Monthly Archive for Luglio 2013

“Noi due sconosciuti” di Ebo del Bianco

Supporto musicale: brano da film “Un uomo ed una donna” di Francis Lai

Fascino, slancio, occhiali scuri, finzioni, oggi svelano i tuoi pregi come se tutto non fosse una meschina recita. Allora, proprio oggi, si muove la cinepresa, il mio osservarti con attenzione.
Purtroppo, entrambi, riveliamo difetti, cose ovvie come per te un figlio regalato ad un altro per autenticare la tua identità di donna-madre. Non vi può essere ombra di lontananza tra noi, nessun segnale abbagliante. La debolezza sta nel tentativo di voltare pagina senza cancellare quelle precedenti. Proviamo entrambi ad interpretare la parte degli estranei, uscire dal protagonismo fastidioso, incamminandoci verso strade opposte spazzando via l’ovvio. La cinepresa ci osserverà, testimonierà che tutto proceda così, inevitabilmente, intuendo le nostre intenzioni solo dall’azione che andiamo a compiere. Dovrai coltivare il fiore che ora porti in braccio, dovrò coltivare l’illusione che tutto sia stato una casualità.
L’importante è che nessuno scriva o racconti questa che non è una storia, ma di più. Entrambi siamo al corrente dei rischi del bivio, ma in avanti, oltre la siepe, potevamo essere solo ombre in balia di un sole opaco. L’unico primo piano che posso farti è mentre te ne vai tra la pioggia, lentamente, senza voltarti. E’ il modo per affiancare ai tuoi movimenti la mia nascosta infelicità. Sia ieri che oggi, ci siamo esposti senza raccontarci con monotonia, senza lasciare dubbi ed incertezze in un ipotetico dialogo orfano solo di parole.

Luglio 2013 Ebo Del Bianco

“Gente di periferia, gente di campagna” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano the sheep – Pink Floyd

Specie oggi, domenica, viaggiando dove la natura è quieta, silenziosa, e l’erba sempre presente, mi rendo conto di cogliere subìto un senso di libertà nel muovermi, nel respirare aria gradevole in questa campagna periferica. I miei due angeli a 4 zampe qui esplodevano quando un tempo avevano a disposizione questo spazio illimitato. Poi, un giorno, come oggi, eccomi solo alle prese con l’ansia e l’amarezza che, non sono dovute alla solitudine, ma al rendermi conto dell’aumentare del vuoto che si annida dentro col cambiare delle situazioni. La vita forse è un insieme di situazioni sfuggevoli alle quali noi diamo troppo tempo e spazio.
Gli animali del bosco sono tutti selvaggi, come il sentiero che li attraversa e ho l’impressione che la mia presenza crei loro disturbo. La gente di campagna parla poco, è quieta, ma la terra che coltiva è l’espressione di tanta fatica e amore. Il suo rapporto col borgo o la città è di fatto solo occasionale, specie di domenica e giorni festivi. E’ assai improbabile dare un’immagine da cartolina alla campagna ed alla sua gente. Qualcosa sfugge sempre. Poco lontano di qui c’è il mare che d’inverno assume lo stesso colore grigio cupo della campagna ed insieme danno l’immagine di un paesaggio deserto, senza vita. Anche la gente di campagna e di periferia, incalzata dal freddo invernale, perde vivacità e mobilità. Si aggrappa al camino, al suo fuoco ed ai racconti del più anziano. Tra questa gente sto riscoprendo quell’antico calore che almeno in parte fungeva da scudo dall’avanzare inesorabile della depressione sociale. Laggiù in riva al fiume, seduto su una sedia portatile, al solito posto, ritrovo il pescatore di carpe che non demorde, nonostante la scarsità d’acqua nel fiume. E’ come ritrovarsi al solito posto ed alla solita ora. Le abitudini le rispettiamo perchè danno molta tranquillità e meno stato di incertezza. Il pescatore prenderà meno pesci, ma per lui è sufficiente essere lì per ore ed ore con la canna in mano. Più in avanti c’è una fitta boscaglia, rifugio certo di una volpe e della sua famiglia, intravisti tempo fa di sfuggita: logicamente è stata lei a fuggire. Su un vasto piano coltivato a grano, intravedo una casa-fattoria con a fianco una mietitrebbia, vicino alla stalla. Ora è impossibile non ricordare Aldo, Gelindo,Antenore, i loro fratelli ed il loro papà Alcide Cervi. “Dopo un raccolto ne viene un altro, la vita continua”, è il motto simbolo di papà Cervi e dei lavoratori della terra. Nonostante le avversità più atroci, tutto va avanti: è sempre stato così. E quando quel contadino sta per avviare l’accensione della mietitrebbia, il cuore batte forte, perchè quella figura così ruvida e tenace è come se compiesse un rito sacro, cioè l’ultima fase per portare alla luce il prodotto della terra. Ho voluto viaggiare tra questa gente e questa natura così spesso dimenticate, per verificare se l’architettura non metropolitana è rimasta intatta e non contaminata dalla modernità invadente e non curante delle esigenze fondamentali della terra. Alla fine, purtroppo, devo convenire con me stesso che sono prorio io ad aver subìto gli effetti della contaminazione: la natura, la campagna e la sua gente sono quelli di sempre lontani dai frastuoni e dal tripudio di tanti tromboni.

Luglio 2013 ebo del bianco

“Gaetano Partipilo, astro italiano del sax alto jazz” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: ”Urban Society” – Gaetano Partipilo sax alto – Nasheet Waits batteria – Az’shi Osada contrabbasso.

Gaetano Partipilo, nato a Bari nel 1974, nel ’97 consegue diploma presso conservatorio di musica “N.Piccinni” di Bari. Frequenta i corsi di alta qualificazione professionale tenuti a Siena dove studia con Mario Raja, Furio Di Castri, Ettore Fioravanti. Vincitore borsa di studio per rappresentare l’Italia al meeting internazioinale 1999 della I.A.S.J.. A New York, nel 199, suona con alcuni tra i musicisti più importanti dello scenario jazzistico moderno come Jason Moran, Tarus Mateen, Naswheet Waits e lo stesso Grg Osby, Suona con Dave Liebman, Giacomo aula, John Schroder e Peter klinke per il progetto Berlin Experience. Ha pubblicato 2 album a suo nome per l’etichetta “Soul Note”. Il primo, intitolato “Urban Society”, si avvale della partecipazione di 2 ospiti di fama internazionale: il batterista Newyorkese Nasheet Waits ed il contrabbassista giapponese Atsushi Osada. Il secondo, intitolato “Basic”, si distingue per la partecipazione di Massimo Greco e GianLuca Petrella. Viene premiato dalla Rivista Musica Jazz al secondo e terzo posto come miglior talento 2004-2005. Nel 2007 pubblica il suo terzo albuma da leader “The Right Place” per la Emercy/Universal registrato a New York. La formazione è composta da Mike Moreno, Roberto Tarenzi, Matt Brewer e Nasheet Waits. Le sue collaborazioni sono di livello mondiale, Nguyen Lè, Matt Brewer, Maurizio Giammarco, Petrella, Bollani,Bosso, Bruno Tommaso, Marco Tamburini, Roberto Gatto, Massimo Manzi, Daniele Scannapieco, Giovanni Falzone, Pietro Ciancaglini, Tucci, De Piscopo ecc. ecc. ed ha eseguito concerti praticamente in tutto il mondo. Molto stimato a Pesaro Jazz e Fano Jazz.,tane del jazz, Gaetano Partipilo, col suo sax alto è molto essenziale. Il suo suono è molto spiccatamente personale, contenuto, mai esagerato, né dolce e né aspro, un suono che si adatta sempre alle esigenze dei componenti di ogni performances. E’ molto moderno ed abilissimo, non ripetitivo e scontato. In trio con Roberto Gatto, ha molto impressionato per la sua forte personalità, autorevolezza. E’ un jazzista di alto livello destinato alla evoluzione continua col suo sax alto. Per questo motivo è già una realtà del panorama non solo nazionale.

Luglio 2013 Ebo Del Bianco

“ Joe Lovano tenor saxophone & soprano” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Body & Soul – Loe Lovano sax tenore – Michel Petrucciani piano -

Joe Lovano è il migliore e più innovativo tenorsassofonista in circolazione. Profondo conoscitore del sassofono e della sua storia, è dotato di un esatto e fine senso del tempo e del ritmo che sa abbinare a una innata capacità improvvisativa di matrice bop. Fedele prosecutore e abile sintetizzatore del lavoro svolto dai suoi maestri John Coltrane e Ornette Coleman, ha saputo crearsi uno stile personale e riconoscibile già dall’esecuzione della prima nota.
Figlio di un discreto sassofonista, nasce a Cleveland nel 1952; cresciuto suonando il sax alto sotto le direttive del padre. Esordisce giovanissimo nel jazz club di Cleveland, quindi si trasferisce negli anni ’60 a Boston per studiare al Berklee College of Music. Qui incontra partner del futuro: John Scofield, Bill Frisell ed il pianista Kenny Werner. A scuola sposta il suo interesse dal be-bop al free-jazz e al tardo Coltrane. Registra il suo primo disco con l’organista Lonnie Smith. Entra a far parte della prestigiosa orchestra di Woody Herman(76-79). Nel 1980 si trasferisce a New York e si associa alla big band di Mel Lewis. Nel 1981 è col batterista Paul Motian e successivamente con il quartetto di John Scofield(suona nell’ottimo albumTime My Hands). Nel 1990 firma con la blue note ed incomincia la scalata al successo, incide una serie di album di qualità come Landmarks e From the soul, che contiene una versione di “Body & Soul” tra le più belle e sentite della storia del jazz, con al piano Michel Petrucciani. Seguono l’osannato “Tenor Legacy”, dove rilegge in chiave moderna e con nuove idee la storia del sassofono e dei suoi protagonisti; il pluripremiato “Rush Hour”, una vero e proprio laboratorio progettuale di composizioni per large ensemble orchestrato ed arrangiato da Gunther Schuller; e lo stupendo “I’m all for you”, disco di ballad eseguite da Lovano con una maestria e delicatezza che non ha pari, sorretto al piano dal sapiente Hank Jones. Oggi Lovano è un jazzista di prima grandezza, instancabile, produttore di progetti musicali, più volte premiato con Grammy e piazzamenti di grande rilievo nelle annuali classifiche della “Down Beat”, dicono(non io) la più importante rivista di Jazz. Joe una garanzia sull’evoluzione del sax, sulle sue nuove aperture verso le musiche di tutti i popoli, non solo americani.

Luglio 2013 Ebo Del Bianco

“L’intensità del sax alto di Jackie Me Lean”

Musica di supporto:”Destination Out” – eseguito da Jackie McLean sax alto – Grachan Moncur IH trombone – Bobby Hutcherson vibrafono.

Nato a New York nel 1932, Jackie McLean è stato uno dei migliori suonatori di sax alto contemporanei, nonostante la presenza di giovani altisti bravi e preparati. Il suono del suo strumento era subito riconoscibileper taglio, essenzialità ed intensità sonora. Ma prima di giungere a tale definizione musicale, McLean aveva dovuto pserimentare l’influenza di Charlie Parker, il fermento del be-bop e negli anni ’60, la lezione di Omette Coleman e John Coltrane. Lui ha saputo filtrare la musica di quei “mostri sacri” ed elaborare uno stile personale che ancora non ha rivali. Sassofonista già a 15 anni, gli esordi lo vedono suonare ed incidere con Sonny Rollins, Miles Davis nel 1951, Charles Mingus nel 1956 e nei Jazz Messenger di Art Blakey. La maturità da leader la raggiunge a fine anni ’50 registrando una sfilza di ottimi albumadi matrice bop con la Prestige e sopratutto con la BlueNote. Nel 1963 incide l’artito album”One Step Beyond, ricco di suggestivi suoni freeche McLean andava originalmente elaborando sotto l’influenza di Omette Coleman. Una mano in questa impresa gli viene data da Grachan Moncur IH che, oltre a suonare il trombone, è un ottimo compositore, e da Bobby Hutcherson al vibrafono, già aperto alle nuove sonorità. “One Step Bejond”è una sorta di cartone preparatorio al disco seguente intitolato, non a caso, “Destination Out!” Se prima McLean sperimentava e oscillava tra il modale ed il free, adesso è sicuro del passo che ha compiuto verso il free. Con lui ci sono ancora il trombonista Moncur, che firma diversi brani, ed Hutcherson. Gran parte dellas critica ritiene “Destination Out” il lavoro migliore di McLean e quello più compiuto.Dal 1968 si dedica all’insegnamento ma continua a incidere passando alla casa discografica Steeple-chase.Registrerà un’importante albuma con il suo maestro Dexter Gordon. Gli anni ’70 li vive alternando ottimi conceri e dischi non proprio all’altezza del suo talento. Sarà nei decenni a venire che ritroverà la vena e la passione dei primi tempi vivendo una seconda giovinezza anagrafica. Quella musicale, però sarà piegata a un be-bop di ritorno. Muore ad Hartford nel 2006, ma lascia un grande impronta tra le nuove leve del sax alto.
Luglio 2013 Ebo Del Bianco