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“Movimenti politici” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Passport -control” autore ed interprete Jan Bang.

Tutti i movimenti che si sono creati dal dopoguerra ad oggi, non essendo soggetti politici, nonostante le loro goiuste tematiche, le loro dure prese di posizione contro le azioni del potere, non hanno mai potuto governare a livello nazionale. Quando il potere governativo ha fragili opposizioni come soggetti politici, aumenta la pericolosità del suo operato. Per essere soggetti politici, bisogna strutturarsi come un vero partito, con tutti i suoi organi, con tutti i suoi programmi precisi, anche senza punti di riferimento precedenti. Il movimento del 1968, che è stato il più consistente, con i suoi temi ha messo in difficoltà vecchie strutture come la scuola, vecchi modi di rapportarsi con la volontà popolare. Però, non essendo soggetto politico, non aveva una organizzazione per governare. E così è stato, e nonostante vuoti di potere dei vari governi in difficoltà, tutto è rimasto intatto. Il movimento ’77, il più deciso ad andare oltre la piazza, oltre le proteste, ha subìto tra l’altro anche infiltrazioni dei servizi segreti deviati, che hanno agito per impedire che il più grande soggetto politico di massa, il Partito Comunista Italiano, non andasse al governo con la Democrazia cristina di Moro. Tutti sappiamo purtroppo come è andata a finire, e ciò dimostra quanto sia difficile in Italia trascinare il popolo , le masse, democraticamente a cambiare radicalmente strada. Cioè passare da essere movimento di protesta a soggetto politico per governare. Oggi non siamo un paese democratico per vari motivi, ma il più sostanzioso è il potere assoluto del governo per mancanza di soggertti politici che lo contrastino in modo efficace. Trentanni di edonismo, di realtà virtuali, hanno ormai intaccato anche il dna politico del popolo, che ormai accetta passivamente tutto dal governo senza vere opposizioni. Il movimento 5 stelle, se si struttura come soggetto politico, può veramente governare anche a livello nazionale, come vera alternativa al governo. Altrimenti resterà solo un “bastian contrario” pur avendo ragione. Quasi tutta la stampa cartacea e mediatica sta dalla parte del governo e agire come movimento è ammirevole per tenacia. Ma per avere più forza bisogna avere strutture di partito in acciaio inossidabile per battere questo governo.

Gennaio 2016 Ebo Del Bianco

Quel treno di Ebo del Bianco

Supporto musicale: brano The enchanted garden – Claudio Filippini Trio.

Dopo un lungo cammino, dopo breve sosta per ascoltare il fischio del treno in arrivo dalla vicina stazione, mi ritrovo davanti ad una marea di curiosità che attende il mio racconto.
Mi chiamo, Anonimo, ho 70 anni, il mio costume, i miei atteggiamenti, i miei desideri, spesso si sono riferiti ad un sistema di vita radicalmente diverso. Quindi, tanti anni di conflitti interni, nessun compromesso tra sogno e realtà, perché l’irrealizzabile non mi ha mai sfiorato.
In una società in cui serpeggia il tentativo di schiavizzare i più deboli, abbandonandoli a sé stessi, mi ritrovo ad essere un uomo inevitabilmente ridotto ad umile condizione. Sopravvivo per una forte energia nel soddisfare intelletto e bisogni.
Ho sempre considerato tutti, fratelli del mondo, esseri umani che aspirano ai miei stessi desideri a qualsiasi latitudine. Ma in occidente c’è una fanatica ed irriducibile tendenza a considerare, in modo vergognoso, che le idee dei bianchi sono le più desiderabili e realizzabili. Allora, io sottoscritto, Anonimo conversatore, mi sento diverso colore, o meglio africano.
Raccontare la vita, è un insieme di emozioni che però non si possono rivivere. Non ho mai vissuto le epoche, i suoi movimenti di riflesso, ma in prima persona.
Raccontare una storia d’amore vissuta, è banale e patetico. Viverla ora, al presente, è assai gratificante, sorprendente e tonificante. Viverla è una energia, un atto di insospettata felicità. Quel fischio del treno in arrivo, rammenta tanti incontri, baci ed abbracci a volontà e nulla più. Ma l’Anonimo conversatore, attende non un treno qualsiasi, ma “quel treno” dove si apra uno sportello, dove scenda un essere umano concepito donna, per avvicinarsi e guardarla senza maschera negli occhi. Ed in quel momento, l’Anonimo conversatore, è un po’ come il blues, la cui immensità storica rende impossibile precisarne con esattezza l’età.
Dopo lo sguardo profondo reciproco, in una fiction mediatica, succederebbe sempre qualcosa, qui, invece, sono certo nulla di tutto scontato.
L’Anonimo conversatore lascia piena libertà di immaginare. Nella vita è fondamentale non sfogliare calendari, le carte anagrafiche, per non affondare con la propria immaginazione sempre affamata di sogni.

Novembre 2015
Ebo del Bianco

“Il venditore ambulante” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Brano “Narciso ed Eco” – Autore ed esecutore Nicola Piovani quintet.

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Un tempo, di lunedì, giorno di mercato al mio paese, arrivava sempre un signore, il Venditore. Si piazzava prestissimo a semicerchio davanti al camioncino, e sul banco posava i suoi due famosissimi prodotti, la pomata della vipera, ed un tipo di lame da barba. Si microfonava con un megafono ed iniziava quasi subito il suo sermone. La gente arrivava in massa per ascoltare il Venditore: mio nonno in prima fila. Tutti affascinati dalla sua dialettica a mitraglia si precipitavano a comprare quei prodotti, non proprio eccezionali. Ancor oggi, a distanza di decenni, in un vecchio cassetto del nonno, ho trovato interi pacchetti di lame, scadenti a scadute con ruggine.
Oggi, rilevo che si aggira un altro venditore, ma di fumo e stupidaggini, che non riesce a piazzare i suoi prodotti sui mercati internazionali, ma anche in Italia trova difficoltà nel proporre il suo sermone. Questo strano venditore, è supportato da diversi kamerieri scacciagufi. La gente non è più propensa ad acquistare “lame da barba che non tagliano”. Le classi privilegiate, quelli che “stanno tutti bene”, lo ascoltano, lo supportano, e lui ricambia con slogans assurdi che offendono le classi deboli.
Spett.le Venditore di fumo s.n.c., hai chiesto due mandati, uno senza consenso dei cittadini, ed uno te lo cencediamo noi che non desideriamo i tuoi prodotti. Vai a quel famoso paese. Spegni il megafono, hai chiuso. La tua “pomata per vipera e le tue lame” sono solo specchietti per allodole. La tua farsa è finita.

Settembre 2015 Ebo Del Bianco

“Gioventù” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Brano Blue -Marcin Wasilewski trio feat Adam Baldych violin -

Avevi preso confidenza con la pacificazione mentale, una specie di rassegnazione verso tutto ciò che vedevi sempre in lontananza. Sono bastati due occhi scovati per caso e due mani giovani che afferravano grosse valigie alla fermata del bus, che in un attimo ti ritrovi a bordo circondato dai bagagli e dal suo discreto silenzio. La difficoltà sta sempre nell’iniziare il dialogo, quando ormai si è ridotti a non farlo da tempo. La parola grazie risuona come un colpo di gong, e d’un colpo ti senti giovane, incredulo nel fare la prima mossa per rispondere a quel grazie. Allora ti fermi su un piazzale, le guardi i suoi occhi neri, e timidissimo riprendi a guidare. Lei ti osserva incuriosita, e l’imbarazzo che ti tiene prigioniero dell’incredulità ti martella continuamente. I rapporti sono cambiati, sono più liberi, più istintivi e meno razionali, purtroppo sei tu a non aver cambiato, sempre prigioniero delle tue certezze e dei tuoi dubbi. Non è semplice parlare con una giovane, così innocente e tenera, versatile persino quando tace. Tu invece, sei sprofondato nella austerità dell’età adulta. Ma qualcosa deve pur succedere prima che la macchina si svuoti delle sue valigie e di lei. L’inizio è pessimo: solite domande senza senso. Lei ti interrompe prendendo la tua mano e ti fa cenno di parlare solo inglese. Arrivati alla stazione ferroviaria, l’aiuti a trasportare i bagagli fino al binario 1. La sua avventura è appena iniziata, la tua è terminata. Un bacio sulla guancia, una stretta di mano, e subito ti ritrovi lontano da lei. Tu navighi con la fantasia e approdi nel nulla. Lei naviga in Internet, il suo mondo, e senza problemi, arriva dove vuole. La gioventù si allontana perchè spesso, la vita quotidiana e le sue occasioni, le affronti come se osservassi il tutto dalla parte sbagliata del cannocchiale, realtà sfumate e sempre lontane dalla visibilità. Se un giorno dovessi incontrare quella giovane, usa il cannocchiale dalla parte giusta. Non ci sono controindicazioni nel sentirsi giovani anche per un istante.

Settembre 2015 Ebo Del Bianco

“Donna” autore Ebo del Bianco

Musica di supporto: “Donna” -autore MARCO TAMBURINI – Musicians – MARCO TAMBURINI tromba – STEFANO PAOLINI batteria – PAOLO GHETTI contrabbasso – STEFANO ONORATI piano

Sola. Sul balcone di primo mattino, osservi l’orizzonte intrappolato da una fitta nebbia. E’ la tua prima apparizione, in perfetta solitudine, mentre all’interno, solo un cane osserva i tuoi movimenti. E’ il mio primo ciak immaginario su di te. Donna, sempre di altri, mai di te stessa, dalle tue storie ricavo una sorte di autopsia dei rapporti umani, dove stoestraendo fragilità, paura, diffidenza.
Donna, il tuo dover sempre dare senza garanzia di ricevere, altera l’equilibrio di ogni rapporto. Donna senza maschere, spesso sei vittima del burattinismo di chi ti sta di fronte, che non si preoccupa di procedere verso la distruzione di una relazione. Spesso la menzogna e la mistificazione diventano la nuova realtà fittizia in cui sei costretta a sopravvivere. Donna, tu sai che le apparenze illudono, tu sai che al di là delle apprenze non è semplice scovare la realtà.
Ora che li hai svegliati, ora che stai preparando loro la prima colazione, scatta il mio secondo ciak immaginario su di te. Con loro a tavola, inizia il procedimento arduo e quotidiano per tentare di scoprire le loro più intime verità. Il bimbo sorride, ed è vero. Lui, l’”Hombre”, che invece si mostra nudo solo a letto, inizia il mascheramento arrampicandosi sugli specchi, inizia a dileguarsi dalla sua immagine deformata, ma vera. Donna, il tuo continuo inseguimento di ricerca, mostra che attraverso la tua psicologia è più semplice filtrare la realtà. La tua sincerità, La tua sensibilità, contrastano con l’”Hombre” che hai ora davanti, in giacca e camicia, che si appresta a mascherarsi per avviare le sue azioni, certo di non svelare la crisi dei rapporti umani. Ora che sei sola, donna, scatta il mio terzo ciak immaginario. Cerchi di far emergere tutto cio che non si dice, al di là di parole e gesti inutili. Ciò rivelerà solo il vuoto che ti circonda, perchè riuscirai a fotografare la tua anima. Ti accorgerai della banalità delle conversazioni, che producono dialoghi assurdi e non credibili, assediati dal vuoto e dal silenzio. Ed allora, donna, questa società del secondo millennio, le sue violenze fisiche e psicologiche, fortunatamente, nonostante la loro pericolosità, non cambiano la tua verà identità. L’Hombre è figlio della estraneità e le sue maschere sono un mezzo irrinunciabile per arrivare alla degenerazione. Resta Donna, mai in attesa di verità, ma almeno viva nella realtà quotidiana per contribuire a cambiarla anche coi sogni.

Giugno 2015 -Autore Ebo Del Bianco

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco
Supporto musicale: Blue Tangos – Paolo Conte

Il viaggio continua verso il cosiddetto nord-est dell’Italia, verso Venezia.
Isabelle ora siede in macchina a fianco a Paco ed insieme scoprono una terra dove l’industria, l’artigianato sono all’avanguardia.
Ma quello che spicca all’occhio è il verde della campagna.
Entrambi sono sorpresi di questo panorama, e dopo ore di viaggio, stanchi ma incuriositi, decidono di fermarsi in un ristorante hotel tra Padova e Venezia.
Cenano tra un silenzio di tomba, poca gente, pochi clienti. Ma il vitto era ottimo.
Isabelle, lancia uno sguardo a Paco, si alza e si dirige verso il bureau per chiedere una camera matrimoniale.
Paco acconsente e non si sorprende. Tenendosi per mano salgono su un ascensore ed arrivano alla stanza n. 10. Entrano ed al centro delle loro attenzioni e della camera si presenta loro un grande letto.
Senza parlare chiudono porta, finestra e Isabelle spegne la luce.
Entrambi, con calma, si spogliano completamente, salgono sul letto e si mettono nudi schiena contro schiena senza vedersi. Ed iniziano a raccontarsi, parlando a vicenda senza toccarsi.
Non parlano di banalità, ma cercano di mettere a nudo anche la loro anima. Dopo pause di silenzio, i loro racconti cessano.
Isabelle afferra una mano di Paco ed insieme spingono il bottone di accensione luce. Le loro mani sotto la luce restano avvinghiate come i loro corpi, liberi da impurità e stanno per compiere un solenne atto d’amore completo e voluto.
Sfiniti, sorridenti, restano abbracciati in un unico corpo. Così termina il viaggio, la ricerca per entrambi di un nuovo itinerario nella paranoica vita di ogni giorno.
Con un atto d’amore si sopravvive e si comprendono i valori di esistere, di creare.
I nostri due protagonisti si sono conosciuti casualmente, hanno scavato nella loro anima e hanno ritrovato amore. Ma nessuno dei due ha barato perché sul confessionale non erano solo fisicamente, ma anche spiritualmente nudi e pronti a mettersi in gioco.

Aprile 2015
Ebo del Bianco

“Il viaggio, seconda parte”. Autore Ebo Del Bianco –

Musica di suppporto: “Meditatus Agnus Dei – autore ed esecutore, JAN GUNNAR HOFF.

Poichè questo viaggio non pone scadenze, mete, obiettivi precisi, Isabelle mi indica di svoltare verso Campegnine, una cittadina del reggiano nota per ever dato i natali ai sette fratelli Cervi. Isabelle, avvolta in una coperta, mi indica esattamente tutto il percorso per giungere al museo Cervi.Avevo compreso che Isabelle veniva dal classico e che che gà si era recata lì. Era informatissima su tutto. Per quella notte decicidemmo di fermarci in una locanda a camere separateanche per trovare il tempo di metabolizzare il nostro incontro, e rivedere e ripensare al tutto. Da queste parti, in campagna, è il gallo da che da la sveglia per primo. Fuori dalla finerstra si vede un nebbione visibilità zero. ho lasciato dormire Isabelle fino al sole alto, poi la signora della locanda gentilmente gli offre un suo vestito di quelli che un tempo si cucivano a mano o con conl’uncinetto.Quando Isabelle apparve, aveva una immagine perfetta. A tavola ci fu servito un caffè latte come ai vecchi tempi, . Il latte sembrava munto al momento. Ci incamminammo a piedi verso il museo Cervi, La fattoriaCervi. Quello che ci colpì era il silenzio tombale rimasto tale e quale da decenni. Poi tutti gli attrezzi intatti, la cucina, la grande tavola dove spesso veniva stesa la polenta.”Isabelle, perchè, non viviamo in un mondo in un modo legato a quei ricorrdi così sani, così puri.” “ Perchè tutti i ricordi sani,belli e brutti, sono devastati e portati via dal fruscio del vento come in un deserto di sabbia., fu la risposta di Isabelle. Di Aldo Cervi, di Antenore, a mala pena rimarrà il prufumo della loro fede politica nella loro stanza. Di Papà Alcide resterà nella storia solo il tormento di aver assistito alla fucilazione dei suioi 7 figli e la e la trepedida e vana attesa di 7 nuore sulla porta spalancata.Anche la mamma resterà in vana attesa per 2 anni. Quella porta, “disse Isabelle” deve restare sempre aperta per ricordare che lì c’è sempre qualcuno che aspetta.Pesate voi, una famiglia di lavoratori della terra, distrutta in un baleno solo perchè un libro di Gramsci era finito nella libreria del paese. Isabelle stava camminando lungo i filari, osservava tutto anche ciò che non si vedeva , ma si percepiva. Quelle terre sono sacre come il clima festoso del pulman di ragazzi che tornano a casa. “Quando insegnavo e andavamo in gita erano le grandi città a farla da padrone, di sse “Isabelle.Ma anche i paesi hanno le loro storie, le loro tradizioni. Isabelle veniva dal Sud . Salutammo ls signora Angela che ci aveva ospitati, e decidemmo di tornare a viaggiare. Sentivamo già a’avvicinarsi del grande smog ma ci erava
vamo muniti di mascherine. Continua
Marzo 2015 autore ebodelbianco

Il viaggio autore Ebo del Bianco

Il viaggio autore Ebo del Bianco
Musica di supporto: Running from album More – autore Jacob Karlzon – musicans: jacob Karlzon piano – tastiere, Han Andersson contrabbasso, Jonas Holgersson batteria.

Non è il solito viaggio.
Lungo la costa, la strada è come una linea diretta interminabile. Anche la macchina mi asseconda ad intraprendere questo itinerario esplorativo senza meta, mentre confido a me stesso una morbosa curiosità verso il nord.
Sono già in viaggio, in autunno inoltrato, circondato da una atmosfera rarefatta di primo pomeriggio piovoso.
Nella mente si accavallano dimenticanze, conseguenza per questa decisione improvvisa.
Sto riflettendo sul fatto di scappare o meno. Non riesco a fuggire, solo viaggiare attorno a me stesso per nuove esperienze. Parcheggio per le spese, per il solito decaffeinato ed un succo di arance, lasciando la macchina incautamente incustodita. Quando torno, noto una passeggera a bordo, sul sedile posteriore, inzuppata d’acqua come una spugna. Apro lo sportello e mi sento dire: «Ho cercato il primo rifugio come riparo. Se vuoi, scendo subito».
Non so cosa rispondere, mi siedo, accendo la macchina ed inizio a guidare.
«Non ho asciugamani a bordo, ho solo il riscaldamento acceso» le dico.
Non mi risponde, però mi offre uno sguardo di ringraziamento nello specchietto.
«Vado a nord, non so dove deciderò di fermarmi», inizio per suscitare in lei qualche parola.
«Non sono sola, ho un figlio che vive in comunità a Milano. Mi piacerebbe rivederlo, sono una ragazza madre» mi risponde.
«Quale sventura ti porta ad occupare il sedile della mia macchina? Sei in una scatola dove non conosci il contenuto, non è per te una rischiosa avventura?» le rispondo.
«L’appiattimento della vita quotidiana mi porta a mal sopportare questa situazione» mi risponde.
«Se ho ben compreso, vuoi cambiare aria, ma…senza bagagli?» le dico.
«I bagagli li tengo nascosti dentro di me perché all’interno della valigia, trasporto tutti i rischi della vita, e quelli la rendono molto pesante» mi risponde.
«Sono molto sorpreso dalle tue parole, la macchina è a tua disposizione, anche per una improvvisa tua richiesta di scendere ed andare via» le dico.
«Intanto continuiamo a viaggiare, a te non chiedo nulla, è sufficiente l’ospitalità sul sedile posteriore della tua macchina», la sua risposta è chiara.
Proseguo e noto nello specchietto che si è assopita su un fianco. Mi sembra di viaggiare underground, con un ospite a bordo di cui mi devo assolutamente fidare.
Ora siamo in due ad inseguire in incognito se esiste una meta da verificare se è condivisa da entrambi.
Stiamo fiancheggiando il mare da un po’ di tempo.
Accendo lo stereo a basso volume e dallo specchietto vedo che non ci sono novità, solo segnali di sonno profondo.
Mi pongo una domanda: ma dove andremo?
Neanche il tempo di rifletterci sopra che colgo al volo una freccia indicatoria, con la scritta Milano.
Decido subito e svolto verso quella direzione.
Improvvisamente dopo un’ora di guida silenziosa, dalla sua voce: «Mi chiamo Isabelle». Io non le ho chiesto generalità, però rispondo: «Chiamami Paco, il mio nome d’arte. Non sono cubano sono italiano, non stiamo più costeggiando il mare, ma ci siamo addentrati nella più grande pianura italiana, in direzione Milano».
Dallo specchietto ci incrociamo con un profondo sguardo, poi assoluto silenzio.
Stiamo attraversando un grigio soffocante, a tratti nebbioso e Isabelle incuriosita porge lo sguardo fuori dal finestrino.
Quando ho pronunciato la parola Milano, non ha avuto alcuna reazione, forse ho sbagliato, ma lei improvvisamente se ne esce: «Non ti chiedo di portarmi da mio figlio, sarebbe invadente da parte mia. Voglio restare seduta qui e viaggiare con te, all’oscuro di tutto e tutti».
Isabelle, allo stesso tempo mi trasmette imbarazzo ed ammirazione per le sue parole cariche di significato.
Costeggiare il mare, era troppo da west-coast, americaneggiante.
Penetrare in questa pianura e salire verso nord, rende il viaggio più intrigante con tante incognite.
Andare a Milano in autostrada è come guidare col pilota automatico. Meglio la tortuosità di altre strade.
Ma so benissimo che il mio navigatore, da un momento l’altro può diventare Isabelle.
Con lei mi sento in grado di esplorare la parte nascosta, aggrovigliata di questo incontro a due.
«Ci fermiamo in un bar per riposare seduti» propongo.
Il locale è piccolo, tre tavoli e qualche sedia. Ci sediamo di fronte ed incrociando lo sguardo, e sui nostri occhi è stampata una frase: «Perché tutto ciò?».
Con Isabelle è fantastico anche stare in silenzio, basta un gesto per intenderci già al volo.
«Dove e quando finirà questo viaggio?» lancio questa frase come un missile nel cosmo.
«Questo viaggio avrà termine come tutto ciò che ci tiene illusi per tutta la vita. Godiamo al presente, ciò che non sarà mai né passato e né futuro. I tuoi occhi tristi ed incerti non nascondono le tue verità» Isabelle risponde spalancando la sua anima.
Non è importante sapere quando tutto avrà termine, è fondamentale appropriarci del presente e vivere il viaggio senza porre scadenze, mete, obiettivi.
Prendo la mano di Isabelle, la stringo, la guardo negli occhi per scoprire la sua emozione interna. Il resto, ciò che verrà, è tutto da verificare, da vivere, e se ora tutto ciò non fosse possibile, sarà tutto da immaginare.

autore Ebo del Bianco
Dicembre 2014
Copyright

“Obiettivi Popolari” autore Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Inno dei lavoratori

Spesso, ci si chiede come mai tanti popoli, divisi da confini, barriere, hanno moltissimi punti in comune, come ad esempio gravi problemi di sopravvivenza economica mai risolti. Perchè i popoli latino americani, africani, quelli a sud del mondo, sono così divisi tra loro? Ma se tutti arrancano per vivere, questa divisione da dove è piovuta se non dall’alto? Se al centro delle attenzioni mondiali troneggia il dio denaro, e l’uomo con le sue difficoltà è emarginato, come si deve agire, caro papa Francesco, a liberarci del mostro capitalistico e consumistico che (come lei afferma) ha come simbolo regale il denaro?
Il mondo è diviso perchè la distribuzione della ricchezza è basata sulla iniquità, e vorrei chiedere ai giusti del mondo (se ve ne siano), con quale strategia politica si può e si deve riequilibrare il mondo in modo equo e ridare di gnità e ossigeno ai popoli poveri? “Si accettano anche miracoli”, ma temo che serva uno sconvolgimento generale. Le guerre fin’ora sono servite a diastruggere, a dividere i popoli, ad accentuare la povertà a scapito dei tantissimi ricchi. Il giovane dott. Ernesto Guevara, a 24 anni, percorrendo in moto tutta l’america latina, volle toccare con mano le troppe ingiustizie,troppa gente sofferente, specie nelle zone impervie delle Ande come il Perù, dove per licenziare un operaio, al padrone era sufficiente chiamare la polizia e sbatterlo fuori. Tra quei popoli divisi(ma da chi e perchè?)il sindacato non esiste, esistono forme associative clandestine fuorilegge di disoccupati, precari, fuori dagli schemi. L’Europa, invece viene decantata “unita” ma solo per le grandi finanziarie e banche. Il popolo europeo non è un soggetto politico, non è un movimento politico.La recessione e la povertà popolare sono palesi, alimentano la rabbia popolare, la cui volontà di cambiare è furbescamente sotterrata. L’ex Presidente Napolitano ha avallato troppe situazioni non chiare per essere rimpianto dalla volontà popolare che in questi anni non ha avuto alcun peso decisionale per riportare al centro delle attenzioni l’uomo e non il Dio Denaro e le sue sacre ancelle corruttive. Nel mondo, caro Papa Francesco, gli obiettivi popolari sono i medesimi, ma sono anche i medesimi coloro i quali tentano con ogni mezzo di impedirne la loro realizzazione.
Febbraio 2015 autore Ebo Del Bianco

“L’attesa” di Ebo del bianco

Musica di supporto: “Last train home” – versione railway – PAT METHENY GROUP autori ed esecutori.

Sono le sei del mattino, è domenica, una qualsiasi. Il giornale è già in edicola, mi accingo a prenderlo, mentre mi sto recando in struttura per il servizio di volontario dai nonni. I giorni, per loro, sono terribilmente uguali, anche perchè non è semplice rompere la loro monotonia, perchè sono adulti e non ragazzi. Ci si prova in ogni modo, perchè un sorriso strappato, può in ogni modo alleviare la loro rassegnazione e stimolarli ad un maggiore desiderio di vivere. Sono già arrivato: dormono tutti. Ora mi preparo ad essere pronto per l’alzata mattutina, curata con devozione da quattro assistenti socio/sanitarie. La colazione viene distribuita agli anziani dalle 8 in poi. La maggior parte di loro sono in carrozzella, ed il mio compito è quello di prelevarli con carrozzella e portarli in sala per la colazione. Riposano tutti al primo piano, pertanto mi dirigo con l’ascensore per iniziare il trasporto. Tra gli anziani, diversi sono colpiti da gravi malattie come alzheimer, demenza senile, e parkinson. Questi sono i primi ad essere avviati alla colazione. Non uso i loro nomi per motivi di riservatezza e rispetto. Quelli che non godono più di salute mentale, non parlano, o se parlano usano frasi sconnesse. Ma hanno gli occhi per vedere, ma non si sa poi cosa riescano a metabolizzare nella loro mente. La mia presenza è da loro gradita perchè, oltre che vengo dall’esterno, la certifico e la accentuo con battute comiche sfornate con garbo in continuazione. C’è una signora, tra loro, che ride sempre, ed è un vero gioiello contare su di lei che, in certi momenti (senza saperlo e volerlo), sorridendo mi funge da spalla quando metto in atto una sintetica comicità. Del resto anche io ho necesssità di ridere, perché fuori, all’esterno, si ride poco, non si parla più e sembra proprio che la gente “guarda e passa senza dimandare”. Ho già iniziato il trasporto in sala colazione. Chi non è autosufficiente, viene aiutato nel mangiare, e sono in tanti a ricevere questo servizio. Il trasporto di carrozzelle dura circa due ore. Tra gli anziani c’è anche mia zia, ultraottantenne e lucidissima. Durante il servizio lei vorrebbe da parte mia cure più speciali, ma io tratto tutti famigliarlente alla pari, doverosamente bene per non creare invidie. Spesso ho una senzazione strana. Quando arrivo, ogni domenica mattina, mi sembra di portare loro una montagna di doni. Quando invece vado a casa alla sera, mi rendo conto di aver ricevuto io tanti doni da loro, anche dai loro silenzi. Quando finiscono la colazione, ho notato che alcuni di loro, che hanno l’uso degli arti e della mente, si dispongono seduti in fila vicino alla porta di ingresso, per osservare se è in arrivo qualche loro famigliare. Questi anziani sono sempre in attesa di qualcuno per ricevere conforto, anche se in struttura stanno benissimo e si creano nuove amicizie. Ma la famiglia, il suo nucleo, sono ben altra cosa, e quando ciò viene meno, la sindrome depressiva è costantemente in agguato. Ho voluto annotare questo diario domenicale per far riflettere chi vive fuori, chi non rispetta gli anziani, dimenticandosi spesso di loro. E’ davvero triste arrivare al mattino trovare al mattino qualcuno o qualcuna che ha già staccato il biglietto di sola andata per l’ultimo treno (quello che non torna più), lasciando la sua sedia vuota in attesa di un nuovo passeggero. Ma alla sera, un colpo di accensione alla macchina, rimette in moto la vita, ed inizia un nuovo ciclo, in attesa di una nuova domenica.
Febbraio 2015 Autore EBO DEL BIANCO