Monthly Archive for Agosto 2012

“Dove, quando, come, perchè” di Ebo Del Bianco

spirazione musicale: Suite in 9 parti per organo “Shadows of colours”, autore ed esecutore Claudio Cojaniz all’organo a canne Mascioni, dal vivo nella basilica di Santa Maria Gloriosa in Venezia.

E’ il mestiere di chiedere, ascoltare, comunicare, affinchè si formi, si plasmi un concetto, il cui sviluppo analitico si traduca in un’ opinione. Il dovere fondamentale del comunicatore è quello di formare la pubblica opinione dopo aver raccolto, ascoltato notizie, versioni, da fonti diverse; captare umori per trasformarli in un messaggio per vari destinatari, affinchè si formi l’opinione nella mente di chi riceve. Prima di tutto vanno dato risposte credibili ai quattro quesiti, dove, quando, come, perchè, per dare uno scheletro, una spina dorsale, a ciò che ci si accinge a produrre in fase comunicativa. La soluzione del dove e del quando rientrano come pilastri nello spazio cronaca. Il come ed il perchè, invece, restano da sempre interrogativi nella sfera investigativa e spesso e volentieri la loro soluzione provoca opinioni contrastanti se non opposte, specie quando viene a mancare la verità sostanziale dei fatti. Quando si riceve una notizia, da qualsiasi fonte, il primo percorso da fare è quello dell’attendibilità. Tutto serve per formulare tesi precise, non solo ipotesi, affinchè nella pubblica opinione non si formino incertezze e pericoli ma lampi di verità.
Proprio in questi giorni, la magistratura romana, ha riaperto le indagini sul terribile omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto qualche decennio trascorso. In merito a ciò, da anni, ho avuto personalmente un’opinione ben precisa. Lo sfondo sessuale della vicenda che ha visto unico imputato “un ragazzo di borgata”, non ha mai retto. Pasolini negli armadi non aveva scheletri, ma forse appunti, note precise sul caso Mattei, su Mauro De Mauro, giornalista dell”Ora” misteriosamente scomparso. De Mauro era al corrente, nei minimi particolari, degli ultimi giorni dell’ingenier Mattei Presidente ENI in Sicilia. De Mauro ha anche partecipato alla stesura della sceneggiatura del film “Il caso Mattei” di Francesco Rosi. Questi due casi legati tra loro erano tra le note scritte di Pasolini, mai più ritrovate, a quanto pare. Per decenni, giornali, tv di stato e non, radio, hanno formato un’opinione assurda su tutta la vicenda Pasolini riguardo la sua tragica fine. Qualcuno sa come sono andate le cose, ma evidentemente ha tutt’oggi altri interessi per comunicare ciò che non corrisponde a verità. Molte drammatiche vicende politiche di questo paese accadute dal dopoguerra fino alla fine del ’900, hanno contorni poco chiari, e la conseguente opinione pubblica formatasi, a sua volta poggia su verità incerte ed assai discutibili. Prima fra tutte la vicenda Moro, dal sequestro al ritrovamento del cadavere. Quello che amaramente stupisce, sta nel fatto che tutte queste tragiche storie si sono concluse con un grosso punto interrogativo, e l’opinione pubblica ha recepito messaggi informativi errati. Questo, sig. Presidente Napolitano, significa che il nostro paese si è evoluto nonostante incertezze ed inganni informativi, e merita di essere trattato onorando la memoria dei caduti ricercando la verità e non insabbiandola. Non è possibile mettere una pietra sopra a questi omicidi, stragi senza una credibile e giusta soluzione.
Il mestiere del giornalista dal punto di vista deontologico, è sulla carta pieno di fascino, un vero e proprio Paradiso incontaminato dell’informazione, dove troneggia l’articolo 21 della Costituzione Italiana.
Dal punto di vista pratico, lascio le conclusioni a voi tutti. Non a caso, ho scelto l’indipendenza da qualsiasi editore, senza scopi politici e di lucro, anche per rendere onore alla memoria di un mio insegnante universitario di giornalismo che già negli anni caldi del ’70 mi aveva messo in guardia.
Dove, quando, come, perchè, per me sono regole sacre a cui dare risposte immediate, credibili e trasparenti, a qualsiasi prezzo.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Arrivi e partenze” di Ebo del Bianco

Ispirato alla musica “Last Train Home” del Pat Metheny Grou. Brano scritto in una piccola stazione ferroviaria d’estate alle ore 15.

Un pomeriggio in stazione, d’estate per cogliere negli occhi di chi va, di chi viene, affanni e sospiri, nostalgie ed emozioni, ansia e rassegnazione. Il treno arriva frenando, si aprono le porte, c’è chi corre incontro al destino spalancando le braccia al sospirato incontro. E’ lei, è lui, sono le nostre storie racchiuse in diverse immagini, illuminate da un sole che non concede pause ed ombre tonificanti. Poi, c’è chi sale in fretta, o lentamente col capo rivolto indietro, o senza gambe, in attesa di confortante aiuto che gli faccia dimenticare l’handicap. Tutti siamo saliti con tanti ricordi, in viaggio, con le solite pesanti valigie, un tempo senza ruotelle. Poi, c’è chi non va, chi non viene, ma resta seduto ad un tavolo anonimo, lontano dai flash, solo per cogliere gli attimi fatali di arrivi e partenze, senza alcuna intercettazione e curiosità. Che emozione rivedersi a 20 anni in divisa militare, a distanza di anni trascorsi esclusivamente a vivere per il domani, quando il domani era sempre più lontano. Ora non è così, il domani è sempre accanto, forse seduto di fronte per mostrare che il tempo sta per scadere. Lo dicono i tuoi occhi, lontani ed adorabili, parcheggiati distanti dalle illusioni, in attesa di essere realmente visti ed amati. E’ forse l’ultimo treno verso casa, quello che sta per partire diretto verso il mio sud, il nostro sud, dove ritroveremo il desiderio di non annullarci in quell’io maledetto, ma di scambiarci un atto di amore e di fede. Intanto sfilano i treni in corsa senza fermarsi. Oltre la riga gialla l’imprudenza può essere fatale per distrazione o per volontà di provarci. Solo una malcapitata lattina vuota viene disintegrata in un attimo. Ogni giorno in stazione è saturo di orari che governano arrivi e partenze. Ogni giorno può essere utile per rivedersi questo film dove storie e protagonisti cambiano ogni momento. Nella scenografia manca la fontanella, il suo rumore confidenziale, sostituito dalla sgradevole musica dei cellulari che annunciano per sms arrivi e partenze. In alto spicca la solita ora sempre esatta del vecchi orologio in stazione. Scusate l’intrusione, signori viaggiatori, ma il mio treno non è ancora in partenza.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Aria di Woodstock su Mosca” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: brano simbolo di Woodstock:”With a little help from my friends” interprete storico Joe Cocker live in Londra con Brian May chitarra e Phil Collins alla batteria.

Dedicato a Nadia, Katya e Maria, trio punk rock Pussy Riot da 5 mesi ingiustamente in carcere a Mosca per un presunto “reato di opinione” nei confronti di Putin.

Nadia Tolokonnikova (22 anni), Katya Samutzevich( 29 anni), Maria Aliokhina (24 anni), trio punk Pussy Riot di Mosca, sono da 5 mesi in carcere a Mosca sotto processo per una dissacrante preghiera anti Putin nella cattedrale moscovita. E’ stata giudicata blasfema dai vertici ortodossi ed offensiva da molti fedeli. Rischiano 3 anni per “teppismo motivato da odio religioso”. La sentenza è prevista per il 17 agosto p.v. presso il tribunale Khamouniki di Mosca. La Tolokonnikova ha sentenziato con queste parole:” Siamo in un sistema politico autoritario, ma noto una falla in questo sistema. Tutto il mondo parla di noi, e noi non siamo sconfitte. Credo che le parole distruggano il cemento”. Yoko Ono, vedova di John Lennon, ha consigliato il “saggio” Putin a conservare i posti in carcere per i veri criminali. Si sta creando una mobilitazione mondiale nel WEB, con manifestazioni in piazza. Persino Angela Merkel si sbilancia affermando che il caso delle tre ragazze rock sovietiche è preoccupante. Durante una fase del processo “burla” fuori dall’aula sono stati fermati 3 fan delle ragazze. Le Istituzioni italiane tacciono, fingono di non sapere, temono la reazione di Putin con ritorsioni commerciali (da sempre è stato così), ed hanno un atteggiamento opportunista e pecorino. Non è gente da rock, sono “slow”, lenti, fuori moda ed in ritardo sugli eventi da sempre.
Sento che dall’Est spira un’aria assai simile a Woodstock, “karo” Putin. La lettera K tutti quelli del 1969/1970, sanno benissimo cosa stia a significare. Nel pianeta Russia mi sono addentrato in un progetto che non sto qui a illustrare, ma se fossi un abitante (ad esempio) della Cecenia, o di Mosca, mi comporterei come Nadia, Katya e Maria forse anche in maniera molto più decisa. Ai tempi d’oggi, è pericoloso per qualsiasi potere giocare d’azzardo sulla pelle dei propri cittadini con metodi coercitivi per rendere pianificate le loro opinioni, per renderli mansueti e servili. Putin viene dal KGB quello più duro e feroce, quello che ti mandava in Siberia a meno 32 gradi. Putin, la democrazia popolare è come il rock, è un inno alla libertà conquistata e non imposta dagli statuti o codici, la libertà manda in frantumi opinioni autoritarie cristalline. Perciò mi auguro che dal vento dell’Est parte un’aria simile a quella di Woodstock, che porti scompiglio ed incertezze nelle menti dei dittatori da strapazzo, che prenda a calci nel c……lo spread ed i suoi alleati multinazionali. Ci siamo rotti (indovinate cosa???) di subire, ascoltare chiacchiere internazionali, riverenze, inchini, di vedere in azione narcisisti con lo specchietto per le allodole. Nadia, Katya, Maria, lo storico ed incontaminato popolo del rock e del dissenso è accanto a voi, ditelo forte in faccia a Putin ed ai suoi amici europei che lo appoggiano col silenzio più servile ed odioso. Un colpo a rullante, due colpi alla cassa, un assolo di chitarra col reverbero, un accompagnamento di basso, vale 100000 volts ed arriva fino al mediterraneo; anche qua c’è gente molto incazzata che vuole essere libera di decidere della propria vita senza falsi intermediari. I dittatori non meritano di fare ingresso nei libri di storia per “continuo ed allucinante teppismo” verso i loro popoli oppressi e depressi.
Questo mondo, come affermava Adriano Celentano, resta sempre in mi7a, perchè…”ogni atomica è una boccia ed i birilli son l’umanità; il capriccio di un capoccia ed il mondo in aria salterà”.
L I B E R T A ‘ per Nadia, Katya e Maria – non pasaran.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Annotazioni sui Quintorigo” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Brano “Bentivoglio Angelina” eseguita dai Quintorigo.
Musicisti attuali del gruppo:
Andrea Costa – violino
Gionata Costa – violoncello
Stefano Ricci – contrabbasso
Valentino Bianchi – sassofoni
Moris Pradella – voce

Sono un gruppo musicale italiano, tutti romagnoli. Propongono una miscela di suoni e generi musicali tra classico, rock, jazz, punk, reggae, funky, blues e pop con piacevole ed intelligente alternanza tra voci e strumenti. Gli archi e gli ottoni, in questo geniale gruppo, viaggiano in perfetta sincronia concorrendo all’originale risultato finale.
Le sfumature progressive del gruppo sono evidenti, tanto da conquistare per 2 volte a Sanremo, premio Tenco ’99, miglior album jazz nel 2008(Quintorigo plays Mingus), le attenzioni della critica e del pubblico di qualità.
Sarebbe opportuno che tutto il grande pubblico prendesse confidenza con questo fantastico gruppo di grandi musicisti, come lo consigliano le collaborazioni con Roberto Gatto, Franco Battiato, Enrico Rava, Antonello Salis, Carmen Consoli, Ivano Fossati, Maria Pia De Vito. Il progetto dedicato a Mingus acquista spessore con l’entrata in scena appunto di Maria Pia De Vito, a sua volta vincitrice del Top Jazz 2009.
Dal giugno 2012 è partita una nuova tournèe con un nuovo intrigante progetto dedicato a Jimi Hendrix (siamo sulla retta via) che anticipa il disco che s’intitolerà “Qintorigo Experience”. Grande successo nel luglio scorso al festival jazz di Ravenna, per questa prima in terra di Romagna. La nuova voce del gruppo è Moris Pradella, un altro fuoriclasse da palcoscenico, già tenuto a battesimo
anni fa in tv nazionale col brano famosissmo “Georgia on my mind”.
Qualche sera fa, nel mio rifugio artistico a due passi da casa, il locale “Spacciodivino”, ho potuto godermi dal vivo, vicino a Gionata Costa dei Quintorigo, l’esibizione del fratello Andrea, violinista, col gruppo “The Grace”, composto inoltre dalla voce di Claudio Belgrave (super), dal chitarrista Francesco Cilio. Hanno rivisitato elegantemente tutto il repertorio di Jeff Buckley chitarrista e cantautore americano tragicamente deceduto a 31 anni a fine anni ’90.
Andrea Costa, col violino è formidabile e sorprendente perchè lo suona con una impostazione elettrica del plettro (come seguace da 40 anni di Jean Luc Ponty lo garantisco) ed è originale ed imprevedibile nelle sue entrate ed uscite.
Anche la voce di Belgrave assomiglia in modo chiaro a quella di Jeff per i toni angosciosi e tristi. Nel panorama italiano, il nuovo avanza anche coi Quintorigo e questi gruppi come “The Grace”, musicisti totali e veri, versatili e capaci di lasciare sempre un’impronta professionistica. Spero che queste accurate e mirate attenzioni da parte mia e di tanti incontaminati opinionisti, porti i puristi del rock e del jazz a meditare in profondità su queste nuove utilissime tracce di futuro e realtà. Anche la Romagna si riscatta andando ben oltre la solita immagine della piadina, salsiccia e sangiovese, anche se a Federico e Tonino piacevano.
Quintorigo: ovvero il presente ed il futuro di una musica oggi quanto mai in agitazione.
S.Giovanni in Marignano, dopo la torre civica, “around “ le 22, sperando presto di riascoltare allo “Spacciodivino” “the Grace” e qualcos’altro.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Napolitan sound, Pino Daniele & friends” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano “Quanno chiove” Pino Daniele live Napoli 2008, voce e chitarra, con James Senese al sax tenore, Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni…….

Dal 20 Marzo 2012 Pino Daniele è tornato sulla scena della musica italiana con l’album “La grande Madre”, autoproducendosi con la sua nuova etichetta Blue Drag, di cui è anche proprietario. Pino si era evidentemente stancato di imposizioni, discussioni ed impedimenti artistici e promozionali, ed ha così intrapreso questa strada autonoma. Un album strepitoso di 12 canzoni scritte tutte da Pino, musiche e testi, eccetto “Searching For The Water Of Life”, brano di supporto alla campagna Every One di Save The Children contro la mortalità infantile: il testo di questa canzone è stato infatti scritto da Kathleen Hagen. In questo nuovo album Pino ha inserito anche la cover della canzone Wonderful Tonight di Eric Clapton, col testo tradotto dallo stesso Daniele. In questo album spiccano le collaborazioni con musicisti di fama mondiale come il batterista Omar Hakim (ex Weather), il pianista ed organista Chris Stainton, Gianluca Podio alle tastiere ed archi, il batterista Steve Gadd, il sassofonista Mel Collins, la pianista Rachel Z, i bassisti Willie Weeks e Salomon Dorsey, il percussionista Mino Cinelu. A proposito del titolo dell’album, Pino Daniele ha dichiarato:” La ricerca della Grande Madre è il viaggio che ognuno spera di intraprendere per un futuro migliore”. Ognuno deve cimentarsi con propri percorsi artistici per dare maggiori e nuovi stimoli alla gente.
Prima di Pino Daniele il blues e la canzone napoletana non si erano mai incontrati. Pino ha cambiato la canzone italiana, specie quella napoletana, “africaneggiandola” con un sound tutto particolare tra varie fasi che vanno dall blues , al jazz, al latin, al rock, alla melodica ed etnica. Oggi Pino è tornato inevitabilmente al Blues, quello venato di quella musica etnica, sopratutto africana, che sta all’origine del blues stesso. Solo con l’indipendenza commerciale è possibile intraprendere certe strade, perché le imposizioni discografiche non permettono utili divagazioni verso le novità, quindi con l’indipendenza si rischia in proprio, ma si è liberi di fare e di creare in quell’infinito mare che è la musica. Pino ci ha portato dappertutto, ma ora ci fa intravedere un’Africa più vicina, lui Nero a Metà, Musicante e Mascalzone Latino, lui Uomo in Blues. Ricordo un suo concerto qualche decennio trascorso con uno special guest formidabile come Gato Barbieri ed il suo sax tenore dal suono magico argentino. Ma tra gli amici di Pino c’è ne uno particolare, dalla pelle leggermente scura, di padre americano e madre napoletana, James Senese sassofonista tenore dal suono assai simile a quello di Gato. Consiglio immediatamente di andare su you tube e cercare il brano “Quanno chiove” eseguito da Pino Daniele in un live Napoli 2008 con l’assolo al sax tenore di James Senese. Ricordate la canzone “Malafemmena” scritta da Totò? Provate ad ascoltare la versione fusion di James Senese e gusterete il magistrale suono del suo sax e della sua voce blues.
Nessuno dimentica il gruppo “Napoli Centrale” di cui entrambi facevano parte, ma ora ad un certa età si sono talmente raffinati che ti servono il blues a tavola in salsa partenopea. Napoli è una città straordinaria, unica al mondo, amata follemente da chi ama i suoi suoni, i suoi gesti, la sua capacità di mostrarsi in ogni sua sfaccettatura. Pino e James sono protagonisti di questo napolitan sound inimitabile, perchè per crearlo bisogna essere napoletani in tutto.Pino ci stupirà ancora, perchè è quello l’unico modo per non appiattire all’assuefazione la nostra mente che invece necessita sempre di cose nuove. Il penultimo brano del cd “O’Fra” è un brano jazz che dura 8 minuti, vigoroso e tosto, ma tutto il progetto “La grande madre” dura solo 45 minuti, ma di grande musica e grandi solisti. Pino è una delle novità estate 2012, con tutto il rispetto per gli artisti che si sono presentati in scena, il percorso passato e presente di Pino Daniele è degno di nota e grande attenzione da parte di tutti.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Cronaca di un volontario” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale:colonna sonora del film”Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

Gli anziani, al mattino sono tra i primi a veder nascere il sole. La solitudine, malattia a volte terminale, non li abbandona mai, ed in questo nuovo millennio sta diventando una vera e propria epidemia. In silenzio ed in punta di piedi chiedono a questa società di mettere a disposizione la loro saggezza, la loro esperienza, fatta di storie vissute, per aiutare a costruire una società pericolosamente avviata in un vicolo cieco dove i valori umani si disperdono facilmente. Molti di questi anziani non hanno più famigliari, vivono in strutture pubbliche. Altri, invece, resistono fino all’ultimo nella loro casa. Assisterli è un dovere istituzionale e pubblico, ma è sempre un qualcosa che deve partire da dentro e ciò è il primo segnale di avvicinamento al ruolo di volontario. Quando si varca quella porta, stringere le mani, sedersi, ascoltare semplici parole, si comprende il valore del servizio che si sta svolgendo ed il bene prezioso che in cambio si riceve. Per la strada c’è sempre il solito che non sa o non ha capito che ti dice:”Ma chi te l’ho fa fare!”
Sarebbe opportuno per lui dare un segnale di sostegno per distinguersi dal mondo di coloro che beatamente non sanno quello che dicono e quello che fanno. Questa società ha assoluta necessità anche degli anziani, anche se non producono reddito sig. Monti, perchè tutti hanno il diritto di farne parte con dignità e pieno merito. L’unità di un popolo avviene col processo di socializzazione senza emarginati e discriminati, care istituzioni che osservate dall’alto e non scendete in basso! Quando ti rechi all’Ospedale a far visita all’amico malato che hai sempre assistito e l’infermiera di turno ti dà la brutta notizia che non vorresti mai sentire, te ne vai in silenzio, vuoto di tutto, senza ricevere alcun grazie(parola poco usata), ma solo la possibilità di ricordarlo nei suoi racconti. Quel sole che nasce ogni mattina è ottimismo per l’anziano, è la certezza di essere in vita e non è poco.
Questo scrivevo 5 anni or sono, ma ora la situazione è molto peggiorata, le istituzioni, tra le spese pubbliche, tagliano le spese per dare conforto e compagnia agli anziani. Il volontario non viene incoraggiato a proseguire, ma addirittura viene invitato cortesemente a sospendere il suo servizio.
Sono 9 anni che offro la mia disponibilità nel volontariato, con grandi sacrifici, ripagati nei fatti dagli anziani e raramente da altri. Questo governo, queste istituzioni penalizzano chi non produce più reddito, tagliando spese ed aumentando Irpef anche su pensioni basse. Come volontario critico i massimi vertici italiani,alla prova dei fatti insensibili ed assenti. Il volontario, nella sua cronaca quotidiana deve evidenziare un fortissimo contrasto sociale tra chi vive tra gli sfarzi da superstars e chi invece deve subire l’insensibilità istituzionale rassegnandosi a miseria e solitudine.
Nell’opera ROCK “Jesus Christ Superstar” un tempo venne criticato un certo signore.
Oggi i superstars terrestri sono venerati da una marea di idioti e di imbecilli.
Tutto qui, null’altro da dire.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“Cinecittà: la città dei sogni” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Colonna sonora originale film”C’era una volta in America”- autore ed interprete
il Maestro Ennio Morricone.

Immaginiamo una cittadina della riviera Adriatica come Cattolica, di notte, d’estate, nei lontani anni
’60. Luci dappertutto, dancing e night pieni di turisti e non, caffè concerto in piazza primo maggio a due passi dal mare: ho riprodotto in breve l’atmosfera da mezzanotte in poi. Molti anni dopo, passeggiando col compianto ed indimenticabile Henghel Gualdi, nei pressi del Piazzale dove c’era il Dancing “Esedra”, abbiamo osservato insieme il condominio che è stato costruito sulle ceneri di quel mitico locale. La gente ci passa davanti come se nulla fosse accaduto. Gualdi, invece, era molto triste, come del resto lo sono tutt’ora io quando ci passo davanti. Lì è cresciuto il mito di Henghel, lì a soli 10 anni, in compagnia di mio padre, batterista dilettante, è nata la mia passione per il jazz, tutt’ora incontaminata dalla mercificazione che di esso qualcuno fa. Vi ricordate la bellissima scena di “Nuovo Cinema Paradiso”, quando Totò, ormai famoso regista, torna da Roma nel suo paese in Sicilia? Il primo posto che va a visitare è l’area su cui sorgeva il Cinema Paradiso, il suo cinema, la sua vita, i suoi sogni. Addirittura mentre passeggia in quel vuoto atroce di ricordi, si odono in sottofondo quei fischi che sorgevano spontanei quando si rompeva la pellicola del film.
Con una colonna sonora micidiale per le coronarie, la commozione era identica a quella provata con Henghel Gualdi davanti all’Esedra. In quel Dancing, neanche il vento di maestrale spazzerà via le note del clarino di Gualdi quando si cimentava in “Un americano a Parigi”, “Rapsodia in blue”, “Polvere di Stelle”. Quelle note le conservo nel mio sangue, nonostante la cementificazione anche culturale che si tende da tempo ad avviare in questo paese. Ora anche Cinecittà, lo studio 5 di Federico, il mondo che ci ha fatto sognare, che ci ha fatto innamorare più di una volta, è in pericolo:
il cemento è in agguato. Se ciò dovesse disgraziatamente accadere, lo considererei un omicidio verso tutta la cultura italiana. Quel maledetto Dio denaro imperversa come una spada di Damocle, e la nostra Italia, che rimane un contenitore di cultura di altissima qualità, deve trovare forza, coraggio e determinazione di dire finalmente no! Ogni volta che penso a ciò che mi ha trasmesso Fellini, Sergio Leone, Tonino Guerra, e tanti grandissimi del cinema viventi, la mia riverenza non ha limiti specie anche nel linguaggio che cerco di usare per comunicare, cioè un linguaggio molto cinematografico, visibile, come un racconto che appartiene a tutti. Cinecittà, la città dei sogni, non si tocca, andate a costruire dove regna il rispetto per l’arte e per gli artisti, in modo razionale e condiviso. Le imposizioni, i tagli di comodo verso la cultura non si devono accettare, sono da considerare tra le vergogne di un paese che sta regredendo. E’ inutile censurare, discriminare, e usare la mano pesante sulla cultura: trionferà sempre la sete di sapere e far sapere. Cementificate le idiozie, le superficialità, l’ignoranza, e tutte le malattie che tentano di rendere l’uomo stupido, cretino. La sua intelligenza è la cintura di salvataggio che lo porterà in salvo da così tanta mediocrità. Su Cinecittà di giorno splende il sole che illumina gli ideali di tanti artisti, di notte c’è sempre una luna nuova a cui ispirarsi.

Estate 2012 Ebo del Bianco

“Giorno dopo giorno” di Ebo Del Bianco

Introduzione: Ascoltando di notte un vecchio brano di Cindy Lauper, nella struggente versione di Miles Davis e del suo gruppo, è partita una riflessione. Il brano è “Time After Time”.

Inesorabile, come lo specchio, spia per rammentare tanti giorni trascorsi veloci, inspiegabile come tutto ciò che in modo perfetto rende perpetuo il passaggio del tempo, impenetrabile come il mistero di chi ha scolpito il firmamento opera d’arte senza formule, senza firma: giorno dopo giorno ci si avvicina ad un qualcosa che si osserva sempre in lontananza in modo sfuocato.
Si presenta il giorno e si accende il motore, alimentato dalla speranza che tutto sia in funzione per il solito bioritmo quotidiano. Scorre tra silenzi e frastuoni, tra emozioni e contraddizioni, sempre diverse, fino all’ora in cui tutto si ricompone e si spegne nel garage rifugio di sogni e di bilanci.
Giorno dopo giorno ti allontani dall’ovvio, dal previsto, dall’insufficienza di essere in base a ciò che quotidianamente appare di te.
Giorno dopo giorno, sulla via parallela a te accanto, si eleva lo spirito senza catene.
E’ uno spirito libero senza più limiti e confini, uno spirito che ti farà volare sempre più in alto”del nido del cuculo”, senza persecuzioni ed indici puntati a dovere per colpirti.
Uno spirito che ti condurrà verso l’arte di vivere insieme a ciò che resta di te, senza obbligo di ricomporre ed autocertificare tutto ciò che, giorno dopo giorno, di te è stato.

Estate 2012 Ebo Del Bianco