Le perle del jazz: “Steve Lacy ed il suo sax soprano” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: dall’album “Reflections” il brano omonimo.
Musicisti:
Steve Lacy sax soprano
Mal Waldron piano
Buell Neidlinger basso
Elvin Jones batteria.

Tra i grandi del sax soprano (il mio strumento preferito), con Sidney Bechet e John Coltrane va considerato Steve Lacy, se non altro perchè ha reso moderno questo strumento dal suono particolare. Nato a New York nel 1934, durante l’era del be-bop viene ingiustamente dimenticato, ma riemerge in modo prorompente du rante gli anni del free jazz. Il free jazz è libero dall’armonia tradizionale, dagli schemi formali e dalla scansione regolare del tempo. Tecnicamente mostruoso, Steve tirava fuori il meglio di sé durante le performance in solitudine; in gruppo era capace di soluzioni e improvvisazioni sonore, inaspettate e originali. La musica che suonava, inventava e ridisegnava, parte dalle origini, salta a pie pari il be-bop (considerava solo l’amato e studiato Monk) e si tuffa nell’avanguardia. Steve è cresciuto ascoltando Sidney Bechet e i musicisti dei fasti di New Orleans, ha debuttato a New York in una band Dixieland che comprendeva musicisti come Rex Stewart e “Red” Allen .Nel 1955 si ritrova improvvisamente a suonare e registrare “altro jazz”con il pianista Cecil Taylor. Nel 1957 registra con l’orchestra di Gil Evans, con cui collaborerà senza interruzione fino agli anni ’80. Quindi incide il suo primo disco Soprano Sax. E’ in quartetto ed ha al pianoforte Wynton Kelly. Nel 1958 arriva Reflections, album che rispecchia la sua viscerale passione per Monk. I brani suonati appartengono al pianista e in questa avventura lo affiancano Mal Waldron, il bassista Buell Neidlinger ed Elvin Jones. Nel 1960 per 4 mesi, lavora con Monk (il suo sogno) e infine nel 1961 forma un quartetto con il trombonista Roswell Rudd. Nel 1965 inizia a suonare free jazz, forma un quartetto con Enrico Rava e va in tournèe per 8 mesi in Sudamerica. Dopo un breve soggiorno a New York, nel 1967 si trasferisce in Europa, resta 3 anni in Italia ed infine sceglie Parigi. Si dedica esclusivamente al sax soprano e tiene concerti da solo o con il suo gruppo formato nel 1977 con Irene Aebi (sua moglie) al violino, Steve Potts al sax, Bobby Few al piano, J.J.Avenel al contrabbasso, Oliver Johnson, poi sostituito da John Betsch, alla batteria. Il gruppo rimane in piedi fino al termine della sua carriera. Partecipa a progetti speciali con Gil Evans, incide con diverse etichette discografiche, suona in big band e porta avanti col pianista Mal Waldron un progetto dedicato alla musica di Thelonious Monk, la sua preferita. Steve muore a Boston nel 2004, ed ogni nota di sax soprano oggi fa ricordare lui, specie quando in brano dopo una introduzione entra il soprano con quella voce, il cuore di chi ama il jazz batte forte.
Il fatto poi che tra tutti i grandi del be bop si sia lungamente soffermato su Monk, denota un altissimo livello di percezione jazzistica e della sua evoluzione.
Per ricordare Steve, basta ascoltare la sua produzione, 13 progetti uno più importante dell’altro.

Dicembre 2012 Ebo Del Bianco

P.S.: Auguriamoci a vicenda un futuro diverso, senza depressioni ed oppressioni, auguriamoci di essere sempre presenti nel momenti di decidere qual’è la strada giusta.
Auguriamoci a vicenda di stare bene di salute, di sognare almeno di notte, auguriamoci di contare di più in questa società e che ognuno porti il suo contributo con le proprie idee.
Auguriamoci buone feste, in tutte le lin gue e religioni, auguriamoci tutto il bene possibile per il 2013. Io riposerò fino dopo le feste, ci risentiremo a gennaio, ciao ed un grazie a tutti. Un abbraccio E b o

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