Monthly Archive for Febbraio 2015

“Sun Ra” musicista, compositore, poeta filosofo di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: The Helio Centric World of SUN RA Vo.1

Sun Ra, nato a Birmingham nel 1914, pianista tastierista, compositore, è una sorta di corpo anomalo all’interno del mondo del jazz. Dotato di una forte personalità, controversa, di un fascino particolare, amava abbigliarsi in modo bizzarro. Che ricordava l’antico Egitto o gli avveniristici mondi spaziali di cui lui si sentiva cittadino. Ha creato una Label l Saturn In cui l’unica certezza era la musica : le note di copertina e i musicisti erano quanto più di etereo potesse esserci. Le sue performance erano imprevedibili. Si poteva ascoltare ottima musica o rumori strazianti. In reraltà Herman Sonny Blount, suo vero nome, è stato a suo modo un innovatore. Sappiamo che nel 1934 dirige già una band. Dal 1946 al 1947 lavora come pianista ed arrangiatore nell’orchestra di Fletcher Henderson. Un anno dopo accompasgna brevemente Coloman Hawkins. E’ accanto al chitarrista blues B.B.KING e al cantante Joe Williams, per il quali non solo suona il piano, ma scrive anche arrangiamenti. Agli inizi degli anni ’50 incomincia a dare una fisionomia alla sua band.
Crea nel 1952 la Space Trio, in Arkestra in nuce. Con lui c’è il tenor sassofonista John Gilmore. Nel 1956 Blount prende il nome di Sun Ra e ribattezza la band ARKESTRA. Ne fanno parte musicisti che resteranno con lui per almeno 30 anni. Oltre a Gilmore, il sax baritono Pat Patrik e il sax alto Marshall Allen . il gruppo si esibisce prevalentemente a Chicago e suona un bop meticcio. Dei dischi di questo periodo ricordiamo Sun Ra Visit planet Earth oppure jazz in Sillouette. Al termine degli anni ’50 crea la La Label Saturn. nel 1961 trasferisce il gruppo a New York Sono gli anni più creativi che gli garantiscono una certa fama. Forse il lavoro più rappresentativo di questa fase è THR ELIOCENTRIC WORLG OF SUN RA. Nel 1970. dopo aver spostato il gruppo a Philadelphia efatto dell’Arkestra una sorta di comune, parte per la prima torunèe europea.La musica che suona adesso è un misto di free jazz, canti esoterici, swing ed echi della big band di Henderson. per avere una idea basta ascoltare lo splendido SPECE IS THE PLACE. La band rimane ancora tiiva a lungo, ms l’alternarsi di musicisti è impressionante a causa folle forte e accentratrice personalità di Sun Ra. Muore nel 1993, ma resta una figutra rivoluzionaria del jazz.
Febbraio 2015 Ebo Del Bianco

“Obiettivi Popolari” autore Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Inno dei lavoratori

Spesso, ci si chiede come mai tanti popoli, divisi da confini, barriere, hanno moltissimi punti in comune, come ad esempio gravi problemi di sopravvivenza economica mai risolti. Perchè i popoli latino americani, africani, quelli a sud del mondo, sono così divisi tra loro? Ma se tutti arrancano per vivere, questa divisione da dove è piovuta se non dall’alto? Se al centro delle attenzioni mondiali troneggia il dio denaro, e l’uomo con le sue difficoltà è emarginato, come si deve agire, caro papa Francesco, a liberarci del mostro capitalistico e consumistico che (come lei afferma) ha come simbolo regale il denaro?
Il mondo è diviso perchè la distribuzione della ricchezza è basata sulla iniquità, e vorrei chiedere ai giusti del mondo (se ve ne siano), con quale strategia politica si può e si deve riequilibrare il mondo in modo equo e ridare di gnità e ossigeno ai popoli poveri? “Si accettano anche miracoli”, ma temo che serva uno sconvolgimento generale. Le guerre fin’ora sono servite a diastruggere, a dividere i popoli, ad accentuare la povertà a scapito dei tantissimi ricchi. Il giovane dott. Ernesto Guevara, a 24 anni, percorrendo in moto tutta l’america latina, volle toccare con mano le troppe ingiustizie,troppa gente sofferente, specie nelle zone impervie delle Ande come il Perù, dove per licenziare un operaio, al padrone era sufficiente chiamare la polizia e sbatterlo fuori. Tra quei popoli divisi(ma da chi e perchè?)il sindacato non esiste, esistono forme associative clandestine fuorilegge di disoccupati, precari, fuori dagli schemi. L’Europa, invece viene decantata “unita” ma solo per le grandi finanziarie e banche. Il popolo europeo non è un soggetto politico, non è un movimento politico.La recessione e la povertà popolare sono palesi, alimentano la rabbia popolare, la cui volontà di cambiare è furbescamente sotterrata. L’ex Presidente Napolitano ha avallato troppe situazioni non chiare per essere rimpianto dalla volontà popolare che in questi anni non ha avuto alcun peso decisionale per riportare al centro delle attenzioni l’uomo e non il Dio Denaro e le sue sacre ancelle corruttive. Nel mondo, caro Papa Francesco, gli obiettivi popolari sono i medesimi, ma sono anche i medesimi coloro i quali tentano con ogni mezzo di impedirne la loro realizzazione.
Febbraio 2015 autore Ebo Del Bianco

“L’attesa” di Ebo del bianco

Musica di supporto: “Last train home” – versione railway – PAT METHENY GROUP autori ed esecutori.

Sono le sei del mattino, è domenica, una qualsiasi. Il giornale è già in edicola, mi accingo a prenderlo, mentre mi sto recando in struttura per il servizio di volontario dai nonni. I giorni, per loro, sono terribilmente uguali, anche perchè non è semplice rompere la loro monotonia, perchè sono adulti e non ragazzi. Ci si prova in ogni modo, perchè un sorriso strappato, può in ogni modo alleviare la loro rassegnazione e stimolarli ad un maggiore desiderio di vivere. Sono già arrivato: dormono tutti. Ora mi preparo ad essere pronto per l’alzata mattutina, curata con devozione da quattro assistenti socio/sanitarie. La colazione viene distribuita agli anziani dalle 8 in poi. La maggior parte di loro sono in carrozzella, ed il mio compito è quello di prelevarli con carrozzella e portarli in sala per la colazione. Riposano tutti al primo piano, pertanto mi dirigo con l’ascensore per iniziare il trasporto. Tra gli anziani, diversi sono colpiti da gravi malattie come alzheimer, demenza senile, e parkinson. Questi sono i primi ad essere avviati alla colazione. Non uso i loro nomi per motivi di riservatezza e rispetto. Quelli che non godono più di salute mentale, non parlano, o se parlano usano frasi sconnesse. Ma hanno gli occhi per vedere, ma non si sa poi cosa riescano a metabolizzare nella loro mente. La mia presenza è da loro gradita perchè, oltre che vengo dall’esterno, la certifico e la accentuo con battute comiche sfornate con garbo in continuazione. C’è una signora, tra loro, che ride sempre, ed è un vero gioiello contare su di lei che, in certi momenti (senza saperlo e volerlo), sorridendo mi funge da spalla quando metto in atto una sintetica comicità. Del resto anche io ho necesssità di ridere, perché fuori, all’esterno, si ride poco, non si parla più e sembra proprio che la gente “guarda e passa senza dimandare”. Ho già iniziato il trasporto in sala colazione. Chi non è autosufficiente, viene aiutato nel mangiare, e sono in tanti a ricevere questo servizio. Il trasporto di carrozzelle dura circa due ore. Tra gli anziani c’è anche mia zia, ultraottantenne e lucidissima. Durante il servizio lei vorrebbe da parte mia cure più speciali, ma io tratto tutti famigliarlente alla pari, doverosamente bene per non creare invidie. Spesso ho una senzazione strana. Quando arrivo, ogni domenica mattina, mi sembra di portare loro una montagna di doni. Quando invece vado a casa alla sera, mi rendo conto di aver ricevuto io tanti doni da loro, anche dai loro silenzi. Quando finiscono la colazione, ho notato che alcuni di loro, che hanno l’uso degli arti e della mente, si dispongono seduti in fila vicino alla porta di ingresso, per osservare se è in arrivo qualche loro famigliare. Questi anziani sono sempre in attesa di qualcuno per ricevere conforto, anche se in struttura stanno benissimo e si creano nuove amicizie. Ma la famiglia, il suo nucleo, sono ben altra cosa, e quando ciò viene meno, la sindrome depressiva è costantemente in agguato. Ho voluto annotare questo diario domenicale per far riflettere chi vive fuori, chi non rispetta gli anziani, dimenticandosi spesso di loro. E’ davvero triste arrivare al mattino trovare al mattino qualcuno o qualcuna che ha già staccato il biglietto di sola andata per l’ultimo treno (quello che non torna più), lasciando la sua sedia vuota in attesa di un nuovo passeggero. Ma alla sera, un colpo di accensione alla macchina, rimette in moto la vita, ed inizia un nuovo ciclo, in attesa di una nuova domenica.
Febbraio 2015 Autore EBO DEL BIANCO

“Don Byron clarinettista dal sound africano” di Ebo Del Bianco

musica di supporto: “Ivey – Divey” con Jach de Johnette drums, Jason Moran Piano.

Nato a New York nel 1958, Don Byron è un virtuoso del clarinetto ed improvvisatore di rara fantasia. Suona anche il sax tenore. Don Byron si muove con agilità tra musica ebraica(klezmer), classica e jazz. Nasce nel Bronx da padre bassista e madre pianista. Con questi prrsupposti, il marchio di musicista è assicurato. Si iscrive al concervatorio di Boston per studiare jazz dopo aver appreso gli stilemi del clarino classico; poi affina le doti compositive con George Russell. I suoi modelli nel mondo del jazz sono Dizziy Gillespie, Miles Davis e Joe Henderson. I suoi stimoli si rivolgono verso i ritmi latino/americani e la musica classica. La passione per il genere Klezmer, lo porta invece a incidere un album dedicato a Mickey Katz, autorità indiscussa di questa musica. Il disco si intitola”Don Byron Plays the music od Mickey Kattz”, uscirà nel 1993.Negli anni ’80 diviene figura di spicco del jazz newyorkese sia dal punto di vista musicale che politico, focalizzando le sue attenzioni sulla società afroamericana. Collabora coi chitarristi BILL FRISELL E MARC RIBOT , con i sassofonisti CRAIG HARRIS E DAVID MURRAY. Nel 1992 incide il primo disco “Tuskegee Experiment.” Il titolo è chiaramente politico e si riferisce ai crudeli esperimenti condotti in Alabama sui contadini di colore malati di sifilide. Tre anni dopo, registre”music for six musicians” un album particolare che racchiude un suo mondo sonoro fatto di diverse influenze musicali( in questo caso sono prevalenti quelle caraibiche) che confluiscono nel jazz.Il disco è in sestetto e contiene un prezioso intervento di Bill Frisell: Lo scopo di Don Byron è ridare dignità, visibilità e protagonismo al clarinetto, come lo era stato tempo addietro, per toglierlo dalla scomoda posizione di strumento secondario. Nel caso di Don Byron c’è l’urgenza di confutare la linea tracciata da Benny Goodman e seguita dai clarinettisti bianchi, a favore di un sound afrosmericano. Per questo motivo Don Byron compie un viaggio attraverso le opere del jazz. In “Bug <Music “ esplora il periodo swing, in “Ivey-Divey” con Jack de Johnette e Jason Moran, riprende il lavoro fatto in trio da Lester Young con Nat King Cole e Buddy Rich. Don Byron è un musicista fantasioso e creativo. I dischi da lui realizzati sono uno diverso dall'altro, frutto della sua passione e volontà di esplorare nuovi suoni.
Febbraio 2015 autore Ebo del bianco