Monthly Archive for Giugno 2012

“Marco Cortesi Stan-Darts projet guitar quartet” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto dal cd Stan-Darts: “Falzer”
Musicians:

Marco Cortesi – chitarra elettrica
Max Pizio – sax soprano e tenore
Yuri Goloubev- contrabbasso
Giorgio Di Tullio – batteria.

Marco Cortesi è un eclettico chitarrista locarnese di ottima qualità sia nel comporre che nell’arrangiare ed eseguire i propri progetti. Si avvicina alla musica verso i 20 anni . Dopo la maturità è presente in diversi campi estivi italiani frequentando Jim Jall, Joe di Jorio, Mick Goodrick e altri noti artisti. Diplomato alla Swiss Jazz School di Berna, ha conosciuto e suonato insieme a Frank Sikora, Rachel Gould, Woody Shaw, Sal Nistico ed altri. Ha avuto modo di collaborare con musicisti quali Gene Calderazzo, Jeff Gardner, Rick Margitza, Franco Amrosetti, Pietro Tonolo, Dario Deidda, Javier Girotto e molti altri. Con diversi progetti si esibisce in numerosi festival jazz svizzeri ed italiani. Nel 1997 partecipa a Londra ad un tour col quartetto del batterista Gene Calderazzo con grande successo. Sempre nel 1997 esce il suo primo cd Triblu. Nel 1999 collabora col pianista Jeff Gardner, per un tour di successo e una sessione di registrazione fruttuoso ed è compositore ed esecutore, con un quartetto jazz, di una colonna sonora per un grande spettacolo teatrale multimediale, chiamato “Ingorgo Cosmico”. Tra il 2000 e 2001 va in tour con la prestigiosa “Tenor Sax Player” di Rick Margitza, già collaboratore di Chick Corea, Eddie Gomez, McCoy Tyner, Miles Davis…….Nel 2002 partecipa al festival jazz di Lugano nel progetto del trombettista svizzero Franco Ambrosetti. Nel suo secondo cd “Why Not?”, Margitza suona come ospite. Nel 2003 e 2004, assieme alla trombettista Hilaria Kramer, manda in porto diversi progetti nel campo della musica elettronica come “Jazztronicx” e “Zappatronix”, progetto che coinvolge musica e video arte.Collabora inoltre con un liutista Luca Pianca in un progetto di “Crossover” tra musica barocca ed il jazz(ricordate Fresu?).Il suo terzo cd “Falzer” viene pubblicato nel 2006. Nel 2009 per la TBC Records esce Marco Cortesi “Ens Live”:Stan -Darts con Mauro Negri ai sax e clarinetti, Marco Cortesi alla chitarra elettrica, Yuri Goloubev al contrabbasso e l’esperto batterista Giorgio Di Tullio. Ancor oggi questo è il lavoro più maturo di Cortesi, un chitarrista che sempre più ricorda John Abercrombie, per intensità di suono e di fraseggio, per lo stile di accompagnatore, per la sua classe pura ed indiscutibile. Quest’anno, il 25 e 26 maggio ha partecipato ad aspettando il Festival a Lugano con una superband composta da Rick Margitza al sax, Fabienne Ambuehl, piano e voce, Gene Calderazzo batteria, Yuri Goloubev Al basso. Un successo strepitoso di un quintetto esplosivo. Grande come al solito Marco Cortesi. Comunque su you tube cliccando Marco cortesi Eup feat.AsafSirkis@PortoroncoBeach ”Si” potete ascoltare Marco Cortesi alla chitarra, Yuri Goloubev al contrabbasso, Azaf Sirkis alle batteria e Fabienne Ambuehl piano. Speriamo presto di vedere qua in Romagna e Marche Marco Cortesi col suo quartetto, per gustare l’estro e l’imprevedibilità di questo grande artista notissimo anche in America.
Non è facile coprire tutti i vuoti in un gruppo, ed il parallelo con un mostro come John Abrecombie rende Marco Cortesi un artista di grandissimo talento ed inventiva.

Luglio 2012 Ebo Del Bianco

“New reality – Euphonia ensemble” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Song for Padma Subramanyam” – Euphonia Ensemble live jazz festival Nuoro 27 Agosto 2011, with Paolo Fresu trumphet.

Ho già precedentemente parlato di questo gruppo coro a cappella, nato in Svizzera (Canton Ticino) da Yama e Mark Kapedani e composto da 6 vocalist. Euphonia Ensemble si occupa intensamente di musiche, ritmiche e sonorità particolari provenienti da varie culture del mondo arrangiate ed eseguite in chiave jazzistica, ma anche con ampie aperture alla World Music. Il timbro più evidente e caratteristico è il suono del gruppo che diventa un segno, un vero e proprio marchio ben chiaro. Dal progetto iniziale, con l’esperienza musicale dei suoi componenti tra le più disparate e ragguardevoli, dal jazz, alla classica, alla leggera con collaborazioni in qualità vocalist con gruppi e cantautori prestigiosi, ora si è passati al gruppo vocale a cappella “Euphonia Ensemble”. Tutto nel giro di qualche anno dalla nascita del gruppo. Nella musica, specie oggi, non esistono più frontiere, tutto è aperto, a portata di ascolto, di ricerca, perchè i popoli, specie quelli più lontani, sentono il bisogno di usare la musica, il suono, come mezzo di comunicazione. A diversi di loro ancora non è concessa libertà di parola; ed allora Euphonia Ensemble si è tuffata in questa attività e progetto di ricerca, rielaborazione, arrangiamento ed esecuzione di questi suoni, di questi ritmi, di queste musiche. Oggi, Euphonia è un autentica realtà internazionale ad alto livello musicale. Dopo oltre un anno di intense prove, il gruppo vocale ha debuttato con un live su reteduecinque nello studio 2 della RSI a Lugano, riscuotendo consensi ed ottime critiche. Eugenio Finardi, vecchio leone Cramps degli anni caldi del ’70, ha definito il progetto “estremamente emozionante, intelligente e curato nei minimi dettagli”. Paolo Fresu, dopo aver ascoltato l’ensemble, si è detto molto colpito tanto da invitarli il 27 agosto 2011 al Nuoro jazz festival in Sardegna. Sempre lo scorso anno il sestetto vocale, accompagnato da Markelian Kapedanial piano, ha partecipato al XXVII festival internazionale di musica vocale e canto corale a Mantova. Inoltre in versione a cappella, hanno suonato al Mediterraneo Jazz Festival Isola d’Elba 2011. Nel 2012 a maggio hanno partecipato ad Aspettando Estiva a Lugano. Ultimamente, con straordinario successo si sono esibiti a Milano alla Salumeria della musica e a MiTo Fringe con reportage del Tg3 Lombardia. Sicuramente gli Euphonia hanno aperto un sentiero pieno di vigore e vivacità, togliendo appiattimento e sonnolenza al jazz, dando nuove prospettive al futuro di questa World Music, di cui assieme a Paolo Fresu, Dhaffer Youssef, Eidvin Aarset, Claudio Cojaniz, ‘Enguyen Lee, e tanti altri, sono validissimi rappresentanti. Ora tocca agli organizzatori che guardano anche in avanti, interessarsi coi fatti di ciò che propongono questi valorosi e coraggiosi artisti e musicisti. Fidiamoci ancora una volta di loro, sperando che si aprono cieli azzurri per tutti, compresi i popoli che ci trasmettono tanta musica, tanto ritmo, tanta sete di libertà.

Luglio 2012 Ebo del Bianco

“Jean Luc Ponty, il pioniere del violino elettrico” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano “Egocentric Molecules” da Jean Luc Ponty live in Toronto 1976 e “Visions of the Emerald Beyond “ Mahavisnu Orchestra con John Mc Laughlin guitar, Jean Luc Ponty electric violin.

Siamo agli inizi anni ’80. Una sera d’inverno in un locale della Romagna si esibiva il compianto Pier Giorgio Farina col suo quartetto. Fu la prima occasione in cui, grazie a Pier Giorgio, scoprii un nuovo strumento jazz, il violino elettrico. In prima serata, Farina eseguì il suo repertorio leggero, ma da mezzanotte in poi, con pochi spettatori presenti, tra cui il sottoscritto, Pier Giorgio impugnò il violino elettrico e fece jazz fino alle 4 di mattina. Una autentica sorpresa per classe, originalità e pura improvvisazione. A fine concerto ci congratulammo con Farina con un brindisi a base di succhi di arance e lui ci confidò:” Devo confessare che esiste un violinista elettrico, mio caro amico, molto più bravo di me, vive a Los Angeles e si chiama Jean Luc Ponty. Francese puro sangue, nato nel 1942 ad Avranches e si dedicò al jazz guidato dalla passione per Miles Davis e Jophn Coltrane”. Da quel momento in poi Jean Luc Ponty, con John Mc Laughlin furono gli autori prediletti nell’acquisto di ogni sorta di vinile che conservo con cura. Insieme suonarono con la Mahavisnu Orchestra nel favoloso progetto “Visions of the Emerald Beyond”, uno dei 33 giri più rivoluzionari dell’epoca jazz-rock, un vero bombardamento di note botta e risposta tra il violino a cinque corde di Ponty, e la chitarra elettrica di Mc Laughlin. Ricordo un brano, con un inizio pastorale per poi proseguire con un forsennato crescendo: “Lila’s Dance”. Ponty annovera nella sua carriera ben 32 progetti col suo gruppo, con Stèphane Grappelli, con Frank Zappa, con Daryl Stuermer, Stanley Clarke e tanti altri. Il suono del violino di Ponty ha un suono molto elettronico e molto energetico, in tutti i suoi lavori dal 1975 in poi. Ricordo un 33 giri favoloso del 1976 “Aurora” che contiene il famosissimo brano “New Country” adorato da tantissimi giovani dell’epoca. Sempre nel 1976 esce n nuovo lavoro “Immaginary Voyage”, una suite di 20 minuti composta di 4 movimenti. Quindi nel ’77 “Enigmatic Ocean”, in cui compare una seconda chitarra suonata da Allan Holdsworth, che contiene 2 suite in più parti. Nel 1978 “Cosmic Messenger”, con Ponty che si sdoppia suonando anche il sintetizzatore e con Peter Maunu e Joaquin Lievano a spartirsi le parti della chitarra nel famosissimo brano “Egocentric Molecules”. Questo clichè di brani però rende piatto l’ascolto perchè sembrano emanare la medesima atmosfera. Quindi Ponty, per cambiare, abbracciò le macchine elettroniche(sintetizzatori, sequencers e generatori di ritmi) e registrò album che facevano pochissimo affidamento sui musicisti, escluso uno in cui compare con Ponty George Benson e Chick Corea, intitolato “Open Mind”. Quindi la produzione di Ponty resta di altissimo livello dagli anni ’70 agli anni 90 perchè ripeto il violino elettrico nel jazz è poco usato perchè richiede una orchestrazione particolare sicuramente priva di fiati, trombe, sassofoni e via di seguito. Però il violino elettrico suonato dal più grande al mondo, Jean Luc Ponty, produce molta energia specie nell’ascolto. Ascoltate per esempio l’assolo di “Eulogy to Oscar Romero” eseguita da Jean Luc Ponty, e resterete affascinati dall’atmosfera creata nel brano da violino e sintetizzatori.
Sono certo che se Ponty e Mc Laughlin avessero continuato insieme l’esperienza “Mahavisnu” ne avremmo visto di belle e di tutti i colori. Due geni innovatori, due fuoriclasse come loro, avrebbero sicuramente inventato qualcosa di storico nel jazz. Due anni or sono, conobbi ad un Fano Jazz il fidato bassista elettrico di Ponty (ex Mahavisnu), Ralph Amstrong che mi abbracciò coi suoi 120 Kg dopo avergli parlato con nostalgia degli anni 70′ quando tutta la musica era in ebollizione.
Ralph ha i capelli brizzolati, ma l’assolo tremendo col basso ancora lo sa fare, come in “Egocentric Molecules”.

Giugno 2012 Ebo Del Bianco

“Enrico Mattei: esempio d’amore e fedeltà all’Italia” di Ebo Del Bianco

Stralcio di un discorso dell’ing. Enrico Mattei, presidente ENI, del 1961 in occasione delle celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia.

Tra i grandi del secolo scorso, che hanno lasciato una traccia positiva al nostro popolo, uno in particolare colpisce per la sua operosità, per il suo ottimismo, per la sua caparbietà, per il suo smisurato amore verso il popolo italiano. Ecco cosa affermava tra l’altro in un discorso celebrativo del 1961 in occasione del centesimo compleanno dell’unità d’Italia.
“Noi crediamo nell’avvenire del nostro paese; abbiamo fede nelle sue possibilità di miglioramento, nelle sue capacità di sviluppo e di progresso; sentiamo il dovere di lavorare, in tutta la misura delle nostre forze, per costruire giorno per giorno l’edificio della libertà e della giustizia in cui vogliamo vivere in pace e che sopratutto vogliamo preparare per le nuove generazioni, nella speranza che esse non debbano mai patire la dolorosa esperienza che noi abbiamo sofferto.
Ma noi sentiamo che altri paesi anelano alla libertà e alla giustizia e sappiamo che soffrono e muoiono per esse. Per questo noi condividiamo una più ampia visione dei problemi e dei rapporti umani che si allarga dagli individui ai popoli. Alla luce di essa le tradizionali barriere costruite per la difesa degli interessi particolari, o anche solo giustificati da un’angusta visione del mondo, dovranno cadere nel riconoscimento dell’identica ed universale parità dei diritti degli uomini alla vita e al benessere.
Storicamente la competizione fra i popoli che si è venuta trasferendo dal terreno strettamente politico a quello economico, può e deve rimanere una competizione pacifica”.
Era risaputo l’ottimismo dell’ing. Mattei che intravedeva per l’Italia in un futuro roseo grazie anche alla sua personale attività nell’ambito petrolifero. Per diverse estati ho seguito personalmente ad Acqualagna, suo paese natio, le vicende di questo grande italiano che saltò in aria col suo aereo nei cieli presso Milano. Molti italiani, giovani non conoscono la storia di Enrico Mattei, molti anziani l’hanno dimenticata. Non era una persona scomoda, era al servizio dell’Italia, per farla progredire, per garantire a tutti un presente e futuro tranquilli, ma le sette sorelle temevano Enrico Mattei, la sua operosità, la sua abnegazione, il suo senso del dovere e rispetto verso i popoli poveri anche se ricchi di petrolio. Ho parlato con amici, compagni di scuola dell’ingegnere e tutti all’unanimità affermano che Mattei morì per un vile attentato. I mandanti forse non li conosceremo mai, ma li possiamo immaginare ed annoverare tra i nemici del boom italiano. Tutti i politici di oggi dovrebbero rileggere, ascoltare i discorsi di Enrico Mattei, che non ha mai intascato nulla per sé, anzi ha investito per la causa ENI anche i suoi beni personali.
Il mistero sulla morte di Mattei pesa ancora come una cappa sull’Italia dopo oltre 50 anni. La situazione italiana da allora ad oggi ha seguito un percorso inverso all’ottimismo di Mattei. Non resta che una angosciosa domanda: perchè tutto ciò? Sperando che prima o poi qualcuno, magistratura compresa, dia una risposta.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Gioco di bambole” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: dal progetto del 1977 “Blue Asphalt”, il brano “Phase Dancer (Sic) eseguito dal Pat Metheny Group.
Musicians:
Pat Metheny guitar
Lyle Mays piano
Mark Egan bass
Danny Gottlieb drums

Personaggi cine-flash:
Oscar, fantastico gatto di compagnia;
Lei, sempre Lei, solo Lei;
Un sognatore sempre in viaggio.

Il sogno inizia alle 5 di mattina nel vecchio parco dei tigli: Il primo a sedersi sulla panchina è Oscar che immediatamente ruba spazio utile ad appoggiare il mio dorso. Mi siedo in un angolo lasciando a portata di mano il pulsante per accendere lo stereo, inevitabilmente portatile. Lei non c’è, da sempre l’avevo previsto; la sensibilità, la coerenza non sono titoli di merito acquisiti, si conquistano per dare un senso alla vita, darle essenza. Abbiamo a disposizione un viaggio itinerario attorno a noi stessi ed alle stelle che brillano di luce propria. Non sono una stella, non lo sarò mai, rifletto la luce degli altri, compresa la luce dei tuoi occhi che ora intravedo lontani, disorientati. Viaggiamo insieme senza saperlo, senza avere riflettori puntati e celebrativi. Viaggiamo per prova, la vita non è uno scherzo è composta da tanti spazi che vanno occupati e non abbandonati a sé stessi. Oscar è l’unico testimone di questo sogno che alle 5 di mattina si distacca dalla realtà per venirti a cercare. Lo stereo è partito e trasmette fortemente Charly Parker, il suo mitico sax alto, la sua fantastica “Laura”, l’atmosfera di Parigi (Oh! Sempre cara). Oscar non fugge, mi osserva appoggiandosi su un mattone di polistirolo rubato da una casa in costruzione. Oscar, concedimi un attenuante, anche se ho sbagliato a restare troppo tempo in sala di attesa. Lei non aspetta, lei viaggia, lei si nasconde, eppure in questo sogno è lei la protagonista di questo duro gioco dell’immaginazione. Non è un gioco di bambole, le bambole non hanno sensibilità, vengono usate e poi gettate. In questo sogno respiro tutto di te, persino la tua assenza. Oscar mi guarda senza stupore, Parker mi consola con le atmosfere bopper di Harlem, e mi sento l’asino di turno. Questo sogno non finirà mai, come i tuoi occhi accesi come due fari. Sono qui, ora, a dar volume, tutto volume allo stereo per non dare pace al mio cuore. Sulla panchina, il tuo posto è momentaneamente vuoto mentre torno a viaggiare nel sogno.

Luglio 2012 Ebo Del Bianco

Oggi cinema: “Omaggio a Theo Angelopoulos” di Ebo Del Bianco

Dalla Grecia con profondo amore, grande coraggio e grande passione per la propria terra, un ricordo
di un grande uomo, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico.

Musica di supporto dalla Grecia: “Momenti di gloria” – autore ed esecutore VANGELIS.

E’ stato un grande artista, sognatore del 1900, un grande della Grecia, del cinema, della cultura. Era nato a Atene nel ’35, laureato in legge, trasferitosi a Parigi nel 1962. iscritto all’ “Istitute des Heautes ètudes cinèmatographiques” per studiare cinema. Tornò in Grecia nel 1967 a dirigere “Democratic Ghange” quotidiano di sinistra, logicamente chiuso con l’avvento dei colonnelli. Esiliato a Parigi nel 1968 diresse il cortometraggio “La Trasmissione” che ottenne ottimi consensi. Nel 1970 girò il thriller “Ricostruzione di un delitto, quindi di seguito la trilogia greca I giorni del ’36(1972), La recita(1975) e I Cacciatori (1977) sugli abusi dei vari governi avvicendatisi in Grecia. “I Cacciatori”, vinse l’orso d’oro al festival di Berlino. Girò inoltre nel 1980 “Alessandro il Grande” e nel 1984 tornato in patria diresse “Il viaggio a Cyteria”. Poi firmò “IL Volo” con Mastroianni dopo il rifiuto di G.M.Volontè. Nel 1988 girò “Paesaggio nella nebbia”, storia avventurosa di due ragazzini durante un viaggio in Germania, alla ricerca del loro padre. Ma il suo grande capolavoro fu “Il passo sospeso della cicogna” con Mastroianni e Jeanne Morerau. Narra la storia di un poeta esule; grandi consensi del pubblico e critica. Nel 1995 gira un altro capolavoro “Lo sguardo di Ulisse” iniziato con Volontè, deceduto durante le riprese, e continuato da un ottimo Harvey Keitel, sulla guerra nella ex Jugoslavia. Nel 1998 diresse Bruno Ganz in “L’Eternità e un giorno. Questi ultimi due film sbancarono al festival di Cannes. Nel 2004 realizza “La sorgente del fiume”, primo film di una nuova trilogia. Il secondo intitolato “la polvere del tempo” fu presentato al Festival di Berlino 2009.
I suoi film, insieme a quelli di Alexis Damianos, Michael Cacoyannis e i fratelli Manakis sono tra i più rappresentativi della condizione del popolo greco dall’inizio del XX secolo fino ai suoi giorni.
Oggi tutti guardano la Grecia con il fiato sospeso, con angoscia, e molta gente non conosce le vicende del popolo greco. Ed i promotori della cultura italiana fanno ben poco per informare anche col cinema sulla situazione greca. Ma Theo Angelopulos, questo raffinato artista greco aveva un carissimo amico in Italia: Tonino Guerra, uno dei pochi a comprendere il fascino e la suggestione che Theo infondeva nelle immagini, dando loro tanta leggerezza come le foglie al vento. Ma la sera del 24 gennaio 2012, mentre attraversava una strada al Pireo, fu investito e dopo agonia atroce morì.
Tonino Guerra rimase scioccato da questa terribile notizia, fino a chiudersi in casa. Chi vive con l’arte e per l’arte, non può che reagire così, all’interno di una stanza dove si raccolgono ricordi, immagini, illusioni e dove l’arte non ti lascia mai solo. Non la vedi, ma la senti, senti la vicinanza nei fotogrammi di Theo, senti la voce di Tonino che racconta una sua poesia, senti un qualcosa che chi non comprende l’arte, non può capire. Peccato che alla Biblioteca dove sto scrivendo, non ci sono film di Angelopoulos da visionare. Ma non è mai troppo tardi………..finchè spira il vento con molta leggerezza alimentando le speranze fino al renderle realtà.

Giugno 2012 Ebo Del Bianco

“The Heart of the Universe” Opera suite musicale di Claudio Cojaniz

Supporto musicale: “R.P. Dance (for Nelson Mandela) – autore ed esecutore con A.P. Trio Claudio Cojaniz.

Ospito volentieri in blog l’introduzione all’opera suite di questo fantastico autore. Una metafora che illumina il presente ed il futuro come un immenso faro.
Ecco cosa ci racconta Claudio Cojaniz:
“Tutto è partito dall’Africa……….The Heart of the Universe è la gioia che un bambino, Willy, prova nell’esplorare la Luna: sa che deve muoversi in senso antiorario.
Girovaga tra i siderali-diatonici tasti bianchi e i caldi-pentafonici tasti neri: è il suo pianoforte cosmico. (R.P. Dance)
Nell’incantato silenzio di colori (Captain F.) cerca di evitare che l’improvvisazione sia solo l’adempimento di certi obblighi……..
La Luna accoglie Willy (Great Spirit) tra le sue curve: ogni curva trattiene una potente equazione da svelare.
E si apre il varco gioioso, nel misterioso spazio tra un suono e l’altro, tra la sua superficie e l’atmosfera che lo circonda: l’esitazione prolungata dentro di esso deraglia la poesia, ne propaga per altre strade il senso.
Ora abita il vuoto assoluto, pieno di presagi (Shadow’s) e sa praticare un’arte aguzza: come il numero zero, è in ascolto perenne ed il suono lo pervade (White Fire).
In quell’estasi da svuotamento gli appare La Grande Maestra (Teacher in the Universe); si lascia avvolgere dal suo caldo abbraccio e in essa sente pulsare il Cuore di tutto l’Universo(Black and Groove).

……..e la terra trema quando i Deska del Sudan battono con forza ritmicamente i talloni! (Busy Street)

Willy è un bambino indaco, eterno Orfeo.

La musica è un gioco capace di trasformare l’orrore del mondo in un sorriso” Cojaniz 2011

Esplorare un mondo diverso, simbolicamente Luna, contromano e controtendenza, attraverso il sorriso di Willy, puntando l’attenzione verso le tastiere di un infinito pianoforte, strumento di forte creatività, fa decollare l’immaginazione oltre i sogni. La luna accoglie il bambino Willy, che finalmente nell’incantato silenzio di colori, navigando in un mondo diverso, può rivendicare quell’essere in vita senza discriminazioni.

Giugno 2012 Ebo Del Bianco

“Novità e curiosità jazz” di Ebo Del Bianco

L’incontro tra Max Gazzè e Rita Marcotulli sul set di “Basilicata coast to coast” è stato artisticamente fatale e benefico. Max Gazzè, oltre ad essere un ottimo cantautore, è un promettente contrabbassista, molto versatile. Afferma:” Desideravo rileggere la mia musica con un trio all’insegna della contaminazione”. Il trio è composto oltre e Rita e Max dal grande Roberto Gatto. Max proporrà alcuni suoi pezzi portandoli in territori sonori molto diversi da quelli delle versioni originali. Il pubblico di oggi ha un bisogno generalizzato di musica. Sarà uno spettacolo Jam che coinvolgerà emotivamente il pubblico per farlo divertire.
De Andrè diceva: “ Il jazz dei virtuosi diverte solo chi lo suona.

Intrigante e curioso l’incontro tra gli Area e la grande jazz vocalist Maria Pia De Vito in ricordo di Demetrio Stratos. Stratos era stratosferico nell’uso strumentale della voce, ma umilmente Maria Pia rileggerà alcuni brani Area come “Cometa Rossa” e “Gerontocrazia” seguendo le sue esperienze e gli studi in campo etnomusicale. Grandissima è l’attesa per questa innovazione che promette scintille. E’ giusto rioccuparsi del fenomeno Stratos che molti giovani non conoscono, Maria Pia è una garanzia assoluta, ma un modo diverso di ricordare quel fenomeno di tecnica vocale che era Demetrio, morto di leucemia in età giovanile.

Ada Montellanico, la più sofisticata jazz singers italiana, col nuovo progetto “Suono di donna”, ha dato una impronta precisa al suo stile. Ha scelto autrici come Joni Mitchell, Carmen Consoli, Ami Di Franco, Carla Blay, Maria Schneider, Bjork, Abbey Lincoln, Carole King, più due brani originali. Nella stesura degli arrangiamenti le ha dato un contributo determinante il grandissimo trombettista Giovanni Falzone (mio caro amico).
Inoltre, da voci amiche ufficiose, so che tra l’altro Giovanni col suo gruppo “Le mosche elettriche”, sta in segreto preparando un omaggio ai “Led Zeppelin”. Questo rock progressiv sta tornando alla luce dopo un ingiusto letargo forzato. Tutto ciò è aria artistica sana ed innovatrice, la medicina che serve oggi per dare uno scossone a tutto l’ambiente. Dopo Jimi Hendrix, Giovanni Falzone passa a cimentarsi con i fenomenali Led Zeppelin.

Ma la sorpresona arriva dal grandissimo Claudio Cojaniz, compositore, arrangiatore, ottimo pianista, direttore d’orchestra: un vero fratello di vita per me. Col suo “A.P. Trio”, composto da Alessandro Turchet double bass, Luca Colussi drums, si pone fortemente all’attenzione con questa nuova bellissima opera in cd “The Heart of the Universe”. Dice Claudio:” Tutto è partito dall’Africa……………..La musica è un gioco capace di trasformare l’orrore del mondo in un sorriso”. Mi occuperò in profondità di questa straordinaria suite quando prossimamente mi dedicherò a questo vulcano di creatività, trasparenza, saggezza che è Claudio Cojaniz e lo dimostra con prorompente classe in ogni sua composizione ed iniziativa. E’ uno dei più grandi innovatori musico-sociali al mondo. Già al primo ascolto quest’opera emoziona e tocca il cuore. E’ una musica indefinibile, una suite che racconta, che fa apparire un mondo che rivendica il diritto di sorridere, piangere senza essere inghiottito dalla depressione e messo a tacere dall’oppressione. Un mondo libero, una musica senza confini. Grandissimo Claudio sempre sulla via di un blues infinito.

Giugno 2012 Ebo Del Bianco

“This is my generation: rock effect” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: “Purple Haze” – Jimi Hendrix
“Tommy” – The Who
“Maestro della voce” Pfm live – dedicato a Demetrio Stratos.

In una grande vallata dell’America, su un’isola di fronte l’Inghilterra, la mia generazione ha lasciato un segno indelebile di fedeltà a ciò che il rock, nella società del secolo scorso, ha rappresentato. Il rock non è stato solo un fenomeno musicale, perchè ha contaminato nel costume di vita aspetti sociali, proprio come un terremoto. Woodstock e l’Isola di Whight hanno celebrato l’evento rock molto al di là di un live concert. E’ stata come una funzione a cui hanno partecipato idealmente anche giovani non presenti fisicamente. Tutti eravamo là, seduti per terra, a dire free-music e no-war, ad incitare Jimi Hendrix, Joe Cocker, Carlos Santana, e credetemi non si amavano solo i Beatles e Rolling Stone, ma sopratutto chi aveva osato con coraggio, nelle grandi sfide mondiali, ad andare oltre. Il Rock è stato l’unico mezzo per togliere dal torpore e sonnolenza una società rassegnata allo strapotere degli arroganti. In campo jazzistico-musicale, Miles Davis fu il primo ad avvicinarsi al vulcano rock, compiendo col suo concerto, un capolavoro all’Isola di Whight, per poi rinvigorire il jazz con la novità Hendrix nel corso della sua carriera. Hendrix morì proprio a Londra nel 1970, ma lasciò il testimone. Miles pagò un duro prezzo discriminatorio, ma non indietreggiò. A tutt’oggi, la discriminazione risulta essere un reato contro l’umanità. Chi ha abbracciato la fede rock, come del resto il jazz ha sempre subìto “l’indice puntato” dei censori da strapazzo, specie nelle scelte fondamentali della propria carriera artistica. Essere rock significa essere nuovo, creativo, dinamico, aperto, trasparente, imprevedibile, libero senza condizionamenti, coinvolgente e sicuramente anticonformista. Il rock ha sempre regalato raggi di sole anche nell’anima, di chi non lo ha mai tradito. Il tradimento non sarà mai rock, appartiene ai reclusi sociali che s’illudono di poterla farla franca mentendo anche a sé stessi. Il rock non sarà mai un fatto di moda, ma un modo di essere, un costume di vita. Da allora è stato trasmesso dappertutto, e giovani d’oggi di ogni età ascoltano ed amano Jimi e tutti i grandi di quei fantastici anni. Non potranno mai vivere il fenomeno rock come allora, quando s’invocavano fiori nei cannoni, quando l’amore era l’altra faccia della libertà. Ad uno ad uno, alla spicciolata, la rock generation si è appartata in una grande sala di attesa, col biglietto di sola andata, con zainetto senza valigie, ma mai rassegnata. I capelli sono brizzolati, la mano stanca, ma pronta all’assolo come quella che ho stretto a John Mc Laughlin. Ci sono eredi rock, oggi, ma la musica energetica deve affrontare uno sconquasso mondiale senza precedenti. Allora ogni tanto accontentiamoci di rivivere in musica, senza pretese, quelle atmosfere rock ricordando Woostock, magari con gruppi storici italiani come la Pfm, il Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, i New Trolls, l’Equipe ’84 il 27, 28, 29, luglio prossimi, nella vallata di Isola di Brescia, S.Giovanni in Marignano, provincia di Rimini. Un “Remember Woodstock” che mi vedrà presente per emozionarmi con tanta gente di ogni età e respirare Rock.

Giugno 2012 Ebo Del Bianco