Monthly Archive for Febbraio 2014

Metafora di Teatro sociale – “Il potere di Charly” autore Ebo del Bianco”

Musica di introduzione: Dal film “Apocalypse now redux” – La cavalcata delle Valchirie – autore Richard Wagner

INTRODUZIONE – Durante la guerra in Viet-Nam, le truppe americane chiavano “Charly” i soldati Viet-Cong che, attraverso la strategia del mordi e fuggi, dopo ogni attacco improvviso, scomparivano nella foresta. Per stanarli,
contro ogni convenzione internazionale, coi B52 “spruzzavano” Napalm(un composto incendiario con migliaia gradi di calore). Come supporto, gli americani coi terribili elicotteri Apaches seminavano di struzione e stragi nei villaggi del Nord Vist-Nam. Ma “Charly” ha resistito alla carneficina, “Charly” è indistruttibile, “Charly”oggi in Viet-Nam è il simbolo della volotà popolare e non può mai perdere.

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“Charly’s Theme” autore Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Brano “Battle for peace”, autore GIACOMO DOMINICI -
Musicians: STEFANO BATTAGLIA piano
ANTONANGELO GIUDICE tenor sax
GIACOMO DOMINICI double bass
ANANDA GARI drums

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Qua e là, sulla piazza, si accendono fuochi di libertà. Dietro la finestra socchiusa, il despota ascolta il fragore eslosivo della sua violenza, quella violenza destinata al popolo sovrano. Strade distrutte, fuoco e fumo sono da sempre drammatiche conseguenze di un potere imposto. “Charly” è presente in ogni latitudine, esce allo scoperto quando si nega libertà di essere, libertà di vivere. “Charly” osserva quella finestra in alto, lassù, “Charly” attende il lento consumo di un potere delirante. “Charly” esiste per abbattere inganni e frodi confezionate per cancellare la sovranità del popolo. “Charly” non è altro che quel popolo che si uni sce con un colpo d’occhio: quel popolo stretto attorno ad un grande sogno per realizzarlo. Per autocombustione, si accendono aspirazioni, rivendicazioni, speranze.
Per te, despota, è la fine. Apri la finestra, affacciati ed osserva “Charly” in ogni angolo, in ogni spazio. Ora, despota, sei tu il bersaglio mobile del mordi senza più fuggire. L’arroganza è segnale del totale fallimento della tua misera forza, non del tuo potere. Tu non hai potere, il tuo metodo oppressivo lo cancella inesorabilmente. “Charly” sa tutto di te, ti attende a viso aperto sulla piazza dove fuochi di libertà si moltiplicano. “Charly” è il popolo che tu hai tradito, ferito a morte. “Charly” denuncia la tua folle strategia criminale che ha seminato corpi straziati e dilaniati. Quando presto calerà il sipario sulla tua ferocia, non inviare S.O.S. per chiedere aiuto ad altri oppressori, ma inginocchiati in silenzio verso gli opressi. “Charly” è sano portatore di pace, e sarà per sempre la tua ossessione. La psico-guerra ti è servita per compiere abusi e soprusi, per proteggerti dalle schegge del dissenso popolare.
Ma ora, despota, come un boomerang, tutto si riversa su dite. Non fuggire, “Charly” ti raggiungerà ovunque. E per stanare la tua crudeltà non userà armi non convenzionali, ma la legge, quella del popolo. Sei condannato ora, all’emarginazione eterna e confinato tra gli assassini. E gli assassini, despota, non meritano spazio nei libri di storia, ma solo nelle pagine di cronaca nera. In quei libri, despota, “Charly” ha i titoli di merito per entrarci e per restarci.

Febbraio 2014 Autore Ebo Del Bianco

“Sparire per tornare ad essere” autore Ebo Del Bianco

Riflessione nata dopo la visione del film “Viva la Libertà” di ROBERTO ANDO’, interpretato da TONI SERVILLO.
Musica di supporto: La forza del destino, overture, autore GIUSEPPE VERDI.

La passione, come afferma il protagonista del film, quando è assente dal nostro profondo, nascosta in un remoto angolo dello spirito, non è più motivo di agire per essere se stessi. Nostro malgrado ci troviamo ad essere spettatori sfuocati e confusi della realtà. In questa realtà, gli avversari. moltiplicano le loro forze, diventano giganti, spesso arroganti, e osservano con spavalderia il nostro appiattimento, la nostra parabola discendente. Allora davanti agli occhi si moltiplicano le visioni di un presente e futuro catastrofico, come se tutto sia irrimediabilmente perduto. I ciclopi d’argilla, astutamente ci negano ogni via di uscita, tentando di scardinare anche i nostri sogni. Ed allora è istintivo risorgere, impossarsi della passione che giace in noi , passione per la vita, per le sue difficoltà, per le sue conquiste. La passione, se riaccesa, diviene una pericolosa arma invisibile ed i “Ciclopi” temono questa fiammella che non si spegne mai. Il protagonista del film, per tornare ad essere, sparisce, se ne va, lasciando i suoi fedeli di partito sconcertati e confusi. Si affidano al suo fratello gemello, putroppo schizzofrenico, ma in questo paese “va bene lo stesso”, anche un capo bizzarro a dir poco, può far crescere i consensi. Ma noi non abbiamo fratelli gemelli che ci sostituiscono, e poi perchè sparire? In questa società, ormai multietnica, abbiamo tanti motivi per scavare nell’anima e stimolare la passione alla resurrezione. Non è semplice convivere con le difficoltà quotidiane, non è facile far valere con forza i nostri diritti, ma senza la passione, ci si avvia verso la fine. Finchè saremo armati di passione e di amore, i colossi d’argilla ci temeranno, ci terranno d’occhio e non dormiranno sonni tranquilli. Se invece per ritrovare la nostra vera identità ci assentiamo dal quotidiano, oggi equivale assentarsi dalla vita, questo dono più unico che raro.
Febbraio 2014 autore Ebo del Bianco

“Omaggio a Jim Hall” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Progetto “Alone Together” eseguito al contrabbasso da RON CARTER e chitarra JIM HALL.

Jim Hall è stato un chitarrista che non usava tecnica e furbizia per deliziare il pubblico. Il suono del suo strumento è dolce, armonico, cristallino, indipendente dalla tecnica, libero, capace di contrappunti e cambi di rotta improvvisi pur restando melodioso e fedele alla struttura iniziale. E’ una capacità che hanno i grandi jazzisti. In una intervista ha dichiarato:” Sebbene non abbia mai avuto occasione di suonare con Lester Young, quello è il sound a cui aspiro.”. E’ difficile trovare nella produzione di Jim Hall delle cadute di qualità: si è sempre espresso e si esprime a elevati livelli professionali. Con gli anni che passano è sempre stato al massimo, ed ha sempre colto l’occasione per sempre una maggiore maturazione artistica. I chitarristi Pat Metheny, Bill Frisell e John Scofield più volte lo hanno citato come loro maestro e modello da seguire.
Dopo essersi diplomato al Cleveland Institute of Music e aver suonato in gruppi locali della stessa città, nel 1955 si trasferisce a Los Angeles ed entra nella band di Chico Hamilton e poi nel trio di Jimmy Giuffrè. Dal clarinettista apprende e sviluppa luso delle variazioni timbriche , che acquistano un ruolo preminente nella sua musica a discapito di un’armonia sussidiaria. Per parecchi anni fà parte del quartetto del sassofonista Paul Desmond(59-65). Si susseguono collaborazioni con le eminenze del tempo: Ella Fitzgerald, Lee Konitz a New York, e dal 1961 al 1962 Sonny Rollins (è suo patner nel celebre disco The Bridge, che segna il ritorno sulla scena del jazz del famoso jazzista). Ormai rodato, dal 1962 al 1964 guida da leader un quartetto con il trombettista Art Farmer: Nello stesso periodo incide “Undercurrent”, un significativo disco in duo col pianista Bill Evans, e successivamente “Alone Together”, con il bassista Ron Carter. Entrambi i lavori sono pervasi da un’atmosfera di assoluta tranquillità e rilassatezza, dominata dalla purezza del suono acustico di stillato dalla chitarra di Hall e assecondato dalla classe di Bill Evans e Ron Carter. Dopo tanti successi, di fatto, la carriere di Jimm Hall non ha subìto battute di arresto. Ha continuato a registrare dischi a suo nome e a collaborare con jazzisti del calibro di Pat Metheny, Wayne Shorter e Joe Lovano. Ci ha lasciato un grande vuoto il 10 dicembre 2013, ma resta la sua musica, il suo stile di suonare la chitarra, la sua eleganza artistica. Ciao JIM

“Fabrizio Bosso and your magic trumphet” di Ebo del Bianco

Brano di supporto: from album Trumphet Legacy brano Whoopin’blues (traditional) – arrang. Fabrizio Bosso.
Musicisti: Fabrizio Bosso tromba, Flavio Boltro tromba, Luca Mannutza piano, Luca Bulgarelli basso, Lorenzo Tucci drums.

Torinese, tra i più grandi trombettisti al mondo, Fabrizio Bosso mentre suona la tromba è un micidiale improvvisatore, regalando grandi emozioni al pubblico. Imprevedibile, tecnica incredibile, ha degli attacchi tremendi, ha un senso dello swing leggendario, il suo eloquio è torrenziale.
Fabrizio Bosso però dispone anche di altre frecce da lui usate con grandissima efficacia negli ultimi anni. Difatti Fabrizio, è riuscito con la sua qualità e sensibilità a miscelare virtuosismo e poesia, producendo una musica sublime. Agisce in più direzioni, come gli omaggi ad artisti stratosferici come Miles Davis e Don Cherry, come lo stupendo confronto con la musica di Nino Rota, ed il dialogo serrato con musicisti di ogni tipo come Antonello Salis e Luciano Biondini e grandissimi jazzisti italiani di livello internazionale.
E’ presente in Fabrizio Bosso l’amore per il bop, ma filtrato dalla sua forte personalità artistica e da un gusto personale.
Conoscendo Fabrizio, mi ricorda un personaggio di Sergio Leone, di poche parole che suonava l’armonica per annunciarsi. Fabrizio, armato di sola tromba, comunica, quando suona, la sua inconfondibile classe, ed il pubblico esplode in continui applausi.
Avrei un messaggio per il grande Arturo Sandoval. Sarei curioso di ascoltare insieme sul palco due trombettisti tra i più potenti che conosco e cioè Arturo Sandoval e Fabrizio Bosso.
Non sarebbe una sfida, ma un incontro tipo quello del personaggio Novecento nel film La leggenda del pianista sull’oceano.
Fabrizio ha pubblicato 16 album. Ha collaborato con artisti italiani e di livello internazionale.
Si esibisce spesso con cantanti italiani e qui mostra la sua grande versatilità.
Claudio Baglioni, Mario Biondi, Sergio Cammariere, Nina Zilli, Raphael Gualazzi, Ivana Spagna ed altri.
Diplomato a 15 anni al conservatorio G. Verdi di Torino, completa i suoi studi al St. Mary’s College di Washington DC.
In ogni festival jazz è costante la sua presenza.
Io voglio sottolineare il gruppo Quintetto Bosso e Baltro col progetto stupendo Trumphet Legacy del 2006.
Con Flavio e Fabrizio, sottolineo la presenza di Lorenzo Tucci batt., Luca Bulgarelli basso, Luca Mannutza piano.
Cd prodotto dall’amico Sergio Veschi Red Record. Inoltre nel 2011 è notevole il progetto Enchantment con la London Symphony Orchestra e Stefano Fonzi.
Nel 2012 il progetto The Jazz Convention – Sound Briefing, Puglia Sounds, con Gaetano Pertipilo, Claudio Filippini, Giuseppe Bassi, Fabrizio Accordi.
Ma Fabrizio Bosso è in piena evoluzione, col suo recente progetto Spiritual in trio, che ha riscosso tanti consensi. Ma sono certo che Fabrizio sorprenderà ancora con un nuovo progetto.
A volte basta una nota per un musicista, una parola per uno scrittore, al posto e nel momento giusto, per entrare nel meraviglioso tunnel della sintesi poetica.
E’ tutta un’altra ottica, un’altra emozione.

Ciao Fabrizio