Archivio della categoria Argomenti vari

“Little Flower” author Ebo Del Bianco

A piece of metaphor inspired by a young man without a future.

Supporting music: “One Mirrors Many try-out at Storm”, trio DE BEREN GIEREN, FULCO OTTERVANGER FLOOR, LIEVEN VAN PEE BASS., SIMON SANGERS DRUMS

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The night goes bad, stripped of every fragment of darkness. Urges a faded and false autumn sun to excite for a new page.
And you little underground flower wait for the distant gaze of a distant and cloudy light, clinging to your melancholy.
You will reside, small flower, in an imaginary virgin forest, among the green of your dreams.
You will reside, small flower,to crush the cruel darkness of your life.
You will reset and you will be smiling pink, and on your petals finally a sublime sun will turn on its reflectors
“Por siempre”

Ottobre 2017 -autore Ebo Del Bianco

Julius Verne Rue, autore Ebo del Bianco

Supporto musicale: Pasos, autore Javier Girotto – Javier Girotto sax soprano – Francesco Nastro piano – Giuseppe La Pusata batteria – Luca Bulgarelli contrabbasso.

Julius Verne Rue è deserta, illuminata da fugaci bagliori di un sole pigro ed assonnato. Paul e Jeanne restano nei fotogrammi dopo l’ultimo flash di un amore sommerso da un crudele epilogo. Il loro amore è stato governato da una forza motrice di un istinto insaziabile ed indomabile. L’irrazionalità ha certificato questo loro stare occasionalmente insieme.
Ma ora, Julius Verne Rue, nell’immaginazione si rianima. Come stelle infuocate, saltano fuori storie in fervida attesa per essere vissute.
Il traffico diviene caotico, mentre transita lei che offre un sfuggevole sguardo nella speranza di essere intravista.
Il sole, ormai alto, si candida come riflettore per illuminare questa nuova ipotesi. Sta arrivando anche lui, trascinando il suo aspetto.
Il marciapiede li ospita immortalandoli, Parigi li consacra ad un possibile incontro.
Nasce una storia senza luci, quasi anonima. Nascono tante storie nell’immaginazione poetica, e tutti sono protagonisti nel momento in cui diventano possessori della loro vita.
Sullo sfondo resta Parigi, con le occasioni da non perdere, con le vetrine da guardare, con due protagonisti che, dopo il loro incontro, si allontanano calpestando le foglie cadute, prive di vita e prendendo a calci lattine di birra vuote.
Julius Verne Rue è come un palcoscenico ormai, in attesa di nuovi interpreti, che rifiutano paletti e censure da chi è venuto al mondo per una tragica dimenticanza sessuale.

DICEMBRE 2016

L’Accademia

“La vita continua” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Colonna sonora del film “La Famiglia” di Ettore Scola, autore il maestro Armando Trovajoli. Dedicato a Federico Fellini ed Ettore Scola.

Sono tornato da poco, la casa è ormai un rifugio. Fuori il freddo congela anche il più pallido ottimismo. Oggi, per strada, ho osservato, con rassegnazione, una immensa platea di assenti che transitavano rumorosamente. Per me è solo aria che cammina, come dei fantasmi che sfiorano la realtà. La finzione li ha inghiottiti trasformandoli in interpreti virtuali di una vita inesistente. La platea li consacra spettatori, ma non protagonisti della realtà. Sul palcoscenico va in onda il nulla, e per loro anche il nulla crea interesse, curiosità, credibilità. Mi sto accontentando di questa solitudine che mi protegge, che mi allontana dai virus come un antibiotico. In questa casa sono certo di poter nascondere tutti i miei tesori, a partire dalla mia identità, dai miei sogni proibiti, dalle mie illusioni, dalle mie irrazionalità, dalle mie fantastiche bugie, dai miei acciacchi. Però con me stesso gioco a carte scoperte, lo specchio aggressivo è sempre in agguato. Sono persino felice, ma a televisione spenta. Una doccia rinfrescante spazza via le ultime scorie. Ed è per puro caso che mi sono appena tolto una fastidiosa barba. Sarei quasi pronto per un appuntamento, ed allora il cuore batte a intermittenza come una luce, ma la mente, alleata dello specchio non concede il consenso. Ho spento tutto in casa, mi assiste sola la luce, mentre navigo con l’immaginazione sul solito foglio di carta a righe per tenermi allineato mentre scrivo. A notte fonda, Lei starà dormendo con due cellulari accesi, sempre in attesa di un vano squillo. L’arte è ben altro, è sveglia anche senza squilli,a qualsiasi ora. Ti sollecita, ti invita a metterti seduto, silenziosamente con le mani tra la testa. Così ti ritrovi a navigare in un mare con itinerario certo, con l’immaginazione che funge da vento in poppa.
Ora puoi spegnere quei due telefoni, sono ormai lontano da quelle tue paranoie.
Il sole è una stella, ma anche il sole, come noi tutti, ha il destino segnato e si spegnerà, cancellandoci tutti in un baleno. Tu, in questo preciso istante, non sei una stella, ed ecco perché sopravvivo di luce propria. Ti nomino solo per immaginarti distante dalla mia galassia dove l’arte mi tiene in vita. Quando all’alba uscirò di casa e mi siederò al volante per i soliti itinerari diurni, spero di poter scovare sul viso di tanti “naufraghi” un bagliore che illumini sul grande schermo sociale una semplice scritta: “La vita continua”. Sarà come un biglietto di auguri per essere presenti, protagonisti. Per me sarà un segnale incoraggiante per uscire dalla mia tana.

GENNAIO 2016 Autore Ebo Del Bianco

“Gioventù” autore Ebo Del Bianco

Supporto musicale: Brano Blue -Marcin Wasilewski trio feat Adam Baldych violin -

Avevi preso confidenza con la pacificazione mentale, una specie di rassegnazione verso tutto ciò che vedevi sempre in lontananza. Sono bastati due occhi scovati per caso e due mani giovani che afferravano grosse valigie alla fermata del bus, che in un attimo ti ritrovi a bordo circondato dai bagagli e dal suo discreto silenzio. La difficoltà sta sempre nell’iniziare il dialogo, quando ormai si è ridotti a non farlo da tempo. La parola grazie risuona come un colpo di gong, e d’un colpo ti senti giovane, incredulo nel fare la prima mossa per rispondere a quel grazie. Allora ti fermi su un piazzale, le guardi i suoi occhi neri, e timidissimo riprendi a guidare. Lei ti osserva incuriosita, e l’imbarazzo che ti tiene prigioniero dell’incredulità ti martella continuamente. I rapporti sono cambiati, sono più liberi, più istintivi e meno razionali, purtroppo sei tu a non aver cambiato, sempre prigioniero delle tue certezze e dei tuoi dubbi. Non è semplice parlare con una giovane, così innocente e tenera, versatile persino quando tace. Tu invece, sei sprofondato nella austerità dell’età adulta. Ma qualcosa deve pur succedere prima che la macchina si svuoti delle sue valigie e di lei. L’inizio è pessimo: solite domande senza senso. Lei ti interrompe prendendo la tua mano e ti fa cenno di parlare solo inglese. Arrivati alla stazione ferroviaria, l’aiuti a trasportare i bagagli fino al binario 1. La sua avventura è appena iniziata, la tua è terminata. Un bacio sulla guancia, una stretta di mano, e subito ti ritrovi lontano da lei. Tu navighi con la fantasia e approdi nel nulla. Lei naviga in Internet, il suo mondo, e senza problemi, arriva dove vuole. La gioventù si allontana perchè spesso, la vita quotidiana e le sue occasioni, le affronti come se osservassi il tutto dalla parte sbagliata del cannocchiale, realtà sfumate e sempre lontane dalla visibilità. Se un giorno dovessi incontrare quella giovane, usa il cannocchiale dalla parte giusta. Non ci sono controindicazioni nel sentirsi giovani anche per un istante.

Settembre 2015 Ebo Del Bianco

“Storia di Ana” di Ebo Del Bianco

“Storia di Ana” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Raykwela”, autore ERNST REIJSEGER cello, con HARMEN FRAANTE piano, MOLA SYLLA vocal percussion.


Un ultimo sguardo verso quell’arida terra, quell’infinito di miseria e di morte: così Ana saluta “Africa”. Ora la sua vita è tutta rivolta verso un futuro di nuova vita. Ana è in cerca di una terra che nessuno le ha promesso, ma lei vuole essere sorridente e non sofferente ad ogni giorno che nasce. L’aereo è già atterrato, scende sola tra tanta estraneità. Una piccola valigia, uno zainetto la conducono verso l’autostrada del destino. Una famiglia di presta a darle un passaggio verso Pesaro e da lì’ verso un paesino dell’entroterra. Inizia così una vita non facile per Ana, senza tormenti, ma con tanti interrogativi da risolvere giorno per giorno. Senza lavoro, senza obiettivi, non le resta che tendere la mano e chiedere aiuto. Chi offre denaro, chi offre indumenti, poi incredibilmente qualcuno offre il proprio cuore perchè quando ci si accorge di amare, il cuore ha il sopravvento. Ana ha paura, terrore, incredula che qualcuno possa amarla. Invece per lei è sbocciato un fiore profumatissimo. Teme che tutto finisca presto, ed i suoi occhi sempre tristi,orfani di sorriso, la invitano a fuggire. Ana non parla italiano, ed in un mondo di sciacalli, ciò è assai pericoloso. La fuga non ha un inizio, solo una fine, perchè Henry non è finto, è vero e la protegge col suo amore. Restano i problemi di Ana, perchè vivere da poveri è avere sempre incertezza, insicurezza e paura. Ana è giovane di età, Henry è giovane di spirito e di talento. Il destino ora regala loro un fortissimo sentimento sfuggito alla razionalità maledetta. Questo sentimento si rifugia tra i sogni senza essere certificato. Ana è il simbolo di un Africa sempre più emarginata, violentata, dimenticata dal resto del mondo. Ana vive solo per scoprire tutto ciò che non poteva neanche immaginare. Ed Henry, non può che seguirla.

p.s.: Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

AGOSTO 2015 AURORE EBO DEL BIANCO

“Freedom Adios” di Ebo Del Bianco

Supporto musicale: brano “Le 400 coups” – autrice Rita Marcotulli -Musicisti: ENRICO RAVA tromba, STEFANO DI BATTISTA sax soprano, RITA MARCOTULLI piano e keyb., MICHEL BENITA bass., ROBERTO GATTO drums.

Il regista sceglie il teatro dove operare la propria azione scenica ed insieme identifica il cast su cui agire ed impostare l’opera. Oggi, il vasto campo della strumentalizzazione della pubblica opinione, trasforma il regista in stratega, cioè un vero miliziano che, per la sua stessa natura, deve ubbidire alla disciplina del dogmatismo. E così rifugge da ogni tentazione critica e dialettica. I personaggi sociali cercano disperatamente un autore vero per entrare in gioco, in scena, ma il miliziano stratega, incoronato come operatore kulturale, traccia la sua politica agli attori. Cerca così di sacralizzare il suo messaggio normativo. Il dialogo a cui ricorre il “capo” coi propri collaboratori in casi eccezionali, non è continuativo e quindi non da luogo ad una dinamica dialettica. La sua è solo comunicazione persuasiva.
Di primo mattino, quando i piedi si avviano verso una passeggiata campestre, il silenzio di massa illude concedendo una pausa nella manipolazione informativa. Gli animali ti guardano, non scappano, e pur non sapendo di essere, ti osservano come un qualcosa di estraneo. La campagna, bruciata dal sole, sogna il verde. Tu, invece, ferito da tante domande senza risposte, cerchi di scappare attraverso sentieri impervi verso freedom, un posto ormai invisibile al mondo. Lassù in alto lo stratega è già in cabina di regia lanciandoti strali contundenti di realtà imposta, per impedirti di alimentare il sogno. I suoi strali sono argomentazioni persuasive a cui non puoi sfuggire. Il mare poi, non è così lontano, ti aspetta, e da lì puoi sperare di fuggire. Purtroppo sarà un eterno inseguimento che ti farà approdare senza saperlo, in una grande insenatura denominata Strategia del consenso. Questa trappola ti farà dire Freedom adios, sempre visibile ma da lontano. Lo stratega ormai ha spento ogni luce e la manipolazione ha trasformato la verità in polvere da palcoscenico, calpestatata dalla disinformazione sociale.

Agosto 2015 autore Ebo Del Bianco

L’ultimo S.O.S.

Supporto musicale: Just the way you are Till Bronner Group

Al mattino, I passi avanzano a rilento, verso una natura cancellata, svuotata, contraffatta dal cemento.
Smarrito e sconcertato da un mondo innaturale e avvilente, mi avvio verso un’alba, sfuggita al grigio dei tanti mostruosi dubbi che la notte reca in grembo.
Incontrastato, lento, inesorabile, entra in scena il caos che alla luce del sole, preferisce la visione grottesca di un riflettore che ha sempre un mostro a portata di mano da illuminare.
Intossicato da un’atmosfera nevrotica cerco di salvaguardare almeno il mio spirito dal pericolo di meccanizzare i sentimenti.
Eppur qualcosa cerco, eppur qualcosa devo ritrovare nell’antico paesaggio: il cuore, nella sua integrità, il tuo sguardo, il tuo silenzio affinchè il mostro non prenda il sopravvento e ci travolga nel vortice come automi abbandonati nella solitudine.

Ebo del Bianco – novembre 2014-11-03

Omaggio al ricordo di Michelangelo Antonioni

“Le verità non dette: storia di Ida” di Ebo Del Bianco

“Le verità non dette: storia di Ida” di Ebo Del Bianco

supporto musicale: “Freedom now suite”, vocal Abbey Lincoln -

Prendendo spunto dal maestro Antonioni, in questo soggetto, invece di parole e dialoghi, base di una sceneggiatura, ho reso protagonista il profilo psicologico di una donna. Ai dialoghi non viene accordata alcuna importanza se dentro di noi si nasconde apparentemente l’incomunicabile. Al fatto di cronaca immaginaria, saturo di tanti quando, come, dove e perchè circostanziati, ho preferito sottolineare il vuoto ed il silenzio che si annida in un rapporto di coppia.

L’amore ,non può mai essere concepito eterno. Porta spesso effimera gioia che si alterna ad angoscia, tormento e disperazione. All’inizio l’amore è immenso per tutti, un grande sogno che, col trascorrere degli anni, degenera e si decompone. Ciò che si nasconde dietro parole e gesti, evidenzia spesso una mancata visibilità di sentimenti mai rivelati e cusatoditi in segreto. Ci si accontenta di essere vagabondi sentimentali, fuggire dall’essere, dalle vere emozioni, alla vana ricerca di una identità deforme e sentimentalmente malata.
Ida, era sposata, ma come tante, ciò che all’inizio l’ha dirottata nel mondo dell’irrazionalità, non le ha mai impedito di filtrare dure realtà attraverso il suo vivere senza maschere. Ha dovuto scoprire, attraverso il difficile rapporto con l’altro sesso, di aver avuto accanto per anni un uomo mimetizzato.Ha scoperto tramite le innumerevoli caricature da lui assunte, il vero, misero volto di un compagno indecente, maschera di sé stesso, orgoglioso nel suo autocompiacimento. L’amore, con lui, non è mai esistito nonostante la sensibilità e sincerità di Ida che hanno prima urtato, poi scovato verità mai espresse e non dette. Alla fine, un giorno, decise di andare via, alla ricerca della parte meno visibile di sé stessa, e, tramite la Croce Rossa, è volata accanto a chi ha famigliarità con la povertà, col non avere, e non sperare nulla, se non sofferenza e dolore. E’ un angolo di terra a latitudine Sud, dove i fratelli dalla pelle scura ti accolgono con dignità e silenzio. La loro anima è direttamente visibile senza filtri, trasparente. Sono quelli che si sentono sempre in obbligo di dover dare senza avere il minimo diritto di ricevere. Ida, andò tra loro, accanto ai loro bisogni, accanto a Karim, giovane desideroso come Ida di amore. Si avvicinarono reciprocamente, Ida riuscì a dire ciò che non aveva mai detto, a descrivere e vivere con lui i suoi sentimenti. L’amore, in quella realtà disperata, pur essendo sfiorato da angoscia e tormento, restituì a Ida quella futile felicità che le era sempre mancata. Pur essendo atea, e Karim musulmano, erano molto legati nel lavoro comunitario e sociale, nel tutelare ed assistere tanti bambini orfani, legatissimi nella loro intimità. Karim, in particolare, mostrava rispetto verso l’essere donna di Ida. Era sicuramente l’unica donna della sua vita, la donna che lo amava anche con tutti i suoi difetti ed errori, e la sua inesperienza. Ida donò a Karim con assoluta semplicità tutta la sua generosità e la sua innegabile bontà di animo. Ida, si sentì appagata, pronta sempre a donarsi a lui, perchè finalmente di sentiva lontana dal mondo corrotto, ipocrita, violento e falso. Ma l’amore, poi, e la passione, sono sempre stati la causa scatenente degli eventi. Karim ferquentava la moschea come luogo di culto, Ida invece preferiva non seguire Karim perchè non aveva fede, se non nella scienza. Un giorno, Karim, di ritorno dalla preghiera, incontrò casualmente una vecchia ragazza conosciuta prima dell’Università. Karim fece di tutto per tenerla a distanza, ma un giorno capitò l’irreparabile, perchè acconsentì all’amore della giovane. Anche Karim crollò senza mascherare le sue azioni, e si presentò davanti ad Ida e le confessò l’atto di tradimento.
Li trovarono di lì a poco, riversi e distesi in una pozza di sangue. Ida impugnava ancora un lungo coltello. Nessuno sa, nessuno saprà mai. La storia di Ida termina senza manifesto funebre, senza epigrafe. Ma sulla sua figura aleggia tanta rabbia per una esistenza votata a raccogliere misfatti, tradimenti, ingiustizie. Ida, da vera donna, ha scoperto la tragica concezione dell’amore e dell’esistenza. E se, per ipotesi, fosse un aspetto della verità sostanziale a cui tante donne devono sottoporsi prima di un tragico epilogo?

Novembre 2014 autore Ebo Del Bianco

Gina and Leo’s story, autore Ebo del Bianco

Musica di supporto Highway 14 – Alan Pasqua Trio. Musicians: Derek Oles bass, Lina Brunkell vocal, Peter Erskine drums, Alan Pasqua piano.

Introduction: Gina, non più giovane, nel suo salotto, si siede ad un tavolo, accende l’abat-jour, spegne tutte le luci e con un album di fotografie, sfogliandolo, inizia il racconto.

Eccomi a 14 anni, una camicetta rosso fuoco ed un paio di blue-jeans.
Per la prima volta sulle mie labbra avevo tanto rossetto spalmato come una pomata.
Ci trovammo underground sotto il monte alle 9 di sera, io in bici e lui, aspirante scrittore, con maglietta a strisce orizzontali e un paio di jeans bianchi.
Fu il primo approccio con luna piena pazzesca.
Fu una notte di ardore e di paure data la mia età. Ma fu amore vero, sofferto tra tanti ostacoli.
Poi, dopo l’estate, lui partì per studiare nella città dei suoi sogni, Roma.
Io invece, stavo chiusa in casa, ad attendere la fine della scuola con inverno e tanta neve solo per cancellare i giorni dal calendario.
Lui mi scriveva, mi rincuorava, io lo potevo solo immaginare.
Qualche sbandata passata da entrambi, ma non sarà mai possibile dimenticare quella notte.
Poi dal piccolo paese, traslocai per motivi di lavoro di mio padre.
Cosicchè quando lui tornò da Roma, trovò la mia casa vuota. E così iniziano le pagine vuote di quest’album che raccoglie tutti i miei errori passionali che almeno mi hanno regalato una figlia per una relazione sbagliata.
Cercai Leo, lo scrittore underground, il mio vero amore, con ogni mezzo.
Lo ritrovai adulta, incinta, e lui mi aiutò, dopo un po’ a tornare a casa dei miei genitori con la piccola in braccio.
Leo era disposto a tutto, anche a riconoscere la figlia non sua. Ma io ero insicura e debole di carattere, non meritavo la sua fiducia. E così fu.
Ora sono qui in salotto, a raccontarmi non più giovane, ma con mia figlia 30enne che ascolta. Sul divano, appoggiato comodamente, intravedo un signore con barba e baffi imbiancati che mia figlia ha fatto entrare in punta di piedi.
La mia curiosità è inseguita dalla certezza che quel signore un tempo portasse jeans e maglietta: immaginato così vestito per tanti anni.
Lui mi chiede di non accendere la luce, di continuare a sfogliare l’album e raccontare. Ed allora l’ennesima foto.
Ad una certa età, l’ennesimo errore mi perseguitò.
Sposai un signore dal quale ero attratta solo per necessità economiche.
Nacque un figlio, Benny, mentre mia figlia si chiama Sarah: entrambi i nomi li aveva scelti Leo.
Divorziai, andai a vivere da sola, con i miei figli, che ora sono sposati.
Sarah è seduta davanti a me e su quel divano, quasi al buio, quel signore ascolta.
Sento che il mio cuore batte forte come la cassa di una batteria. Ed allora al buio lui si alza con fatica dal divano, viene verso di me pregandomi di spegnere l’abat-jour.
Lo feci subito e mi ritrovai abbracciata a lui, che scherzando mi chiese perché non portavo il rossetto.
Leo è sempre rimasto come la prima notte, carico di sogni, di progetti, Leo è un vero scrittore, ora.
Lo afferro con forza, piangente di gioia ed incredulità e lo bacio come una 15enne.
Ma sono io, molto cambiata, assolutamente prigioniera dei ricordi.
Leo, invece, è un grande sognatore, un visionario, nel suo personale vocabolario ha cancellato la parola addio.
Non vivremo mai insieme, lui è un grande artista, vola molto alto e di me dice che sono una mancata opera d’arte, ma una donna consapevole di forte vitalità.

Ciao Leo, 1 kiss forever
Ebo del Bianco, settembre 2014