Monthly Archive for Settembre 2013

“Contrasti” di Ebo Del Bianco

Cine racconto metafora – Incontro ravvicinato tra due generazioni: contrasti ed analogie sottolineati dallo scandire del tempo.

Musica di supporto: Brano “Contrasts” autrice ed esecutrice in trio Aziza Mustafa Zadeh. Musicians: Aziza Mustafa Zadeh, piano – Ralf Cetto, bass – Simon Zimbardo drums.


Corri, alza lo sguardo verso il mistero del tuo possibile domani, ma che nessuno ti potrà svelare. Vai, attraversa lo spazio interminabile della vita che stai solcando giorno per giorno, raccogliendo i frutti che le stagioni t’invitano a non disperdere. Ti fermerai nel giardino delle illusioni dove tutto nasce spontaneo e selvaggio come l’espressione dei tuoi occhi. Poi riprenderai quell’irrefrenabile corsa, mentre il vecchio orologio della torre scandirà instancabile ogni attimo del tempo. Arriverai in una vecchia stazione, dove è in attesa l’ultimo treno per ognuno, transiterai in sala d’attesa e lì troverai uno zaino, un eschimo, un viso consumato. I tuoi occhi brilleranno per un momento di stupore e curiosità ed incroceranno silenziosamente lo sguardo con quell’unico passeggero . Ciò è appena accaduto, ed ora sarà diverso proseguire per entrambi senza biglietto di ritorno. Un attimo di sbandamento per riconquistare il presente, rinfrancarlo senza le sollecitazioni del passato, senza le incognite del futuro, stampati sul viso di una barba incolta ed un basco da guerriero, riflessi nella vivacità dei tuoi occhi. Corri, io ti inseguirò come un fatale sognatore in continua ricerca della sua immaginazione su un percorso di fertile irrazionalità. Non ti voltare mai, quel treno sta per avviarsi, l’eschimo e lo zaino sono già a bordo, manca ancora l’ultimo atto per salire sul treno. Invece la tua corsa ti sta portando tra un alone di incitamenti verso la meta dove ininterrottamente si realizzano i tuoi sogni, a sue passi dall’arcobaleno, dove si rincorrono tutti i colori della vita in tuo possesso. Quel viso consumato, invece, osserva il nulla dal finestrino, si aggrappa ad un ultimo tentativo per catturare un raggio di luce, come se ciò fosse l’ultimo abbaglio. Corri, il mistero del tuo domani tra breve sarai tu a scoprirlo, mentre quel viso consumato appartiene già ad un uomo sconosciuto, irreperibile nei libri, nei diari, come se mai anche lui abbia avuto il dono della vita. Corri, ma ricorda che le idee, lo spirito restano immortali, non saranno mai sepolti. Sul calendario è scritta una data, la fine, ma lo spirito la cancellerà inesorabile per correre verso la libertà. Corri, quel treno è già partito, ora è lontano da te, e le tentazioni nostalgiche sono emarginate dalla realtà. Tutto ciò che resta è tuo, lo puoi tranquillamente conquistare evitando i pericoli di un percorso a volte impervio ma non impossibile. Un giorno ti fermerai per raccontare tutto l’accaduto di una vita, perchè anche tu ti avvicinerai alla sala di attesa, al treno, senza zaino, senza eschimo, con solo il bagaglio delle tue esperienze. Ed anche tu, dopo la partenza del treno, sarai cancellata per sempre.

Ottobre 2013 Ebo Del Bianco

“Patricia Barber, talento di voce ed arrangiamenti” di Ebo del Bianco

Musica di supporto:”Light my fire” autori i Doors, rielaborata ed eseguita voce e piano da Patricia Barber.

E’ nata a Chicago nel 1955, Patricia Barber, cantante e pianista jazz, stile “modern cool”. Voce scura, cavernosa, affascinante pianista, compositrice, amante della poesia e della letteratura, creatrice di testi complessi e profondi, appasionata di musica classica: questa è Patricia.Influenzata nello stile pianistico da Bill Evans e dal canto di Nina Simone, nel corso del tempo ha elaborato uno stile tutto suo, che coniuga fini arrangiamenti e coraggiose improvvisazioni. Artista originale, lungamente rodata in tante serate trascorse nei night club di Chicago, con i suoi fidi musicisti , ha un talento impressionante nel rielaborare un classico del jazz o nel trasformare un brano rock in chiave jazz.Arriva al grande pubblico nel 1994 con l’album “Cafè Blue”. Il disco si compone in gran parte di brani scritti di suo pugno.I testi e la musica sono distanti dal tradizionale concetto di jazz song. Occupano e presidiano lo spazio che solitamente è riservato al pop e al rock. Di fatto, Patricia, altera i confini tradizionali del jazz estendendone il raggio di azione:”Ho cercato parole che hanno qualcosa a che fare con il jazz, ma che sono diverse da, direi, Embraceable you”.Nel 1995 è prima nella classifica delle m igliori voci femminili emergenti della prestigiosa “Down Beat”, Nel 1998, arriva il lavoro della consacrazione intitolato “Modern Cool”.Al suo fianco suonano l’ottimo trombettista Dave Douglas e i musicisti di sempre, Michael Arnopol al basso, John Mc Lean alla chitarra, Mark Walker alla batteria. Anche qui la maggior parte dei brani, testi e musiche, sono di Patricia. Il disco contiene una versione “stravolta” in jazz di Light My Fire dei Doors e una celebre poesia di E.E. Cummings, Put off your faces, death. For day is over, recitata da un piano blues e contornata da cori gospel.Nel 2003 vince il premio Guggenheuim per aver creato un ciclo di canzoni ispirate alle metamorfosi di Ovidio. “Verse”, il suo primo albuma composto da testi e musiche originali, conferma a pieno titolo la diversità e foraza innovatrice di Patricia, nel panorama jazz mondiale.

Settembre 2013 Ebo Del Bianco

“Geri Allen, astro del piano” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: dal progetto “Etudes” autrice Geri Allen ed esecutrice in trio al piano con Charlie Haden basso, Paul Motian drums.


Geri è una pianista dotata di grande tecnica, duttile e flessibile, impossibile da catalogare, aperta alle più disparate influenze che attraversano la musica jazz. Padrona dello strumento, profonda conoscitrice delle radici del jazz e intelligente musicista, si destreggia tra i varchi aperti dai pianisti Monk e Nichols e dal sassofonista ORNETTE Coleman. Grazie a queste capacità suona con musicisti di diverso taglio ed estrazione seguendo strade impervie e poco battute dai jazzisti tradizionali.
Dopo una fase iniziale a Detroit -”Detroit era un’incubatrice di talenti del jazz ed è stata una parte importante del mio sviluppo” dirà in seguito – , Nel 1980 approda a New York per studiare pianoforte con KennY Barron. A metà anni ’80 entra nel gruppo sperimentale di M-Base guidato dal sassofonista Steve Coleman e suona in tre suoi album. Abbandonato l’M-Base lavora con musicisti jazz e rock, da Charles Lloyd e Vernon Reid, e accompagna in concerto la cantante Betty Carter, con la quale incide, assieme a DeJohnette ed Holland, il disco dal vivo Feed the Fire. Nel 1988 registra in trio con Charkie Haden e Paul Motian lo splendido “Etudes”: qui Geri si dimostra matura, brava nello stabilire un perfetto interplay con i due patner, e in grado di eseguire composizioni complesse con una maestria da veterana. L’anno dopo, sull’onda e nello spirito di “Etudes”, incide con la stessa formazione, il raffinato ed ottimamente suonato “In the Year of the Dragon”. Nel 1990 firma con la Blue Note produce “The Nurturer”, album che da il via ad una serie di lavori importanti. Nel 1994 l’affiancano in un ottimo disco intitolato “Twenty One” Ron Carter e Tony Williams, da lei definiti “I miei eroi”, perchè componenti del celebre trio con il venerato pianista Herbie Hancock. Nello stesso anno riceve il riconoscimento come miglior talento pianistico dal jazz magazine “Down Beat”. Nel 1996, prima donna, le viene conferitop il Danish Jazzpar Prize e partecipas al celebre film KANSAS CITY di Robert Altman. Oggi, definitivamente affermata, continua col suo pianismo avventuroso a esplorare nuove vie del jazz.

Settembre 2013 Ebo Del Bianco

Michel Camilo, asso del piano – di Ebo del Bianco

Musica di supporto: dal progetto “What’s up” ol brano “Take five” – Michel Camilo piano solo

Nato a S.Domingo, Michel Camilo ha prima iniziato a suonare la fisarmonica prima di passare al piano. Nel 1979 si è trasferito a New York per studiare Al Mannes College e alla Julliard School. Michel sul palco è un autentico asso della tastiera, dividendosi tranquillamente in due, con la parte sinistra e destra del corpo a svolgere due diverse mansioni. Dà l’impressione maestosa di ascoltare 2 Michel Camilo. E’ un forza della natura, con le sue dita opera una brillante fusione tra il linguaggio del jazz e la musica latina. Nel 1983 suona con Tito Puente e viene notato da PaquitoD’Rivera, nel cui gruppo entra poco dopo per restarci 4 anni. Nel 1985 esordisce nelle vesti di leader, iniziando una brillante carriera che lo porterà a ricevere numerosissimi riconoscimenti sul campo, Grammy Award inclusi. La sua tecnica pianistica stratosferica, gli permette una assoluta padronanza sul piano. Camilo è un punto di riferimento obbligato per chi ama il jazz più vivace, contagioso e dinamico. Ha inoltre suonato in trio con Antony Jackson al basso elettrico ed Horacio Hernandez alla batteria, riscuotando straordinario consenso e successo in tutto il mondo. Ha inciso diversi album, anche come special guest. Ma va aassolutamenteil suo più recente piano solo”What’s Up”un autentico progetto di valore mondiale. Qui si cimenta con maestria ed in perfetta solitudine, ad interpretare all sua maniera, un brano del leggendario pianista cubano Company Segundo, ed altri famosissimi standard come “Take five” e “Love for sale”, oltrechè presentando alcune sue composizioni che ne certificano la forte personalità compositiva. Dal vivo, piano solo, è uno dei più grandi al mondo per la carica energetica spaventosa che rende l’ascolto elettrizzante. Michel Camilo può tranquillamente suonare da solo, non ci sono vuoti, la sua musica è tutta piena.

Settembre 2013 Ebo Del Bianco

“Trilok gurtu band – Spellbound” di Ebo Del Bianco

Musica du supporto:”Universal mother” – autore Don Cherry – eseguito da Trilok Gurtu Band.

Musicians: FREDERIC KOSTER trumphet, germania – JONATHAN INHLENFIELD CUNIADO bass, – spagna – TULUG TIRPAN piano, turchia – TRILOK GURTU vocal & percussion, – india.

Fantasioso e notissimo percussionista indiano, uno dei più grandi ed evoluti musicisti del mondo, sempre in viaggio sul pianeta terra per scoprire nuove musiche, nuovi ritmi, e mischiarli col jazz, funk e ritmi provenienti dall’India, dall’Africa e da altri angoli del pianeta. Questo è Trilok Gurtu, la sua è una musica universale.Ha suonato sia come Leader, sia come facente parte di gruppi mitici come gli Oregon(sostituendo Colin Walcott tragicamente scomparso) e con John Mc Laughlin, il fenomenale chitarrista legato alla religione indiana, e Don Cherry. Trilok ha inciso numerosissimi albums, dove è sempre presente nelle atmosfere, nei suoni e nei ritmi, L’India, col suo misterioso fascino. Ma è il suo recente album di World Jazz, a consacrare sicuramente TRILOK come un grandissimo musicista libero che si cimenta tra culture musicali diverse. L’album, s’intitola “Spellbound” ed è un omaggio a Don Cherry, alla tromba. Trilok ha suonato da giovane con Don Cherry, con questo grandissimo visionario del jazz, pioniere della contaminazione world. Notevole un live in Bombay che vede entrambi protagonisti con un gruppo di musicisti asiatici fenomenali. Nel suo ultimo progetto “Spellbound” TRILOK si avvale della presenza del musicista norvegese NILS PETTER MOLVAER, il libanese IBRAHIM MAALOUF, l’americano AMBROSE AKINMSIRE, PAOLO FRESU ed altri trombettisti di valore. E tra le composizioni registrate per l’omaggio a Don Cherry, spiccano brani di DIZZY come Manteca, di MILES DAVIS come Jack Jonhson, Black Satin, All blues, e di DON CHERRY come Universal Mother. Spellbound è un ulteriore avanzamento verso la musica del mondo senza confini, paletti e classificazioni: un capolavoro assoluto.

Settembre 2013 Ebo Del Bianco

“Cedar Walton, the trio, jazz story” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto:”Ugestu & Mosaic”, trio with Billy Higgins drums and David Williams bass.

Nato a Dallas nel 1934, è deceduto pochi giorni dopo il 15 agosto 2013. E’ stato un pianista compositore di gran classe, dal tocco raffinato, avvolgente, melodico, orchestrale, ritmico e carico di blues. E’ stato autore di brani di successo come Ugestu e Mosaic, inimitabile accompagnatore nonché solista di altissima qualità. Sollecitato al piano dalla madre, si forma all’Università di Denver.Ammira Bud Powell e al modo in cui Ahmad jamal riesce ad organizzare musicalmente e a guidare un trio. Nel 1955 si trasferisce dal texas a New York e fa le sue prime apparizioni da professionista. Collabora con prestigiosi jazzisti quali Kenny Dorham, J.J.Johnson, il jazztet di Art Farmer e Benny Golson. Nel 1961 lo chiama Art Blakey e per 4 anni suona nella formazione più riuscita dei Messengers con Freddy Hubbard e Wayne Shorter. Duranta la collaborazione col batterista, fornirà una serie di brani da lui composti, spesso eseguiti dai Messengers. Esaudita l’esperienza con Blakey(rientrerà nei primi anni ’70 in veste di pianista e direttore musicale) passa ad accompagnare la vocalist Abbey Lincoln .Ricordiamo, a tal proposito, il sofferto blues “Abbey is blue”.Nel 1964, per 2 anni, instaura una fruttuosa collaborazione discografica col trombettista Lee Morgan e nel 1967 firma come sideman con la casa discografica Riverside. Negli anni ’70 fonda un quartetto, a cui di volta in volta si aggiungono importanti solisti come Clifford Jordan, Ralph Moore, Tony Dumas, David Williams ed il trombonista Curtis Fullmer. La formula resterà la stessa per gli anni a venire. Il jazz suonato è una sintesi di quello passato, reso attuale da un linguaggio moderno ed originale. Col batterista Higgins ed il bassista Williams, formerà una sezione ritmica forse la più importante della storia del jazz. Per rendersi conto della qualità di questa musica si ascolti il Cd Trio relizzato per la Label Italiana RED RECORDS.

Settembre 2013 Ebo Del Bianco

“Ahmad Jamal, innovatore del piano jazz” di Ebo Del Bianco

Brano di supporto: “Poinciana”- con Vernel Fournier batteria, Israel Corsby basso, Ahmad Jamal Piano.

E’ un maestro della tastiera, uno dei più innovativi pianisti jazz. Nato nel 1930 a Pittsburgh, ha iniziato a 3 anni a suonare il piano. Miles lo citava spesso come colui che più lo aveva influenzato. Da bambino prodigio di 3 anni, a 11 tiene concerti al piano. Tra i suoi pianisti preferiti ci sono Art Tatum, Count Basie, ed Errol Garner. La musica di Jamal( il suo vero nome è Frederick Russel Jones), è minimale, non concede nulla al tecnicismo ed al virtuosismo esasperato: le note sono poche e cariche di feeling, e le improvvisazioni lunghe, fluenti, ritmiche e bluesy.Dopo il diploma scolastico fa esperienza in diverse orchestre come pianista ed arrangiatore. Nel 1959 forma il trio Three Strings, i cui membri assumono un assetto permanente solo nel 1952. Nel frattempo si converte all’Islam e prende il nome di Ahmad Jamal. Nel 1955 incide un disco importante:”Chamber
music of the jazz”. Riceve il plauso di Miles Davis(che adotta nel suo repertorio il brano “New Rumba”) e di Gil Evans. Suoi patner nel disco sono Israel Crosby al basso, Ray Crawford alla chitarra. Nel 1958 si procura in ingaggio al Pershing Hotel di Chicago col suo trio che nel frattempo si è dato un assetto definitivo, sostituendo il chitarrista Crawford con il batterista Vernel Fournier, lasciando al basso il fido Crosby.Quelle serate producono un disco dal vivo, “Ahmad Jamal at the Pershing”, che riscuote un enorme successo: il brano “Poinciana” sbanca tutte le classifiche discografiche, e viene storicamente citato per il successo popolare, ma subisce anche ingiuste critiche per il ritmo orecchiabile. Incoraggiato dal successo, apre un Jazz club, the Alhambra, ed incide una serie di dischi di valore. Nel 1962 il trio perde Crosby, ma Jamal va avanti così, sostituendo musicisti tra alti e bassi. Finalmente a fine anni ’60 incide 2 dischi di valore e nel 1968 firma con Impulse etichetta d’avanguardia. Negli anni ’70 incide serie di dischi con successo commerciale, ma la musica non è più quella di un tempo. Negli anno ’90. quando incide con la Label Telarc, recupera vecchie sonorità. Ngli ultimi tempi si gode una seconda giovinezza con la Label francese Dreyfus.
Settembre 2013 Ebo Del Bianco