Archivio Aldo Moro

“Movimenti politici” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: “Passport -control” autore ed interprete Jan Bang.

Tutti i movimenti che si sono creati dal dopoguerra ad oggi, non essendo soggetti politici, nonostante le loro goiuste tematiche, le loro dure prese di posizione contro le azioni del potere, non hanno mai potuto governare a livello nazionale. Quando il potere governativo ha fragili opposizioni come soggetti politici, aumenta la pericolosità del suo operato. Per essere soggetti politici, bisogna strutturarsi come un vero partito, con tutti i suoi organi, con tutti i suoi programmi precisi, anche senza punti di riferimento precedenti. Il movimento del 1968, che è stato il più consistente, con i suoi temi ha messo in difficoltà vecchie strutture come la scuola, vecchi modi di rapportarsi con la volontà popolare. Però, non essendo soggetto politico, non aveva una organizzazione per governare. E così è stato, e nonostante vuoti di potere dei vari governi in difficoltà, tutto è rimasto intatto. Il movimento ’77, il più deciso ad andare oltre la piazza, oltre le proteste, ha subìto tra l’altro anche infiltrazioni dei servizi segreti deviati, che hanno agito per impedire che il più grande soggetto politico di massa, il Partito Comunista Italiano, non andasse al governo con la Democrazia cristina di Moro. Tutti sappiamo purtroppo come è andata a finire, e ciò dimostra quanto sia difficile in Italia trascinare il popolo , le masse, democraticamente a cambiare radicalmente strada. Cioè passare da essere movimento di protesta a soggetto politico per governare. Oggi non siamo un paese democratico per vari motivi, ma il più sostanzioso è il potere assoluto del governo per mancanza di soggertti politici che lo contrastino in modo efficace. Trentanni di edonismo, di realtà virtuali, hanno ormai intaccato anche il dna politico del popolo, che ormai accetta passivamente tutto dal governo senza vere opposizioni. Il movimento 5 stelle, se si struttura come soggetto politico, può veramente governare anche a livello nazionale, come vera alternativa al governo. Altrimenti resterà solo un “bastian contrario” pur avendo ragione. Quasi tutta la stampa cartacea e mediatica sta dalla parte del governo e agire come movimento è ammirevole per tenacia. Ma per avere più forza bisogna avere strutture di partito in acciaio inossidabile per battere questo governo.

Gennaio 2016 Ebo Del Bianco

“wwwpiazzadellecinquelune.it” di Ebo Del Bianco

Musica di supporto: brano “Maledetti voi” autore ed interprete Luca Moro, nipote di Aldo Moro.

Lo stupore non è dovuto solo alla forte emozione ricevuta durante la visione del film “Piazza delle cinque lune”, del regista Renzo Martinelli, interpretato da un grandioso Donald Sunderland, ma anche da due formidabili artisti italiani, Giancarlo Giannini e Stefania Rocca. Il film è tutto basato sull’indagine segreta che è costretto a fare, suo malgrado, un giudicedi provincia appena pensionato, sul sequestro ed omicidio Moro e la sua scorta. Tutto è concentrato sulla ricerca del memoriale che Aldo Moro aveva compilato durante la sua prigionìa. Il nocciolo del film ruota tutto sulla ricerca di quel memoriale. Il protagonista, viene pilotato verso questa drammatica caccia al tesoro, da un personaggio che conosce la verità sostanziale su ciò che in realtà è veramente accaduto in via Fani, un personaggio che ha i giorni contati per l’avanzamento spietato di una malattia tumorale. Cosa si deduce da quel film? La prima cosa che lascia allibiti è che in via Fani era presente sul marciapiede all’angolo di un’altra strada, un responsabile elevato dei servizi segreti, che viene più volte filmato e la cui immagine viene messa a fuoco. Che l’allora capo delle Brigate Rosse, ora in libertà, era Mario Moretti, che era in contatto coi servizi segreti, nativo di Porto San Giorgio, come un suo compagno di scuola divenuto poi agente dei servizi segreti. Si ipotizza, che la CIA, tramite l’organizzazione P2, che era una filiale dell’istituto Hyperion parigino che segretamente era un centro di controllo per impedire che il PCI andasse al governo, abbia, tramite il pilotaggio delle Brigate Rosse del capo Mario Moretti, organizzato il sequestro Moro. Una prova del doppio gioco di Moretti sta nel fatto che la P2 negli anno ’70 fa infiltrare nelle Brigate Rosse, un agente dei servizi segreti, Silvano Girotto, detto anche frate mitra, il quale l’8 settembre 1974,con una trappola, fa arrestare i due capi di allora delle Brigate Rosse, Renato Curcio ed Alberto Franceschini. Mario Moretti, sapeva della trappola, ma non avvisa i capi e non viene arrestato. Così diviene lui il capo delle BR, ma coi servizi segreti che lo pilotavano. Poichè il pericolo in quel momento era non Andreotti, ma ALDO MORO, scritto volutamente maiuscolo perchè martire di libertà, che aveva portato il PCI al governo col consenso popolare e non con la rivoluzione, ecco che la P2 e Moretti si accordano per organizzare il sequestro e l’uccisione di Moro. Queste, ripeto, sono deduzioni tratte dal film, ma secondo me, è la verità. Molti brigatisti che avevano seguito Curcio e Franceschini, restano un po’ sorpresi di questo atteggiamento sanguinario di queste nuove BR dirette da Moretti ed alcuni si dissociano. Tutto quello che poi è successo in realtà in via Fani, è tutto da rivedere e quello che lascia sconcertati è la drammatica spettacolarizzazione della strage. Se veramente volevano uccidere Moro, lui ogni mattina si recava a passeggio seguito solo dal maresciallo Leonardi, quindi perchè tutta quella violentissima sparatoria e strage? Sulle borse di Moro fitto mistero, come sull’originale del memoriale. E’ solo un ipotesi, ma sono certo che in una di quelle borse, logicamente sparita, ALDO MORO, custodiva elenco segreto iscritti alla organizzazione massonica P2 di Licio Gelli.
Tutti i protagonisti non brigatisti al sequestro Moro, erano tutti iscritti alla P2. Il film termina con le continue minacce al giudice in pensione, per farlo desistere dall’inchiesta, minacce che coinvolgono direttamente anche la famiglia della giovane magistrata, ma che non convolgono soprendentemente un “collaboratore” del giudice, che alla fine quando si presenta al giudice con la sua vera identità criminale si rivolge così al giudice:” A volte veniamo travolti da eventi più grandi di noi”. Se il potere usa queste minacce per far desistere chi con passione e fede nella democrazia va alla ricerca della verità, il potere mostra la sua debolezza e non la sua forza. Onore ad Aldo Moro, martire di libertà, che ha provato a farci sognare dando la vita. Onore ad Enrico Berlinguer ed al suo PCI che nonostante Hyperion, è riuscito a portare al governo senza rivoluzioni il suo partito, mettendo in crisi anche chi ha Mosca predicava di prendere il potere con la forza. Disprezzo eterno a chi ha complottato da oltre oceano sin dai tempi di Enrico Mattei. Ecco parte di verità sugli anni più intensi del ’70. Gennaio 2014 autore Ebo Del Bianco

“Dove, quando, come, perchè” di Ebo Del Bianco

spirazione musicale: Suite in 9 parti per organo “Shadows of colours”, autore ed esecutore Claudio Cojaniz all’organo a canne Mascioni, dal vivo nella basilica di Santa Maria Gloriosa in Venezia.

E’ il mestiere di chiedere, ascoltare, comunicare, affinchè si formi, si plasmi un concetto, il cui sviluppo analitico si traduca in un’ opinione. Il dovere fondamentale del comunicatore è quello di formare la pubblica opinione dopo aver raccolto, ascoltato notizie, versioni, da fonti diverse; captare umori per trasformarli in un messaggio per vari destinatari, affinchè si formi l’opinione nella mente di chi riceve. Prima di tutto vanno dato risposte credibili ai quattro quesiti, dove, quando, come, perchè, per dare uno scheletro, una spina dorsale, a ciò che ci si accinge a produrre in fase comunicativa. La soluzione del dove e del quando rientrano come pilastri nello spazio cronaca. Il come ed il perchè, invece, restano da sempre interrogativi nella sfera investigativa e spesso e volentieri la loro soluzione provoca opinioni contrastanti se non opposte, specie quando viene a mancare la verità sostanziale dei fatti. Quando si riceve una notizia, da qualsiasi fonte, il primo percorso da fare è quello dell’attendibilità. Tutto serve per formulare tesi precise, non solo ipotesi, affinchè nella pubblica opinione non si formino incertezze e pericoli ma lampi di verità.
Proprio in questi giorni, la magistratura romana, ha riaperto le indagini sul terribile omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto qualche decennio trascorso. In merito a ciò, da anni, ho avuto personalmente un’opinione ben precisa. Lo sfondo sessuale della vicenda che ha visto unico imputato “un ragazzo di borgata”, non ha mai retto. Pasolini negli armadi non aveva scheletri, ma forse appunti, note precise sul caso Mattei, su Mauro De Mauro, giornalista dell”Ora” misteriosamente scomparso. De Mauro era al corrente, nei minimi particolari, degli ultimi giorni dell’ingenier Mattei Presidente ENI in Sicilia. De Mauro ha anche partecipato alla stesura della sceneggiatura del film “Il caso Mattei” di Francesco Rosi. Questi due casi legati tra loro erano tra le note scritte di Pasolini, mai più ritrovate, a quanto pare. Per decenni, giornali, tv di stato e non, radio, hanno formato un’opinione assurda su tutta la vicenda Pasolini riguardo la sua tragica fine. Qualcuno sa come sono andate le cose, ma evidentemente ha tutt’oggi altri interessi per comunicare ciò che non corrisponde a verità. Molte drammatiche vicende politiche di questo paese accadute dal dopoguerra fino alla fine del ’900, hanno contorni poco chiari, e la conseguente opinione pubblica formatasi, a sua volta poggia su verità incerte ed assai discutibili. Prima fra tutte la vicenda Moro, dal sequestro al ritrovamento del cadavere. Quello che amaramente stupisce, sta nel fatto che tutte queste tragiche storie si sono concluse con un grosso punto interrogativo, e l’opinione pubblica ha recepito messaggi informativi errati. Questo, sig. Presidente Napolitano, significa che il nostro paese si è evoluto nonostante incertezze ed inganni informativi, e merita di essere trattato onorando la memoria dei caduti ricercando la verità e non insabbiandola. Non è possibile mettere una pietra sopra a questi omicidi, stragi senza una credibile e giusta soluzione.
Il mestiere del giornalista dal punto di vista deontologico, è sulla carta pieno di fascino, un vero e proprio Paradiso incontaminato dell’informazione, dove troneggia l’articolo 21 della Costituzione Italiana.
Dal punto di vista pratico, lascio le conclusioni a voi tutti. Non a caso, ho scelto l’indipendenza da qualsiasi editore, senza scopi politici e di lucro, anche per rendere onore alla memoria di un mio insegnante universitario di giornalismo che già negli anni caldi del ’70 mi aveva messo in guardia.
Dove, quando, come, perchè, per me sono regole sacre a cui dare risposte immediate, credibili e trasparenti, a qualsiasi prezzo.

Estate 2012 Ebo Del Bianco

“ Anni ’70, anni ’80: anni di misteri” di Ebo del Bianco

Supporto musicale:colonna sonora “Il camorrista” scritto ed eseguito per il film opera prima di Giuseppe Tornatore, da Nicola Piovani in quintetto.
Musicisti:
Andrea Avena – contrabbasso
Marina Cesari – sax e clarinetto
Pasquale Filastò – cello e chitarra
Cristian Marini – batteria e fisarmonica
Nicola Piovani – pianoforte.

In ricordo di Roberto Morrione e Giorgio Bocca.

E’ appena terminata la visione del film “IL padrino parte terza”. Epilogo sconcertante, cambiano i nomi di alcuni illustri protagonisti, i riferimenti alla realtà no, sono troppo evidenti e chiari. Sono alcune tristissime vicende degli anni 1970, 1980. Non vi è dubbio che il destino dell’Italia, sia stato inesorabilmente segnato da quegli anni in poi. Troppi misteri, troppe coincidenze, troppi omicidi di stampo politico/finanziario/mafioso hanno evidenziato la situazione precaria di uno stato in balia della disinformazione e dei poteri occulti. Iniziamo subito con lo IOR, Istituto Opere Religiose, la Banca vaticana, il cui capo, Mons. Paul Marcinkus, è stato chiacchierato in numerose vicende economico/finanziarie italiane tipo il crak del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, i rapporti col faccendiere Michele Sindona ed il capo della P2 Licio Gelli. Nella parte finale del film “Il padrino IIIa parte”, si fa esplicitamente riferimento a papa Giovanni Paolo Primo, Albino Luciani. Marcinkus non vedeva di buon occhio l’elezione a Papa di Luciani legato alle tradizioni religiose del cattolicesimo e non al potere economico della chiesa. Marcinkus diceva che questo papa non era come il precedente. Con questo Papa la Chiesa non avrebbe più l’uso del denaro alla stregua di una qualsiasi banca. Albino Luciani fu eletto Papa il 26 agosto 1978. Non vedeva di buon occhio sia Calvi che Sindona. Con la sua elezione venne pubblicato elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buone parte dei quali erano del Vaticano. La lista era stata diffusa dal piccolo periodico “OP”, Osservatore Politico, di quel Mino Pecorelli ucciso un anno dopo l’elezione di Luciani, in circostanze ignote tutt’ora.”OP” era uno strumento dei servizi segreti per comunicare ai politici anche possibili eventi futuri. Pecorelli era legato a Gelli, Sindona e Calvi. La lista ecclesiastica massonica comprendeva tra gli altri Jean Villot (segretario di Stato), Agostino Casaroli (ministro esteri Vaticano), Paul Marcinkus (capo Banca Vaticana), Don Virgilio Levi (vice direttore Banca Vaticana), Roberto Tucci (direttore radio Vaticana). Papa Lucioni morì il 28/9/1978. Molti sono i dubbi sulle ultime ore di vita del papa. Lo scrittore inglese David Yallop, nel suo libro, sostiene la morte violenta del Papa. Qualche mese prima della morte del papa, venne rapito ed ucciso Aldo Moro. Nella vettura su cui viaggiava l’On. Moro in via Fani, c’era anche una borsa che sicuramente conteneva elenco iscritti alla P2: la borsa non fu mai ritrovata. E’ possibile immaginare un intreccio magari non concordato tra Brigate Rosse e P2?? Ci sono troppi misteri sulla vicenda Moro, e guarda caso con la scomparsa di Papa Luciani ha in comune gli elenchi degli affiliati alla P2: che strana coincidenza!! Tutti o quasi i protagonisti di quegli anni tenebrosi ed indecifrabili, perirono di morte violenta esclusi Licio Gelli e Paul Marcinkus. Su Papa Luciani, da parte della chiesa sarebbe stata più opportuna una autopsia per confermare la morte naturale del Papa. Il 20 marzo 1979 venne assassinato Mino Pecorelli, stesso anno e stessa sorte a Giorgio Ambrosoli esperto in liquidazioni coatte amministrative, magari tipo quella del Banco Ambrosiano. Nel 1982 venne trovato a Londra al Black friars bridge impiccato Roberto Calvi. Nel 1986 in carcere a Voghera venne avvelenato col caffè corretto alla stricnina, Michele Sindona. Mentre nel 2006, in Arizona, dopo essersi ritirato da ogni carica ecclesiastica vaticana, moriva da semplice sacerdote, Paul Marcinkus. Collegando le vicende di questi nomi illustri da parte della magistratura, potrà mai arrivare un domani vicino alla chiarezza? Cos’è successo in quegli anni? All’inizio degli anni ’90 spedii all’allora magistrato Antonio Di Pietro l’originale di una curiosa copertina datata giugno 1976 di un settimanale “Il Tempo” su cui era riprodotto in disegno Aldo Moro incatenato dietro le sbarre di un carcere. La copertina risale a 2 anni prima del rapimento e quel giornale era contrario al compromesso storico: di questo sono sicuro. Alcuni giornalisti di quel settimanale erano chiacchierati iscritti alla P2. Che profetici i giornalisti di quel settimanale………..!!
Altra stranezza recente, l’ultima intervista di Paolo Borsellino in mano alla magistratura, ancora non è prova per perseguire penalmente chi viene nominato da Borsellino stesso 7 giorni prima si saltare in aria. L’intervista l’ho ascoltata per intero, e secondo me, ci sono e come gli elementi per spiccare ordine cautelare. I cittadini chiedono verità, giustizia e legalità. Chiedono di sapere con esattezza come siamo giunti ad una situazione attuale insostenibile. In questo paese qual’è il peso specifico della parola democrazia? C’é ancora il diritto ad una vera informazione, oppure, come sosteneva il compianto Giorgio Bocca, la verità non interessa più a nessuno. Se così fosse si può pensare ad un decesso etico dell’Italia, altroché 150 anni di compleanno. Verità, sempre verità.

Gennaio 2012 Ebo Del Bianco