Archivio della categoria Spettacoli

To Federico Fellini

Supporto musicale: Evan autore Antonio Faraò.
Musicians: Antonio Faraò piano, Joe Lovano sax, Ira Coleman bass, Jack de Johnette drums.

La Valmarecchia è quasi un percorso cinematografico, Petrella Guidi è l’epicentro di questo mio ritorno dal Maestro e Giulietta.
La vecchia auto mi asseconda, mi soddisfa in tutto.
Nel loro giardino, due lapidi, una panchina ed un alberello.
Eccomi, sono qui seduto. Invece dei bagagli ho trasportato tutto ciò che ho riciclato in modo indifferenziato nella squallida società.
Dalle menzogne alle ipocrisie, lascio laggiù una realtà ormai assuefatta al peggio.
Un vero tentativo di fuga per riconciliarmi con l’arte, lontano da masturbazioni e prostituzioni mentali in offerta speciale come ultima occasione per avallare le gesta del potere.
Sono tutti schierati, Federico, lo stratega della pubblica opinione, il direttore d’orchestra tedesco, il Comm. Lombardoni con le sue fiction televisive narcotizzanti, il mentitore ambulante, la nave senza pilota, il casanova dai muscoli pettorali, ed anche tu che stai viaggiando attorno a te stessa alla ricerca di chi ti sta davanti.
A tutti loro un addio, ma non alla sacralità della vita. Ora, Federico, Giulietta, osservo in lontananza tutto ciò che non produce rumore, ma silenzio.
E’ giunta la sera, grazie Maestro per la tua arte profetica di essere sempre in anticipo sui tempi.

A Federico Fellini
Ebo del Bianco

Il live action group

“Little Flower” author Ebo Del Bianco

A piece of metaphor inspired by a young man without a future.

Supporting music: “One Mirrors Many try-out at Storm”, trio DE BEREN GIEREN, FULCO OTTERVANGER FLOOR, LIEVEN VAN PEE BASS., SIMON SANGERS DRUMS

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The night goes bad, stripped of every fragment of darkness. Urges a faded and false autumn sun to excite for a new page.
And you little underground flower wait for the distant gaze of a distant and cloudy light, clinging to your melancholy.
You will reside, small flower, in an imaginary virgin forest, among the green of your dreams.
You will reside, small flower,to crush the cruel darkness of your life.
You will reset and you will be smiling pink, and on your petals finally a sublime sun will turn on its reflectors
“Por siempre”

Ottobre 2017 -autore Ebo Del Bianco

Julius Verne Rue, autore Ebo del Bianco

Supporto musicale: Pasos, autore Javier Girotto – Javier Girotto sax soprano – Francesco Nastro piano – Giuseppe La Pusata batteria – Luca Bulgarelli contrabbasso.

Julius Verne Rue è deserta, illuminata da fugaci bagliori di un sole pigro ed assonnato. Paul e Jeanne restano nei fotogrammi dopo l’ultimo flash di un amore sommerso da un crudele epilogo. Il loro amore è stato governato da una forza motrice di un istinto insaziabile ed indomabile. L’irrazionalità ha certificato questo loro stare occasionalmente insieme.
Ma ora, Julius Verne Rue, nell’immaginazione si rianima. Come stelle infuocate, saltano fuori storie in fervida attesa per essere vissute.
Il traffico diviene caotico, mentre transita lei che offre un sfuggevole sguardo nella speranza di essere intravista.
Il sole, ormai alto, si candida come riflettore per illuminare questa nuova ipotesi. Sta arrivando anche lui, trascinando il suo aspetto.
Il marciapiede li ospita immortalandoli, Parigi li consacra ad un possibile incontro.
Nasce una storia senza luci, quasi anonima. Nascono tante storie nell’immaginazione poetica, e tutti sono protagonisti nel momento in cui diventano possessori della loro vita.
Sullo sfondo resta Parigi, con le occasioni da non perdere, con le vetrine da guardare, con due protagonisti che, dopo il loro incontro, si allontanano calpestando le foglie cadute, prive di vita e prendendo a calci lattine di birra vuote.
Julius Verne Rue è come un palcoscenico ormai, in attesa di nuovi interpreti, che rifiutano paletti e censure da chi è venuto al mondo per una tragica dimenticanza sessuale.

DICEMBRE 2016

Marcello – autore Ebo Del Bianco

Un racconto Medley di tre personaggi cinematografici interpretati da Marcello Mastroianni ed immaginati al presente in modo surreale. Ispirato ai film Il Mondo Nuovo, Ginger & Fred e Stanno tutti bene.
Supporto musicale: Matroianni – autrice ed esecutrice al piano Sade Mangiaracina, con Luca Aquino tromba, Carmine Ioanna fisarmonica.

«Non so dove mi sta trascinando questa carrozza, gli anni sono appesantiti come macigni, i capelli non sono più cespugli di gioventù. Mi sento un ex Giacomo Casanova perseguitato dalla passione giovanile. Mi fermo in una locanda per distendermi supino ad occhi aperti. Ho ancora molto da guardare, anche se il futuro è come aria rarefatta. Ho ancora un’eternità per riposare».
Casanova resta un personaggio che invecchia come il vino ed appassisce come un fiore. L’album dei ricordi è un atto dovuto.

L’età non necessita di classificazioni, anche se Ginger & Fred, ai tempi d’oro, non avevano sciatalgie e dolori reumatici. Ma oggi, entrando negli studi televisivi del commendatore, il grande presentatore non urla più al microfono: «Ed ecco a voi…». «Oggi Ginger, stanno tutti su un divano in salotto con cinque telecamere e parlano, parlano. Il tip tap per loro è preistoria, per noi due è come un percorso di vita tracciato su una decina di mattonelle e scandito dai nostri piedi malconci. Lasciamoli parlare, Ginger, è il loro modo di apparire. A noi basta essere anche in incognito».

«Matteo, se vai in treno su al nord dai nostri figli, ricordati di mettermi i fiori sulla tomba, poi, quando torni, dimmi se stanno tutti bene». Il viaggio di Matteo Scuro pensionato, anche oggi avrebbe questo preludio. I figli vivono verso nord, la terra sognata, ma lassù oltre la nebbia, qualcos’altro spesso occulta la realtà. «Il treno mi emoziona perché quando si ferma nella grande stazione come ora, i figlioli corrono verso il loro padre.
E’ ora di scendere, lo sportello è aperto, ma ad attendermi non vedo nessuno. Ma al nord a quest’ora lavorano, non hanno tempo di venire qui. Ora provo a telefonare a gettoni. Ma non trovo cabine, meglio telefonare dal Bar Stazione. Meno male, tutto ok, vengono a prendermi. Eccoli là, tutti insieme, uniti per papà Matteo. Sono commosso, è da tanto che non ci vediamo».
Matteo è ansioso di sapere se stanno tutti bene, perché al ritorno, in Sicilia, al cimitero deve rassicurare la moglie defunta. I figli hanno nascosto la loro realtà non convincendo del tutto Matteo. Non stanno tutti bene, ma Matteo se ne torna in treno autoconvincendosi del contrario.
P.S.: ho scelto questi tre personaggi perché poco considerati dai critici e mezzi di comunicazione, nonostante i profondi contenuti esondati dalla splendida interpretazione di Marcello Mastroianni.

Ciao Marcello e scusa il disturbo, ma era un dovere.

10 Novembre 2016 Ebo del Bianco

L’Accademia

“La vita continua” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Colonna sonora del film “La Famiglia” di Ettore Scola, autore il maestro Armando Trovajoli. Dedicato a Federico Fellini ed Ettore Scola.

Sono tornato da poco, la casa è ormai un rifugio. Fuori il freddo congela anche il più pallido ottimismo. Oggi, per strada, ho osservato, con rassegnazione, una immensa platea di assenti che transitavano rumorosamente. Per me è solo aria che cammina, come dei fantasmi che sfiorano la realtà. La finzione li ha inghiottiti trasformandoli in interpreti virtuali di una vita inesistente. La platea li consacra spettatori, ma non protagonisti della realtà. Sul palcoscenico va in onda il nulla, e per loro anche il nulla crea interesse, curiosità, credibilità. Mi sto accontentando di questa solitudine che mi protegge, che mi allontana dai virus come un antibiotico. In questa casa sono certo di poter nascondere tutti i miei tesori, a partire dalla mia identità, dai miei sogni proibiti, dalle mie illusioni, dalle mie irrazionalità, dalle mie fantastiche bugie, dai miei acciacchi. Però con me stesso gioco a carte scoperte, lo specchio aggressivo è sempre in agguato. Sono persino felice, ma a televisione spenta. Una doccia rinfrescante spazza via le ultime scorie. Ed è per puro caso che mi sono appena tolto una fastidiosa barba. Sarei quasi pronto per un appuntamento, ed allora il cuore batte a intermittenza come una luce, ma la mente, alleata dello specchio non concede il consenso. Ho spento tutto in casa, mi assiste sola la luce, mentre navigo con l’immaginazione sul solito foglio di carta a righe per tenermi allineato mentre scrivo. A notte fonda, Lei starà dormendo con due cellulari accesi, sempre in attesa di un vano squillo. L’arte è ben altro, è sveglia anche senza squilli,a qualsiasi ora. Ti sollecita, ti invita a metterti seduto, silenziosamente con le mani tra la testa. Così ti ritrovi a navigare in un mare con itinerario certo, con l’immaginazione che funge da vento in poppa.
Ora puoi spegnere quei due telefoni, sono ormai lontano da quelle tue paranoie.
Il sole è una stella, ma anche il sole, come noi tutti, ha il destino segnato e si spegnerà, cancellandoci tutti in un baleno. Tu, in questo preciso istante, non sei una stella, ed ecco perché sopravvivo di luce propria. Ti nomino solo per immaginarti distante dalla mia galassia dove l’arte mi tiene in vita. Quando all’alba uscirò di casa e mi siederò al volante per i soliti itinerari diurni, spero di poter scovare sul viso di tanti “naufraghi” un bagliore che illumini sul grande schermo sociale una semplice scritta: “La vita continua”. Sarà come un biglietto di auguri per essere presenti, protagonisti. Per me sarà un segnale incoraggiante per uscire dalla mia tana.

GENNAIO 2016 Autore Ebo Del Bianco

“Gioventù” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Brano Blue -Marcin Wasilewski trio feat Adam Baldych violin -

Avevi preso confidenza con la pacificazione mentale, una specie di rassegnazione verso tutto ciò che vedevi sempre in lontananza. Sono bastati due occhi scovati per caso e due mani giovani che afferravano grosse valigie alla fermata del bus, che in un attimo ti ritrovi a bordo circondato dai bagagli e dal suo discreto silenzio. La difficoltà sta sempre nell’iniziare il dialogo, quando ormai si è ridotti a non farlo da tempo. La parola grazie risuona come un colpo di gong, e d’un colpo ti senti giovane, incredulo nel fare la prima mossa per rispondere a quel grazie. Allora ti fermi su un piazzale, le guardi i suoi occhi neri, e timidissimo riprendi a guidare. Lei ti osserva incuriosita, e l’imbarazzo che ti tiene prigioniero dell’incredulità ti martella continuamente. I rapporti sono cambiati, sono più liberi, più istintivi e meno razionali, purtroppo sei tu a non aver cambiato, sempre prigioniero delle tue certezze e dei tuoi dubbi. Non è semplice parlare con una giovane, così innocente e tenera, versatile persino quando tace. Tu invece, sei sprofondato nella austerità dell’età adulta. Ma qualcosa deve pur succedere prima che la macchina si svuoti delle sue valigie e di lei. L’inizio è pessimo: solite domande senza senso. Lei ti interrompe prendendo la tua mano e ti fa cenno di parlare solo inglese. Arrivati alla stazione ferroviaria, l’aiuti a trasportare i bagagli fino al binario 1. La sua avventura è appena iniziata, la tua è terminata. Un bacio sulla guancia, una stretta di mano, e subito ti ritrovi lontano da lei. Tu navighi con la fantasia e approdi nel nulla. Lei naviga in Internet, il suo mondo, e senza problemi, arriva dove vuole. La gioventù si allontana perchè spesso, la vita quotidiana e le sue occasioni, le affronti come se osservassi il tutto dalla parte sbagliata del cannocchiale, realtà sfumate e sempre lontane dalla visibilità. Se un giorno dovessi incontrare quella giovane, usa il cannocchiale dalla parte giusta. Non ci sono controindicazioni nel sentirsi giovani anche per un istante.

Settembre 2015 Ebo Del Bianco

“Storia di Ana” di Ebo Del Bianco

“Storia di Ana” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Raykwela”, autore ERNST REIJSEGER cello, con HARMEN FRAANTE piano, MOLA SYLLA vocal percussion.


Un ultimo sguardo verso quell’arida terra, quell’infinito di miseria e di morte: così Ana saluta “Africa”. Ora la sua vita è tutta rivolta verso un futuro di nuova vita. Ana è in cerca di una terra che nessuno le ha promesso, ma lei vuole essere sorridente e non sofferente ad ogni giorno che nasce. L’aereo è già atterrato, scende sola tra tanta estraneità. Una piccola valigia, uno zainetto la conducono verso l’autostrada del destino. Una famiglia di presta a darle un passaggio verso Pesaro e da lì’ verso un paesino dell’entroterra. Inizia così una vita non facile per Ana, senza tormenti, ma con tanti interrogativi da risolvere giorno per giorno. Senza lavoro, senza obiettivi, non le resta che tendere la mano e chiedere aiuto. Chi offre denaro, chi offre indumenti, poi incredibilmente qualcuno offre il proprio cuore perchè quando ci si accorge di amare, il cuore ha il sopravvento. Ana ha paura, terrore, incredula che qualcuno possa amarla. Invece per lei è sbocciato un fiore profumatissimo. Teme che tutto finisca presto, ed i suoi occhi sempre tristi,orfani di sorriso, la invitano a fuggire. Ana non parla italiano, ed in un mondo di sciacalli, ciò è assai pericoloso. La fuga non ha un inizio, solo una fine, perchè Henry non è finto, è vero e la protegge col suo amore. Restano i problemi di Ana, perchè vivere da poveri è avere sempre incertezza, insicurezza e paura. Ana è giovane di età, Henry è giovane di spirito e di talento. Il destino ora regala loro un fortissimo sentimento sfuggito alla razionalità maledetta. Questo sentimento si rifugia tra i sogni senza essere certificato. Ana è il simbolo di un Africa sempre più emarginata, violentata, dimenticata dal resto del mondo. Ana vive solo per scoprire tutto ciò che non poteva neanche immaginare. Ed Henry, non può che seguirla.

p.s.: Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

AGOSTO 2015 AURORE EBO DEL BIANCO

“Freedom Adios” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano “Le 400 coups” – autrice Rita Marcotulli -Musicisti: ENRICO RAVA tromba, STEFANO DI BATTISTA sax soprano, RITA MARCOTULLI piano e keyb., MICHEL BENITA bass., ROBERTO GATTO drums.

Il regista sceglie il teatro dove operare la propria azione scenica ed insieme identifica il cast su cui agire ed impostare l’opera. Oggi, il vasto campo della strumentalizzazione della pubblica opinione, trasforma il regista in stratega, cioè un vero miliziano che, per la sua stessa natura, deve ubbidire alla disciplina del dogmatismo. E così rifugge da ogni tentazione critica e dialettica. I personaggi sociali cercano disperatamente un autore vero per entrare in gioco, in scena, ma il miliziano stratega, incoronato come operatore kulturale, traccia la sua politica agli attori. Cerca così di sacralizzare il suo messaggio normativo. Il dialogo a cui ricorre il “capo” coi propri collaboratori in casi eccezionali, non è continuativo e quindi non da luogo ad una dinamica dialettica. La sua è solo comunicazione persuasiva.
Di primo mattino, quando i piedi si avviano verso una passeggiata campestre, il silenzio di massa illude concedendo una pausa nella manipolazione informativa. Gli animali ti guardano, non scappano, e pur non sapendo di essere, ti osservano come un qualcosa di estraneo. La campagna, bruciata dal sole, sogna il verde. Tu, invece, ferito da tante domande senza risposte, cerchi di scappare attraverso sentieri impervi verso freedom, un posto ormai invisibile al mondo. Lassù in alto lo stratega è già in cabina di regia lanciandoti strali contundenti di realtà imposta, per impedirti di alimentare il sogno. I suoi strali sono argomentazioni persuasive a cui non puoi sfuggire. Il mare poi, non è così lontano, ti aspetta, e da lì puoi sperare di fuggire. Purtroppo sarà un eterno inseguimento che ti farà approdare senza saperlo, in una grande insenatura denominata Strategia del consenso. Questa trappola ti farà dire Freedom adios, sempre visibile ma da lontano. Lo stratega ormai ha spento ogni luce e la manipolazione ha trasformato la verità in polvere da palcoscenico, calpestatata dalla disinformazione sociale.

Agosto 2015 autore Ebo Del Bianco