Monthly Archive for Marzo 2014

“Giulia” autore Ebo Del Bianco

Questo non è un soggetto per fiction, per cinema. E’ il tentativo di far emergere, attraverso flash di passato, presente, con un futuro assai vicino, la figura interiore di una donna, di Giulia. Non è importante sapere se esiste o meno, è fondamentale conoscere la sua carta d’identità spirituale. Ogni fatto riferito a persone o cose è puramente casuale.

Musica di supporto inziale: “Exit music for a film Radio Head cover” eseguita da
BRAD MEHLDAU piano -
LARRY GRANADIER contrabbasso -
JEFF BALLARD batteria.

Sono qui, alla Stazione di Bologna. Con me, solo valigia e sacco a pelo che restano appoggiati sulla panchina in attesa della mia decisione. Sono accanto al binario 1 e ripercorro con alcuni flash, momenti della mia vita. Mi chiamo Giulia, ora mi rivelo per essere certa di potermi identificare. A 14 anni, prima superiore, disorientata da una moltitudine di libri, sono all’Istituto Magistrale, in un aula in prima fila. Gli insegnanti, molto esigenti, mostrano poca comprensione per chi trova difficoltà nell’impatto con le superiori. Non vi è confronto, il dialogo tra così diverse generazioni, è basato esclusivamente su un rapporto non semplice. Solo l’insegnante di italiano apre uno spiraglio al confronto. Siamo agli inizi anni ’70, e sulla piazza il clima sociale è sempre in ebollizione. I rapporti tra noi giovani adolescenti erano free, molto liberi. Ed è con quell’atteggiamento che, finite le superiori, entrai all’Università Facoltà di lettere, nella mia città. La mia vocazione è sempre stata l’insegnamento e volevo con determinazione qualificarmi una educatrice scolastica. I compagni e le compagne universitari erano splendidi sotto ogni aspetto, ivi compresa la forte passione per lo studio. Ricordo Cesare, col suo ciuffo alla Elvis Presley, Giovanni giramondo intellettuale napoletano, Lucia che puntava al giornalismo, Laura che mirava alla laurea in Sociologia, ed un tipo originale che, saltuariamente scriveva su “Lotta Continua” con lo pseudonimo Paco il Cubano. Con loro ho vissuto gli anni dei sogni, delle illusioni, delle lotte, con loro mi sono avvicinata senza forzature all’altro sesso. Thomas era un ragazzo forte, uno dei responsabili del Movimento Studentesco e durante un’assemblea, il suo emozionante intervento non lasciò indifferente il mio cuore. Restammo insieme per alcuni anni, poi un giorno, la vocazione politica, il suo amore per il “Che” convinsero Thomas ad emigrare in Sud America. E’ stato doloroso per entrambi, ma non fu mai un addio. In due diverse situazioni, pur geograficamente lontani, agivamo in sintonia rivoluzionaria nei nostri rispettivi lavori. Ora Thomas vive a Cuba e si occupa di problemi e servizi sociali. Invece io, tra concorsi, ed inutili invii di curriculum, sono rimasta alcuni anni in attesa. Finalmente, un giorno si aprirono le porte di un Istituto Scolastico medie Inferiori in un paesino del Trentino. I miei ragazzi parlavano tutti tedesco, ed io, loro insegnante di italiano, per capirli ho dovuto studiare il tedesco. Nel loro costume di vita erano tirolesi, e per me il compito non era facile da svolgere. Quando trascorrono gli anni e non ti accorgi di ciò, significa che vivi intensamente ogni attimo di presente. Ma il mio cuore sempre in agitazione, lo lasciai a Bologna, e così la mia anima sempre assetata di affetto. Conobbi Jason in una libreria, quasi di sfuggita, durante una torrida estate. Sin dai primi sgurdi ci furono subito comuni intuizioni, lui abilissimo nell’arte figurativa e scenografo a tempo perso. Invece io, di carattere mai domo e mai rinnunciataria al grande sogno, mi sono subito aggrappata al suo modo di vivere artisticamente ogni giorno. Ci siamo scoperti uniti quasi istintivamente, senza annullarci a vicenda, ma rispettando reciprocamente il nostro spazio di autonomia. Quella parola così “definita” ed impronunciabile come amore, fu vissuta certamente con grande entusiasmo da entrambi. Ci siamo resi conto che avevamo in comune diversi punti di riferimento, ed emergevano con forza nei momenti in cui ci si metteva in gioco per superare difficoltà. Fu un’estate volata via troppo presto e mi sentivo ormai traghettata con tutta me stessa nel mondo artistico di Jason. Fu scontata però la mia partenza per il Trentino per il nuovo anno scolastico coi miei ragazzi. Jason mi salutò senza ritualità, e mi regalò un disegno che ci riproduceva mentre insieme guardavamo i piccioni di Piazza Maggiore. Anche se mi mancano alcuni momenti convissuti solo attraverso uno sguardo, ho la certezza però di vivere profondamente quel sentimento anche da lontano. Quell’inverno non finiva mai, anche se Jason di notte non teneva mai spento il cellulare. Mi sono anche rafforzata come insegnante, ero molto più sicura delle mie capacità. Quando terminò l’anno scolastico, mi precipitai in Stazione per acciuffare di corsa il primo treno per Bologna. Per tutto il viaggio, guardando fuori dal finestrino, immaginavo l’incontro con Jason. Poi, arrivata, scesi dal treno, ma al binario 2 Jason non c’era. La corsa affannosa verso l’appartamento dove vivevamo, alimentava in me dubbi e angosce. Giunta davanti al portone, lo aprii,e su un tavolo era visibile un biglietto:”Perdonami, vado a Roma, a Cinecittà, non ti dimenticherò mai, ora lavoro nell’arte”.
Il suo non era tradimento, perchè era fortissimo il richiamo verso il mondo che Jason sognava da sempre. Ma da quel momento, Bologna per me era uno spazio ristretto e riservato solo ai ricordi. Ed allora, eccomi qua in Stazione con valigia e sacco a pelo. Da ore, sono circondata da sguardi indiscreti e curiosi, dai soliti famelici ingordi e malati di sesso. Non li temo, ho pietà per le limitazioni del loro intelletto, ma so anche difendermi. Il mio futuro ora sta nascosto nella valigia dove spero restino in vita quei sogni rimasti. Non so ancora quale sia il mio treno, la mia destinazione, ma Milano era nei miei piani. Avevo un’amica a Lambrate, era una vecchia compagna universitaria. MIlano è la città che ha un ritmo di vita veloce, la gente va sempre di corsa, ed è proprio questo dinamismo milanese la medicina più adatta per distogliermi mentalmente ed immergermi nel caos. A Roma, vestita in abito da sera, preferisco Milano sempre in tuta da lavoro, come scherzosamente all’Università sosteneva Thomas. Dopo 2 ore di viaggio, eccomi alla Stazione Centrale. Milano per me è una terra con molti punti da scoprire, e spero di esserne all’altezza. Al primo impatto, sento già di trovare spazio e segnali forti per realizzare il futuro. Mentre anche le lancette dell’orologio scorrono veloci, mi ritrovo miracolosamente in camicia e blue jeans. E’ l’abito giusto per convivere con questa città che di notte non ha costumi decadenti da celebrare, ma solo i soliti malavitosi a caccia di prede e denaro. Milano, al mattino, si sveglia presto, colazione alle 7.30, poi alle 8 tutti al lavoro. Ci passerò con Beatrice un’intera estate, anche lei vive sola. A Trento mi aspettano i ragazzi che già parlano correttamente l’italiano. Nella vita devo evitare di regalarmi, di condecedermi alle certezze. Nei bagagli della nostra vita meglio portarsi le perplessità del presente, valide sollecitazioni per prendere la vita come viene. Io, Giulia, non esco fuori da nessuna storia, da nessun racconto. Non ho autori che mi certificano. Sono qui, sola, in carne ed ossa, autrice ed esecutrice di me stessa.

musica da scoltare alla fine: “Istambul in blue”- esecutori: FAHIR ATAKOGLU piano, BOB FRANCESCHINI sax tenore
HORACIO EL NEGRO ERNANDEZ drums, ANTONY JACKSON basso elettrico, WAINE
KRANZ guitar

Marzo 2014 Autore Ebo Del Bianco

“Greg Osby, grande sassofonista contemporaneo” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Banned in New York”- live performance- produzione Blue Note.
Musicians: GREG OSBY sax alto e soprano – JASON MORAN piano – ATSUSHI OSADA contrabbasso – RODNEY GREEN drums.

Greg Osby, sax alto e soprano e composizione, è nato a St. Louis nel 1960. E’ una delle figure più importanti della scena jazz contemporanea. Sulla breccia da circa 20 anni sia come leader che come sideman di jazzisti famosi, ha apportato significativi e innovativi contributi alla composizione jazz.
Sassofonista di estrazione post bop ha iniziato suonando R&B, funky, e blues. Avviato alla musica in una città vivace e interessante come St Louis, comincia col clarino, il flauto e il sax alto. Da adolescente si tuffa nel blues e nel jazz esibendosi con gruppi locali. Dopo gli studi al Berkley College of Music si trasferisce nel 1983 a New York e collabora con Herbie Hancock, Andrew Hill, Dizzy Gillespie e Jack De Jonette. E’ attivo sulla scena newyorkese suonando anche con gruppi locali di funky e musica etnica. Entra nel rifondato gruppo sperimentale M-Base di Steve Coleman, e nel 1985 diventa membro degli Special Edition di DeJohnette, dove avrà modo di sperimentare e di crescere musicalmente. Lo stesso batterista lo incoraggia a continuare sulla strada della sperimentazione e della ricerca. Nel 1987 firma e incide il suo primo disco, con la label tedesca JMT, intitolato “Sound Theatre”. I musicisti che vi fanno parte gravitano attorno al movimento M-Base e suonano prevalentemente funky. Due anni dopo partecipa a 2 prestigiose incisioni di Andrew Hill, “Eternal Spirit” e “But Not Farewell”. Nel 1990, dopo 4 album con la JMT, passa alla prestigiosa casa discografica Blue Note. Della produzione iniziale è interessante il disco “Banned In new York”, una live performance tirata, vulcanica e tenuta sempre sul filo dell’improvvisazione. Nell’impresa gli è accanto un cast di giovanissimi musicisti come Jason Moran al piano, Atsushi Osada al contrabbasso e Rodney Green alla batteria. In “The invisible Hand”, disco maturo ma confuso, suonano i due giganti Jim Hall e Andrew Hill. Alcuni lavori seguenti – Inner Circle, St. Louis Shoes e Channel Three – acquisteranno una fisionomia precisa, in linea con la sua idea di jazz, attento alla tradizione ma aperto agli stimoli “esterni” e alle innovazioni.
A 53 anni è in piena attività sia come sideman che come compositore. Una grande realtà del jazz mondiale.
Marzo 2014 Ebo Del Bianco

“Jason Moran, nu0va realtà pinistica del jazz” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Modernistic” – piano solo.

Jason Moran, nato a Houston – Texas – nel 1975, è stato un ragazzo ribelle, poco propenso a chiudersi nelle aule di una scuola di musica e seguire la disciplina accademica. A spingerlo a diventare un jazzista è invece la passione per il pianista Thelonious Monk. I suoi punti di riferimento, oltre a Monk, sono il pittore Jean-Michel Masquiat e il compositore Maurice Ravel. Molto giovane è membro della Band della high school e leader di un quartetto. Nel 1993 si trasferisce a New York per studiare col pianista Jaki Byard che diventerà la sua guida e ne influenzerà decisamente la vita e la musica. Nel 1997 è in tour con il sassofonista Greg Osby e partecipa a un suo disco intitolato “Further Ado”. L’esperienza per Moran resta basilare perchè gli da la possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti da Byard riguardo all’improvvisazione. Anni dopo, Osby produce il primo lavoro di Moran, “Soundtrack to Human Motion”, che riceve critiche lusinghiere da New York Times. Nel disco lo accompagnano Osby e il promettente vibrafonista Stefon Harris. Moran dichiara che al musica suonata racconta la sua vita. Lo stesso anni è presente in “Friendly Fire”, del duo Lovano/Osby, e in “The Sonic Language of Myth di steve Coleman. Nel 2001 fa capolino il disco “Black Stars” che ha come ospite il sassofonista Sam Rivers, leggenda del jazz. Moran suona in trio accompagnando egregiamente le astrazioni free di Sam. La consacrazione davanti ad un pubblico e critica arriva con “Modernistick”, un disco di solo piano che rispecchia a pieno le capacità musicali, compositive, introspettive ed improvvisative del pianista texano. Ulteriori soddisfazioni gli vengono con il disco “The Bandwagon”, un lavoro in trio, dal vivo al Village Valguard, realizzato con i suoi patner di sempre, Tarus Mateen al contrabbasso e Nasheet Waits alla batteria. Aproposito, la rivista “Down beat” lo ha segnalato come nuova promessa del panorama jazz sia come pianista che compositore, e il suo gruppoo, The Bandwagon, quale migliore e promettente ensemble acustico. La forza innovativa l’apertura mentale e la creatività di Jason Moran non hanno limiti. I suoi lavori sono uno diverso dall’altro. “Same Mother” è un’altra svolta: rielabora con fare postmoderno i suoni nati dalla stessa madre, la miusica afro-americano. Nel 2011 col progetto “ten” si guadagna le lodi internazionali quale miglior jazzista. Un musicista versatile, apertissimo verso il nuovo e sempre in evoluzione.
Marzo 2014 Ebo Del Bianco

“Ambrose Akinmusire, trombettista giovane di talento” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Album:”When the hearth emerges glistening” autore ed esecutore Ambrose Akinmusire col suo gruppo.

Ambrose Akinmusire, trombettista jazz e compositore, è nato a Oakland il 1o maggio 1982. Iscrittosi alla Berkley High school, Ambrose Akinmusire debuttò giovanissimo suonando con nomi prestigiosi quali i sassofonisti Joe Henderson, Joshua Redman e Steve Coleman e il batterista Billy Higgins. Proprio Steve Coleman lo convinse a lasciare il “Berkley High school jazz Ensemble”, la formazione scolastica nella quale suonava, per portarlo con sé in tournèe. Dopo aver conseguito il diploma alla Berkley nel 2000, Akinmusire partì per New York per iscriversi alla Manhattan School of Music, qui ottenne nel 2005 il Bachelor’s Degree. In seguito ha frequentato l’University of Southern California ei Thelonious Monk institute of jazz, dove è stato allievo di Terence Blanchard, Herbie Hancock e Wayne Shorter. Nel 2007 ha vinto la prestigiosa “Thelonious Monk Institute of Jazz Competition”(la giuria era composta, tra gli altri, da Qincy Jones, Herp Halbert, Hug Masekela e Roy Hargrove) e la “Carmine Caruso International jazz trumphet solo Competition”, che si tiene a Tucson(Arizona).
Lo stile trombettistico di Ambrose si contraddistingue per un suono limpido e una tecnica virtuosistica senza incertezze. Lasciati alle spalle gli idoli dell’adolescenza, Miles Davis e Clifford Brown, AKINMUSIRE guarda davanti a sé ricercando una propria identità attraverso sonorità originali, senza prestare attenzione alle mode e ai formalismi. Il suo disco di debutto come solista, Prelude: to Cora, è del 2008 ed è dedicato alla madre Cora. I brani che costituiscono l’album, tutti composti da lui stesso, destarono l’interesse dei critici e della stampa specializzata. L’album successivo,”When the Hearth Emerges Glistening”, è stato pubblicato nel 2011 per la prestigiosa etichetta Blue Note; 10 dei 12 brani sono ancora scritti dallo stesso Ambrose, che con questo disco si conferma una delle promesse del jazz statunitense. Le sue collaborazioni sono numerosissime, tra le quali cito quella con la “Next Generation Jazz orchestra” una band di tutti giovani jazzisti. Con questa Band AMBROSE AKINMUSIRE dà un saggio del suo talento. A 32 anni è già ai vertici mondiali di questo strumento. Logicamente è afro-americano.
Marzo 2014 Ebo Del Bianco