Monthly Archive for Novembre 2016

Julius Verne Rue, autore Ebo del Bianco

Supporto musicale: Pasos, autore Javier Girotto – Javier Girotto sax soprano – Francesco Nastro piano – Giuseppe La Pusata batteria – Luca Bulgarelli contrabbasso.

Julius Verne Rue è deserta, illuminata da fugaci bagliori di un sole pigro ed assonnato. Paul e Jeanne restano nei fotogrammi dopo l’ultimo flash di un amore sommerso da un crudele epilogo. Il loro amore è stato governato da una forza motrice di un istinto insaziabile ed indomabile. L’irrazionalità ha certificato questo loro stare occasionalmente insieme.
Ma ora, Julius Verne Rue, nell’immaginazione si rianima. Come stelle infuocate, saltano fuori storie in fervida attesa per essere vissute.
Il traffico diviene caotico, mentre transita lei che offre un sfuggevole sguardo nella speranza di essere intravista.
Il sole, ormai alto, si candida come riflettore per illuminare questa nuova ipotesi. Sta arrivando anche lui, trascinando il suo aspetto.
Il marciapiede li ospita immortalandoli, Parigi li consacra ad un possibile incontro.
Nasce una storia senza luci, quasi anonima. Nascono tante storie nell’immaginazione poetica, e tutti sono protagonisti nel momento in cui diventano possessori della loro vita.
Sullo sfondo resta Parigi, con le occasioni da non perdere, con le vetrine da guardare, con due protagonisti che, dopo il loro incontro, si allontanano calpestando le foglie cadute, prive di vita e prendendo a calci lattine di birra vuote.
Julius Verne Rue è come un palcoscenico ormai, in attesa di nuovi interpreti, che rifiutano paletti e censure da chi è venuto al mondo per una tragica dimenticanza sessuale.

DICEMBRE 2016

“DIARY OF THE PASSIONS” autore Ebo Del Bianco

La passione è lo stimolo per motivare ogni attimo di vita.
Musica di supporto: “Evening song”, autore Jakob Bro, esecutore Jakib Bro guitar in trio.
“If you leave me now”, autori ed esecutori Chicago.

L’armadio conserva ancora l’abbigliamento della prima notte di passione. La maglietta a strisce orizzontali, blu-jeans con targhetta in cuoio, una foto ricordo del mattino seguente. Li osservo, quei diciotto anni, come il sole dopo l’alba che illumina i tredici di Sandra. Lascio aperto l’armadio, sono scappati tutti, gli anni, lei, la mia incoscienza. Resta il profumo della passione, della vulnerabilità, firme indelebili nei vestiti di allora, ma residenti in un cuore appesantito.
A fianco, la divisa militare, che rammenta i diciotto mesi di noia (e non naia) incredibile. Eppure stento a riconoscermi in quel berretto sgualcito, in quella camicia grigio verde con cordone rosso e gradi di sergente. Era l’epoca di un amore pastorale, medioevale, tradizionale, in cui mi sentivo impantanare a poco a poco. Non mi sovviene il suo nome, perchè forse……………una nube di passaggio. Finalmente giunse Lui, benestante di campagna, con tessera di partito, e lei sparì. Fu un gradito tradimento liberatorio. Poco più in là, l’armadio mi indica la divisa in cui mi trasformai in sport man ai box dell’Autodromo Santamonica. E’ un mondo in cui inspiegabilmente si rischia la vita per il podio più alto. Alla massima velocità in pista si ragiona, non è follia, sono coscienti del rischio. Anche se l’amico carissimo neozelandese Kim Newcombe anni fa a Silvestrone cessò di vivere. Con quella divisa nipponica da attore, inciampai non casualmente in Raffaella, un essere umano speciale, milanese, barista ai box. Le sue spietate critiche erano rivolte alle mie performances clownesche di attore sportivo. Su quella divisa nell’armadio è stampata la sua incantevole frase:”Smettila di recitare”. Lei tornò a Milano, ma io smisi di recitare e lasciai Santamonica perchè Raffaella aveva ragione. La passione non sfugge mai alla verità, e con lei fu grande esperienza.
L’Università di Urbino mi accolse come un figlio. Ci andavo in autostop, da disoccupato, per sociologia e giornalismo. Grazie a Giovanni, Caesar e Lucia, compagni ed amici, passammo un anno intensamente politico, sovraccarichi di tensioni sociali. Ma al circolo universitario “Che Guevara”, una perla dagli occhi verdi la ricordo ancora. Mai una parola, mai un dialogo, solo una canzone dei Chicago al juke-box univa i nostrio fugaci sguardi. Seduta, sola, spesso smarrita, nessun idiota pretesto mi spinse ad avvicinarmi a Lei, anche se il suo fascino, i suoi occhi mi suggerivano il contrario.
Nell’ultimo cassetto dell’armadio, ritrovo la mia tuta blu di giornalista metalmeccanico. Per non prostituire le mie idee politiche, scelsi come compagni di vita acciaio, ferro, ghisa, alluminio e ottone, e due cagnolini fratelli, Bill e Lila che dormivano in fabbrica. La passione per il lavoro, di cui ero incompetente, accentuò il mio temperamento dinamico, trasformandomi in vero metalmeccanico. La fatica quotidiana mi regalava serenità, incredibile rispetto dai miei compagni, affetto smisurato dai miei due angeli a quattro zampe. Quando Lila e Bill mi lasciarono per sempre, la disperazione fu assoluta padrona della mia forte depressione. Dovetti lasciare il lavoro sempre assistito dai medici legali che accertarono presso gli organi competenti la gravità del mio status. La fabbrica mi ha donato tanto acciaio nello spirito, e tanto rimpianto. La disperazione spesso conduce alla rassegnazione, ma l’acciaio psicologico mi salvò.
Dopo tanti anni, un giorno, una meteora, un raggio di sole africano, mi costrinse a togliere il cuore dal divieto di sosta, e troppo improvvisa nacque passione. Elizabeth, come tutti i fratelli africani, sono costretti, per necessità, a considerare la vita principalmente sotto l’aspetto economico. Con Elizabeth, complicità, intuizioni comuni, amore, furono solo sporadiche e fugaci apparizioni.
Così, inevitabilmente fu cancellato tutto. La passione è minata dal denaro, è violentata dai suoi artigli. La passione è free come il cuore, sempre in guerra con la macchiavellica mente. Se così non fosse, lo squallore asfalterebbe anche i sogni.

Marcello – autore Ebo Del Bianco

Un racconto Medley di tre personaggi cinematografici interpretati da Marcello Mastroianni ed immaginati al presente in modo surreale. Ispirato ai film Il Mondo Nuovo, Ginger & Fred e Stanno tutti bene.
Supporto musicale: Matroianni – autrice ed esecutrice al piano Sade Mangiaracina, con Luca Aquino tromba, Carmine Ioanna fisarmonica.

«Non so dove mi sta trascinando questa carrozza, gli anni sono appesantiti come macigni, i capelli non sono più cespugli di gioventù. Mi sento un ex Giacomo Casanova perseguitato dalla passione giovanile. Mi fermo in una locanda per distendermi supino ad occhi aperti. Ho ancora molto da guardare, anche se il futuro è come aria rarefatta. Ho ancora un’eternità per riposare».
Casanova resta un personaggio che invecchia come il vino ed appassisce come un fiore. L’album dei ricordi è un atto dovuto.

L’età non necessita di classificazioni, anche se Ginger & Fred, ai tempi d’oro, non avevano sciatalgie e dolori reumatici. Ma oggi, entrando negli studi televisivi del commendatore, il grande presentatore non urla più al microfono: «Ed ecco a voi…». «Oggi Ginger, stanno tutti su un divano in salotto con cinque telecamere e parlano, parlano. Il tip tap per loro è preistoria, per noi due è come un percorso di vita tracciato su una decina di mattonelle e scandito dai nostri piedi malconci. Lasciamoli parlare, Ginger, è il loro modo di apparire. A noi basta essere anche in incognito».

«Matteo, se vai in treno su al nord dai nostri figli, ricordati di mettermi i fiori sulla tomba, poi, quando torni, dimmi se stanno tutti bene». Il viaggio di Matteo Scuro pensionato, anche oggi avrebbe questo preludio. I figli vivono verso nord, la terra sognata, ma lassù oltre la nebbia, qualcos’altro spesso occulta la realtà. «Il treno mi emoziona perché quando si ferma nella grande stazione come ora, i figlioli corrono verso il loro padre.
E’ ora di scendere, lo sportello è aperto, ma ad attendermi non vedo nessuno. Ma al nord a quest’ora lavorano, non hanno tempo di venire qui. Ora provo a telefonare a gettoni. Ma non trovo cabine, meglio telefonare dal Bar Stazione. Meno male, tutto ok, vengono a prendermi. Eccoli là, tutti insieme, uniti per papà Matteo. Sono commosso, è da tanto che non ci vediamo».
Matteo è ansioso di sapere se stanno tutti bene, perché al ritorno, in Sicilia, al cimitero deve rassicurare la moglie defunta. I figli hanno nascosto la loro realtà non convincendo del tutto Matteo. Non stanno tutti bene, ma Matteo se ne torna in treno autoconvincendosi del contrario.
P.S.: ho scelto questi tre personaggi perché poco considerati dai critici e mezzi di comunicazione, nonostante i profondi contenuti esondati dalla splendida interpretazione di Marcello Mastroianni.

Ciao Marcello e scusa il disturbo, ma era un dovere.

10 Novembre 2016 Ebo del Bianco