Archivio della categoria Primo piano

“It’ s Possible” autore Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Le Bonheur”- esecutori Grègory Privat piano, Linley Marthe double bass., Tilo Bertholo drums.

Proviamo ad immaginare, ad osservare ogni possibile obiettivo al nostro orizzonte. Proviamo a liberarci di quell’Io che ha ostacolato il percorso fin qui intrapreso. Proviamo a nascondere le nostre abitudini in un rifugio segreto ed abbandonarle. Proviamo a tendere un’agguato alla nostra razionalità per concedere libertà provvisoria al nostro istinto. Proviamo a resistere ad ogni tentazione di sudditanza, proviamo ad innalzare un muro psicologico verso check point e fili spinati. Proviamo a costruire una nuova vita senza certificati di garanzia, senza l’ausilio di coloro che impongono idee. Proviamo a vivere per davvero per quello che avremmo dovuto essere. Proviamo ad abbattere lo strapotere dell’ignoranza, proviamo a rendere discendente la sua parabola. Provare è sempre possibile finchè il respiro ci conforta.

Gennaio 2017 Autore Ebo Del Bianco

Julius Verne Rue, autore Ebo del Bianco

Supporto musicale: Pasos, autore Javier Girotto – Javier Girotto sax soprano – Francesco Nastro piano – Giuseppe La Pusata batteria – Luca Bulgarelli contrabbasso.

Julius Verne Rue è deserta, illuminata da fugaci bagliori di un sole pigro ed assonnato. Paul e Jeanne restano nei fotogrammi dopo l’ultimo flash di un amore sommerso da un crudele epilogo. Il loro amore è stato governato da una forza motrice di un istinto insaziabile ed indomabile. L’irrazionalità ha certificato questo loro stare occasionalmente insieme.
Ma ora, Julius Verne Rue, nell’immaginazione si rianima. Come stelle infuocate, saltano fuori storie in fervida attesa per essere vissute.
Il traffico diviene caotico, mentre transita lei che offre un sfuggevole sguardo nella speranza di essere intravista.
Il sole, ormai alto, si candida come riflettore per illuminare questa nuova ipotesi. Sta arrivando anche lui, trascinando il suo aspetto.
Il marciapiede li ospita immortalandoli, Parigi li consacra ad un possibile incontro.
Nasce una storia senza luci, quasi anonima. Nascono tante storie nell’immaginazione poetica, e tutti sono protagonisti nel momento in cui diventano possessori della loro vita.
Sullo sfondo resta Parigi, con le occasioni da non perdere, con le vetrine da guardare, con due protagonisti che, dopo il loro incontro, si allontanano calpestando le foglie cadute, prive di vita e prendendo a calci lattine di birra vuote.
Julius Verne Rue è come un palcoscenico ormai, in attesa di nuovi interpreti, che rifiutano paletti e censure da chi è venuto al mondo per una tragica dimenticanza sessuale.

DICEMBRE 2016

L’Accademia

“Inferno 2000: Degeneration” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: Profondo Rosso – esecutori I Goblin

“Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente”. Sembra quasi essere giunti davanti ad un grande portone aperto, al di là del quale s’ode il rumore di una “Degeneration” totale che spinge oltre il lecito una nave senza rotta. Siamo all’epilogo, ognuno è munito di cintura di salvataggio per affrontare una tempesta apocalittica. Si entra, si ascolta, si osserva, e ci si sente inghiottiti da un caos assordante. Le menzogne circolano come idee comuni, servite come un piatto forte. Sulla grande piazza vengono celebrati lutti e tragedie dallo showman di turno, che invoca audience ed applausi ad un pubblico stordito, rassegnato, narcotizzato. “Degeneration” è in cabina di comando, offrendo con le sue ancelle le sue verità in spots commerciali. Applausi ininterrotti, per celebrare un atto di fede. Questa è la visione infernale del secondo millennio, senza cerchi, senza peccatori, ma senza protagonisti.

Autore Ebo Del Bianco

Aprile 2016

Ed ecco a voi…la pattumière di Ebo del Bianco

Introduzione: profondamente in omaggio al maestro Federico Fellini
Supporto musicale: opera sinfonica contemporanea Carmina Burana, autore Carl Off.

Indifferenza, disinvoltura, aleggiano sulla società privata dei suoi valori. Il fetore che si respira, è un prodotto doc della disinformazione, che ha l’obiettivo di far credere che in cielo c’è sempre un asino che vola.
La televisione accesa dà l’immediato senso reale dell’orientamento sulla psicologia della pubblica opinione.
Il popolo ormai è abituato ad ascoltare il mitragliamento quotidiano televisivo, ormai compattato per abbattere qualsiasi forma di dissenso.
“L’uomo solo al comando”, cita i gufi come oracoli dalle previsioni errate.
Quando finirà questa deprimente citazione dei gufi?
I gufi sono uccelli notturni, innocui, splendidi.
Chiamarli in causa come simbolo di avversità è molto imbarazzante, specie se, poi, “l’uomo solo al comando” a colpi di spots impone le sue.
E’ preoccupante rilevare la presenza di pseudo gregari che, dopo aver cambiato casacca, sono portatori di borracce.
La Pattumière è uno strano oggetto che contiene rifiuti, un contenitore mediatico che ha il “fascino” e l’abilità insieme, di far confondere al popolo un profumo francese col fetore di una informazione non vera e pilotata.
La Patumière ha nell’asino che vola un fedele supporter grottesco, paradossale.
Protagonisti della Pattumière giullari di corte, illustri kamerieri strapagati per mentire.
Quando e come sarà vuotata questa Pattumière?
Ai posteri, e non ai gufi, l’ardua previsione.

Marzo 2016
Ebo del Bianco

“Nebbie” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: dal Progetto “Contemporaneo immaginario”, autore ed esecutore MARCO TAMBURINI, il brano “Nebbie”.
Protagonisti, in una giornata grigia a Ferrara, Elide e Max, due ex compagni di scuola, ora adulti, rimasti soli. Passeggiando, raccontano, parlano in funzione del tempo passato e di ciò che statrascorrendo.

Elide:” Allora ero giovane, studente per vocazione, amavo la scuola perchè la sentivo di mia appartenenza, sia per la vita che vi conducevo, sia per l’atmosfera che vi respiravo. Eravamo ben 30 in classe mista, io al terzo banco, con accanto la carissima Francesca , una donna straordinaria per la sua padronanza e per il suo carattere versatile. Francesca ora vive a Torino, anche lei è sola, con due figli sposati. Dopo la studio, dopo le battaglie in piazza col movimento, mi sono ritrovata impiegata negli ambienti che ho sempre detestato e combattuto. Alle Poste sono stata assunta per concorso, ma il guaio è che mi sono sposata con un collega più giovane di me che mi ha reso madre per poi soppiantarmi. Mio figlio ora è sposato, lavora in fabbrica con contratto a termine, ed io lo sto aiutando con la mia pensione. Alfredo è sposato con un figlio e sua moglie è disoccupata. Questo Max è il mio racconto, ora parlami di te amico di tante battaglie.”
Max:”In quella classe dove tu dicevi di prosperare, c’ero anch’io, confinato all’ultimo banco. Non ho mai amato la scuola, quel tipo di insegnamento a cui eravamo sottoposti. La scuola non è solo un edificio, una metodologia di linguaggio meno accademico e più accessibile all’apprensione.Se 5 ore in classe erano assai pesanti da sostenere, tutto era dipeso dal metodo. Ricordo il prof. Petrillo di matematica che il primo giorno di scuola, ci interrogò su alcune definizioni apprese nelle medie inferiori. Ci ragalò 30 pesanti indufficienze da gestire in pagella. Quella era la scuola di allora, che abbiamo duramente messo in discussione. Il clima si è poi arroventato perchè la scuola da sempre è stata considerata un’istituzione intoccabile. Solo Pier Paolo Pasolini mise in discussione la scuola come palazzo e come metodo di insegnamento. Il restto della intellighenzia italiana ha fatto muro. Vedi Elide, io non mi sono buttato a capofitto sul lavoro, ho sempre cercato il posto giusto al momento giusto. Ed il posto giusto fu allora Metalmeccanico della FIOM. Sono volati via 30 anni di passioni, fatiche, sacrifici, ma anche soddisfazioni. Mi sono sposato con una donna di forte temperamento, ma dopo 15 anni sono rimasto vedovo con una figlia fortunatamente uguale a sua madre. Ed eccoci qui soli. a passeggiare senza meta, con tutti i nostri passati sfuocati nei ricordi, come le nebbie che quasi ci nascondono a noi stessi.”
Elide”: Sai Max, io e te, sia a scuola che nella vita siamo stati quasi sempre separati, nonostante che eravamo nella stessa classe. Passeggiare insieme tra questa nebbia, è davvero suggestivo. Il colore grigio della nebbia si accosta al colore sfuocato del nostro passato, rendendo ancor più opaco il presente.”
Max:” Passeggiare è vivere, è dare un senso dinamico e non statico alla vita. Siamo malati terminali di nostagia, acrobati appeso al filo della malinconianella speranza che non si spezzi.mai. E senza volerlo siamo già pronti a voltare pagine per un’altra passeggiata tra i ricordi.”.

Gennaio 2016 Autore Ebo Del Bianco

“La vita continua” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Colonna sonora del film “La Famiglia” di Ettore Scola, autore il maestro Armando Trovajoli. Dedicato a Federico Fellini ed Ettore Scola.

Sono tornato da poco, la casa è ormai un rifugio. Fuori il freddo congela anche il più pallido ottimismo. Oggi, per strada, ho osservato, con rassegnazione, una immensa platea di assenti che transitavano rumorosamente. Per me è solo aria che cammina, come dei fantasmi che sfiorano la realtà. La finzione li ha inghiottiti trasformandoli in interpreti virtuali di una vita inesistente. La platea li consacra spettatori, ma non protagonisti della realtà. Sul palcoscenico va in onda il nulla, e per loro anche il nulla crea interesse, curiosità, credibilità. Mi sto accontentando di questa solitudine che mi protegge, che mi allontana dai virus come un antibiotico. In questa casa sono certo di poter nascondere tutti i miei tesori, a partire dalla mia identità, dai miei sogni proibiti, dalle mie illusioni, dalle mie irrazionalità, dalle mie fantastiche bugie, dai miei acciacchi. Però con me stesso gioco a carte scoperte, lo specchio aggressivo è sempre in agguato. Sono persino felice, ma a televisione spenta. Una doccia rinfrescante spazza via le ultime scorie. Ed è per puro caso che mi sono appena tolto una fastidiosa barba. Sarei quasi pronto per un appuntamento, ed allora il cuore batte a intermittenza come una luce, ma la mente, alleata dello specchio non concede il consenso. Ho spento tutto in casa, mi assiste sola la luce, mentre navigo con l’immaginazione sul solito foglio di carta a righe per tenermi allineato mentre scrivo. A notte fonda, Lei starà dormendo con due cellulari accesi, sempre in attesa di un vano squillo. L’arte è ben altro, è sveglia anche senza squilli,a qualsiasi ora. Ti sollecita, ti invita a metterti seduto, silenziosamente con le mani tra la testa. Così ti ritrovi a navigare in un mare con itinerario certo, con l’immaginazione che funge da vento in poppa.
Ora puoi spegnere quei due telefoni, sono ormai lontano da quelle tue paranoie.
Il sole è una stella, ma anche il sole, come noi tutti, ha il destino segnato e si spegnerà, cancellandoci tutti in un baleno. Tu, in questo preciso istante, non sei una stella, ed ecco perché sopravvivo di luce propria. Ti nomino solo per immaginarti distante dalla mia galassia dove l’arte mi tiene in vita. Quando all’alba uscirò di casa e mi siederò al volante per i soliti itinerari diurni, spero di poter scovare sul viso di tanti “naufraghi” un bagliore che illumini sul grande schermo sociale una semplice scritta: “La vita continua”. Sarà come un biglietto di auguri per essere presenti, protagonisti. Per me sarà un segnale incoraggiante per uscire dalla mia tana.

GENNAIO 2016 Autore Ebo Del Bianco

Quel treno di Ebo del Bianco

Supporto musicale: brano The enchanted garden – Claudio Filippini Trio.

Dopo un lungo cammino, dopo breve sosta per ascoltare il fischio del treno in arrivo dalla vicina stazione, mi ritrovo davanti ad una marea di curiosità che attende il mio racconto.
Mi chiamo, Anonimo, ho 70 anni, il mio costume, i miei atteggiamenti, i miei desideri, spesso si sono riferiti ad un sistema di vita radicalmente diverso. Quindi, tanti anni di conflitti interni, nessun compromesso tra sogno e realtà, perché l’irrealizzabile non mi ha mai sfiorato.
In una società in cui serpeggia il tentativo di schiavizzare i più deboli, abbandonandoli a sé stessi, mi ritrovo ad essere un uomo inevitabilmente ridotto ad umile condizione. Sopravvivo per una forte energia nel soddisfare intelletto e bisogni.
Ho sempre considerato tutti, fratelli del mondo, esseri umani che aspirano ai miei stessi desideri a qualsiasi latitudine. Ma in occidente c’è una fanatica ed irriducibile tendenza a considerare, in modo vergognoso, che le idee dei bianchi sono le più desiderabili e realizzabili. Allora, io sottoscritto, Anonimo conversatore, mi sento diverso colore, o meglio africano.
Raccontare la vita, è un insieme di emozioni che però non si possono rivivere. Non ho mai vissuto le epoche, i suoi movimenti di riflesso, ma in prima persona.
Raccontare una storia d’amore vissuta, è banale e patetico. Viverla ora, al presente, è assai gratificante, sorprendente e tonificante. Viverla è una energia, un atto di insospettata felicità. Quel fischio del treno in arrivo, rammenta tanti incontri, baci ed abbracci a volontà e nulla più. Ma l’Anonimo conversatore, attende non un treno qualsiasi, ma “quel treno” dove si apra uno sportello, dove scenda un essere umano concepito donna, per avvicinarsi e guardarla senza maschera negli occhi. Ed in quel momento, l’Anonimo conversatore, è un po’ come il blues, la cui immensità storica rende impossibile precisarne con esattezza l’età.
Dopo lo sguardo profondo reciproco, in una fiction mediatica, succederebbe sempre qualcosa, qui, invece, sono certo nulla di tutto scontato.
L’Anonimo conversatore lascia piena libertà di immaginare. Nella vita è fondamentale non sfogliare calendari, le carte anagrafiche, per non affondare con la propria immaginazione sempre affamata di sogni.

Novembre 2015
Ebo del Bianco

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco

Il viaggio parte 3a: Il confessionale di Ebo del Bianco
Supporto musicale: Blue Tangos – Paolo Conte

Il viaggio continua verso il cosiddetto nord-est dell’Italia, verso Venezia.
Isabelle ora siede in macchina a fianco a Paco ed insieme scoprono una terra dove l’industria, l’artigianato sono all’avanguardia.
Ma quello che spicca all’occhio è il verde della campagna.
Entrambi sono sorpresi di questo panorama, e dopo ore di viaggio, stanchi ma incuriositi, decidono di fermarsi in un ristorante hotel tra Padova e Venezia.
Cenano tra un silenzio di tomba, poca gente, pochi clienti. Ma il vitto era ottimo.
Isabelle, lancia uno sguardo a Paco, si alza e si dirige verso il bureau per chiedere una camera matrimoniale.
Paco acconsente e non si sorprende. Tenendosi per mano salgono su un ascensore ed arrivano alla stanza n. 10. Entrano ed al centro delle loro attenzioni e della camera si presenta loro un grande letto.
Senza parlare chiudono porta, finestra e Isabelle spegne la luce.
Entrambi, con calma, si spogliano completamente, salgono sul letto e si mettono nudi schiena contro schiena senza vedersi. Ed iniziano a raccontarsi, parlando a vicenda senza toccarsi.
Non parlano di banalità, ma cercano di mettere a nudo anche la loro anima. Dopo pause di silenzio, i loro racconti cessano.
Isabelle afferra una mano di Paco ed insieme spingono il bottone di accensione luce. Le loro mani sotto la luce restano avvinghiate come i loro corpi, liberi da impurità e stanno per compiere un solenne atto d’amore completo e voluto.
Sfiniti, sorridenti, restano abbracciati in un unico corpo. Così termina il viaggio, la ricerca per entrambi di un nuovo itinerario nella paranoica vita di ogni giorno.
Con un atto d’amore si sopravvive e si comprendono i valori di esistere, di creare.
I nostri due protagonisti si sono conosciuti casualmente, hanno scavato nella loro anima e hanno ritrovato amore. Ma nessuno dei due ha barato perché sul confessionale non erano solo fisicamente, ma anche spiritualmente nudi e pronti a mettersi in gioco.

Aprile 2015
Ebo del Bianco

“Il viaggio, seconda parte”. Autore Ebo Del Bianco –

Musica di suppporto: “Meditatus Agnus Dei – autore ed esecutore, JAN GUNNAR HOFF.

Poichè questo viaggio non pone scadenze, mete, obiettivi precisi, Isabelle mi indica di svoltare verso Campegnine, una cittadina del reggiano nota per ever dato i natali ai sette fratelli Cervi. Isabelle, avvolta in una coperta, mi indica esattamente tutto il percorso per giungere al museo Cervi.Avevo compreso che Isabelle veniva dal classico e che che gà si era recata lì. Era informatissima su tutto. Per quella notte decicidemmo di fermarci in una locanda a camere separateanche per trovare il tempo di metabolizzare il nostro incontro, e rivedere e ripensare al tutto. Da queste parti, in campagna, è il gallo da che da la sveglia per primo. Fuori dalla finerstra si vede un nebbione visibilità zero. ho lasciato dormire Isabelle fino al sole alto, poi la signora della locanda gentilmente gli offre un suo vestito di quelli che un tempo si cucivano a mano o con conl’uncinetto.Quando Isabelle apparve, aveva una immagine perfetta. A tavola ci fu servito un caffè latte come ai vecchi tempi, . Il latte sembrava munto al momento. Ci incamminammo a piedi verso il museo Cervi, La fattoriaCervi. Quello che ci colpì era il silenzio tombale rimasto tale e quale da decenni. Poi tutti gli attrezzi intatti, la cucina, la grande tavola dove spesso veniva stesa la polenta.”Isabelle, perchè, non viviamo in un mondo in un modo legato a quei ricorrdi così sani, così puri.” “ Perchè tutti i ricordi sani,belli e brutti, sono devastati e portati via dal fruscio del vento come in un deserto di sabbia., fu la risposta di Isabelle. Di Aldo Cervi, di Antenore, a mala pena rimarrà il prufumo della loro fede politica nella loro stanza. Di Papà Alcide resterà nella storia solo il tormento di aver assistito alla fucilazione dei suioi 7 figli e la e la trepedida e vana attesa di 7 nuore sulla porta spalancata.Anche la mamma resterà in vana attesa per 2 anni. Quella porta, “disse Isabelle” deve restare sempre aperta per ricordare che lì c’è sempre qualcuno che aspetta.Pesate voi, una famiglia di lavoratori della terra, distrutta in un baleno solo perchè un libro di Gramsci era finito nella libreria del paese. Isabelle stava camminando lungo i filari, osservava tutto anche ciò che non si vedeva , ma si percepiva. Quelle terre sono sacre come il clima festoso del pulman di ragazzi che tornano a casa. “Quando insegnavo e andavamo in gita erano le grandi città a farla da padrone, di sse “Isabelle.Ma anche i paesi hanno le loro storie, le loro tradizioni. Isabelle veniva dal Sud . Salutammo ls signora Angela che ci aveva ospitati, e decidemmo di tornare a viaggiare. Sentivamo già a’avvicinarsi del grande smog ma ci erava
vamo muniti di mascherine. Continua
Marzo 2015 autore ebodelbianco