Monthly Archive for Dicembre 2014

TORD GUSTAVSEN – pianista norvegese

Musica di supporto Extended Circle, Tord Gustavsen 4et

Tord Gustavsen (Oslo, 5 ottobre 1970) è un pianista norvegese.
Ha studiato al Conservatorio di Trondheim e all’Università di Oslo.
Ha compiuto diversi tour internazionali.
Attualmente suona con un gruppo che porta il suo nome: Tord Gustavsen Trio.
Il Trio è composto da Tord Gustavsen al pianoforte, Harald Johnsen al contrabbasso e Jarle Vespestad alla batteria.
Con questa formazione ha registrato e pubblicato tre album, l’ultimo nell’aprile 2007.
Prima della formazione del trio, Tord Gustavsen era molto coinvolto nella musica jazz norvegese.
Partecipò all’attività di altri gruppi musicali, come la Silje Nergaard Band e l’Urlich Drechsler Quartet.
Nel 2003 fece un contratto con la casa discografica ECM, con la quale registrò Changing Places che fu seguito, nel 2005 da The Ground e due anni dopo, a completamento della trilogia, da Being There.

Discografia:

Tord Gustavsen Ensemble
• Restored, Returned (2009)

Tord Gustavsen Trio
• Changing Places (2003)
• The Ground (2004)
• Being There (2007)

Tord Gustavsen 4et
• Tore Extended Circle (2013) brumborg sax
La musica di Tord è cinica ed intimista, attinge dalla musica classica, musica sacra e folk scandinava.
A 10 anni con ECM cerca di non eccedere in astrattezza e sentimentalismi.
Ma i suoi temi sono inflessivi e sospesi, dal sapore misticamente evocativi e si sentiva aria tradizionale, scandinava, con forte intensità drammatica ed espressiva.
Nelle musiche di Tord sono presenti dettagli e contrasti.
Sicuramente è uno dei più grandi pianisti europei.

Ebo del Bianco
Dicembre 2014

Il viaggio autore Ebo del Bianco

Musica di supporto: Running from album More – autore Jacob Karlzon – musicans: jacob Karlzon piano – tastiere, Han Andersson contrabbasso, Jonas Holgersson batteria.

Non è il solito viaggio.
Lungo la costa, la strada è come una linea diretta interminabile. Anche la macchina mi asseconda ad intraprendere questo itinerario esplorativo senza meta, mentre confido a me stesso una morbosa curiosità verso il nord.
Sono già in viaggio, in autunno inoltrato, circondato da una atmosfera rarefatta di primo pomeriggio piovoso.
Nella mente si accavallano dimenticanze, conseguenza per questa decisione improvvisa.
Sto riflettendo sul fatto di scappare o meno. Non riesco a fuggire, solo viaggiare attorno a me stesso per nuove esperienze. Parcheggio per le spese, per il solito decaffeinato ed un succo di arance, lasciando la macchina incautamente incustodita. Quando torno, noto una passeggera a bordo, sul sedile posteriore, inzuppata d’acqua come una spugna. Apro lo sportello e mi sento dire: «Ho cercato il primo rifugio come riparo. Se vuoi, scendo subito».
Non so cosa rispondere, mi siedo, accendo la macchina ed inizio a guidare.
«Non ho asciugamani a bordo, ho solo il riscaldamento acceso» le dico.
Non mi risponde, però mi offre uno sguardo di ringraziamento nello specchietto.
«Vado a nord, non so dove deciderò di fermarmi», inizio per suscitare in lei qualche parola.
«Non sono sola, ho un figlio che vive in comunità a Milano. Mi piacerebbe rivederlo, sono una ragazza madre» mi risponde.
«Quale sventura ti porta ad occupare il sedile della mia macchina? Sei in una scatola dove non conosci il contenuto, non è per te una rischiosa avventura?» le rispondo.
«L’appiattimento della vita quotidiana mi porta a mal sopportare questa situazione» mi risponde.
«Se ho ben compreso, vuoi cambiare aria, ma senza bagagli?» le dico.
«I bagagli li tengo nascosti dentro di me perché all’interno della valigia, trasporto tutti i rischi della vita, e quelli la rendono molto pesante» mi risponde.
«Sono molto sorpreso dalle tue parole, la macchina è a tua disposizione, anche per una improvvisa tua richiesta di scendere ed andare via» le dico.
«Intanto continuiamo a viaggiare, a te non chiedo nulla, è sufficiente l’ospitalità sul sedile posteriore della tua macchina», la sua risposta è chiara.
Proseguo e noto nello specchietto che si è assopita su un fianco. Mi sembra di viaggiare underground, con un ospite a bordo di cui mi devo assolutamente fidare.
Ora siamo in due ad inseguire in incognito se esiste una meta da verificare se è condivisa da entrambi.
Stiamo fiancheggiando il mare da un po’ di tempo.
Accendo lo stereo a basso volume e dallo specchietto vedo che non ci sono novità, solo segnali di sonno profondo.
Mi pongo una domanda: ma dove andremo?
Neanche il tempo di rifletterci sopra che colgo al volo una freccia indicatoria, con la scritta Milano.
Decido subito e svolto verso quella direzione.
Improvvisamente dopo un’ora di guida silenziosa, dalla sua voce: «Mi chiamo Isabelle». Io non le ho chiesto generalità, però rispondo: «Chiamami Paco, il mio nome d’arte. Non sono cubano sono italiano, non stiamo più costeggiando il mare, ma ci siamo addentrati nella più grande pianura italiana, in direzione Milano».
Dallo specchietto ci incrociamo con un profondo sguardo, poi assoluto silenzio.
Stiamo attraversando un grigio soffocante, a tratti nebbioso e Isabelle incuriosita porge lo sguardo fuori dal finestrino.
Quando ho pronunciato la parola Milano, non ha avuto alcuna reazione, forse ho sbagliato, ma lei improvvisamente se ne esce: «Non ti chiedo di portarmi da mio figlio, sarebbe invadente da parte mia. Voglio restare seduta qui e viaggiare con te, all’oscuro di tutto e tutti».
Isabelle, allo stesso tempo mi trasmette imbarazzo ed ammirazione per le sue parole cariche di significato.
Costeggiare il mare, era troppo da west-coast, americaneggiante.
Penetrare in questa pianura e salire verso nord, rende il viaggio più intrigante con tante incognite.
Andare a Milano in autostrada è come guidare col pilota automatico. Meglio la tortuosità di altre strade.
Ma so benissimo che il mio navigatore, da un momento l’altro può diventare Isabelle.
Con lei mi sento in grado di esplorare la parte nascosta, aggrovigliata di questo incontro a due.
«Ci fermiamo in un bar per riposare seduti» propongo.
Il locale è piccolo, tre tavoli e qualche sedia. Ci sediamo di fronte ed incrociando lo sguardo, e sui nostri occhi è stampata una frase: «Perché tutto ciò?».
Con Isabelle è fantastico anche stare in silenzio, basta un gesto per intenderci già al volo.
«Dove e quando finirà questo viaggio?» lancio questa frase come un missile nel cosmo.
«Questo viaggio avrà termine come tutto ciò che ci tiene illusi per tutta la vita. Godiamo al presente, ciò che non sarà mai né passato e né futuro. I tuoi occhi tristi ed incerti non nascondono le tue verità» Isabelle risponde spalancando la sua anima.
Non è importante sapere quando tutto avrà termine, è fondamentale appropriarci del presente e vivere il viaggio senza porre scadenze, mete, obiettivi.
Prendo la mano di Isabelle, la stringo, la guardo negli occhi per scoprire la sua emozione interna. Il resto, ciò che verrà, è tutto da verificare, da vivere, e se ora tutto ciò non fosse possibile, sarà tutto da immaginare.

autore Ebo del Bianco
Dicembre 2014
Copyright

JACOB KARLZON pianista e compositore svedese

Musica di supporto: from cd more, Running di Jacob Karlzon Trio.

Jacob Karlzon nato il 19 ottobre 1970 a Jonkoping, un pianista jazz e compositore svedese.
Ha debuttato nel 1992 e ha registrato otto album a suo nome e ha partecipato ad almeno 40 progetti.
Dal 1999 è il direttore d’orchestra e compositore nella band della cantante Viktoria Tolstoy con cui ha inciso diversi cd.
Jacob è anche il pianista del trombettista svedese Peter Asplund Quartet.
Con la band ha vinto sia il disco d’oro 2007 e Premio manifesto con gli avvisi di Lochiel disco.
Inoltre, Jacob ha suonato con alcuni dei più importanti stelle del jazz come Billy Cobham, Kenny Wheeler, Bob Berg, Tim Hagans, Jeff Ballard, Norma Winstone, Cecilie Norby, Nils Landgren, Silje Nergaard, Rigmor Gustafsson, Lina Nyberg, Trine-Lise Væring, Anders Bergcrantz e Putte Wickman.
Jacob era inoltre diversi anni pianista Tolvan Big Band.
Ma la principale ensemble di Jacob è stato il suo trio.
Il primo disco Take Your Time è uscito nel 1996 e il gruppo era composto da Mattias Svensson al basso e Peter Danemo alla batteria.
Quando l’album Big 5 è uscito, nel 2003, il trio ampliato con Peter Asplund alla tromba e Karl-Martin Almqvist al sassofono.
L’autunno 2008 ha visto Jacob con il suo primo piano solo con la musica di pianoforte improvvisata, Improvvisazione 3.
Si interpreta e si ispirano compositore francese Maurice Ravel.
Dal 2008, il trio è composto da hans Andersson al basso e Jonas Holgersson alla batteria e ha girato a lungo in Svezia, Norvegia, Danimarca, Lituania, Germania e Scozia.

Discografia:

(nel suo nome)
• 1996 – Take Your Time (Dragon)
• 1998 – Luoghi Going (Prophone)
• 2002 – Oggi (Prophone)
• 2003 – Big 5 (prophone)
• 2005 – Human Factor (Music Mecca)
• 2008 – Improvvisazione 3 (Caprice)
• 2009 – Calore (Caprice)

(senza nome)
• 2011 – The big Picture (Stunt Records)
• 2012 – More (ACT)
• 2014 – Shine (ACT)

Ebo del Bianco
Dicembre 2014