Monthly Archive for Aprile 2015

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco
Supporto musicale: Blue Tangos – Paolo Conte

Il viaggio continua verso il cosiddetto nord-est dell’Italia, verso Venezia.
Isabelle ora siede in macchina a fianco a Paco ed insieme scoprono una terra dove l’industria, l’artigianato sono all’avanguardia.
Ma quello che spicca all’occhio è il verde della campagna.
Entrambi sono sorpresi di questo panorama, e dopo ore di viaggio, stanchi ma incuriositi, decidono di fermarsi in un ristorante hotel tra Padova e Venezia.
Cenano tra un silenzio di tomba, poca gente, pochi clienti. Ma il vitto era ottimo.
Isabelle, lancia uno sguardo a Paco, si alza e si dirige verso il bureau per chiedere una camera matrimoniale.
Paco acconsente e non si sorprende. Tenendosi per mano salgono su un ascensore ed arrivano alla stanza n. 10. Entrano ed al centro delle loro attenzioni e della camera si presenta loro un grande letto.
Senza parlare chiudono porta, finestra e Isabelle spegne la luce.
Entrambi, con calma, si spogliano completamente, salgono sul letto e si mettono nudi schiena contro schiena senza vedersi. Ed iniziano a raccontarsi, parlando a vicenda senza toccarsi.
Non parlano di banalità, ma cercano di mettere a nudo anche la loro anima. Dopo pause di silenzio, i loro racconti cessano.
Isabelle afferra una mano di Paco ed insieme spingono il bottone di accensione luce. Le loro mani sotto la luce restano avvinghiate come i loro corpi, liberi da impurità e stanno per compiere un solenne atto d’amore completo e voluto.
Sfiniti, sorridenti, restano abbracciati in un unico corpo. Così termina il viaggio, la ricerca per entrambi di un nuovo itinerario nella paranoica vita di ogni giorno.
Con un atto d’amore si sopravvive e si comprendono i valori di esistere, di creare.
I nostri due protagonisti si sono conosciuti casualmente, hanno scavato nella loro anima e hanno ritrovato amore. Ma nessuno dei due ha barato perché sul confessionale non erano solo fisicamente, ma anche spiritualmente nudi e pronti a mettersi in gioco.

Aprile 2015
Ebo del Bianco

“Il viaggio, seconda parte”. Autore Ebo Del Bianco –

Musica di suppporto: “Meditatus Agnus Dei – autore ed esecutore, JAN GUNNAR HOFF.

Poichè questo viaggio non pone scadenze, mete, obiettivi precisi, Isabelle mi indica di svoltare verso Campegnine, una cittadina del reggiano nota per ever dato i natali ai sette fratelli Cervi. Isabelle, avvolta in una coperta, mi indica esattamente tutto il percorso per giungere al museo Cervi.Avevo compreso che Isabelle veniva dal classico e che che gà si era recata lì. Era informatissima su tutto. Per quella notte decicidemmo di fermarci in una locanda a camere separateanche per trovare il tempo di metabolizzare il nostro incontro, e rivedere e ripensare al tutto. Da queste parti, in campagna, è il gallo da che da la sveglia per primo. Fuori dalla finerstra si vede un nebbione visibilità zero. ho lasciato dormire Isabelle fino al sole alto, poi la signora della locanda gentilmente gli offre un suo vestito di quelli che un tempo si cucivano a mano o con conl’uncinetto.Quando Isabelle apparve, aveva una immagine perfetta. A tavola ci fu servito un caffè latte come ai vecchi tempi, . Il latte sembrava munto al momento. Ci incamminammo a piedi verso il museo Cervi, La fattoriaCervi. Quello che ci colpì era il silenzio tombale rimasto tale e quale da decenni. Poi tutti gli attrezzi intatti, la cucina, la grande tavola dove spesso veniva stesa la polenta.”Isabelle, perchè, non viviamo in un mondo in un modo legato a quei ricorrdi così sani, così puri.” “ Perchè tutti i ricordi sani,belli e brutti, sono devastati e portati via dal fruscio del vento come in un deserto di sabbia., fu la risposta di Isabelle. Di Aldo Cervi, di Antenore, a mala pena rimarrà il prufumo della loro fede politica nella loro stanza. Di Papà Alcide resterà nella storia solo il tormento di aver assistito alla fucilazione dei suioi 7 figli e la e la trepedida e vana attesa di 7 nuore sulla porta spalancata.Anche la mamma resterà in vana attesa per 2 anni. Quella porta, “disse Isabelle” deve restare sempre aperta per ricordare che lì c’è sempre qualcuno che aspetta.Pesate voi, una famiglia di lavoratori della terra, distrutta in un baleno solo perchè un libro di Gramsci era finito nella libreria del paese. Isabelle stava camminando lungo i filari, osservava tutto anche ciò che non si vedeva , ma si percepiva. Quelle terre sono sacre come il clima festoso del pulman di ragazzi che tornano a casa. “Quando insegnavo e andavamo in gita erano le grandi città a farla da padrone, di sse “Isabelle.Ma anche i paesi hanno le loro storie, le loro tradizioni. Isabelle veniva dal Sud . Salutammo ls signora Angela che ci aveva ospitati, e decidemmo di tornare a viaggiare. Sentivamo già a’avvicinarsi del grande smog ma ci erava
vamo muniti di mascherine. Continua
Marzo 2015 autore ebodelbianco

Il viaggio autore Ebo del Bianco

Il viaggio autore Ebo del Bianco
Musica di supporto: Running from album More – autore Jacob Karlzon – musicans: jacob Karlzon piano – tastiere, Han Andersson contrabbasso, Jonas Holgersson batteria.

Non è il solito viaggio.
Lungo la costa, la strada è come una linea diretta interminabile. Anche la macchina mi asseconda ad intraprendere questo itinerario esplorativo senza meta, mentre confido a me stesso una morbosa curiosità verso il nord.
Sono già in viaggio, in autunno inoltrato, circondato da una atmosfera rarefatta di primo pomeriggio piovoso.
Nella mente si accavallano dimenticanze, conseguenza per questa decisione improvvisa.
Sto riflettendo sul fatto di scappare o meno. Non riesco a fuggire, solo viaggiare attorno a me stesso per nuove esperienze. Parcheggio per le spese, per il solito decaffeinato ed un succo di arance, lasciando la macchina incautamente incustodita. Quando torno, noto una passeggera a bordo, sul sedile posteriore, inzuppata d’acqua come una spugna. Apro lo sportello e mi sento dire: «Ho cercato il primo rifugio come riparo. Se vuoi, scendo subito».
Non so cosa rispondere, mi siedo, accendo la macchina ed inizio a guidare.
«Non ho asciugamani a bordo, ho solo il riscaldamento acceso» le dico.
Non mi risponde, però mi offre uno sguardo di ringraziamento nello specchietto.
«Vado a nord, non so dove deciderò di fermarmi», inizio per suscitare in lei qualche parola.
«Non sono sola, ho un figlio che vive in comunità a Milano. Mi piacerebbe rivederlo, sono una ragazza madre» mi risponde.
«Quale sventura ti porta ad occupare il sedile della mia macchina? Sei in una scatola dove non conosci il contenuto, non è per te una rischiosa avventura?» le rispondo.
«L’appiattimento della vita quotidiana mi porta a mal sopportare questa situazione» mi risponde.
«Se ho ben compreso, vuoi cambiare aria, ma…senza bagagli?» le dico.
«I bagagli li tengo nascosti dentro di me perché all’interno della valigia, trasporto tutti i rischi della vita, e quelli la rendono molto pesante» mi risponde.
«Sono molto sorpreso dalle tue parole, la macchina è a tua disposizione, anche per una improvvisa tua richiesta di scendere ed andare via» le dico.
«Intanto continuiamo a viaggiare, a te non chiedo nulla, è sufficiente l’ospitalità sul sedile posteriore della tua macchina», la sua risposta è chiara.
Proseguo e noto nello specchietto che si è assopita su un fianco. Mi sembra di viaggiare underground, con un ospite a bordo di cui mi devo assolutamente fidare.
Ora siamo in due ad inseguire in incognito se esiste una meta da verificare se è condivisa da entrambi.
Stiamo fiancheggiando il mare da un po’ di tempo.
Accendo lo stereo a basso volume e dallo specchietto vedo che non ci sono novità, solo segnali di sonno profondo.
Mi pongo una domanda: ma dove andremo?
Neanche il tempo di rifletterci sopra che colgo al volo una freccia indicatoria, con la scritta Milano.
Decido subito e svolto verso quella direzione.
Improvvisamente dopo un’ora di guida silenziosa, dalla sua voce: «Mi chiamo Isabelle». Io non le ho chiesto generalità, però rispondo: «Chiamami Paco, il mio nome d’arte. Non sono cubano sono italiano, non stiamo più costeggiando il mare, ma ci siamo addentrati nella più grande pianura italiana, in direzione Milano».
Dallo specchietto ci incrociamo con un profondo sguardo, poi assoluto silenzio.
Stiamo attraversando un grigio soffocante, a tratti nebbioso e Isabelle incuriosita porge lo sguardo fuori dal finestrino.
Quando ho pronunciato la parola Milano, non ha avuto alcuna reazione, forse ho sbagliato, ma lei improvvisamente se ne esce: «Non ti chiedo di portarmi da mio figlio, sarebbe invadente da parte mia. Voglio restare seduta qui e viaggiare con te, all’oscuro di tutto e tutti».
Isabelle, allo stesso tempo mi trasmette imbarazzo ed ammirazione per le sue parole cariche di significato.
Costeggiare il mare, era troppo da west-coast, americaneggiante.
Penetrare in questa pianura e salire verso nord, rende il viaggio più intrigante con tante incognite.
Andare a Milano in autostrada è come guidare col pilota automatico. Meglio la tortuosità di altre strade.
Ma so benissimo che il mio navigatore, da un momento l’altro può diventare Isabelle.
Con lei mi sento in grado di esplorare la parte nascosta, aggrovigliata di questo incontro a due.
«Ci fermiamo in un bar per riposare seduti» propongo.
Il locale è piccolo, tre tavoli e qualche sedia. Ci sediamo di fronte ed incrociando lo sguardo, e sui nostri occhi è stampata una frase: «Perché tutto ciò?».
Con Isabelle è fantastico anche stare in silenzio, basta un gesto per intenderci già al volo.
«Dove e quando finirà questo viaggio?» lancio questa frase come un missile nel cosmo.
«Questo viaggio avrà termine come tutto ciò che ci tiene illusi per tutta la vita. Godiamo al presente, ciò che non sarà mai né passato e né futuro. I tuoi occhi tristi ed incerti non nascondono le tue verità» Isabelle risponde spalancando la sua anima.
Non è importante sapere quando tutto avrà termine, è fondamentale appropriarci del presente e vivere il viaggio senza porre scadenze, mete, obiettivi.
Prendo la mano di Isabelle, la stringo, la guardo negli occhi per scoprire la sua emozione interna. Il resto, ciò che verrà, è tutto da verificare, da vivere, e se ora tutto ciò non fosse possibile, sarà tutto da immaginare.

autore Ebo del Bianco
Dicembre 2014
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