Monthly Archive for Aprile 2013

Oggi cinema: “Preludio di un incontro” di Ebo Del Bianco alias Orsobruno

Oggi cinema: “Preludio di un incontro” di Ebo Del Bianco alias Orsobruno
Supposizione di come possa nascere e svilupparsi un incontro: i suoi preparativi, i suoi preliminari, i suoi inconvenienti, la crescente emozione fino al momento del fatidico”ciao, come stai?”
Ispirazione: Atmosfere del film “Metti una sera a cena”, regista Giuseppe Patroni Griffi.
Supporto musicale: Colonna sonora del film, autore ed esecutore con orchestra live in Venezia, il
maestro Ennio Morricone.

Apro la porta: tutto in disordine in questa casa, e per di più le lancette dell’orologio indicano forte ritardo. Si parte subito con quello che non so fare: le pulizie domestiche. La tavola si presenta miracolosamente quasi in ordine, la cucina invece non sembra neanche tale. Devo dare più velocità , mettere più detersivo, così va bene, ci metto tutto l’impegno e piano piano il capolavoro è compiuto. Luccica e profuma tutto in modo impeccabile. Ora tocca al pavimento, una passatina veloce, un tocco al lavandino e così tutto ok. Certo, è evidente che in tutto ciò manca il genio femminile. Capirà e sorriderà per le mie caotiche faccende domestiche. Manca un’ora ed ancora devo fare la doccia. Che razza d’incasinamento ho in testa! Dai, poche storie, spogliati e vai sotto la doccia, sei in ritardo! L’acqua arriva bollente, così è anche più semplice farsi la barba. Ora una occhiatina allo specchio, un asciugatina col phono e la miseria: ho perso 10 anni sotto la doccia! Mi manca la maglietta ed i blue Jeans per andare ad un corso mascherato……..ma che cavolo sto facendo?
Obbedisco, indosso la camicia scura di lana alla Marlon Brando, e per la prima volta infilo una cravatta scic color arancione aragosta. Come ultimo ritocco m’infilo il basco: quello è il mio simbolo. Un tempo assomigliavo al “Che” come mi diceva il compianto amico Aldo. Ora, invece, “conciato”così ho un’aria troppo parigina. Ma lei però ha un fascino francese ed il suo sguardo lo conferma. Cero non è Fanny Ardant o Dominique Sanda, ma non siamo lontani. Per la miseria, mancano solo 15 minuti, la cena è pronta, tutto preparato oggi con le mie mani. La tavola è imbandita, mancano le candele: meno male che ne ho due. Devo parlare poco, ascoltare molto, essere sintetico ed essenziale, guardarla negli occhi, in viso e non fare l’asino. E se la cena non le piace? No, qui ci so fare, ho classe. Eventualmente qui vicino c’è sempre un sushi da assaggiare.
Hanno suonato, vado di corsa, non è lei, è la vicina di casa che mi offre il dolce confezionato con le sue mani. Dovrebbe arrivare a momenti, accendo lo stereo ed infilo un brano adatto per l’occasione tratto dal film “Metti un sera a cena”. L’autore ed esecutore, è Ennio Morricone, la mia cintura di salvataggio. Questa volta è lei, “così è se vi pare”, non sto sognando, è proprio lei. Non ho parole, credo addirittura di balbettare. I suoi occhi mi penetrano come due laser, lo stereo impazzito e ruffiano “parte” da solo con quella musica. “Ciao, come stai” e rispondendole in modo scontato pronuncio la prima cosa che mi salta in mente:”Bene”. Ma non è così, le aritmie del cuore vanno su e giù come un ascensore. La guardo come se fosse Florinda Bolkan nel film; ma che dico, lei è meglio! Servo la cena a tavola, e per voi, non invitati, è tutto top secret. Non aggiungo neanche un posto a tavola se non per Marte, il mio gatto che come al solito è fuggito via. Temevo che portasse dietro il bodyguard, che non si fidasse, invece è proprio sola. Parla solo lei, come previsto, ed è un piacere ascoltarla ed osservarla nella sua gestualità. Ha una voce che distrugge sul nascere la fonia cornacchiosa della mia. Caro orsobruno, ti sei intenerito, ma ancora non ci siamo.Sei troppo scontato nell’imbarazzo.Ci vuole disinvoltura, autorevolezza, una via di mezzo tra il duro ed il cascamorto. Va bene, ci provo con difficoltà palese, perchè mi trovo di fronte ad un esemplare di fascino e bellezza che mi hanno stordito. “Bella cravatta”, mi sento dire. “E’ la prima volta che la metto”, le rispondo in modo palesemente sciagurato. Di fatti si mette a ridere quasi di nascosto perchè mi sono ingenuamente smascherato e lei ha capito al volo. Poi, miracolosamente, cambiamo
discorso ed entrambi ci tuffiamo nell’arte. Ora ci siamo, c’è feeling, c’è un’intesa anche nei gesti. Ripulisco velocemente la tavola sotto i suoi attenti sguardi, mi siedo accanto a Lei. Tutto il resto che segue, non riesco solo ad immaginarlo, perchè se mi si permette, vorrei viverlo con assoluta discrezione.
Aprile 2013 Ebo Del Bianco

“Ada Montellanico: suono di donna – meteora” Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Ada Montellanico ensemble, brano “Meteora”, autori Giovanni Falzone e Ada Montellanico.
Musicisti:
Ada Montellanico Voce
Giovanni Falzone, arrangiamento, direzione e tromba
Glauco Benedetti – basso tuba
Mirco Mariottini – clarinetto basso
Massimo Morganti – trombone
Francesco Deodati – chitarra
Gabriele Evangelista – contrabbasso
Alessandro Paternesi – batteria

Quando ho ascoltato Ada nel 2003 a Pesaro Jazz, era in duo col mio prediletto pianista Enrico Pieranunzi. Restai fulminato dalla voce di Ada che si distacca nettamente dalle solite vocalist. Una piccola parentesi informativa: in questo periodo è uscito tra l’altro un live di Enrico “At live Village Vanguard” registrato nel mitico locale, con alla batteria il compianto altro mio idolo Paul Motian.
“Suono di donna” di Ada, dà l’idea della profondità di questo progetto art ensemble, assolutamente non banale, pensato, sperimentato e condiviso. L’universo poetico femminile, qui è sostenuto con vigore, con amore, senza filtri, immediato, come spesso non accade per quello maschile. Sposo un vecchia e saggia teoria di Michelangelo Antonioni sul grande valore del pianeta donna; Ada con la sua voce, avvalora questa tesi. Ada è la prova che è sempre l’8 marzo. La voce di Ada è protagonista assoluta, è così convincente, trasparente, strumentale, che ne fanno di lei, a mio parere, una delle autrici e cantanti del jazz europeo più sorprendenti e più considerevoli. Il gruppo che l’accompagna nel progetto, è formato da musicisti di altissimo livello, uno fra tutti l’estroso Giovanni Falzone, con l’efficacia della sua tromba umana e non un attrezzo qualsiasi, che non “abbandona” mai un secondo quella voce profonda di Ada, fiancheggiandola per esaltarne le doti. Gli arrangiamenti e la direzione sono di Giovanni Falzone, un amico sempre versatile e disponibile specie nelle jam. Si è formato questo insolito organico per sottolineare ancor di più questa voce di Ada, ambrata e vellutata, due aggettivi indovinati. Ada è una artista magnifica, un architetto della musica, perchè con autentica classe destruttura e ricompone brano interpretati, per comporre infine un cofanetto di tesori musicali e strumentali. Il suo organico è di valore grandioso in rapporto al tema da svolgere, da tessere con accorgimenti sapientemente scelti per rendere questo”suono di donna”una perla preziosa e quasi unica nel suo genere. Sia sul piano ritmico, che su quello melodico, Ada col suo gruppo, affronta in modo assai originale i vari orizzonti espressivi che la portano in maniera trasversale ad avvicinarsi ed unire mondi diversi e compositrici del calibro di Carla Bley, Joni Mitchell,Bijork, Maria Schneider(una grande). L’espressione artistica di Ada rivela che improvvisazione ed interpretazione sono fuse, cosa che per altre realtà musicali provocano nel mio ascolto tecnico qualche imbarazzo nebuloso.Ada, quando usa la voce, è come se si trovasse in un autostrada che la conduce dove Lei vuole e cioè verso un percorso sonoro costruito con intelligenza, autorevolezza, classe, con tanta attenzione ai contrasti. Per questo Ada è avvincente, e la sua espressività la qualifica come una delle vocalist migliori del firmamento europeo. E sono convinto, da esperto di cinema di Antonioni come Ada che, se Michelangelo fosse qui presente, troverebbe in Ada, una facile “Identificazione di Donna” perchè dietro la sua voce, non ci sono maschere e filtri che la nascondono, ma c’è lei col suo suono di donna.
Aprile 2013 Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “The Tatum solo

Masterpieces”, Art Tatum pianoforte

Nato nel 1909, Art Tatum è stato un pianista straordinario, dotato di smisurato talento, di grande tecnica, improvvisazione e fantasia. Suonava con velocità e precisione impressionanti. Con la mano sinistra ritmica, è stato un mostro assoluto di bravura.Il suo approccio al pianoforte era avanti anni luce rispetto a quello dei suoi colleghi di allora. Li spiazzava tutti, un geniaccio alla Bud Powell (proprio quest’ultimo con Lennie Tristano ha subìto le sue influenze). Racchiudeva in sé tutti gli stili precedenti ed è stato fonte di ispirazione per suonatori di qualsiasi strumento. Gli standard da lui elaborati acquistavano una tale cmplessità armonica che a volte li avvicinava più a una composizione classica che non al jazz! Uno straordinario arrangiatore, trasformatore, esecutore di musica, adorato da Oscar Peterson, non a caso un grandissimo concertista. La carriera di Art Tatum può essere racchiusa , tra alti e bassi, nell’arco di 20 anni, dagli anni ’30 agli anni ’50. Quasi cieco dalla nascita, Art Tatum riceve le prime lezioni di piano alla scuola di musica di Toledo; il resto lo impara da sé. Inizialmente affascinato dal pianista Fats Waller, elabora in seguito uno stile personale che ha influenzato tutti i jazzisti. Come professionista inizia ad esibirsi alla radio alla fine degli anni ’20, dopodichè passa ad accompagnare la cantante Adelaide Hall. Con lei suona a New York nel 1932 e registra un disco. Al termine di questa esperienza intraprende un lungo tour negli Stati Uniti esibendosi in solitudine al pianoforte. Nel 1943 fonda il celebre trio con Tiny Grimes alla chitarra e Slam Stewart al contrabbasso, prendendo spunto dalla formazione simile messa in piedi da Nat “King” Cole. Il periodo postbellico non gli è favorevole: il be-bop imperversa e la sua popolarità arretra di fronte ai nuovi nomi del bop, ma non la sua classe. Nel 1953 il discografico Norman Granz gli organizza una serie di incisioni con Webster, Eldridge e Hampton. Negli ultimi anni di vita prosegue la carriera di pianista esibendosi in solitudine. I suoi intrecci armonici, leggendari, condi zioneranno fortemente i sassofonisti bop come Byrd e post bop come Trane, nonché quasi tutti i pianisti a lui successivi. Muore a Los Angeles nel 1956 a soli 47 anni.
Tra tutti e tre i pianisti miei preferiti, Art Tatum, Bud Powell ed Alfred Mc Coy Tyner, sono riuscito ad ascoltare dal vivo nel 1993 ad Umbria Jazz, Teatro Morlacchi, solo Tyner. Con la mano sinistra Tyner mi ha mandato in visibilio perchè ero in galleria proprio sopra lui per vedere le sue mani, specie la sinistra. Non sono caduto in platea perchè c’era un giovane batterista vicino me che osservava il batterista Aaron Scott che ad un certo punto suonava senza seggiolino, piegato sulle gambe: il gruppo di Tyner ricordo ci hanno fatto il saluto musulmano. Ora, se Mc Coy mi ha fatto impazzire con le sue infuocate ritmiche, se avessi potuto vedere Art Tatum che era ancora più bravo, in galleria ci sarei dovuto andare col paracadute. Il jazz è questo, come una bellissima ed affascinante donna, come diceva il compianto Armando Trovajoli, ed una volta assimilato si può andare dolcemente via di testa. Io sono da anni coniugato col jazz………porto anche la fede.
Aprile 2013 Ebo Del Bianco

“Paul Motian: modern drums evolution” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “I have the room above her”:
Joe Lovano tenor saxophone
Bill Frisell guitar
Paul Motian drum

Stephen Paul Motian, nato a Philadelphia nel 1931, è stato batterista, compositore, jazzista americano, di origini armene. E’ salito alla ribalta assieme al contrabbassista Scott La Faro, componenti del trio doc del pianista Bill Evans, quello che ha suonato nei dischi “Sunday at the Village Vanguard” e “Waltz for Debby”. Il suono di Motian è frammentato, oscuro, profondo, spesso delicato, carico di stop, individuale quanto a libertà espressiva, ma integrato a tutto il gruppo. Ogni singolo componente della batteria riveste una funzione fondamentale. Queste caratteristiche permettono a Paul di suonare in diversi stili jazz, dal bop al free, mantenendo sempre un ruolo da protagonista nel gruppo. Motian entra nel mondo musicale attraverso la scuola di musica della marina militare di Washington. Il suo idolo è il batterista Mx Roach.Con la banda della marina viaggia qua e là in giro per il mondo. Nel ’54 si trasferisce a New York e nel ’55 incontra Bill Evans. Siamo alla fine degli anni ’50 e Paul sta conoscendo un certo successo: suona con i grandi del jazz come Monk, Tristano, Hawkins, Konitz e Stan Getz. Nel 1963 lascia Evans per un altro pianista, Paul Bley, e poi Keith Jarrett, con il quale suonerà fino al 1977. Contemporaneamente ha una florida attività di freelance con Charles Lloyd e Charlie Haden. Nel 1972 incide il primo disco da leader con la casa discografica ECM intitolato “Conception Vessel”, che uscirà l’anno successivo. Forma in pianta stabile un suo gruppo a cui si aggiungono nel 1980 il chitarrista Bill Frisell e Joe Lovano – i due costituiranno con Paul un trio particolarmente interessante. Lascia la ECM dopo 7 album, per la JMT e produce una serie di ottimi dischi. A cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, si esibisce con gruppo composto da 2 chitarristi elettrici, The electric Bebop Band, che diverrà famoso e farà tendenza. Al termine del decennio, cambia ancora casa discografica ed inaugura una serie di lavori di alto profilo Jazzistico. Negli ultimi tempi ha dato alle stampe uno splendido disco in trio, con Frisell e Lovano, intitolato”I Have the Room Above her”. Successivamente ha registrato lo sperimentale “Garden of Eden” con una riformata The Electric Bebop Band, con 3 chitarristi, due sassofonisti ed un contrabbassista: veramente geniale, intrigante ed originale, un po’ alla Jerry Mulligan….senza pianoforte!
Paul è scomparso nel novembre del 2011 all’età di 80 anni per una grave malattia. Resterà nella storia del jazz un grandissimo ed originale Band – Leader sempre in cerca di novità e sorprese, caratteristica degli artisti universali.
Aprile 2013 Ebo Del Bianco

“Molo sud-est:ore 6” autore ebo del bianco

Cine coversazione con Lucio Dalla sullo sfondo della struggente storia del film “Il Frullo del Passero” il cui tema, “Felicità” è stato da lui composto ed eseguito. Il film è tratto da un racconto scritto da Tonino Guerra ed è stato girato in Valmarecchia, Novafeltria. Protagonisti Philippe Noiret ed Ornella Muti.
Musica di supporto: “Felicità” autore ed esecutore Lucio Dalla.

A quest’ora il sole non sale sul trono per darmi luce. Si trova al di là del mare magari illuminando le rovine della Bosnia ed i bambini che vanno a scuola di primo mattino tra le macerie.
Mi trovo qui, al molo sud-est a fissare lo sguardo su una pietra sfiorata dall’acqua. Mi sta passando come una visione flash l’immagine di lei ormai lontana, mentre davanti alla sua figura rivedevo quella pietra abbandonata nel mare.
Quel pomeriggio di festa di tanti anni fa, entrai al cinema, a Rimini, perchè l’interprete”Gabriele” era Philippe, e le musiche, Lucio, erano tue. La valmarecchia poi, è una terra di cinema, che nasconde tante storie d’amore di campagna, che ha ospitato a Petrella Guidi il giardino dove si ricordano Federico Fellini e Giulietta.
Pensavo di essere estraneo, Lucio, a quella storia così magicamente scorrevole con la tua melodia. Invece mi sono ritrovato invischiato in tutto il tema del film, in tutte le sue atmosfere. Io, che quando parlo e scrivo d’amore spesso mi firmo come “Orsobruno”, mi sono sentito allora stimolato a piangere, “colpa” tua, Lucio, e di Philippe. Philippe poi, è già “recidivo” per avermi commosso con “Nuovo Cinema Paradiso” e l’episodio “Il cane blu” nel film “La domenica specialmente”. Mi sembra che Tonino quando ha scritto questi racconti si sia involontariamente messo in sintonia col mio cuore arrugginito, che non vive per il futuro ma solo per il presente.
Come va Lucio? Suoni ancora il clarino in Do? Eri un Dio con quello, tu vicino a Nunzio Rotondo, quella sera a Senigallia, avete fatto di tutto per togliere ruggine al mio cuore ed iniettarmi note alle coronarie. Il mio sangue, Lucio, non è rosso, è blu come le blue note.
Ora invece, sono seduto alle 6 di mattina davanti al mare, inseguito da ore ed ore dalla solitudine come se fosse il 113. Questa notte mi ha tenuto compagnia il tuo tema, “Felicità”. Il 4 marzo, in piazza grande, l’ha cantata un giovane, con Paolo Fresu ed il suo flicorno a lanciare continui strali al cuore. Non potevo e non dovevo più distendermi sul letto, dare la buonanotte al frigo e all’armadio e riposare. Cuffia e jazz fino all’alba: ho un’eternità per dormire. Ecco perchè sono venuto qui con l’occhio puntato sulla pietra ora sommersa dall’acqua: intravedo sempre lei, che se ne va tra il primo ondeggiare mattutino. Lei è una pietra, interprete, Lucio, di una storia mai accaduta. Lei vive giustamente per il suo futuro, è circondata da date e calendari, io sono stimolato dall’arte e circondato dallo scandire del tempo.
Tonino Guerra, autore di quella storia, quando si recò all’Ospedale di Rimini a trovare l’amico Federico gravemente malato si sentì porre dal mio grande Maestro una strana, ma commovente domanda:” Tonino, riuscirò ancora ad innamorarmi?”
Oggi, Lucio, noi, diversamente giovani siamo spiritualmente crocefissi quando il cuore batte verso una precisa direzione. Ma noi, Lucio, li freghiamo perchè alla loro sottile discriminazione consumistica che ci nega quella possibilità, noi rispondiamo col pensiero, con l’immaginazione fedeli paladini dell’arte.
Piuttosto Lucio, da quando sei partito, nella musica c’è ben poco, salvo alcuni giovani come Pierdavide; ma ci conforta la presenza tonificante di Elio e Le sue Storie Tese a dissacrare con una Mononota tutta la monotonia e le Storie mai nate. Ciao Lucio, come dice la tua canzone, e purtroppo non arrivederci a presto, ma salvami un posto in platea ai concerti che fate lassù.
Http:/ebodelbianco.blog.tiscali.it/ Aprile 2013

Come e cosa sarà il teatro sociale “Live Action Group” nel suo progetto:”Life celebration 2” Ebo Del Bianco

Ha l’obiettivo di denunciare con un linguaggio forte, il disagio sociale (disoccupazione, povertà). Le ingiustizie, la violenza alle donne, le guerre, il degrado del costume, la corruzione, la disinformazione. Per comunicare, useremo ogni mezzo a disposizione oltre la parola, cioè la musica, i cartelli, i graffiti con spry, tutta la gestualità del corpo, specie gli arti.

Non servono attori ed attrici, il teatro è il modo per comunicare e non un edificio. La denuncia viene esposta da uno e sottolineata dagli altri, tutti giovani che si vogliono mettere in gioco, nei modo che ho citato sopra. Tutto sarà provato, sperimentato di comune accordo col mezzo ritenuto più efficace per sottolineare la brutalità e l’inciviltà dell’atto.
Il progetto comprende 10 azioni, accompagnate in sottofondo da una musica di libertà:”L’ultimo dei Mohicani”. Il tema della violenza sulle donne sarà sostenuto dal lamento di una grandissima cantante jazz afro-americana: We insist freedom now suite.
Il tema della guerra sarà accompagnato dalla musica delle Valchirie di Wagner.
Il temoa delle ingiustizie sarà sostenuto da un brano strumentale straordinario di Jerry Goodman:”On the future of aviation”. Il tema del disagio sociale (povertà e disoccupazione), il degrado, la corruzione, invece avranno il sostegno delle bellissime musiche del maestro Nicola Piovani. Inoltre ci sarà un gong con un gonghista che scandirà e dirà l’ora esatta dell’orologio con un colpo forte, per dare inizio all’azione e dare un tono drammatico.
Niente luci e riflettori, solo torce elettriche; niente costumi e trucchi, tutto al naturale. Per costituire il gruppo servono adesioni e non pareri. Le azioni verrano svolte da 3 o 4 giovani; non ci poniamo scadenze. Serve determinazione, forza d’animo e coraggio. Tutto sarà condiviso, sperimentato in prova. Il teatro sociale è rivoluzionario nella forma e nella sostanza come del resto lo era il Living Theatre dei miei maestri Julian Beck e Judith Malina. Appena il gruppo sarà formato, mi metterò subito in contatto on line con Judith Malina che vive a New York per informarla e chiedere consigli.
Si divide tutto al 50%. Chi vuole contattarmi ebo.delbianco@gmail.com , oppure rintracciabile nel centro polivalente culturale di Cattolica in mediateca. Ciao ebo
Aprile 2013 ebo del bianco