Monthly Archive for Novembre 2014

The bad plus

Musica di supporto: The rite of spring – Ethan Iverson P. – Reid Anderson contr. e electr. – Dave King – drums.

Suonarono insieme per la prima volta nel 1989, formando i The Bad Plus nel 2000.
Il gruppo incise il primo album, The bad plus, dopo aver suonato insieme in soli 3 concerti.
Furono scritturati nel 2002 dalla Columbia.
Primo album di ……..These are the vistas (2003), seguito da Give (2004) e Suspicious Activity.
Separatosi dalla Columbia, i Bad Plus firmarono un contratto con la Theads UP Records e uscirono con l’album Prog nel 2007.
La loro musica contiene elementi di jazz d’avanguardia con influenze pop e rock.
Ma la loro musica e incantalogabile.
Hanno registrato versioni i brani di Nirvana, Appez Twin, Blondie, Ornette Coleman, ecc.
La raccolta Blunt Object Live in Tokyo comprende cover dei Queen, assieme a My funny Valentine.
La loro discografia inizia nel 2001 con The Bad Plus o Motel per arrivare nel 2009 a 8 progetti.
Anderson e King sono del Minnesota, Iverson del Wisconsin.
Dal vivo è un trio originale, imprevedibile con un atteggiamento negli strumenti personalissimo.
Ora, nel 2014, il grande evento dopo l’uscita di For all I care nel 2009, dove i Bad Plus suonarono roba di altri, per la prima volta misero mano a brani del novecento: Stravinskij per primo.
Due anni dopo, su commissione della Duke University e del Festival Lincoln Center Out of Doors, nasceva il progetto Sagra della Primavera, ovvero la rilettura integrale dello storico e scandaloso capolavoro stravinskijano.
Musica di una complessità ritmica affascinante, con una impetuosa e dissonante violenza sonora.
Da una partitura per orchestra sinfonica, dove archi e fiati sono usati come masse quasi contundenti, i Bad Plus adattarono l’arrangiamento a trio con una velleità quasi incosciente.
Invece ha funzionato tutto e The Rit of Spring è pubblicato dalla Sony Master Works e portato dai Bad Plus con successo in giro per il mondo.
Il pianoforte di Everson al centro della rilettura, con una prova maiuscola addirittura con qualche alone elettronico.
Nello spirito, la rilettura è jazz.

Ebo del Bianco – novembre 2014

L’ultimo S.O.S.

Supporto musicale: Just the way you are Till Bronner Group

Al mattino, I passi avanzano a rilento, verso una natura cancellata, svuotata, contraffatta dal cemento.
Smarrito e sconcertato da un mondo innaturale e avvilente, mi avvio verso un’alba, sfuggita al grigio dei tanti mostruosi dubbi che la notte reca in grembo.
Incontrastato, lento, inesorabile, entra in scena il caos che alla luce del sole, preferisce la visione grottesca di un riflettore che ha sempre un mostro a portata di mano da illuminare.
Intossicato da un’atmosfera nevrotica cerco di salvaguardare almeno il mio spirito dal pericolo di meccanizzare i sentimenti.
Eppur qualcosa cerco, eppur qualcosa devo ritrovare nell’antico paesaggio: il cuore, nella sua integrità, il tuo sguardo, il tuo silenzio affinchè il mostro non prenda il sopravvento e ci travolga nel vortice come automi abbandonati nella solitudine.

Ebo del Bianco – novembre 2014-11-03

Omaggio al ricordo di Michelangelo Antonioni

Marcin Wasilewski pianista jazz polacco

Musica supporto: Pearls & Diamond Marcin Wasilewski trio
Musicians: Slawomir Kurkiewicz bass., Michal Miskiewicz drums.

Pianista e compositore, nasce a Slawno (cittadina non lontana dalla costa del Mar Baltico) nel 1975.
Ha iniziato a studiare pianoforte quando aveva 7 anni, ha studiato musica classica al liceo, poi ha iniziato a studiare jazz.
Quindi si è messo ad ascoltare i nastri di suo padre: Oscar Peterson, Chick Corea, Herbie Hancock e altri.
Poi, a 13 anni, trovando un concerto di Keith Jarret in Giappone chiese ai suoi di poterlo avere.
Per un anno e mezzo Marcin Wasilewski l’ha guardato tutti i giorni, nastro per lui incredibile e fondamentale.
Da quel momento ha iniziato a suonare jazz.
Marcin ha un tocco molto elegante, fraseggio libero ed intenso, è un protagonista non solo del jazz polacco.
Insieme al contrabbassista Kurkievicz ed al batterista Miskiewicz, fonda nel 1993 il Simple Acoustic Trio, con cui ottiene riconoscimenti a livello internazionale.
Tra il 1994 e il 2009 lo stesso trio è anche la sezione ritmica del quartetto di Tomasz Stanko, trombettista di fama mondiale, esibendosi con lui in molti tour e registrando per l’etichetta ECM.
L’album January, inciso in trio nel 2007, si aggiudica il premio Fryderyk nelle categorie “Best Jazz Performer” e “Best Jazz Album”.
Nel 2009 Marcin riceve dalla Down Beat il riconoscimento nella categoria “Piano Rising Star”.
L’ultimo album del trio Faithful, è uscito nel 2011 edito sempre dalla ECM.
Nel corso della sua carriera, Wasilewski ha collaborato con artisti del calibro di Jan Garbarek, Joe Lovano, Dhafer Youssef, Arild Andersen, Jon Christensen, Trygue Seim, Tomasz Szukalski, Piotr Wojtasik, Janusz Muniak, Jazz Baltica Ensemble e Mamu Katchè.
Marcin Wasilewski, nuova realtà di un jazz evoluto e moderno.

Ebo del Bianco – novembre 2014

Jan Gunnar Hoff, grandioso musicista e pianista norvegese

Musica di supporto: Fly north con Marilyn Mazur percussioni, Arve Henriksen tromba, Anders Jormin contrabbasso.

Jan Gunnar Hoff nasce a Bodo, Norvegia, nel 1958 ed è un jazzista, compositore, pianista, arrangiatore e professore vivendo a Bodo.
E’ molto conosciuto tra i grandi musicisti jazz con cui ha collaborato. Pat Metheny, Chick Corea, Lars Danielsson, John Surman, Karin Krog, Maria Joao, Marilyn Mazur, Anders Jormin, Arve Henriksen, Per Jorgensen, Alex Acuna, Mike Stern, Ernst Wiggo Sandbakk, Per Mathisen, Arild Andersen, Mils Petter Molvaer, Stale Storlokken, Audun Kleive e Mathias Eick, questo è il suo curriculum.
Hoff si è laureato al Collegio Docenti in Bodo e Bergen ed ha ulteriormente stuadiato a Trondheim Jazz Conservatorio sotto Terje Bjorklund per 3 anni.
Ha studiato composizione al Morgens Musikkhogskole nel 2001.
Ha debuttato nel jazz in trio su Ad Lib JazzKlubb nel 1976.
Si è occupato di pianoforte classico, progressive rock, pop e jazz.
La sua attività comprende dischi e tour con artisti popolari norvegesi Haldvan Sivertsen e Jan Eggum, oltre a numerose collaborazioni con artisti nordici ed internazionali.
Hoff ha rilasciato 13 registrazioni come solo artist co-leader e ha composto 200 opere diverse impostazioni.
Premiato nel 2005 con l’Edvard per la sua messa jazz Meditatus e scrive anche su commissione.
Con il cd Magma nel 2008, Hoff ha avuto collaboratori internazionali come Mike Stern, Mathias Eick, Maria Joao, Eivind Aarset.
Grande successo nel 2012 anche con Baxeta, con Alex Acuna, Per Mathisen.
Tra le sue ultime novità album solo per pianoforte ed ultimo Fly Nord del 2014 con Arve Henriksen, Marilyn Mazur.
Nel gennaio 2014 ha ricevuto il più alto riconoscimento nel jazz norvegese.
Nel maggio 2014 è stato nominato Steinway & Sons artista ufficiale.
E’ professore presso l’Università di Tromso e Agder.
Ha fondato etichetta discografica Magma Musica 2011.
La sua discografia è di 14 progetti dal 1993 al 2014.
Grandissimo Jazzista.
Ebo del Bianco – novembre 2014

“Le verità non dette: storia di Ida” di Ebo Del Bianco

“Le verità non dette: storia di Ida” di Ebo Del Bianco

supporto musicale: “Freedom now suite”, vocal Abbey Lincoln -

Prendendo spunto dal maestro Antonioni, in questo soggetto, invece di parole e dialoghi, base di una sceneggiatura, ho reso protagonista il profilo psicologico di una donna. Ai dialoghi non viene accordata alcuna importanza se dentro di noi si nasconde apparentemente l’incomunicabile. Al fatto di cronaca immaginaria, saturo di tanti quando, come, dove e perchè circostanziati, ho preferito sottolineare il vuoto ed il silenzio che si annida in un rapporto di coppia.

L’amore ,non può mai essere concepito eterno. Porta spesso effimera gioia che si alterna ad angoscia, tormento e disperazione. All’inizio l’amore è immenso per tutti, un grande sogno che, col trascorrere degli anni, degenera e si decompone. Ciò che si nasconde dietro parole e gesti, evidenzia spesso una mancata visibilità di sentimenti mai rivelati e cusatoditi in segreto. Ci si accontenta di essere vagabondi sentimentali, fuggire dall’essere, dalle vere emozioni, alla vana ricerca di una identità deforme e sentimentalmente malata.
Ida, era sposata, ma come tante, ciò che all’inizio l’ha dirottata nel mondo dell’irrazionalità, non le ha mai impedito di filtrare dure realtà attraverso il suo vivere senza maschere. Ha dovuto scoprire, attraverso il difficile rapporto con l’altro sesso, di aver avuto accanto per anni un uomo mimetizzato.Ha scoperto tramite le innumerevoli caricature da lui assunte, il vero, misero volto di un compagno indecente, maschera di sé stesso, orgoglioso nel suo autocompiacimento. L’amore, con lui, non è mai esistito nonostante la sensibilità e sincerità di Ida che hanno prima urtato, poi scovato verità mai espresse e non dette. Alla fine, un giorno, decise di andare via, alla ricerca della parte meno visibile di sé stessa, e, tramite la Croce Rossa, è volata accanto a chi ha famigliarità con la povertà, col non avere, e non sperare nulla, se non sofferenza e dolore. E’ un angolo di terra a latitudine Sud, dove i fratelli dalla pelle scura ti accolgono con dignità e silenzio. La loro anima è direttamente visibile senza filtri, trasparente. Sono quelli che si sentono sempre in obbligo di dover dare senza avere il minimo diritto di ricevere. Ida, andò tra loro, accanto ai loro bisogni, accanto a Karim, giovane desideroso come Ida di amore. Si avvicinarono reciprocamente, Ida riuscì a dire ciò che non aveva mai detto, a descrivere e vivere con lui i suoi sentimenti. L’amore, in quella realtà disperata, pur essendo sfiorato da angoscia e tormento, restituì a Ida quella futile felicità che le era sempre mancata. Pur essendo atea, e Karim musulmano, erano molto legati nel lavoro comunitario e sociale, nel tutelare ed assistere tanti bambini orfani, legatissimi nella loro intimità. Karim, in particolare, mostrava rispetto verso l’essere donna di Ida. Era sicuramente l’unica donna della sua vita, la donna che lo amava anche con tutti i suoi difetti ed errori, e la sua inesperienza. Ida donò a Karim con assoluta semplicità tutta la sua generosità e la sua innegabile bontà di animo. Ida, si sentì appagata, pronta sempre a donarsi a lui, perchè finalmente di sentiva lontana dal mondo corrotto, ipocrita, violento e falso. Ma l’amore, poi, e la passione, sono sempre stati la causa scatenente degli eventi. Karim ferquentava la moschea come luogo di culto, Ida invece preferiva non seguire Karim perchè non aveva fede, se non nella scienza. Un giorno, Karim, di ritorno dalla preghiera, incontrò casualmente una vecchia ragazza conosciuta prima dell’Università. Karim fece di tutto per tenerla a distanza, ma un giorno capitò l’irreparabile, perchè acconsentì all’amore della giovane. Anche Karim crollò senza mascherare le sue azioni, e si presentò davanti ad Ida e le confessò l’atto di tradimento.
Li trovarono di lì a poco, riversi e distesi in una pozza di sangue. Ida impugnava ancora un lungo coltello. Nessuno sa, nessuno saprà mai. La storia di Ida termina senza manifesto funebre, senza epigrafe. Ma sulla sua figura aleggia tanta rabbia per una esistenza votata a raccogliere misfatti, tradimenti, ingiustizie. Ida, da vera donna, ha scoperto la tragica concezione dell’amore e dell’esistenza. E se, per ipotesi, fosse un aspetto della verità sostanziale a cui tante donne devono sottoporsi prima di un tragico epilogo?

Novembre 2014 autore Ebo Del Bianco