Monthly Archive for Gennaio 2013

“I veri pericoli nascosti” di Ebo del Bianco

Musica di supporto. “Narciso ed Eco” autore Nicola Piovani, eseguito in quintetto da Nicola Piovani.

I giovani concepiscono il narcisismo come un gioco per chi lo pratica. I fattore estetico è caratteristico dell’adolescenza, un modo anche simpatico di travestirsi per apparire in diverse immagini. Il narcisismo, invece, ad una età adulta, è pericoloso per chi lo subisce, perchè chi lo pratica solitamente lo fà con obiettivi ben precisi.
Il primo obiettivo è quello di trasformare la parola “io” in un verbo da declinare, logicamente solo in prima persona. Succede spesso a chi ha mansioni di potere, affidarsi ad un egocentrismo smisurato, spesso apertamente, ma a volte, come ultimamtente, attraverso sembianze “sobrie”.
I cosididetti “nemici” vengono individuati, additati, e udite udite, “silenziati”, come il più grande e vecchio sindacato italiano, la C.G.I.L, ed altre forze “disturbatrici” del novello Narciso.
Il Narciso di turno afferma che per far crescere l’Italia, serva tagliare le ali alle due estreme e mettere il silenziatore alla C.G.I.L. FIOM. Ciò è a dir poco assurdo ed anticostituzionale.
Tirare la volata ai narcisisti adulti, significa avallare il percorso che porta “ad un uomo solo al comando”, il vero pericolo nascosto. Il pluralismo, come obiettivo, è un dovere sacrosanto; chi non è d’accordo sappia che tra breve ci sono le elezioni politiche, anche se il Narciso, sottobanco ha già messo a punto un accordo segreto in barba ad eventuali risultati elettorali. A lui ed alla sua truppa, vorrei leggere un episodio del “Diario di un conservatore” da me ultimamente scritto.
“Una mattina, mi son svegliato” e, recandomi verso le 7 presso l’edificio della C.G.I.L del mio paese, con grande stupore ho trovato tutte le vetrate esterne imbrattate di croci uncinate, svastiche, scritte ed insulti verso la più grande ed antica organizzazione sindacale. Tutto è successo pochi anni or sono. Ho chiamato subito al telefono Gianfranco mio grande amico e maestro, segretario della sezione. Arrivò subito, amaramente sorpreso ed anche alquanto timoroso.
Gli dissi: “ Gianfranco, non ti preoccupare, quelle scritte, quei disegni, stanno a significare che noi siamo sulla strada giusta, che operiamo per il bene di coloro che hanno bisogno di tutela ed assistenza, per le classi più deboli, per i bisognosi come i malati. Siamo a disposizione di tutti senza alcuna distinzione. Sono stato 5 anni volontario nella C.G.I.L accanto al compianto mio grande amico Gianfranco, che tra l’altro si occupava anche di malati terminali nella sezione di volontariato che avevamo fondato. Sono stati anni intensi, straordinari, indimenticabili, poi un giorno, dopo una grave malattia, Gianfranco ci ha lasciati e per me è stato duro continuare.
Ma la C.G.I.L va avanti, è grande, mi pesa moltissimo solo il fatto che lei Sig. Monti abbia definito conservatore l’operato del più grande sindacato italiano. E’ come se l’avesse detto anche a me ed al compianto Gianfranco. Ed a quella sua parola così stonata, paradossale, inaccettabile, io voglio terminare questo brevissimo racconto con due parole piene di musica e di ricordi sani:”Bella Ciao”

Febbraio 2013 Ebo Del Bianco

“31 Dicembre 2012………around midnight” di Ebo Del Bianco

Cronaca folle di una notte jazz in casa, dopo 12 mesi di letargo.
Le finestre sono spalancate, mentre da 3 ore sto cuocendo nel forno un pollo nostrano durissimo.
Mi accompagnano in questa “Demolition Night”, Michael Brecher al sax tenore ed ewi; Charlie Haden al contrabbasso, Jack DeJonette alla batteria, Kenny Kirkland al piano, Pat Metheny alla chitarra, col loro disco registrato a New York nel 1987 dal titolo “Michael Brecker”.
Il 2012 ha rotto le palle, così inizio l’opera di distruzione di questo vecchio freezer che di notte non mi fa dormire. La musica adatta è “Syzygy”, così do una mano a Jack a bastonare e scaricare tutta la rabbia jazz mentre fuori esplodono petardi come bombe. Passo a “Nothing Personal” per dare il colpo di grazia all’oggetto incriminato di schiamazzi notturni. La miseria! Sto suonando la batteria metalmeccanica senza spazzole e bacchette. Addirittura faccio contrattempi a Jack: non gli do tregua! Là, in forno, il pollo comincia a profumare. Ora tocca ad una vecchia tavola ed a lei riservo “Original Rays”che ha un’entrata di batteria “muy caliente” dopo un’inizio assolo di Michael con l’ewi. Qui vado decisamente a due mani, in battere e levare, accentuando di più quella stoccata in levare(verbo caro a Monti). La prima gamba della tavola già traballa:dai che ci siamo! Oggi poi devo sfogarmi, quindi scarication, demolition e così arriva il 2013. Povera tavolaccia, rottamazione vicina! La missione è compiuta, la tavola scricchiola e crolla (almeno lei) ai miei piedi. Che odore, ragazzi, il pollo è cottoooooo! Lo porto in tavola, ma prima devo mettere qualcosa da parte nel sacchetto per Marte e Venere.
A proposito, l’altro giorno, dal finestrino in soffitta dove si annidano i piccioni, Marte è planato a terra sul dorso di un piccione preso al volo dal primo piano: lui sopra, il piccione sotto, pazzesco.
Anche Marte è un po’ folle, ormai, senza volerlo e saperlo, sta diventando un protagonista.

Buon 2013 a tutti i miei amici, fratelli del jazz!

Gennaio 2013 Ebo Del Bianco

Kenny Wheeler e la melodia lirica della sua tromba” di Ebo Del Bianco

Le perle del jazz, supporto musicale: brano “The Forks”, autore Brian Dikinson, esecutori Kenny Wheeler alla tromba, Brian Dikinson al piano.

Nato a Toronto nel 1930, Kenny Wheeler è un trombettista jazz fenomenale, dal suono unico e particolare. Dopo pochissime note all’ascolto, la sua tromba trasporta verso la melodia, verso la delicatezza lirica, ed avvolge in pieno.Il suo suono rimane intatto sia che si avventuri nel campo del free-jazz, sia che si affidi ad un lirismo post bop. A 12 anni Kenny imbraccia la tromba e subito dopo frequenta il conservatorio di Toronto. Lui ama Miles,Freddie Hubbard, Art Farmer e Brooker Little; tra i compositori adora Duke Ellington e Gil Evans. Nel 1952 si trasferisce a Londra dove suona di tutto.Dal ’50 al ’65 fa parte dell’orchestra di John Dankworth, ma lavora anche c on altri musicisti come Ronnie Scott e La Band Clarke e Boland. Nel 1966 passa tra le fila del musicista free John Stevens.Suona anche jazz-rock col gruppo di Mike Gibbs.Dal 1969 al 1972 collabora col batterista free Tony Oxley.Nel 1972 arriva al grande occasione con Antony Braxton. Col quartetto del sassofonista lavora diversi anni, portando sempre avanti suoi progetti.Nel 1975 passa con la Ecm e realizza un grande disco, “Gnu High”. Il cast dei musicisti è di assoluta grandezza, Keith Jarrett, Dave Holland e Jack Dejohnette. Nel 1977 confeziona un’altra perla, “Deer Wan”. La sezione rimica è la stessa del disco precedente. Al posto di Jarrett c’e Abercrombie più Jan Garbarek ai fiati. Da segnalare in questo lavoro il brano “3/4 in the afternoon” dove a loro si aggiunge Ralph Towner con la chitarra a 12 corde. Nel frattempo, con John Taylor ed alla cantante Norma Winstone, crea gli Azimuth. Nel 1983 per 4 anni entra nel gruppo del contrabbassista Dave Holland. Nello stesso periodo, arriva “Double Double You”, altro capolavoro con John Taylor e Michael Brecker. In questi anni incomincia una serie di lunghe ed importanti collaborazioni che porteranno alla formazione anche di una sua big band. Nel 1990, incide “Music for Largen and Small Ensembles, un capolavoro di elevatissima improvvisazione. La felice riuscita dell’album, produce l’ottimo “The Widow In the Window”.Nel disco, suona la struttura portante della big Band:Abercrombie, Taylor, Holland ed Erskine. A metà del decennio con Konitz, Frisell ed Holland produce “Angel Song”, un disco interessante suonato da musicisti diversi tra loro. Oggi, Kenny è più che mai vivace con le sue composizioni, performances e collaborazioni mai scontate e (guarda caso) sempre in avanti coi tempi. Qualche anno fa, mi recai a Gubbio proprio per ascoltare ed incontrare Kenny che suonava come special guest con la Colour Jazz Orchestra Marchigiana del carissimo amico Massimo Morganti. Ispirato dal brano musicale “The Forks” che ho citato sopra, avevo composto anni addietro il brano “Identificazione di donna”, che regalai in copia a Kenny dopo aver parlato con lui del brano, nel suo camerino prima del concerto. Ascoltate “The Forks”, tromba e piano, e davanti improvvisamente appare: Tu come donna, Lei come Donna, loro come donne. E’ un omaggio al grandissimo ed indimenticato Michelangelo Antonioni.
A Gubbio, Kenny eseguì una sua opera in diverse parti, inedita, duettando tra l’altro con Samuele Garofoli a due flicorni, tutto casualmente congeniato in modo da madarmi via di testa come quella volta a Rimini con Miles, quando caddi da 3 metri di altezza su una montagna di sabbia alla prima nota di Miles.

Gennaio 2013 Ebo Del Bianco

“Prossimamente sullo schermo di questa sala” di Ebo Del Bianco

Oggi cinema: Musica d’accompagno “Tema d’amore”, autore Andrea Morricone, esecutore Ennio Morricone, dal film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

Amici, amiche, seguitemi: torniamo indietro di 50 anni, tutti indistintamente, anche chi non era nato. I maschietti si vestano tutti con pantaloncini corti o alla zuava e sandali. Le femminucce adolescenti, indossino gonna tipo scozzese, scarpe con tacchi di sughero ed un fiocchetto bianco in testa. Dove si va, oggi, domenica pomeriggio? Si va tutti al cinema parrocchiale dietro la chiesa: c’è il doppio programma, tutto in bianco e nero. Il primo è un film di Totò, il secondo, il classico western con John Wayne. A farci compagnia, ci sono gli amici e le amiche d’infanzia di allora, che, non appena “Fino” apre il portone, si precipitano sui sedili di legno delle prime file per fumarsi una Giubek di nascosto da “Fino” l’operatore in cabina. Venite anche voi, ci sono noccioline e lupini a volontà, gomma americana; questa sala è il simbolo di come allora si passava la domenica pomeriggio nei paesi d’Italia. State tranquilli, ci stiamo tutti. Ma sia chiaro che la vita non è come quella vista sullo schermo del cinema, ma un po’ di illusione e sogno non guasta. La vita è molto più difficile e complicata, dobbiamo amarla tutti come abbiamo amato quell’atmosfera della sala parrocchiale, esorcizzando, oggi, la morte.
Per fare il verso ai cow-boy, ci siamo costruite pistole di legno che sparavano lacci di gomma. I cosidetti films “d’amore” si potevano vedere nella sala pubblica dell’ex casa del fascio in compagnia dei genitori. Tra i film di allora ricordo “Riso amaro”, “I figli di nessuno” e tanti altri. Il parroco li censurava, cosicchè noi vedevamo solo western, comici e film di guerra. Nelle prime file, su quelle sedie di legno tutte attaccate, succedeva di tutto, scapaccioni a volontà, fischi, ma era la magìa dello schermo a tenerci uniti per 3 ore e vederci insieme dalla mattina alla sera, anche a combinare birichinate. Nel film “Nuovo Cinema Paradiso”, c’è il personaggio “Alfredo”, interpretato stratosfericamente da Philippe Noiret, che, mentre era in cabina col giovane Salvatore (Totò), pronuncia queste parole che a tutti voi invito a tenere ben a mente:”Prima o poi arriva il tempo che parlare o stare zitti, è la stessa cosa. Allora è meglio stare zitti. Anche il fuoco, col tempo, diventa cenere”. “Alfredo” aveva preso la licenza elementare ad età adulta grazie a Totò che, di nascosto gli passò il foglietto con la risoluzione del problema.
Oggi, a volte, parliamo troppo e non sappiamo tacere ed ascoltare. Il cinema non è più un obiettivo, uno svago per conoscerci, per sapere, per aggrapparsi con amore a quei fotogrammi. Il cinema, a volte, è confezionato a mò di panettone; a Natale si ride perchè si deve ridere come un fatto di moda, perchè “l’ha detto il telegiornale”. In quella sala del prete, si rideva, si faceva casino perchè era un fatto di costume di vita, una realtà: c’era solo la sala per stare insieme.
Anche voi che non eravate nati, che vi siete accomadati in platea su mio invito, ora siete tristi perchè avete capito che il cinema parrocchiale non c’è più. Penso proprio che “Alfredo” abbia ragione: meglio stare zitti. Il silenzio, spesso, parla più della voce, come in un giro di blues.
Guardatelo con me sullo schermo quel mattacchione del compianto Philippe Noiret, a volte ciabattino “Amleto”, a volte l’operatore “Alfredo”: il “francesone” più italiano che abbia mai conosciuto di persona. Se vi capita di rivedere (oggi è utile) “Nuovo Cinema Paradiso”, fatelo a tavola con la vostra famiglia e mai soli in mediateca con la cuffia. INSIEME, è tutto un altro film. Spesso mi sento sempre insieme nella sala del prete con tutti quelli di allora, ma anche idealmente con voi se avete intuito cosa c’è dietro questo scritto. Però, ora che il mio immaginario film è terminato, ora che non c’è più “Fino” e la sala è chiusa,devo confessare che dentro di me c’è solo fedeltà per tutti i percorsi della vita, al prezzo più alto da pagare, come la domenica pagavo il biglietto d’ingresso a “Fino”: la solitudine, la mia cara amica. Sapete dove vado oggi, domenica pomeriggio? Vado a trovare i miei due amici felini, Marte e Venere, astuti e diffidenti, che, beati loro, non hanno problemi.
Gennaio 2013 Ebo Del Bianco

“L’altro suono del sax alto di Lee Konitz” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Disco “Birth of the Cool” del 1949, arrangiato da Gil Evans, ed eseguito in nonetto tra gli altri da Miles Davis tromba, Gerry Mulligan sax baritono, Max Roach batteria, Lee Konitz sax alto.

Nato a Chicago nel 1927, Lee Konitz è tutt’oggi uno dei più grandi suonatori di sax alto. Ha vissuto nell’era Parker, ma non ne ha subìto in modo persuasivo la presenza. Anzi, al contrario, è riuscito a diventare la voce ufficiale al sax alto del cool jazz. Il suono del suo strumento è inconfondibile, integro, limpido, originale, cool. Konitz esordisce nel 1947 nell’orchestra di Claude Thornhill, ed in seguito passa a studiare col pianista cool Lennie Tristano che lo “plagia” sul piano della improvvisazione e dello stile, divenendo il suo allievo prediletto. Quindi nel 1949 lo chiama Miles a suonare nel disco “Birth Of The Cool”, un jazz cerebrale, rilassato, freddo: é la nascita del cool jazz. Sempre nel 1949 incide un album fondamentale per tutta la sua carriera intitolato”Subconscious-Lee”. Questo lavoro cade in un periodo di forte creatività, ispirazione ed originalità. Quindi Konitz, riprende nuovamente con Lennie Tristano ed il suo avanguardistico sestetto, formando anche un duraturo sodalizio con Warne Marsh, tenor sassofonista. Nei primi anni ’50 si distacca da Tristano per cercare un suono tutto suo.Per 2 anni va con la band di Stan Kenton, ma il suo sogno è suonare in duo o in trio, esempio con Gerry Mulligan e JImmy Giuffrè, perchè gli dà più libertà espressiva, fuori dalle convenzioni, permettendogli di lavorare molto sul suono. Tutto questo negli anni ’60. Durante gli anni ’70 ritorna ai suoni che in passato la hanno reso noto. Nel ’77 dirige e registra con un nonetto. Dagli anni ’80 fino al ’90 e oltre, collabora con Martial Solal, Paul Motian, Kenny Wheeler, Bill Frisell ed altri. A tutt’oggi , a 85 anni, collabora ed incide con musicisti che occupano ogni anfratto sonoro del jazz, sempre mosso dalla sua curiosità e frenesia di ricerca.
Non ho mai avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo, ma mi riferiscono della sua meticolosità nel suonare e dirigere il gruppo, un pò come Kenny Wheeler, altro mostro di bravura. Il cool jazz forse ha tanto ancora da esprimere oggi, epoca in cui si è invasi da una marea di giovani ricercatori ed avanguardisti nel sax alto e non è un caso se nomino un giovane sassofonista alto di San Marino, Simone La Maida, una delle colonne portanti della Colour Jazz Orchestra(un super gruppo). Lee Konitz è la bandiera del cool, dovremmo un po’ tutti approfondire di più l’ascolto di questi concerti, per godere meglio e fiancheggiare tutte le note del sax di Lee o della tromba di Kenny.

Gennaio 2013 Ebo Del Bianco

“Pitzinnu” (piccino) di Ebo Del Bianco

Ispirato al brano “Ninna nanna Pitzinnu” (trad., Antioco Casula) ed eseguita da:
Paolo Fresu – tromba
Elena Ledda – voce
David Linx – voce
Diederik Wissels – piano
Eidvind Aarset – chitarra
Paolino Dalla Porta – contrabbasso
Joel Allouche – batteria
Gli Argonauti – Archi


Quando, non si è ? L’incontro, l’attimo, ed inizia l’ipotesi di vita: miracolo, creazione, tutto davvero affascinante, inspiegabile, incredibile, perfetto.
Ora che sei nato, dormi piccino, dormi, i tuoi occhi si chiudono e si aprono e nessuno sa quando tutto è iniziato la prima volta.
Dormi, piccino,dormi, qualcuno china il capo verso te riparandoti dal freddo, regalandoti calore, ma c’è anche qualcuno di cui tu non saprai mai.
Dormi, piccino, dormi, nella società siamo noi il grande peso più dei bagagli che ci portiamo appresso.
Dormi, piccino, dormi, piccola farfalla che vola leggera e raccoglie tutto il profumo di tutto ciò che inizia a vivere, come un fiore appena sbocciato.
Dormi, piccino, dormi, lontano si ode il frastuono di chi vuol cancella re quel profumo, mentre a latitudine sud non esiste a volte il tempo di essere, non c’è il tempo per affacciarsi alla vita.
Dormi, piccino, dormi, da domani per te il tempo viaggerà lentamente e velocemente e solo per noi ciò sarà diverso.
Dormi, piccino, dormi, gli autori dell’opera ora cantano la ninna nanna per dare riposo al tuo respiro.

Gennaio 2013 Ebo Del Bianco