Non sono personaggi, anche se senza copione recitano da una vita senza direzione artistica. Sono quelli che contano, che declinano in tutte le lingue solo una parola:”Io”.
Osserviamo in penoso silenzio questa passerella senza corpo e né anima, dove persino le apparenze recano una firma doc. Sfilano anche le loro manie, ormai turbocompresse, i loro misfatti sottoforma di pseudo imposizioni. Ormai sul palcoscenico è in scena il caos, ma noi, in compagnia di Oscar il gatto delle improvvisate, appena giunto, ci sentiamo estranei e disarmati. Fuori dell’anfiteatro si ode la rombante voce di “Brancaleone” che richiama la sua armata che tra breve lo raggiungerà per nuove conquiste governative, a colpi di editti e decreti legge. Mentre tutto il resto del folto gruppo soggiorna in attesa di ricevere l’ordine di libera uscita.
Quello che resta è solo la tua voce, le tue parole mirate come un raggio laser. Le passerelle di teatro le lasciamo ad altri a sipario aperto e visibilità ridotta a zero.

P.S: E’ la cronaca visiva di un sogno metafora,
assai vicino alla realtà

Marzo 2012 Ebo Del Bianco

“Itinerario guida jazz/Rock/fusion su you tube” di Ebo del Bianco

Per agevolare l’ascolto di brani straordinari legati al dna giovani consiglio a tutti gli interessati, di andare su google, cliccare i titoli dei brani che vi proporrò, tenere le luci spente o quasi, distendervi su un divano ed ascoltare:

1 – Welcome to my love – Rachelle Ferrel live Montreaux 1997
2 – Waitin (live) partie 3/3 – Rachelle Ferrell
3 – Perputuum mobile – Jerry Goodman live
4 – Tears of joy – Jerry Goodman
5 – On the future of Aviation – Jerry Goodman
6 – Yes i Know my way – Pino Daniele all bands
7 – Quanno chiove – Pino Daniele & James Senese live
8 – Anno zero sigla – Heavy Metal version by Febo.

Questi brani per ora sono sufficienti per iniziare un percorso di ascolto musicale legato ai leggendari anni ’70 ed ’80 sempre sottovalutati dagli organi di informazione.
Ciao e buon ascolto e b o

Marzo 2012 Ebo Del Bianco

E’ l’ultimo progetto di Enrico Pieranunzi, pianista jazz, in trio americano con due fuoriclasse della ritmica, il newyorkese bassista Scott Colley ed il batterista messicano Antonio Sanchez.

Brano di riferimento: “Strangest conseguences” Autore Enrico Pieranunzi eseguito in trio.

Senza alcun dubbio, il trio sopracitato è da considerare di livello mondiale. E lo certifica il fatto che dal 27 marzo al 1 aprile presenterà questo “Permutation” nello storico locale di New York “Village Vanguard”. In sintesi, Enrico Pieranunzi, pianista, compositore, arrangiatore e jazzista italiano ha una prestigiosa carriera sin dagli anni 70′. Ha composto oltre 200 pezzi, alcuni dei quali veri e propri standard. Nel 1989 la rivista Musica Jazz ha votato il pianista romano miglior jazzista, ed anzi nel 1993 l’”Academie du jazz” francese lo ha segnalato fra i primi 3 jazzisti europei. La sua discografia è eloquente e variopinta. Ben 69 progetti. Le sue collaborazioni sono di livello mondiale quando si cita Chet Baker, Art Farmer, Lee Konitz, Marc Johnson, Paul Motion, Charlie Haden.
I suoi itinerari musicali svariano dal jazz, al classico, alla musica leggera, alle musiche da film come Morricone e Nino Rota. Nel 2008 ha trascritto in jazz Domenico Scarlatti. Nel 1997 ha presentato il progetto con la vocalist Ada Montellanico “Ma l’amore no”, un duo originale e rigoroso. Ma è proprio lo stile di Pieranunzi, molto impegnato e delicato anche nei minimi fraseggi musicali. E’ un musicista che non ama luci riflettori e tante eccessive chiacchiere. E’ un pianista doc, con tanta creatività ed inventiva sulla tastiera. Enrico ha partecipato a tantissimi festival jazz, personalmente l’ho ammirato a Corinaldo Jazz , teatro di Ostra, col progetto dedicato alle musiche di Nino Rota del primo Fellini. Con Ada Montellanico al festival jazz di Pesaro. Ultimamente ha presentato questo “Permutation” alla cantina Bentivoglio di Bologna ed al teatro di Corinaldo il 27 Febbraio. In questo trio svetta Antonio Sanchez, da ritenersi tra i migliori batteristi al mondo. E’ l’ultimo batterista del Pat Metheny Group coi progetti “Speaking of Now” e “The Way up”, capolavori di livello mondiale. Scott Colley, negli anni ’90, era il bassista più richiesto in Usa, collaborazioni svariate, classe infinita. Pieranunzi, con questa ritmica stratosferica, si può permettere di tutto sul piano, anche riferimenti al classico. Nel brano “Strangest Conseguences” è davvero impressionante l’ensamble ritmico melodico dei 3 con tutto un crescendo di reciproca integrazione tra tutti gli strumentisti. Quindi Pieranunzi, dopo aver girato Italia, Europa. Si presenta per 6 serate a New York nel locale del Greenwich Village. Anche gli americani avranno così il piacwere di gustarsi questo trio con un progetto al top. Pieranunzi piace anche per la sua riservatezza, discrezione, e perchè’ è il meno televisivo dei decantati jazzisti showman italiani. Il jazz è una musica dagli alti valori culturali, merita rispetto e rigore e Pieranunzi è un fedele paladino del jazz, e specie dal vivo si nota subito il suo stile.

Marzo 2012 Ebo Del Bianco

“Homage to the great genius: Lucio Dalla” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Dal film di Tonino Guerra “Il frullo del passero”, interpreti Philippe Noiret ed Ornella Muti, la colonna sonora del film “Felicità” interpretata dal suo autore, Lucio Dalla.

Eravamo a cavallo anni ’80 e ’90, al vecchio palazzo dello sport di Rimini, un pomeriggio tardi d’estate. In programma un super concerto di Ray Charles e la sua favolosa band. Pubblico giovanile quasi tutto seduto a terra, compreso il sottoscritto e Lucio Dalla alla fila dietro. Quando Ray sta per attaccare il super blues “Georgia on my mind”, al microfono si avvicina un vecchietto trombettista di colore con papalina bianca che fà un’introduzione alla Clark Terry di due minuti. Lucio Dalla, dietro me, accompagna con gesti e vocalizzazioni indovinatissime da vero jazz blues-man. Quando terminò il vecchietto ed attaccò Ray con la band, delirio generale con Lucio capo “banda”dei fans. Quello fu il primo contatto indiretto con Lucio, un musicista aperto a tutta la musica e non solo al blues ed al jazz. Passò un po’ di tempo, le sue canzoni, o meglio le sue opere d’arte, hanno dominato la scena musicale non solo italiana. Durante una festività natalizia, mi ritrovo al cinema, a Rimini, per assistere al film di Tonino Guerra:”Il frullo del passero”, con la colonna sonora composta da Lucio Dalla. Quando sullo schermo c’è di mezzo quell’anima poetica di Tonino Guerra, con l’aggiunta di un fuoriclasse interprete come Noiret, e per di più le musiche di Lucio, è per me facile essere travolto dalle emozioni, e così è stato in quell’occasione. Il brano musicale del film ”Felicità ”
cantato da Lucio, ha accompagnato in modo emozionante tutto l’epilogo del film. E’ la storia di un uomo attempato, ricco, ma terribilmente solo. Quel film, quella musica, mi sono talmente piaciuti che, qualche tempo più avanti ho voluto trascorrere le ferie estive in Valmarecchia, dove era stato girato quel capolavoro di semplicità di provincia. Il brano, Lucio, non l’ha mai eseguito dal vivo, forse perchè è corpo unico con quella struggente storia. Lucio ha un altissimo merito anche nella stesura dei testi, perchè ha reinserito in questo mondo, orfano di sentimenti, alcune parole non più in uso come carezza, felicità, te voio bene assai, con una naturalezza unica in un contesto melodico strraordinario.
Passiamo al secondo millennio, il 2001, mese di agosto, a Senigallia, provincia di Ancona, all’antico Foro Annonario. Questo episodio l’ho già accennato precedentemente in altri scritti, ma ora desidero descriverlo più dettagliatamente. Quella sera di fine agosto è di scena un gruppo jazz di Roma con leader il grandissimo trombettista Nunzio Rotondo, special guest voce, clarino, sax alto e piano elettrico, Lucio Dalla. Ero in ferie, sempre per il jazz, coi miei due compianti cagnolini Bill e Lyla. Sin dal primo pomeriggio mi ritrovo al Foro Annonario per questo atteso concerto. Verso le 17, per il sound check, arriva anche Lucio Dalla in pantaloncini corti, che si unisce al gruppo di Rotondo. Lucio, improvvisamente mentre sorseggiava un gelato, incontra il mio Bill e lo accarezza lungamente. Un fotografo si precipita per immortalare il curioso evento ed il giorno dopo sul Corriere Adriatico mi ritrovo quella foto con tanto di commento. Ora mi ritrovo quella foto tra le mani (una copia l’avevo inviata a Lucio), una foto che racchiude una tristissima storia, perchè qualche giorno più avanti Bill è salito in cielo investito da un fuori strada. Mentre Lucio si dirige sul palco, Bill gli va dietro perchè desideroso di ulteriori carezze e magari del gelato. La sera il concerto inizia con una cover mozzafiato, protagonista Nunzio e la sua tromba nel brano “Over the raimbow”. Le coronarie hanno tenuto, le gambe un po’ di meno, quando Lucio Dalla col clarino in do ed il sax alto fiancheggiava in modo strabiliante con entrate ed uscite il suo primo maestro e trombettista jazz. Serata indimenticabile in tutti i sensi, due ore di jazz di altissimo livello, con 2 mostri. Ricorderò anche un arrangiamento jazz di “Piazza Grande” (messo su durante il sound check), di grande effetto. Avevo scoperto dal vivo Lucio Dalla grande esecutore jazz, specie col clarino. Non mi va di aggiungere altro, ho tanta tristezza per la scomparsa di Lucio, mi faccio solo un augurio di ritrovare un giorno “oltre l’arcobaleno” Lucio, Bill e Lyla come ci siamo trovati quella sera a Senigallia, cioè divinamente. C I A O L U C I O

5 marzo 2012 Ebo Del Bianco

“A tribute to the best jazz Rock live: Billy Cobham & George Duke band “ E.D.B.

Supporto musicale: Brano “stratus” Live in Montreaux 1998 -
Musicians: Billy Cobham – drums, George Duke – Keyboards, Carl Orr – guitar, Stefan Rademacher – bass.

Siamo nel 1976, allo stadio Comunale di Bologna, in una serata d’estate. David Zard, il grande, oltre ai Weather Report, John Mc Laughlin & Shakti, nell’occasione presenta una band di superchampions con Billy Cobham alla batteria, George Duke alle tastiere e sintetizzatori, Alphonso Johnson al basso elettrico, John Scofield alla chiatarra elettrica. Finalmente in anteprima dal vivo ci si rende conto dell’impatto tellurico tra jazz e rock, con una fusion di assoluto livello mondiale. Da una parte il panamense Billy Cobham, rivoluzionario nel modo di concepire le parti destinate alla batteria, apportando una forza creativa all’ambito ritmico ed assegnando ad esso una nuova impressionante propulsione. E’ ancor oggi uno dei più virtuosi batteristi per la sua potenza e tecnica percussiva. Quasi tutti i batteristi al mondo lo hanno fotocopiato ed imitato. Billy, assieme a Miles e Mc Laughlin è stato uno degli artefici della svolta “Bitches Brew”, avvicinamento del jazz al rock. Miles addirittura lo preferì ad altri famosissimi, perché sulla batteria Billy è un certificato di garanzia Rock. E’ stato anche insignito del premio alla carriera col “World Class Master” per il contributo dato all’arte della musica avendo innumerevoli collaborazioni.
Dall’altra parte c’è George Duke, pianista, tastierista, pioniere del sintetizzatore, amico e collaboratore di Frank Zappa, Jean Luc Ponty, Miles Davis, Mahavisnu orchestra, Weather Report e tanti altri. Sul piano elettrico è un delizioso mostro di bravura, trascinatore e fenomenale supporto a stelle vocalist come Rachelle Ferrell, Chaka Khan, George Benson, Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau. Quando George si piazza in piedi davanti allo strumento, col suo ondeggiare ritmico fa esplodere qualsiasi batterista. E’ un genio garanzia assoluta di successo in ogni sua collaborazione.
Quella sera allo stadio l’impatto dei giovani col jazz-rock passò alla storia con ovazioni continue. Avevamo di fronte un quartetto di innovatori supersonici che stavano tracciando una nuova rivoluzione nel jazz, la contaminazione Rock! Questa fusione è costata tanto anche ai più temerari musicisti jazz. Ma se a Woodstock si sono registrate 250000 presenze, se quell’onda trasversale, progressiva e trasgressiva ha fatto tracimare oltre ogni previsione il Rock, ciò è dovuto ad un evento sociale mondiale unico nella storia dell’umanità. Fu la casa discografica Columbia, ad avvisare Miles che i consensi per il jazz stavano calando dopo Woodstock, suggerendogli di tentare di progettare un accostamento col rock, col fenomeno Jimi Hendrix. E Miles lo fece, l’ho già scritto in precedenti articoli. Proprio questo quartetto di Bologna ’76 è un classico esempio di questa nuova fusione. Sulle gradinate dello stadio c’era da impazzire di ritmo. Sono certo di aver suonato improvvisate percussioni per tutto il concerto: era impossibile stare fermi. Quel tour europeo del 1976 è certificato da un cd live di livello mondiale. Sono passati 36 anni da Bologna, qualche anno addietro al Foro Annonario di Senigallia ho incontrato di persona Billy Cobham prima del suo concerto. Ho lungamente parlato con lui di Miles e Mahavisnu, di Bologna 76, e l’ho ringraziato per aver contaminato musicalmente un periodo fondamentale della gioventù. Ho notato che, essendo oltre i 60, ha sbassato i piatti ed i tamburi laterali della batteria, e suona con due casse (ma quanti piedi ha Billy Cobham?). Ai giovani del nuovo millennio consiglio di rivisitare tutti gli anni ’70 specie per le innovazioni artistico-musicali. Consiglio di andare su you tube a visionare 4 live:
Uno, brano “Stratus” live in Montreaux 1998 Billy Cobham & George Duke Band, un live 2002 di Cobham, con Per Gade guitar, Marcos Ubeda piano, Stefan Rademacher basso, Junior Giil steel drummer; un live di George Duke a Montreaux 1997, un live Chaka Khan & George Duke North Sea Jazz live 2009 nel brano super cover di Duke Ellington “Take the train”. Quando si ascolta, scompaiono le parole, i commenti, le critiche ed al loro posto arrivano note e ritmo che fanno venire i brividi. E’ il linguaggio di Geoge & Billy, due assi instancabili, che assieme ad altri, al jazz ed alla cultura musicale americana, hanno dato uno scossone. Detengono un record mondiale di collaborazioni e versatilità oltre ogni limite. Se oggi si suona guardando in avanti è perchè dietro ci sono spalle ben coperte e non il vuoto, cari signori “K”ritici che ancora non avete capito questo.
Grazie all’amico jazzista doc Giovanni Falzone ed al suo gruppo le “Mosche Elettriche” che di recente hanno omaggiato con un progetto tosto Jimi Hendrix. Loro hanno capito…………………….

Marzo 2012 autore Ebo Del Bianco

“ R E S I S T E N Z A “ Autore Ebo Del Bianco

Complice la mia anima, vorrei ricavare dall’essenza quotidiana, una descrizione di piccoli flash con l’uso essenziale della parola. Dedicato al ricordo del poeta Beat americano Gregory Corso.

Resistenza: notte ancora a tempo pieno, silenzio e preludio mescolati nell’attesa -
Resistenza: sole nei pressi, sole in arrivo, sole in eccesso, sole guida verso l’ultimo check-point-
Resistenza: ritmo ripetuto, ininterrotto, cadenzato, forsennato -
Resistenza: vita senza scampo, senza più accessi, vita manomessa, vita rinviata a domani-
Resistenza: società insonorizzata, società per definizione, società per acclamazione-
Resistenza: in arrivo, in incognito, ad alta voce, fine comunque-
Resistenza: adios hombre! Anche in profondità, negli abissi, non cessa la tua anima

Musica di riferimento: “Leucocite” Esbioern Svensson trio

Marzo 2012 autore Ebo Del Bianco

“Appunti e disappunti” di Ebo Del Bianco

Musica di sostegno provocatoria “: Il Mondo in Mi 7a”, Autore ed esecutore Adriano Celentano coi Ribelli.

Se non vado errando, i ruffiani, leccapiedi e simili, Dante Alighieri, all’Inferno, li confina in un posticino molto scomodo che, per motivi d’igiene, non vado a pronunciare. Nella attuale società, questi esseri senza scheletro, quasi assai simili agli invertebrati, abbondano tra le file di tanti portaborse dei variopinti narcisisti sociali. Sono i più in vista, molti sulle copertine, a supporto e garanti di “certe” tesi, per abituare l’opinione pubblica allo status quo.I nomi non servono, sono innominabili, ma li conosciamo tutti, li sopportiamo tutti, detestiamo tutti, ma sono sempre lì. Meno male che ogni giovedì va in onda “Servizio Pubblico” di Santoro e qualche spiraglio di verità arriva a destinazione: ma quanta fatica! Ogni tanto arriva qualche voce fuori dal coro a dire quello che anche altri dovrebbero affermare, ma quella categoria sopracitata è padrona della situazione e sta riducendo il popolo ad una “narcotizzazione” sociale, alla rassegnazione. La Grecia ci è vicina non solo geograficamente, la Grecia ci è vicina anche nel suo destino, nella sua cultura. Mi spiace, presidente Sarkozy, per le condizioni poste dalla Francia e Germania per concedere aiuti alla Grecia. Lei sa bene che l’ Europa militare, dei muscoli, dei poteri forti ha massacrato deboli, quell’ Europa lì è preludio al fallimento storico e politico di un Unione che sa esaltare solo i valori matematici, economico/finanziari che non sono mai in sintonia coi problemi della gente comune. Essa a mala pena oggi sopravvive in una crisi in cui non può avere colpe, perché la gente mai ha avuto potere, ha solo potuto rivendicare con poche speranze per essere compresa ed esaudita. Si ricordi Presidente che, neanche a farlo apposta, la parola democrazia deriva proprio dal greco demos, che significa governo di popolo. Qualche anno addietro, per ricordare il giorno della memoria e per sottolineare la gravissima crisi bellica di Gaza, avevo composto un brano “Angel” dedicato a tutti i bambini sofferenti del mondo, di ogni epoca. Il brano a Lei inviato ha riscosso il suo gradimento e della sua gentile consorte, Madame Carla, come risulta da scritto da me ricevuto. Confido in un ripensamento “disarmato” sostituendo le armi da fornire alla Grecia con prodotti come il vino, il latte, la carne ecc.. Presidente, basta con le armi da vendere ai popoli più insicuri. Vendete loro attrezzi da lavoro per costruire e non per distruggere. Ci vuole ben altro per costruire l’Europa, un’ Europa tollerante, maggiorenne, consapevole che bisogna lavorare in profondità per integrare popoli diversi. Non sono le banche, le multinazionali ad unirci, ma è l’approvvigionamento di diverse culture a renderci più consapevoli come cittadini Europei. L’Italia di oggi mira assieme alla Francia e Germania a pilotare l’ Europa non come quella famosa nave felliniana senza rotta ed alla deriva. Chi ci sarà al timone? Ci sono scorte sufficienti a bordo?
Ora, si sa dove si va? Chi sono i medici di bordo, visto il mal di mare che incombe già sui naviganti? Su quella nave Europa c’è troppa zavorra, ed i malati vanno curati e non gettati in acqua per alleggerire il peso. Purtroppo ora, quando in lontananza s’intravede un atollo dove sperare, in pochi attimi le fauci di un capitalismo sfrenato e “cannibalesco” inghiottiscono tutto. Ed allora vai Adriano, giù dal palco di San Remo o San Scemo, prendi la chitarra, ferma le dita sull’accordo in Mi 7a ed aiutaci ad urlare: ”Apro il giornale e leggo che, al mondo di giusti non c’è ne, come mai……………….” Quando guardo la Tv mi viene a volte nausea nel rivedere gli stessi. Meglio sfogliare un album di vecchie foto dove non conosci nessuno, e puoi solo immaginare le loro storie! Qui sono tutti noti, decantati da storie di potere che cancellano anche le loro personali.
Agli amici di Rai News 24 consiglio di stare più equidistanti dal potere, più al di sopra delle parti. Prima vi seguivo ininterrottamente, ora il vostro tg sembra un editto delle istituzioni carico di bollettini governativi che ai più attenti telespettatori sembrano avvertimenti su come ci si debba comportare. Non aiutate avallando la tempesta governativa sulle classi deboli. Distaccatevi, salite in alto, come fece il mio modello Roberto Morrione. Non stilate certificati di garanzia ma di verità e chiarezza come richiede il popolo. E se le cose stanno in un altro modo, vanno dette, altrimenti carissimi si trasloca verso l’omertà. Non ho altro……..almeno per ora.

Marzo 2012 Ebo Del Bianco

“I separatisti bassi di Mauro Ottolini: musica totale” di Ebo Del Bianco

Omaggio al gruppo dell’amico sousaphonista Mauro “Otto” Ottolini, gruppo unico al mondo (sono in 8), che mette in risalto la dignità degli strumenti sempre relegati nelle seconde file dell’orchestra.

Supporto musicale: “La marcia di Dumbo” eseguita dai Separatisti Bassi.

Sicuramente Mauro “otto” Ottolini, il quarantenne di Bussolengo (Verona), nell’ambito del jazz è un grandissimo musicista, vulcanico, eclettico, estroso e grande creativo. Ha creato un gruppo fuori le righe, unico nella storia della musica improvvisata e non. Il gruppo prende il nome di “Separatisti bassi “, mettendo insieme il sousaphono, il trombone, il clarinetto, l’armonica blues, il flauto, il sax contrabbasso, con l’aggiunta di un pianoforte e di una batteria, un ottavino, un arpa giocattolo e varie “cianfrusaglie elettroniche”. Sono gli strumenti delle seconde file delle orchestre e questo particolare fa tornare alla mente un famosissimo film metafora di Federico Fellini “Prova d’Orchestra”. Ha creato un ensamble inaudito, rivoluzionario in tutti i sensi. Dopo varie peripezie, il grande “Otto” è riuscito ad incidere un album con questo tipo di sonorità. Sono sicurissimo che se Fellini fosse in vita, “aggiornerebbe” in tutti i sensi la sua “Prova d’ Orchestra” col supporto di questo curioso gruppo di grandi musicisti, che nel suo Dna ha già tanta teatralità da mostrare e da far ascoltare. Sicuramente sin dalle prime note di ascolto, l’orecchio dell’ascoltatore viene piacevolmente “destabilizzato”da una marea di suoni oscuri ed inquietanti, non sgradevoli, ma originali, con improvvisi interventi di sax urlanti con ritmi infuocati. Qui si passa dalla rilettura di musica Classica (Schonberg) al funky jazz. Nel brano “Luigi IX Funeral”, i “Separatisti Bassi” si trasformano completamente. Bellissimo il contrasto tra la triste melodia suonata dalle voci “grosse” ed i ricami dell’ottavino di Massimo de Mattia. Tutti i brani del progetto vanno ascoltati con un pizzico d’ironia come del resto è nelle intenzioni degli esecutori dei brani. Si passa dalla drammaticità alla leggerezza più totale. Questo progetto è l’unico, penso al mondo, che non si può inquadrare in una qualsiasi corrente artistica. “I separatisti bassi” sono un gruppo surreale che Fellini, se fosse in vita, ripeto, avrebbe interpellato. Qui è tutto un esplorare con un cantiere artistico in effervescenza. Sicuramente non sarà facile trovare spazio nei festival conformisti del jazz italiano, ormai assopiti nei soliti fraseggi esclusivamente virtuosi. Ma conoscendo Mauro, il suo carattere prorompente d’avanguardia, prima o poi…………………
Sul palco Mauro è imprevedibile col suo trombone, bombardino, sousaphone, un jazzista attore dalla efficacissima gestualità. Quindi chi suona con lui non può tirarsi indieto, deve immettersi in quell’atmosfera gioio sa ed allegra che è tra i segreti del successo delle performances di Mauro Otto. Il modo poi, come tratta lo strumento in modo corposo, facendo numeri di alta tecnica, lo rende originale ed interessantissimo. Quando conobbi Mauro prima di un concerto, ci fu feeling immediato, festeggiato con un bel bicchiere di vino rosso. Tantissime sono le collaborazioni di Mauro, con Bearzatti, Aldo Romano, Enrico Rava ecc. ecc. Per quello che ha ideato e proposto coi “Separatisti Bassi”, per quello che ha eseguito con altissime doti di tecnica, estro e creatività, Mauro “Otto” Ottolini è un grande del jazz incatalogabile: Pensate che ai suoi concerti anche i bambini applaudono e sorridono per ciò che ascoltano e vedono: il loro primo impatto con certa musica è un test molto significativo. Ciao Mauro, alla prossima occasione con tue indiavolate creazioni musicali.

Marzo 2012 Ebo Del Bianco